Ultimo aggiornamento 2 Ottobre, 2018, 04:55:22 di Maurizio Barra
DALLE 09:50 DI LUNEDì 01 OTTOBRE 2018
ALLE 04:55 DI MARTEDì 02 OTTOBRE 2018
SOMMARIO
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Ahmet Altan racconta carcere turco
Esce libro scrittore incarcerato.La compagna, Spero nell’appello
Tutti in piedi, disabilità e amore in commediaIn sala il delicato film di Franc Dubosc con Alexandra Lamy
Grande fratello vip: Stasera il racconto di Lory Del SantoDieci i concorrenti a rischio eliminazione
Il Nobel Yunus,la povertà si può vincereEsce nuovo libro. Lo studioso premiato da Istituto buddista
Il chitarrista dei Negramaro Lele Spedicato è cosciente’Prognosi resta riservata ma risponde agli stimoli’
E’ morto Charles AznavourMonumento della canzone francese, aveva 94 anni
A Carol Ann Duffy il premio Lerici PeaManifestazione giunta alla 64/a edizione
Catanzaro celebra arte di Mimmo RotellaAllestimento in casa natale artista fino al 31 gennaio 2019
Decori garden aspettando l’invernoFiori-gioiello animano gli spolverini in pelle di Antonio Croce
Eric Clapton pubblica primo album NataleEsce il 12 ottobre Happy Xmas, rivisitati classici delle feste
I Topi, prima serie di Albanese, racconto illegalità con ironiaDal 6 ottobre su Rai3 il sabato, nel cast Rignanese, Indovina, Sperandeo
Adriana Lima nuova testimonial PumaIl brand di sportswear sceglie la top model amante della boxe
Addio Stelvio Cipriani, scrisse Anonimo venezianoIl maestro aveva 81 anni
Premi ModArte Cucinelli, Fendi, ValentePer il giornalismo moda premio a Patrizia Vacalebri dell’ANSA
Antonello Venditti, da marzo in tourPer i 40 anni di “Sotto il segno dei pesci” sette nuove date
Una libellula come logo e tema gioielli”1926 Dragonfly” del brand “Anapsara” di Eugenia Shekhtman
Hopkins-Jackson, è guerra dei LearSir Tony sulla tv di Amazon, attrice dopo il West End a Broadway
Sguardi d’artista da Picasso a FontanaOpere della collezione Cherchi alla Raccolta Lercaro di Bologna
Torna ‘Street Food Battle’Su Italia1, conducono chef Rugiati e Ludovica Frasca
Con BOL Street Art a CentocelleIniziativa per avvicinare i giovani alla cultura
Valli tra Yoko Ono e PasoliniSfila a Parigi una donna con spirito libero e anima profonda
Mostre, a Pisa da Magritte a DuchampAllestimento con circa 150 opere dall’11 ottobre al 17 febbraio
Emma, in studio con nuove canzoniE’ la sorpresa annunciata dalla cantante sui social
Gal Gadot interprete Assassinio sul NiloNuova pellicola di Kenneth Branagh dedicata ad Agatha Christie
Box office, Gli incredibili in testaTanti debutti, ma incassi giù del 32% rispetto a 7 giorni fa
Alice nella città, da Atkinson a ParsonsIn gara per Italia, Fiore gemello e Butterfly
Ecco premi dei tre concorsi “Solinas”A La Maddalena in vetrina nuove promesse cinema italiano
Festival cinema a Castiglione del lagoPromosso dalla fondazione Ente dello spettacolo
Abatantuono, io tra thriller e comedyIn sala dal 4/10 Un nemico che ti vuole bene di Denis Rabaglia
Da 4/10 Rimini dedica eventi a FelliniSulla strada verso 2020 quando sarà celebrato centenario nascita
Polanski e il caso Dreyfus, primo film dell’era #MeTooEntro anno via a riprese “J’Accuse” del regista accusato stupro
De Sica, Vanzina lasciato sceneggiaturaAttore premiato a Terni ricorda il regista scomparso
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L’ARTICOLO
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“Scrivo queste parole da una cella in carcere. Ma non sono in carcere. Sono uno scrittore. Non mi trovo né dove sono, né dove non sono. Potete mettermi in carcere, ma non potete tenermi in carcere. Io faccio una magia. Passo attraverso i muri”. Sono le parole con cui Ahmet Altan, uno dei giornalisti e scrittori più famosi in Turchia, conclude il suo straordinario diario di prigionia, ‘Non rivedrò più il mondo’, che in Italia è appena uscito con Solferino. Altan, classe 1950, processato più di 100 volte per il contenuto politico dei suoi articoli (era già stato arrestato nel 1995 per un suo pezzo in difesa delle minoranze curde), nel 2016 è finito nell’ondata di arresti seguita al fallito golpe contro Erdogan. Accusato di aver favorito il tentato colpo di stato è stato condannato a inizio 2018, insieme fra gli altri, al fratello Mehmet (poi liberato dopo 21 mesi di carcere, ndr), in un processo, definito da molti osservatori, farsa, all’ergastolo senza condizionale. Una pena che “potrebbe essere rivista in un’udienza d’appello fissata per il 2 ottobre” spiega la giornalista turca Yasemin Congar, compagna dello scrittore, che come Altan è da sempre in prima linea per la libertà d’opinione e per questo è spesso finita nel mirino delle autorità. ‘Non rivedrò più il mondo’ “racconta la forza e il potere interiore che ti viene dall’essere una persona libera e indipendente nel proprio modo di pensare. Parla di come il potere dell’immaginazione possa salvarti anche nelle situazioni più disperate. E’ un omaggio alla forza che può venire all’uomo dalla sua creatività”. Per la liberazione di Altan e di altri giornalisti e scrittori vittime di carcerazioni e condanne giudicate “ingiuste e senza prove”, si sono mobilitate decine di personalità e associazioni, e a febbraio, con una lettera ad Erdogan, anche 38 premi Nobel, tra i quali JM Coetzee, Kazuo Ishiguro e Mario Vargas Llosa. Pensa che la pena possa essere rivista il 2 ottobre? “Io cerco di essere sempre ottimista – spiega la giornalista che dal momento dell’arresto di Altan, nel 2016, non ha più potuto incontrarlo, visto che gli sono concesse solo le visite del suo avvocato e dei figli-. Ahmet ha scritto una magnifica difesa, io leggendola mi sono commossa. Ma lo ascolteranno? Valuteranno i fatti? Possiamo solo sperarlo. Come ha detto anche David Kaye (relatore speciale sulla promozione del diritto alla libertà di opinione ed espressione per l’Onu, ndr), procedimenti come quello contro Ahmet sono processi spettacolo”. Nel libro, Altan traccia una cronaca intima e coinvolgente di tutto il periodo in carcere, dall’arresto, ai primi durissimi giorni di prigionia (“In poche ore avevo percorso cinque secoli ed ero arrivato nelle segrete dell’Inquisizione medievale”), dagli incontri alla convivenza con i suoi compagni di cella, dalle dimostrazioni inaspettate di crudeltà a quelle di empatia, che incontra nel “mondo parallelo” della prigione. “Avrei circondato gli incendi scatenati da coloro che mi avevano ingabbiato con il fuoco della mia mente – racconta Altan – Scriverò per poter vivere, resistere, lottare, per volermi bene e perdonarmi i miei fallimenti”. Le pagine scritte a penna da Altan sono state battute al computer da Yasemin Congar, che ha anche tradotto il libro per la versione inglese: “Leggendo quelle pagine, ho provato grande gioia, per la forza che riflettevano, ma mi hanno anche spezzato il cuore – spiega la giornalista, che in carriera è stata corrispondente anche per Bbc e Cnn – è stato difficile emotivamente leggerle e ancora di più tradurle”. Questo è il primo libro di Altan che esce prima all’estero: “per ora non è programmata un’uscita in Turchia, è più sicuro così”. Ora lo scrittore sta lavorando a un nuovo testo: “torna a scrivere un romanzo”. Nonostante lo stretto controllo sui media in Turchia “penso che stragrande maggioranza dell’opinione pubblica, al di là delle opinioni politiche, vorrebbe più libertà d’espressione. E c’è ancora chi ha il coraggio di battersi per ciò che è giusto”.
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– ‘Tutti in piedi’, diretto e interpretato da Franc Dubosc, è una piccola sfida vinta. Quella di mettere in commedia (in cui i francesi ci battono ultimamente: 2 a 0) la disabilità e i suoi complicati sentimenti senza offendere mai davvero chi ha un disagio fisico. Anzi mettendo in evidenza come questo a volte possa essere un volano per una vita anche più piena ed autentica. Un merito di questa commedia sentimentale, in sala con Vision Distribution, che va sicuramente a Dubosc e alla sua capacità di essere un attore che evoca a volte il candore di Chaplin e Tati e a cui alla fine si perdona tutto.
In ‘Tutti in piedi’, Dubosc interpreta Jocelyn, quasi un fumetto per impacci e prepotenza infantile, ma uomo d’affari di successo ricco, inguaribile seduttore e bugiardo incallito. Un giorno viene scambiato per disabile dalla vicina di casa della defunta madre, dalla giovane e sexy Julie. Per conquistarla, dopo aver più volte posato gli occhi sulla sua scollatura, Jocelyn decide di approfittare del fraintendimento e la sedia a rotelle diventerà la sua compagna più fedele. L’equivoco, che inizialmente sembra essere solo un gioco, diventa problematico quando Julie gli presenta sua sorella Florence (Alexandra Lamy) che è davvero costretta su una sedia a rotelle a seguito di un incidente stradale, una donna che comunque non ha perso affatto la voglia di vivere: è campionessa di tennis per disabili e secondo violino in una famosa orchestra.
Per Jocelyn è ormai doppia vita: una in piedi e una sulla sedia a rotelle. E per lui anche un ‘problema dei problemi’ non da poco: è innamorato e ha paura di perdere la bella Florence dicendogli la verità.
“Questo film nasce da una motivazione doppiamente personale – spiega il regista – . Un giorno, a causa dell’età e dell’impossibilità di camminare, mia madre si ritrovò su una sedia a rotelle. La sedia, simbolo di handicap, divenne una soluzione che le permetteva finalmente di riprendere ad uscire.
Diceva, però: ‘Non posso andare al mercatino della chiesa, perché lì ci sono le scale’. Fu una rivelazione. Quello strumento che dapprima era sembrato una benedizione – continua Dubosc – era improvvisamente diventato un ostacolo. Pensai a tutti quei disabili che ogni giorno si trovano ad affrontare questi problemi. Inoltre, avevo sempre desiderato scrivere una storia d’amore che non si basasse su differenze culturali o sociali, ma fisiche. È una domanda che mi ha sempre affascinato: cosa succederebbe se ci si innamorasse di una persona disabile? La proiezione del futuro, come minimo, si complicherebbe molto. L’amore, alla fine, si dimostrerebbe più forte delle considerazioni razionali? Io credo di sì, ed è il motivo per cui ho deciso di fare questo film”.
Sul rischio infine di toccare un tema così delicato, spiega l’attore-regista: “All’inizio pensavo a questo problema ad ogni pagina che scrivevo. Poi, però, sono entrato nella storia, e ho dimenticato tutto. Proprio come succede nella vita. Quando incontri qualcuno con una disabilità, all’inizio stai attento a tutto quello che dici, ma una volta che la relazione ha preso piede smetti di farci caso. E comunque la mia intenzione non è mai stata di deridere nessuno, spero che questo si capisca chiaramente”.
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Stasera in prima serata su Canale 5, secondo appuntamento con “Grande Fratello Vip”: Lory Del Santo racconta a Ilary Blasi, ad Alfonso Signorini e al pubblico le motivazioni della decisione presa in merito alla sua partecipazione al programma.Dieci i concorrenti a rischio eliminazione. Chi tra Jane Alexander, Le Donatella, Elia Fongaro, Lisa Fusco, Martina Hamdy, Andrea Mainardi, Francesco Monte, Walter Nudo, Stefano Sala e Enrico Silvestrin dovrà abbandonare il gioco?I sopravvissuti non sfuggiranno a nuove nomination che li vedranno protagonisti. Anche in questa puntata i filmati e le irriverenti incursioni della Gialappa’s Band.
– Azzerare le diseguaglianze “si può”.
E’ la teoria del Premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, che oggi a Milano presenta il nuovo libro edito da Feltrinelli dal titolo: “Un mondo a tre zeri. Come eliminare definitivamente povertà, disoccupazione, inquinamento”, tema al quale è dedicata anche una conferenza, organizzata dall’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, che Yunus terrà nel pomeriggio (ore 17.30) al Centro Culturale Ikeda del capoluogo lombardo.
“A dieci anni dall’inizio di una crisi che non è mai davvero finita”, sostiene Yunus, “è arrivato il momento di ammettere che gli ingranaggi del capitalismo sono difettosi”. Al Centro Ikeda, Yunus sarà insignito del Premio Il Nuovo Rinascimento, riconoscimento che l’Istituto Buddista attribuisce a personalità che si contraddistinguono nella testimonianza di valori di un nuovo umanesimo che sono alla base degli insegnamenti buddisti del leader e filosofo giapponese Daisaku Ikeda.
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Sono “in lieve ma continuo miglioramento le condizioni di salute” di Emanuele Spedicato, il chitarrista dei Negramaro che dallo scorso 17 settembre è ricoverato in Rianimazione al Vito Fazzi di Lecce per una emorragia cerebrale. Il bollettino medico diffuso dall’ufficio stampa della band salentina evidenzia che “pur restando la prognosi riservata, Spedicato ha evidenziato progressi dal punto di vista neurologico, recuperando lo stato di coscienza e dando risposte ai primi stimoli cui è stato sottoposto”. “In questi giorni – sottolineano i medici – i sanitari del reparto di Rianimazione dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce hanno monitorato costantemente i parametri vitali del paziente, risultati sempre buoni, e l’evoluzione del quadro clinico neurologico”.”Fratello, queste due settimane sono state le più difficili della nostra storia. Ci stai insegnando ad essere sempre pronti a lottare per l’amore che ci circonda, per quello che ti sta dando vigore in questi giorni, che ti arriva forte da ognuna delle persone che ti ha vissuto profondamente ma anche da chi ti conosce appena”. E’ il messaggio che i Negramaro scrivono su Facebook rivolgendosi al loro amico. “La grande forza di volontà che hai dimostrato finora – scrive la band – inizia a rasserenarci. Non smetteremo di incoraggiarti e di starti accanto fin quando non ti sarai ripreso la tua vita meravigliosa. Continua così, noi ci saremo sempre. Forza Lele”.
Fra i circa 2000 commenti ci sono gli incoraggiamenti anche di Giorgia, Paola Turci, Nek, Fiorello, Renzo Rubino, e Subsonica.
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– PARIGI
– E’ morto, a 94 anni, Charles Aznavour. Nato a Parigi nel 1924 da immigrati di origine armena, Shahnour Vaghinagh Aznavourian, in arte Charles Aznavour, debuttò a teatro come attore di prosa. Nel dopoguerra, grazie a Edith Piaf che lo portò in tournée in Francia e negli Stati Uniti, si mise in luce come cantautore. Il riconoscimento mondiale arrivò nel 1956 all’Olympia di Parigi con la canzone Sur ma vie: un successo che lo catapultò nella storia degli chansonnier francesi.
Grazie alla sua capacità di cantare in 7 lingue, si esibì nei maggiori teatri del mondo, duettando con star internazionali come Liza Minnelli, Compay Segundo, Céline Dion e, in Italia, con Mia Martini e Laura Pausini. In Italia per quasi tutte le versioni italiane delle sue canzoni collaborò con il paroliere Giorgio Calabrese. Il suo ultimo concerto nel nostro Paese risale a giugno scorso. Le sue canzoni sono state reinterpretate da artisti come Elton John, Bob Dylan, Sting, Placido Domingo, Julio Iglesias, Edith Piaf, Sammy Davis Jr.
– LA SPEZIA
– E’ stato consegnato alla poetessa scozzese Carol Ann Duffy il premio Lerici Pea Golfo dei Poeti 2018, per la sezione alla carriera. Il riconoscimento, in una manifestazione arrivata alla 64/a edizione, è stato consegnato il 30 settembre a villa Marigola a Lerici (La Spezia). Duffy, ‘poet laureate’ del Regno Unito e tra le più autorevoli voci della poesia contemporanea, ha letto alcuni suoi testi in lingua originale poi riportati in traduzione dall’attrice Lella Costa. Il premio è stato consegnato nelle passate edizioni tra gli altri a personalità di spicco della letteratura mondiale come Mario Luzi, Attilio Bertolucci, Edoardo Sanguineti, Adonis, Cees Nooteboom, Milo De Angeli. Nella motivazione viene messa in risalto la capacità della poetessa di porre al centro “la condizione della donna e di tutti, in maniera che ci fa riscoprire la giusta passione e indignazione, senza retorica ma con gli strumenti di un’arte consumata sostenuta sempre dall’urgenza di comunicare”.Prossimo appuntamento il 19 ottobre con il Lerici Pea liguri nel mondo, che andrà all’ambasciatore d’Italia in Kuwait Giuseppe Scognamiglio.
– CATANZARO
– S’intitola “Mimmo Rotella in città” la mostra allestita a Catanzaro per celebrare il centenario della nascita dell’artista (1918-2006) e che sarà inaugurata domenica 7 ottobre nella Casa della Memoria, la casa natale del padre del “decollage”, divenuta museo, restaurata e aperta dall’artista nel 2005.
La rassegna, aperta fino al 31 gennaio del 2019, è promossa dalla Fondazione Mimmo Rotella, istituita dall’artista nel 2000, e dall’associazione Mimmo Rotella Institute, creata da Inna e Aghnessa Rotella, con il supporto della Regione Calabria.
L’allestimento, studiato per adattarsi agli spazi della Casa della Memoria, mostrerà in modo chiaro il rapporto tra Rotella e le città nelle quali ha vissuto e che ha attraversato nei numerosi viaggi. Luoghi che hanno contribuito ad arricchire la sua esperienza umana e artistica.
Lungo le vie della città natale dell’artista sarà inoltre apposta una speciale segnaletica per indicare gli angoli urbani che conservano la memoria dell’artista.
– Sono i cristalli Swarovski e le pietre colorate a dare un effetto stampa floreale sui capi in pelle di Antonio Croce. Perfetto per animare la stagione invernale in arrivo, il lungo coat che riprende la chiusura a zip del chiodo, diventa un capo prezioso. Ingigantite, applicate, quasi nate direttamente dalla morbida pelle che li accoglie, applicazioni simili a fiori regalano un effetto al limite del botanico, con un risultato super pop. Le aiuole scintillanti in 3D che arricchiscono le silhouette del classico spolverino in pelle sposano dunque l’inclinazione ornamentale che è l’unico antidoto al rigore della stagione fredda.
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– Eric Clapton pubblica il suo primo album di Natale, Happy Xmas, in uscita il 12 Ottobre per la sua label Bushbranch Records (distribuzione Polydor/Universal).
Happy Xmas è il 24/o album in studio di Clapton ed il primo da I Still Do (2016). Contiene una nuova canzone composta per l’occasione, “For Love On Christmas Day” e alcuni classici natalizi (insieme ad altri meno conosciuti), tutti rivisti con il tocco bluesy di Clapton. “Jingle Bells” è inoltre dedicata alla memoria di Avicii, mentre il disegno della copertina è opera dello stesso Clapton.
“Avevo in mente da tempo di rileggere queste canzoni natalizie in chiave blues, e ho iniziato a pensare ad arrangiare i brani ed inserire gli accordi blues tra i testi”, ha dichiarato Clapton, che ha anche co-prodotto Happy Xmas insieme a Simon Climie. “A un certo punto ci sono riuscito e una delle canzoni più riconoscibili dell’album, quella che ne identifica lo stile, è ‘Have Yourself a Merry Little Christmas'”.
Antonio Albanese non ha mai visto una serie tv per intero: “non riesco, penso di perdermi, come quando ti affezioni al fidanzato di tua figlia, poi un giorno di lui non sai più nulla”. Eppure con i Topi, su Rai3 dal 6 febbraio, l’attore e regista confeziona un prodotto raffinato e colto nel segno del suo stile comico inconfondibile ma alzando l’asticella. La sua prima serie tv è composta da 6 episodi di 25 minuti ciascuno, che Rai 3 trasmette in 3 prime serate (2 episodi a settimana, il sabato) – in anteprima su RaiPlay dal 2 ottobre -. I Topi dà vita a un nuovo personaggio (Sebastiano) dotato di grande ironia e gusto del paradosso, che ha il pregio di declinare comicamente il tema della mafia.
La comedy scritta, diretta e interpretata da Albanese vede nel cast Nicola Rignanese, Lorenza Indovina, Tony Sperandeo. Una coproduzione Rai Fiction Wildside, in collaborazione con Direzione Produzione TV – Centro Produzione Rai di Torino.
Un progetto, spiega Albanese, nato 3 anni fa: “guardavo in tv un documentario, quando ho visto un uomo uscire da un armadio bunker dopo 8 mesi. Ho pensato: questo qui è un imbecille”. Il regista e autore, prosegue ancora: “Sono felice di questo risultato, felice di aver incontrato persone meravigliose, a partire dalla Rai. Dopo il primo incontro con il produttore Wildside ho detto: “Mi sembra tutto bellissimo”. “Prima di girare ovviamnte mi mi sono documentato moltissimo. Così ho cominciato a scrivere la storia di quest’uomo ignorante, maschilista che vive come un topo insieme alla moglie ai figli, allo zio boss Vincenzo che ascolta Isoradio e sogna che il protagonista scavi un tunnel per lui, per un tuffo al mare in incognito, uno scherzo non da poco visto che si tratterebbe di oltre 100 chilometri di tunnel. E’ lì l’ignoranza, la follia”. “Ho narrato lo stile di vita dei latitanti di mafia, usando l’ironia e il paradosso con l’intento di far emergere il ridicolo e l’assurdità di quella condizione”.
Tunnel e cunicoli: questo è il mondo in cui si muove Sebastiano che vive in una villetta al nord: “Non gli è stato dato nessun fondamentale, è molto ignorante”. “Fa di tutto per non andare in galera, ma di fatto è in galera da anni dovendosi nascondere e non potendosi mostrare, lo credono morto”.
La comicità – dice – vuole essere anche strumento rivelatore della bestialità e dell’ignoranza delle realtà mafiose che sottraggono nutrimento e sono portatrici di gravi infezioni” come i topi.
La storia si ispira ai tanti stratagemmi adottati dai veri boss per sfuggire all’arresto e per garantirsi lunghi periodi di latitanza. Buffi e rocamboleschi nella fiction come nella realtà, dalla quale I Topi ha tratto infatti più di uno spunto, estremizzando drammaturgicamente le situazioni, rappresentando il mondo mafioso attraverso una chiave comica e un uso intelligente del ribaltamento di senso, oltre ai classici tormentoni. E proprio partendo dall’interno di quel mondo, I Topi vuole intrattenere e divertire, ma anche ridicolizzare e condannare sottotraccia i codici della criminalità, le sue colpe piccole e grandi, il malaffare, l’ignoranza, la miseria umana.
Ognuno dei 6 episodi ruota intorno al modo di essere del mafioso, comportamenti di cui il protagonista della serie è assurdamente fiero. A questo, nella prospettiva di un intreccio che ospita illuminanti risonanze e contrasti, si mescolano i problemi familiari legati alla quotidianità, i momenti intimi che di volta in volta coinvolgono i diversi personaggi. Si passa, così, dalla necessità di scoprire cosa trama il clan rivale dei Calamaru, all’osteggiato fidanzamento di Carmen proprio con il rampollo di quella famiglia; dalla bonifica delle cimici nascoste in casa dalla Polizia, dal decalogo per corrompere con successo i politici. Luogo principale dell’azione è la villetta di Sebastiano ubicata in un posto imprecisato dell’Italia settentrionale. Fornita di numerosi sistemi di allarme e di telecamere, ha un’alta recinzione in muratura e un giardino. Inoltre, sempre percorrendo scale e passaggi di vario genere, si scivola dentro un tubo che porta al nascondiglio dove da 12 anni vive lo zio Vincenzo. Altro luogo importante e suggestivo è la Stanza santa: uno spazio circolare sotterraneo con un grande tavolo ovale al centro illuminato da grandi ceri.
Lì avvengono le riunioni plenarie dei capi famiglia mafia.
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La supermodella Adriana Lima è la nuova testimonial femminile delle prossime campagne del marchio di sportswear Puma. La top e influencer, che rappresenta un punto di riferimento per milioni di donne sui social, è anche un’appassionata di fitness e soprattutto della boxe. La scelta di Puma è ricaduta sulla modella anche per il suo stile di vita sano.
“Sostenere, esortare e responsabilizzare le donne è importante per me – sostiene la top model – questo è uno dei motivi per cui ho scelto di collaborare con Puma per incoraggiare le donne a essere se stesse e per dimostrare loro che lavorando sodo, puoi realizzare qualsiasi cosa. La gente mi ha visto calcare le passerelle e posare per le copertine dei magazine della moda e grazie a questa nuova partnership con Puma voglio condividere con loro anche il mio impegno quotidiano, il mio personale percorso per una vita equilibrata e sana”.
E’ morto a Roma il maestro Stelvio Cipriani, all’età di 81 anni, nella casa di cura in cui era ricoverato dallo scorso dicembre. Lo confermano fonti vicine dalla famiglia. Compositore ed autore di colonne sonore cinematografiche, ha firmato le musiche per Anonimo veneziano e di La polizia ringrazia, dalle quali ottiene notevole popolarità.
Da giovane si iscrive al Conservatorio e, conseguito il diploma in pianoforte e composizione, inizia a lavorare come accompagnatore di cantanti di musica leggera. Dopo alcuni anni si trasferisce per un breve periodo negli Stati Uniti per perfezionarsi nella musica jazz. Ritornato in Italia inizia a comporre musica da film e negli anni Settanta diventa il compositore più richiesto nel campo delle colonne sonore cinematografiche. Ha composto le musiche anche di molti documentari, tra cui alcuni brani commissionatigli dalla Santa Sede.
I funerali saranno celebrati mercoledì 3 ottobre alle 12 a Roma, nella chiesa degli Artisti di piazza del Popolo.
– Il premio ModArte 2018, riconoscimento legato alla città di Napoli che viene assegnato da cinque edizioni a stilisti ed esperti del settore moda, andrà stavolta al “re del cachemire” Brunello Cucinelli, che ha di recente suggellato i 40 anni della sua maison presentando la fine dei lavori del restauro del Borgo di Solomeo, dove ha sede l’azienda. Ad Anna Fendi, una delle celebri cinque sorelle della griffe romana del lusso. All’hair-style delle dive e ideatore dei Cento Alberi di Natale, commendatore della Repubblica, Sergio Valente. Alla giornalistaPatrizia Vacalebri, “per il suo costante impegno – si precisa nella motivazione – nella diffusione e valorizzazione del made in Italy nel panorama internazionale del fashion”. La premiazione si svolgerà il 7 ottobre nell’ambito di una serata-spettacolo presentata dal trend setter Edoardo Tasca coadiuvato dalla conduttrice Mariu’ Adamo, a base di sfilate di griffe affermate e di giovani stilisti sullo sfondo di Piazza del Plebiscito.
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Dopo il concerto all’Arena di Verona e il doppio sold out al Palalottomatica di Roma del 21 e 22 dicembre, Antonello Venditti sarà live anche nel 2019 per celebrare i 40 anni dalla pubblicazione di “Sotto il segno dei pesci”. Venditti ha annunciato sette nuove serate nei palazzetti italiani, nei quali sarà accompagnato dalla sua band storica. Il 2 marzo sarà a Bologna, l’8 marzo (giorno del suo compleanno) arriverà a Roma, per una festa ricca di sorprese. Il 16 sarà a Napoli, il 22 a Torino, il 29 a Milano, il 6 aprile a Firenze e il 13 a Bari.
– Una libellula come logo del suo brand e come tema di un’intera collezione di gioielli per Anapsara, marchio fondato nel 2014 da Eugenia Shekhtman, nata in Russia, cresciuta negli Stati Uniti e approdata infine in Italia.
Con “1926 Dragonfly” presentata nella recente rassegna VicenzaOro, la maison di gioielleria guidata dalla visionaria designer, mostra delicate, eteree ed eleganti libellule che si stagliano in orecchini bracciali e collane, realizzati in oro, smalti, pietre preziose e diamanti. La libellula, icona che rappresenta Anapsara dalla sua nascita, è stata scelta per la sua bellezza e per il suo significato: cambiamento, metamorfosi, scoperta dell’Io più profondo. Fin dai tempi più antichi questo misterioso insetto rappresenta infatti la rinascita generata dal raggiungimento della maturità mentale ed emotiva.
Il nome Anapsara deriva dalla parola sanscrita “apsara” che in inglese, significa “she who moves through water”.
– NEW YORK
– Guerra tra Lear all’insegna del grande Shakespeare: Anthony Hopkins su Amazon in coproduzione con la Bbc riprende il ruolo del crudele tiranno già interpretato nel 1986 al National Theatre con la regia di David Hare. “Ma allora non ero pronto, adesso ho l’età giusta”, ha detto l’attore del “Silenzio degli Innocenti”, 80 anni quanti il tragico personaggio al centro del dramma shakespeariano. Intanto Glenda Jackson affila le armi: fresca del Tony vinto con “Three Tall Women” di Edward Albee, l’82enne attrice ex membro del parlamento britannico porterà in primavera a Broadway la versione di Lear con cui ha trionfato al West End.
Il “King Lear” di Hopkins ha debuttato questo fine settimana su Amazon Prime. Per la Jackson il nuovo tour de force a Broadway con la regia di Sam Gold comincerà il 6 marzo.
– BOLOGNA
– ‘Da Picasso a Fontana. Mezzo secolo di sguardi d’artista nelle opere della collezione di Sandro Cherchi’: è il tema della mostra che presenta al pubblico per la prima volta, dal 4 ottobre al 7 aprile (inaugurazione 3 ottobre, ore 18.30), il ricco corpus di opere entrate nella collezione della Raccolta Lercaro dell’Arcidiocesi di Bologna grazie alla donazione disposta nel 1997 dall’artista Sandro Cherchi (Genova 1911-1998) e successivamente dalla moglie Anna.
Oltre a disegni, incisioni, ceramiche e vetri realizzati dall’artista stesso, il nucleo comprende opere della sua collezione privata: tra le altre, due disegni su carta di Marino Marini, una cera graffiti di Felice Casorati, una ceramica smaltata di Lucio Fontana, due litografie di Pablo Picasso, una di Jean Dubuffet e diversi disegni di Mino Maccari. Ci sono anche due opere antiche: un’icona e un disegno a penna su carta del XVIII secolo.
La raccolta testimonia non solo le frequentazioni dello scultore ligure, la ricchezza e la continuità dei suoi rapporti artistici, ma anche la vivacità del clima culturale che, nel dopoguerra, ha caratterizzato quell’ampio ‘triangolo’ tra Milano, Torino e Genova in cui Cherchi ha lavorato.
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Parte la seconda edizione di ‘Street Food Battle’, la competizione che mette alla prova alcuni dei migliori food truck italiani. Padroni di casa del programma, da domenica 7 ottobre su Italia1 in seconda serata, lo chef Simone Rugiati e Ludovica Frasca che insieme hanno girato l’Italia per selezionare i truckers più originali e innovativi. Ad affiancarli in ogni puntata un personaggio del mondo dello spettacolo – da Paolo Ruffini a Cecilia Rodriguez, da Maurizio Battista ai The Show – e grandi chef, quali Alessandro Frassica, Marco Sacco ed Enrico Cerea. Alla sfida in 6 puntate di questi cuochi da strada concorrono 15 food truck, ciascuno dei quali sarà messo alla prova con la particolarità dei piatti proposti, dal barbecue & grill al pane e pizza, dalla cucina latina a quella gourmet, per finire con quelle regionali.
– Street Art e riqualificazione architettonica a Roma nel quartiere periferico di Centocelle dove un centro commerciale si ricopre di murales destinati a diventare una mostra permanente. Obiettivo dell’iniziativa, affidata al writer BOL, avvicinare i giovani alla cultura underground del quartiere. Nato proprio a Centocelle nel 1970, Pietro Maiozzi, in arte BOL, è uno dei primi writers di graffiti della capitale. A lui è stata affidata la trasformazione dell’intero pavimento della terrazza del Centro e le aree comprese tra gli sbarchi degli ascensori dei piani -1 e -2. Una serie di interventi che vanno ad integrarsi alle altre zone già rinnovate in chiave street style. Del progetto di riqualificazione della Galleria fa parte anche il contest pittorico che si svolgerà in collaborazione con il Liceo Artistico Enzo Rossi di Roma dal 4 al 6 ottobre, con dieci studenti che interpreteranno la loro visione sul tema con altrettanti dipinti su tela. Le opere degli studenti verranno esposte e premiate il 6 ottobre.
– PARIGI
– La musica di Yoko Ono e le parole di Pier Paolo Pasolini, soprattutto quelle lasciate nelle pagine del libro ‘L’odore dell’India’, il testo sul primo viaggio condotto nel subcontinente indiano. E’ il racconto in due tempi della collezione femminile per l’estate 2019 di Giambattista Valli, che pensa ad una donna dallo spirito libero e un’anima profonda. “C’è l’idea del viaggio nella mia testa, ascoltavo la musica di Yoko Ono, una donna potente, così pacifista. Una donna con una bellissima storia d’amore”, dice lo stilista, che racconta di essere partito guardando le immagini della signora Lennon, specie quelle anni ’60 e ’70. “Sono andato attraverso il suo guardaroba”, spiega Valli, che manda in passerella una prima sezione di mini e preziosi abiti bianchi iper ricamati. C’è persino un ricamo a forma di bocca, ripreso dai disegni di Yoko Ono. Poi lunghi abiti a tunica, completi casacca e gonnellona in pizzo, sete e chiffon. Tutto è estremamente candido, eccetto per alcuni tocchi di rosso, e anni ’70.
– PISA
– ‘Da Magritte a Duchamp. 1929, il grande surrealismo del Centre Pompidou’ è il titolo della grande mostra autunnale allestita a Palazzo Blu di Pisa, dall’11 ottobre al 17 febbraio, che ripristina la collaborazione tra la Fondazione Palazzo Blu, MondoMostre e il Centre Georges Pompidou di Parigi, dopo il successo della mostra su Modigliani del 2015, con oltre 100 mila visitatori.
In mostra circa 150 opere tra capolavori pittorici, sculture, oggetti surrealisti, disegni, collage, installazioni e fotografie d’autore, per la maggior parte realizzate tra il 1927 e il 1935, compreso il capolavoro di Magritte intitolato ‘Le double secret’, dipinti di Salvador Dalì, i collage di Max Ernst, le sculture di Alberto Giacometti e Man Ray, con le maschere in filo di ferro di Alexandre Calder nonché con gli altri grandi dipinti di Picasso, Mirò, De Chirico, per citarne alcuni. Ci sarà anche ‘L.H.O.O.Q’, l’opera di Duchamp che dissacra il dipinto più celebre e enigmatico del mondo, la Gioconda.
Per la prima volta in Italia, in occasione del decimo anniversario di attività di Palazzo Blu, il Centre Pompidou presta una serie di capolavori di cui difficilmente si priva. La mostra ha il patrocinio del ministero dei Beni e delle attività culturali, della Regione Toscana e del Comune di Pisa. Il percorso espositivo e la selezione delle opere è frutto della curatela di Didier Ottinger, direttore del Centro Pompidou.
– “Ho nuove cose da dire. Sono rientrata in studio. Ci sono nuove canzoni. #BooM”. E’ la sorpresa annunciata da Emma Marrone sui suoi profili social: la cantante salentina lascia intuire di essere al lavoro su un nuovo album di inediti.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
TEL AVIV
– L’attrice israeliana Gal Gadot sarà la protagonista della nuova trasposizione cinematografica di ‘Assassinio sul Nilo’ di Agatha Christie che si appresta a girare Kenneth Branagh. Lo riportano i media israeliani secondo cui ‘Wonder Woman’ (attualmente sul set per il sequel della pellicola sull’eroina) interpreterà la parte della ricca ereditiera Linnet Ridgeway che è uccisa in Egitto in viaggio di nozze dopo aver sposato – contro il volere della madre – lo spiantato Simon Doyle. Ovviamente toccherà ad Hercule Poirot/Kennet Branagh risolvere il mistero della sua morte.
Nella versione del film girata nel 1978, il detective belga era appannaggio di Peter Ustinov attorno al quale girava un cast stellare: da David Niven a Bette Davis, Maggie Smith, Olivia Hussey, Jane Birkin. Quella di Branagh – dopo ‘Assassinio sull’Orient Express’ – è la seconda volta con le opere di Agatha Christie.
– Resta in testa al box office il film d’animazione Gli Incredibili 2, seguito ancora dall’horror The Nun. Il primo incassa poco meno di 2,5 milioni, portando il totale in due settimane a 8,2 milioni. Il secondo guadagna 1 milione (2,5 milioni in due settimane). Il resto della classifica vede moltissimi debutti. Al terzo posto Blackkklansman, il nuovo lavoro di Spike Lee, manifesto anti-Trump, con 403 mila euro. Segue la commedia on the road con Sergio Castellitto e Sabrina Ferilli, Ricchi di fantasia, che raccoglie 329 mila euro. Altro film italiano al 5/o posto: Michelangelo Infinito (312 mila), poi il fantascientifico made in Usa Sei ancora qui (229 mila). La versione liberamente tratta dal Don Chisciotte di Miguel de Cervantes di Terry Gilliam, L’uomo che uccise Don Chisciotte, è 7/o con 195 mila euro, davanti a Tutti in piedi, commedia francese da 187 mila euro.
Chiudono Una storia senza nome (617 mila euro totali) e The Equalizer 2 (1,3 milioni in 3 settimane). Incassi giù del 32% rispetto a 7 giorni fa.
Rowan Atkinson, protagonista anche di una masterclass per gli studenti delle scuole di cinema, in preapertura il 7 ottobre con Johnny English colpisce ancora, e Jim Parsons (Sheldon in Big Bang Theory) con A Kid like Jake, dov’è il padre di un bambino di 4 anni che si confronta con l’identità di genere, saranno fra gli ospiti dell’edizione 2018 di Alice nella città, sezione autonoma e parallela dedicata alle giovani generazioni, della Festa del cinema di Roma (18 – 28 ottobre).”Continuiamo a lavorare sulla memoria del passato, ma anche su una visione del futuro – spiega Gianluca Giannelli, direttore artistico della sezione con Fabia Bettini -. Nel programma (i film saranno proiettati anche in una tensostruttura ad hoc) idee chiare, a volte radicali e una serie di giovani talenti internazionali”. In arrivo a Roma, fra gli altri, il maestro dell’animazione Michel Ocelot, con Dilili in Paris, avventura nella Parigi della Belle Epoque; Tye Sheridan, con l’indie Friday’s child di A.J Edwards e Andrei Konchalovsky per una masterclass. Emma Marrone e Daniele Silvestri presenteranno il docufilm su ‘Live for Syria’, l’evento benefico al quale hanno partecipato nel 2017 decine di artisti, organizzato dalla onlus Every Child is my child. Fra i film più attesi Ben is back di Peter Hedges, con il figlio Lucas Hedges (Manchester by the sea) nei panni di un tossicodipendente che la madre (Julia Roberts, in una performance, secondo i critici, da Oscar) cerca disperatamente di aiutare. In Behold my heart di Joshua Leonard, Marisa Tomei e Charlie Plummer sono madre e figlio alle prese con il lutto. Hot summer nights di Elijah Bynum, segue il percorso di uno spacciatore ribelle, interpretato da Timothée Chalamet prima del successo internazionale di Chiamami col tuo nome.Jessica Bardem, protagonista della serie britannica The End of the F***ing World è al centro del racconto di formazione a suon di musica The new romantic di Carly Stone. Fra le anteprime Remi di Antoine Blossier (in sala il 20 dicembre con 01 Distribution), adattamento live action con Daniel Auteil del romanzo di Hector Malot, già diventato un cartone animato cult. Evento speciale di chiusura sarà Capharnaum di Nadine Labaki, in sala a gennaio con lucky Red.Fra gli 11 film del concorso Young Adult ci sono due italiani: Fiore gemello di Laura Luchetti, sull’amicizia e l’innocenza perduta di due adolescenti e il documentario Butterfly di Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman, ritratto di Irma Testa, classe 1997, prima pugile italiana a disputare un’Olimpiade, i Giochi di Rio 2016. Nella sezione fuori concorso Panorama Italia, si va dal documentario di Fabio Lovino Backliner su Riccardo Senigallia, a Mamma + mamma nel quale Karole di Tommaso racconta il viaggio insieme alla sua compagna verso la maternità; dal thriller psicologico Tutte le mie notti di Manfredi Lucibello con Barbora Bobulova e Alessio Boni alla commedia Ti presento Sofia di Guido Chiesa con Fabio de Luigi e Micaela Ramazzotti, remake del successo argentino Sin hijos; da Bene ma non benissimo di Francesco Mandelli a Nevermind di Eros Puglielli. Spazio, fra gli altri, anche a un concorso di corti, alle serie con titoli come Kidding con Jim Carrey, presto in Italia su Sky Atlantic e a tre produzioni originali di Timvision: la seconda stagione di Skam Italia, e i film Dogsitter di Fulvio Risuleo con Edoardo Pesce e Bangla, opera prima dell’italiano di seconda generazione Phaim Bhuiyan.
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LA MADDALENA
– Sono stati annunciati a La Maddalena, durante il Festival delle Storie, i vincitori dei tre concorsi del Premio Solinas: Premio Franco Solinas, Premio Documentario per il Cinema, in collaborazione con Apollo 11, e Premio Solinas Experimenta Serie, in collaborazione con Rai Fiction.
I riconoscimenti sono andati a Mi hanno sputato nel milk shake (titolo originale Siri) di Carolina Cavalli “per la capacità di raccontare con comicità fulminante le contraddizioni quotidiane, esistenziali e sentimentali di una giovane protagonista femminile icona della sua generazione, con una penna unica e di grande talento” e Upanddown (titolo originale Up&Down) di Andrea Simonetti e Gaetano Colella “per aver affrontato coraggiosamente un genere inesplorato in Italia come il supernatural mystery, con un high concept dai profondi risvolti etici”. Menzione speciale a Night Out (titolo originale Kiss and Tell) di Laura Grimaldi e Pietro Seghetti
– CASTIGLIONE DEL LAGO (PERUGIA)
– Sarà una vera e propria “festa del pensiero” e con il meglio del cinema italiano la prima edizione di ‘Castiglione Cinema 2018 – RdC incontra’, festival organizzato dalla Fondazione Ente dello spettacolo in occasione dei 90 anni della ‘Rivista del Cinematografo’. Ad annunciare le proiezioni, i dialoghi e i confronti sul futuro del cinema e non solo – ospiti dal 4 al 7 ottobre a Castiglione del Lago, tra gli altri, Gianni Amelio, Michele Placido, Antonio Albanese, Elena Sofia Ricci, Antonietta De Lillo, Lino Guanciale, Francesco Patierno, Roberto Andò – è stato mons. Davide Milani, presidente della Fondazione impegnata, come ha sottolineato, nella diffusione, promozione e valorizzazione della cultura del cinema in Italia e che pubblica dal 1928 “la più antica rivista italiana di critica cinematografica”.
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“Si sono ribaltati i criteri: se una volta, quando ero giovane, essere un brava persona era un complimento oggi vuol dire essere un cretino. È il caso del mio personaggio che non lo è affatto, ma è solo un uomo che si lascia vivere finché un killer gli apre un nuovo mondo”. A parlare così oggi a Roma è un esuberante Diego Abatantuono, protagonista appunto nel ruolo di Enzo Stefanelli di ‘Un nemico che ti vuole bene’ del regista italo-svizzero Denis Rabaglia, in sala con Medusa dal 4 ottobre.
Il film, tra l’altro co-sceneggiato dallo stesso Abatantuono, parte come un thriller e poi rivela la sua natura comedy. Tutto inizia in una notte di pioggia dove il professore di astrofisica Stefanelli (Abatantuono) si ritrova a soccorre Salvatore (Antonio Folletto), giovane ferito da un colpo di pistola. Il ragazzo, che rifiuta di essere accompagnato in ospedale, verrà salvato dall’astrofisico in casa propria con tanto di intervento, in stile western, per estrarre il proiettile conficcato nella spalla. Per riconoscenza, visto che è un killer di professione, Salvatore si mostra pronto ad uccidere gratuitamente quello che Enzo consideri il suo peggior nemico. Il professore inizialmente rifiuta, non pensa di avere nemici, ma in realtà ne ha più di quanti immagini, nell’ambiente universitario, ma soprattutto nella sua famiglia allargata. Il film girato tra Puglia e Svizzera ha nel cast tra gli altri: Sandra Milo, Antonio Catania, Ugo Conti, Ernesto Lama, Massimo Ghini, Paolo Ruffini e Roberto Ciufoli.
“E’ vero – continua Abatantuono – il mio personaggio si trova circondato nel film da tutti nemici e può diventare una sorta di giustiziere della notte per interposta persona. Certo – aggiunge – in tutti noi c’è del buono e del cattivo, proprio come si vede nel finale del film in cui il mio personaggio ha il suo personale riscatto”. Il regista Denis Rabaglia racconta invece la lunga gestazione di ‘Un nemico che ti vuole bene’ che nasce da molto lontano: “Nel 2004 mi trovavo a Tbilisi insieme a Krzysztof Zanussi e lui mi ha raccontato la storia di questo killer e della sua strana riconoscenza. Ho pensato che fosse una grande idea, ma l’ho sempre considerata sua e, dopo tanti anni di preparazione e ripensamenti, l’ho portata avanti con il consenso dello stesso Zanussi”.
Sulla doppia anima del film, tra thriller e commedia, dice infine il regista: “Il film poteva essere un thriller molto cupo e abbiamo provato a percorrere questa strada per un po’. Però alla fine siamo arrivati alla commedia nera, o più precisamente alla ‘black comedy’, un genere tipico della cultura anglosassone, ma poco frequentato in Italia”.
– BOLOGNA
– Sulla strada verso il 2020, quando Rimini celebrerà con l’inaugurazione del ‘Museo Fellini’ i cento anni dalla nascita del Maestro del cinema italiano, si apre il 4 ottobre, a 25 anni dalla sua morte, il programma di eventi che il Comune e la Cineteca hanno organizzato per ricordare e celebrare il grande regista.
Un percorso già iniziato con l’inaugurazione del Cinema ‘Fulgor’ e con la rassegna ‘I film che ho visto’, fatta per ricordare tutti quei capolavori che hanno formato l’immaginario poetico felliniano. Il 4 ottobre, presso la Cineteca del Comune inizierà la prima parte della rassegna ‘I film che ho scritto’, 15 film che raccontano il Fellini scrittore per il cinema. La rassegna poi si occuperà del Fellini sceneggiatore maturo e del suo rapporto con i grandi maestri del nostro cinema. Uno su tutti Roberto Rossellini, con il quale Fellini collabora per alcuni capolavori della storia del cinema mondiale, tra i quali ‘Roma città aperta’ e ‘Paisà’.
“J’accuse”, un film sul caso Dreyfus, e’ il primo di Roman Polanski nell’era del #MeToo. L’85enne regista, tuttora ricercato dalla giustizia Usa per lo stupro di una minorenne, dirigera’ il premio Oscar Jean Dujardin nella pellicola imperniata su uno dei piu’ clamorosi casi di errore giudiziario della storia. Legende Films ha confermato a Hollywood Reporter che le riprese cominceranno entro l’anno a Parigi e sui social media e’ volata l’indignazione.La storia e’ quella del capitano Alfred Dreyfus, l’ufficiale di artiglieria francese di origine tedesca, accusato e condannato per tradimento a favore della Germania alla fine dell’Ottocento. Dujardin di “The Artist” avrà la parte dell’agente del controspionaggio che dimostro’, dopo la condanna, che Dreyfus era innocente. Louis Garrell avra ‘la parte di Dreyfus. In altri ruoli, Mathieu Amalric, Olivier Gourmet e la moglie di Polanski, Emmanuelle Seigner. Sono sei anni che il regista reo confesso negli Usa di aver stuprato nel 1977 una donna, Samantha Geimer, che all’epoca aveva 13 anni, medita di fare il film, la cui sceneggiatura e’ firmata dal romanziere inglese Robert Harris che ha già’ lavorato con Polanski nel 2010 per “The Ghost Writer”. Il titolo “J’accuse” viene dalla celebre lettera aperta di Emile Zola in appoggio a Dreyfus, in cui lo scrittore mette in piazza il governo francese per inettitudine e antisemitismo.Polanski, che sara’ ritratto dall’attore polacco Rafal Zawierucha nel prossimo film di Quentin Tarantino “Once Upon a Time in Hollywood”, aveva annunciato che avrebbe girato il caso Dreyfus nel 2012 a Cannes, ma i tempi della produzione hanno fatto sì che “J’accuse” sia il suo primo film nell’epoca #MeToo. Il movimento scaturito dalle accuse di molestie sessuali e stupri all’ex boss di Miramax Harry Weinstein in maggio aveva già provocato l’espulsione dall’Academy degli Oscar di Polanski – e del comico Bill Cosby – l’onta per atti “che non si conformano ai nuovi standard in materia di rispetto della dignità umana”. Polanski, il cui “Pianista” nel 2003 aveva collezionato tre statuette, ha definito l’azione illegale, minacciando una causa e definendo il movimento #MeToo una forma di “isteria collettiva”. Nel 1977 Polanski fu arrestato per lo stupro della tredicenne Samantha. Si riconobbe colpevole e rimase 42 giorni in prigione dopo i quali fu messo in liberta’ vigilata e fuggi’ a Parigi prima che il giudice avesse il tempo di emettere la sentenza.
– TERNI
– “Poco prima di morire Carlo Vanzina mi aveva lasciato una sceneggiatura, si chiamava ‘La tigre siberiana’, dovevamo farla io e un attore francese, Christian Clavier, era una coproduzione con la Francia. Ma io sapevo che non avrebbe potuto farlo. Quella sera abbiamo finto entrambi: io di non sapere che stava male, e lui di stare bene. Se n’è andato un pezzo di cuore”: a ricordare, con parole commosse, il registra, è stato Christian De Sica in occasione della consegna del premio alla carriera dal Terni Pop Film Fest.
La cerimonia al termine dei quattro giorni di rassegna, che ha dedicato a De Sica anche una retrospettiva. “Rassegne come queste – ha detto l’artista – sono importanti perché rimettono al centro il cinema popolare, che viene spesso declassato. Non bisogna dimenticare che senza il cinema popolare non sarebbe possibile fare tutto il resto dei film. E poi, per esempio, pellicole come il primo ‘Vacanze di Natale’ raccontano l’Italia degli anni ’80 molto meglio di tanti altri ‘film impegnati'”. [print-me title=”STAMPA”]
