Ultimo aggiornamento 7 Ottobre, 2018, 01:59:05 di Maurizio Barra
DALLE 09:02 DI SABATO 06 OTTOBRE 2018
ALLE 01:49 DI DOMENICA 07 OTTOBRE 2018
SOMMARIO
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
A Roma Moore, Scorsese, Blanchett e film d’addio di Redford
Tanti incontri pubblici, si punta al pop, c’è anche Rovazzi
Addio a Montserrat CaballéLa grande voce lirica del ‘900 è morta a 85 anni a Barcellona
I trentenni tra nostalgia e futuroEsce ‘Hai detto trenta?’ delle autrici del blog generazionale
Charlotte Gastaut, ai bimbi racconto l’infanziaArtista tra illustrazioni e moda, riceve a Roma il Romics d’Oro
Villasimius crocevia antico MediterraneoNuovi scavi fanno emergere reparti di ampio insediamento
Aste: Banksy battuto per 1 milione di sterline, ma si autodistrugge – VIDEO ‘Girl With Balloon’ in brandelli, nella cornice un tritadocumenti
A Roma maestri del ‘900 e primitiviQuando Giacometti, Picasso e gli altri scoprirono l’ arte etnica
Kate Bush,rimasterizzati album in studioPubblicati in 4 box vinile e 2 box cd, dal 16 novembre
Rolling Stones, 50 anni Beggars BanquetFu registrato nel 1968, il 16 novembre esce edizione limitata
Regine che fanno sognare sullo schermoMirren sarà Caterina di Russia. Serie su Isabel di Castiglia
‘Alza il triangolo al cielo 1968-2018’Fino al 28 novembre al Chiostro di Santa Cristina
Benigni, progetto spettacolo tv su amoreTema politico che tocca tutto, anche Europa unico sogno rimasto
Chitarrista Negramaro: medici, migliora’Evoluzione positiva condizioni ma prognosi resta riservata’
A Villa La Pietra Harold Acton in CinaEsposte fino al 2/12 una sessantina di foto in bianco e nero
Benigni, vorrei portare l’amore in Tv, è tema politicoDa migranti a Europa. Mancanza solidarietà non in nostre radici
Maestri ‘900 e primitivi,la rivoluzione sculturaleQuando Giacometti, Picasso e gli altri scoprirono l’ arte etnica
Fotografia etica per ‘anticorpi contro razzismo’Fino al 28/10 Lodi diventa festival con reportage dal mondo
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Robert Redford ha detto addio al cinema e agli incontri pubblici, resta l’icona del cinema americano e bisogna farsi una ragione: non accompagnerà The Old Man & The Gun l’ultimo film di una carriera meravigliosa, ispirato al rapinatore Forrest Tucker, che la Festa del cinema di Roma (18-28 ottobre) propone tra gli highlights dell’edizione 2018. Gli Incontri Ravvicinati sono da sempre una delle cose caratterizzanti il festival – da Terrence Malick nel 2007 a Meryl Streep l’anno scorso – e si fa la fila fuori le sale del Parco della musica. Martin Scorsese quest’anno sarà un beniamino del festival con una due giorni intensi scanditi dal premio alla carriera che gli consegnerà Paolo Taviani (“è stato Martin a chiederlo”, sottolinea il direttore Antonio Monda) il 22 ottobre, racconterà i nove film italiani che ama (tra questi San Michele aveva un gallo proprio dei Taviani, Il posto di Ermanno Olmi), presenterà tre film restaurati con la Fondazione (la chicca One Eyed Jacks di e con Marlon Brando, Detour di Edgar G.
Ulmer, Ganja & Hess di Bill Gun) e farà un incontro con gli studenti condotto da Alba Rohrwacher (oltre ad essere invitato d’onore di una serata esclusiva a Villa Medici).
Altro incontro da non perdere quello con Michael Moore: il regista americano porta a Roma il suo ultimo documentario Fahrenheit 11/9 uscito giusto in tempo di elezioni MidTerm per raccontare nel suo modo tragico ironico l’America al tempo di Trump. La super star due volte premio Oscar Cate Blanchett è uno degli incontri pubblici più attesi, mentre per la cerimonia di consegna del premio alla carriera Isabelle Huppert ‘duetterà’ con Toni Servillo. Le sorelle Alice ed Alba Rohrwacher si metteranno in gioco raccontandosi insieme per la prima volta.
Mario Martone, di cui sarà presentato in versione restaurata L’Amore Molesto (1995) racconterà il caso Elena Ferrante, lui che per primo ha portato al cinema un’opera della misteriosa scrittrice napoletana la cui saga L’amica Geniale (Edizioni E/O) è attesa in tv a novembre dopo il passaggio evento al cinema di questi giorni. Giuseppe Tornatore e il noir: il regista siciliano approfondirà la sua passione tra cinema e letteratura seguendo il filo rosso dell’edizione 2018 della Festa del cinema, mentre l”aliena’ Sigourney Weaver racconterà la sua brillante carriera cominciata come comparsa in Io e Annie di Woody Allen. Il direttore del festival di Cannes Thierry Fremaux con il ‘suo’ caso Netflix, la videoartista iraniana Shirin Neshat, e lo scrittore culto di Ogni cosa è illuminata Jonathan Safron Foer sono alcuni dei personaggi protagonisti. Ma non le uniche star: con i film in selezione arrivano tra gli altri la regina Claire Foy (The Girl in the spider’s web, ultimo della saga Millennium), Viggo Mortensen (Green Book), Steve Coogan e John c. Reilly fantastici Stanlio e Ollio omaggio ai due comici più amati, Dakota Johnson (per l’apertura con 7 sconosciuti a El Royale). E pienone assicurato dalle parti dell’Auditorium per la italianissima star, tra cinema e musica, Fabio Rovazzi.
Montserrat Caballé, una delle più grandi cantanti liriche del novecento, è morta all’alba di stamane all’età di 85 anni all’ospedale Sant Pau di Barcellona.
Lo riporta El Mundo, citando fonti ospedaliere. La soprano era stata ricoverata a settembre per l’aggravarsi delle sue condizioni generali.
La famiglia della soprano ha chiesto all’ospedale di non rivelare le cause della morte, ha detto il portavoce del San Pau, Abraham del Moral. Secondo i media locali Caballé era stata ricoverata per problemi alla cistifellea.
“Una grande ambasciatrice del nostro Paese è morta”, ha scritto in un tweet il premier spagnolo Pedro Sanchez: “La sua voce e la sua tenerezza rimarranno con noi per sempre”.
Cresciuta in una famiglia di classe operaia a Barcellona, Caballé ha mostrato il suo talento sin da bambina, quando all’età di appena sette anni già si cimentava con le cantate di Bach. Un talento che le ha poi permesso di conquistare i palcoscenici internazionali con un repertorio quasi illimitato.
Nel corso della sua lunga carriera la soprano è stata protagonista in 90 ruoli di opera ed ha calcato le scene in quasi 4.000 rappresentazioni.
Ma la soprano non si è fermata alla lirica: celebre il suo duetto ‘Barcelona’ con Freddie Mercury del gruppo rock Queen, che nel 1987 divenne uno dei singoli più venduti, accompagnata da un album dello stesso nome.
All’età di otto anni Caballé si iscrisse al Conservatorio di Barcellona, dove ebbe per insegnanti – tra gli altri – Eugenia Kenny, Conchita Badea e Napoleone Annovazzi e dove si diplomò con la Medaglia d’Oro nel 1954. Dopo Barcellona si trasferì a Milano per proseguire gli studi e nel 1956 si unì all’Opera di Basilea e quell’anno recitò nel suo primo importante ruolo nello Staatstheater della città nelle vesti di Mimi nell’opera ‘La Boheme’ di Puccini. Quattro anni più tardi, all’età di 27 anni, era la cantante di punta dell’Opera di Brema.
Nel 2015 la soprano è stata incriminata per frode fiscale – per avere evaso le tasse su oltre 500.000 euro – e condannata a sei anni di carcere con sospensione della pena. Nata Maria de Montserrat Viviana Concepcion Caballe i Folch, Caballé è stata anche ambasciatrice della Buona Volontà dell’UNESCO ed ha creato una fondazione per i bimbi bisognosi a Barcellona. La soprano, che sposò il tenore spagnolo Bernabe Marti oggi 89enne, lascia due figli, Bernabe Marti Jr. e Montserrat Marti che ha seguito le orme della mamma nei teatri del mondo.
Guardare al passato, all’adolescenza negli anni ’90, per ripartire oggi a trent’anni: questo è ‘Hai detto trenta?’, il romanzo che Silvia Rossi, Stefania Rubino e Ilaria Sirena hanno recentemente pubblicato per Rizzoli, partendo dalla loro esperienza con il blog I Trentenni. Tutto comincia da una Smemoranda, che Andrea ritrova mentre si prepara ad andare a convivere con il compagno. Dall’agenda, con i suoi memorabilia, le foto, le citazioni e le dediche, si apre come un portale spazio-temporale che riunisce Andrea con le amiche Lea e Viola, una alle prese con un lavoro part-time, l’altra all’inseguimento di una gravidanza: le tre inseparabili compagne di scuola decidono di andare in viaggio, ispirate da una lista stilata in adolescenza con le cose da fare prima dei trent’anni. Con il divieto di usare i social e una Kodak usa e getta inizia una vacanza sulla strada della nostalgia, alla quale si unirà anche Martino, in fuga da una relazione. Questa avventura on the road espande e corona il lavoro che le tre autrici – rispettivamente una giornalista e autrice tv, una sales manager e un’architetta – avevano iniziato con I Trentenni, una community con oltre 200mila utenti che rintracciava i simboli e i ricordi comuni di una generazione, per parlare anche di sfide e problemi odierni. Lo hanno spiegato loro stesse, con l’aiuto di Alessandro Cattelan: “Siamo convinti che gli anni ’90 siano stati i migliori, ma gli anni sono tutti uguali – ha detto il conduttore -, in realtà eravamo migliori noi, perché eravamo belli, senza pensieri, senza problemi, creavamo drammi solo per poterli risolvere”. Una dinamica che si ritrova nel racconto, parzialmente autobiografico ma soprattutto generazionale. Nell’esperienza condivisa di tre ragazze normali si costruisce infatti l’enciclopedia e il romanzo di un’epoca: da Cesare Cremonini a ‘Jack Frusciante è uscito dal gruppo’ e ‘Beverly Hills 90210′, le icone dell’ultimo decennio del Novecento compaiono e fanno da legame con l’adolescenza. Ma la prospettiva non è tutta rivolta al passato: “Il progetto I Trentenni era proprio nato in un momento in cui eravamo con un pugno di mosche in mano”, ricorda Rubino. Una forma di reazione, che si riflette nel percorso delle protagoniste, una vacanza che giocando con la memoria si traduce in un’occasione per ricominciare, per dimostrare che trent’anni non sono un traguardo ma un nuovo punto di partenza.
“Sono un’osservatrice, tutto mi ispira. Le altre culture, le città che vedo, ma soprattutto la mia infanzia. Per questo i bambini si riconoscono nei miei disegni”. Si racconta così Charlotte Gastaut, illustratrice di talento, a Roma per ricevere il Romics d’Oro che le sarà consegnato domenica 7 ottobre alla XXIV edizione di Romics, il Festival del fumetto, animazione e illustrazione della Capitale. Autrice di disegni che per bellezza, eleganza e poesia si avvicinano molto all’opera d’arte, Gestaut si lascia ispirare da fiabe classiche e da celebri balletti, come per l’ultimo lavoro, “Giselle”, uno splendido libro laser cut con preziosi intagli edito da Gallucci (che di lei ha già pubblicato “La sirenetta”, “Cenerentola”, “I cigni selvatici”, “Storie dalle Mille e una notte”, “L’uccello di fuoco”). “Vedevo i balletti da piccola con i miei genitori e rimanevo meravigliata dai corpi in movimento: nei miei disegni cerco di trasmettere quella magia”, spiega, “ho disegnato già tutte le favole, mi manca solo La bella e la bestia, ma sarà una sfida perché i bambini hanno in mente solo l’immagine che ne ha dato la Disney”. Artista eclettica, pubblicata in tanti Paesi (oltre che in Francia e in Italia, anche in Germania, Korea, Giappone, Cina, Paesi Bassi, Brasile, Libano e Inghilterra), Gestaut ha sviluppato uno stile originale capace di comunicare con i bambini di culture diverse: “Quando disegno faccio un’immagine che piace a me, non penso a chi dovrà vederla. I bambini tanto non hanno bisogno di un traduttore, vedono tutto da soli. Poi probabilmente si immedesimano proprio perché io racconto la mia infanzia”, dice. Ma nel suo mondo non ci sono solo storie per bambini e grandi classici: “Sto lavorando a un testo sull’handicap e a una storia sul passaggio all’adolescenza”, dice. Di certo, quello che non manca mai nei suoi lavori è la natura: “adoro l’art déco e l’art nouveau che mi ispirano molto: la natura è sempre presente nei miei disegni, perché è importante ma purtroppo sta scomparendo”. Un capitolo a parte è la moda, iniziato grazie a Fendi, che ha scelto le sue illustrazioni per una collezione, organizzando nell’estate 2016 a Fontana di Trevi una sfilata degli abiti realizzati con i suoi disegni. “In tutti i miei libri i personaggi hanno costumi molto curati, la moda mi piace moltissimo. Vorrei riuscire a lavorare di più in questo settore”, spiega l’artista, che ha all’attivo anche collaborazioni con Hermes e Cacharel e firma dal 2017 una sua collezione di foulard di seta (“Charlotte Gastaut Collections”).
Ancora incredula per aver ottenuto il premio a Romics, che la celebra anche con una mostra con gli originali delle sue illustrazioni, bozzetti e progetti grafici realizzati per la moda (“il mio Paese non mi ha mai premiata, e io dubito sempre del mio lavoro”, dice), confessa che riceverlo è “un’emozione forte. Finalmente posso avere più sicurezza, perché viene riconosciuto quello che faccio”. Dell’Italia dice che la sta “ancora scoprendo, soprattutto Roma e Torino. E’ il Paese preferito da mio padre, quindi per me è sempre stato una sorta di mito”. “Ancora non so che tipo di influenza avrà sul mio lavoro – conclude – ma posso dire che sto lavorando ai disegni di Romeo e Giulietta, quindi un legame già c’è”
– VILLASIMIUS (CAGLIARI)
– Il sito fenicio punico Cuccureddus a Villasimius era un ampio insediamento con un ruolo strategico sulle rotte del Mediterraneo. Primo approdo verso altre porte della Sardegna Orientale. Lo rivelano gli scavi condotti da Michele Guirguis, del Dipartimento di Scienze dell’Uomo dell’Università di Sassari. I risultati sono stati presentati a Casa Todde a Villasimius alla presenza tra gli altri del sindaco Gianluca Dessì, che ha sottolineato l’importanza del sito attrattore culturale nell’ottica della destagionalizzazione e la specialista in beni culturali Elisabetta Valtan, che ha parlato del progetto di messa in sicurezza e restauro conservativo della Torre di Porto Giunco. A 30 anni dalle prime ricerche, emergono quindi nuovi studi e reperti che rivelano un insediamento molto più ampio di quanto originariamente ipotizzato e ne confermano l’importanza cruciale. Il materiale rinvenuto è molto eterogeneo, soprattutto di tipologia fenicia, ma anche greca ed etrusca. “La presenza di un santuario probabilmente dedicato alla divinità femminile Astarte, frequentato sino all’età romana imperiale, è testimoniato dal rinvenimento di monete del periodo raffiguranti, tra gli altri, gli imperatori Aureliano, Marco Aurelio e Agrippa e dalle cretule in argilla, che rinserravano documenti in papiro. Altri resti fanno ipotizzare la presenza di una necropoli fenicia”, ha aggiunto l’archeologo.
La nuova campagna di scavi è partita il 26 settembre e proseguirà fino al 23 ottobre. I risultati delle ricerche saranno presentati al 9/o Congreso Internacional de Estudios Fenicios y Punicos, a Mérida (Spagna) il 22 ottobre.
il direttore degli scavi ha sottolineato la valenza paesaggistica del sito a 62 metri sul livello del mare a ridosso della spiaggia di Campus, con una vista spettacolare sulla costa. “È in progettazione l’installazione di pannelli esplicativi da posizionare all’ingresso della strada di accesso all’area e a ridosso del sito, in attesa che l’insediamento possa diventare pienamente visitabile”, ha concluso Gurguis.
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Questa opera si autodistruggerà entro cinque secondi: non è l’adattamento artistico dell’ennesima Missione Impossibile di Tom Cruise, ma ciò che è realmente accaduto ieri sera ad un’asta di Sotheby’s a Londra. Per gentile concessione di Banksy. La sua ‘Girl With Balloon’ era stata appena battuta per 1,04 milioni di sterline (circa 1,18 milioni di euro), quando la tela – davanti agli occhi sbigottiti dei presenti – è scivolata dalla cornice per riemergere sotto di essa ridotta a strisce da un tritadocumenti nascosto al suo interno ed azionato in sala probabilmente dallo stesso fantomatico artista britannico.
Il Guardian non ha dubbi: “Banksy ha fatto quello che potrebbe essere lo scherzo più audace nella storia dell’arte con uno dei suoi lavori più conosciuti”, scrive oggi il quotidiano, che pubblica le immagini dell’opera in brandelli – fortunatamente solo per metà – e dei presenti in sala che la guardano a bocca aperta.
Banksy, poco dopo ha postato su Instagram un’immagine dell’opera post-tritadocumenti con il titolo ‘Going, going, gone…’. “Sembra che siamo appena stati Banksy-zzati”, ha detto il direttore di Sotheby’s Alex Branczik.
Non è chiaro, commenta il Guardian, se lo scherzetto aumenterà o meno il valore dell’opera. Intanto, la casa d’aste ha reso noto in un comunicato al Financial Times che l’acquirente è rimasto “sorpreso”. GUARDA IL VIDEO SU YOUTUBE
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Il misterioso guardiano della pioggia, scultura della fine del 1800 in legno, mastice e conchiglie di un anonimo maestro di un villaggio della Nuova Irlanda,in Melanesia. Accanto a lui, L’ oggetto invisibile (mani che tengono il vuoto), scura figura enigmatica in bronzo scolpita da Alberto Giacometti nel 1934. Un lungo arco di tempo separa queste due opere eppure, a guardarle affiancate, sembrano provenire dallo stesso mondo di forme e linguaggi, si fatica a pensare che arrivino da epoche e culture tanto distanti. Mira a suscitare questa “confusione” la mostra di grande fascino allestita fino al 20 gennaio nelle Terme di Diocleziano, a Roma, “Je suis l’autre. Giacometti, Picasso e gli altri. Il primitivismo e la scultura del Novecento”. Nelle aule monumentali del grande centro benessere della Roma antica 80 opere raccontano l’ “incontro fatale” a partire dal 1900 tra i grandi nomi dell’arte occidentale e i capolavori del mondo etnico, realizzati tra il 1400 e il 1800
– Nuova vita per gli album in studio di Kate Bush. Tutti i dischi sono stati rimasterizzati per la prima volta e saranno pubblicati in vinile e cd dal 16 novembre.
Questo è il primo (e definitivo) programma di rimasterizzazione intrapreso dall’artista ed include la pubblicazione di molte rarità e cover in formato vinile e cd. Gli album in vinile – tutto il lavoro in studio di Kate – saranno pubblicati in quattro diversi cofanetti, i primi due il 16 novembre e gli altri due il 30 novembre. I cofanetti cd saranno pubblicati nelle stesse date dei vinili. L’album live ‘Before The Dawn” è incluso in CD nel box 2 nella sua masterizzazione originale.
Gli album, molti dei quali non sono stati disponibili su vinile per decenni, sono stati rimasterizzati da Kate e James Guthrie. I 10 album in studio di Kate sono distribuiti in 3 cofanetti vinile, mentre il quarto box contiene molte rarità prima non disponibili in questo formato, incluso un intero album di cover. Il numero totale di vinili è 18.
– Beggars Banquet dei Rolling Stones festeggia 50 anni dall’uscita e per l’occasione viene pubblicata (il 16 novembre) un’edizione limitata che include il vinile dell’album 180g, il 12″ Mono 45 giri di “Sympathy For The Devil” ed un flexi disc con un’intervista a Mick Jagger del 1968.
Registrato tra marzo e luglio del 1968 all’Olympic Sound Studios di Londra e mixato al Sunset Sound di Los Angeles, Beggars Banquet è stato il primo album degli Stones prodotto da Jimmy Miller, segnando l’inizio di quello che è considerato il loro periodo più prolifico. Beggars Banquet ha un posto speciale nella storia della band, in quanto è l’ultimo album realizzato con la formazione originale, composta da Mick Jagger, Keith Richards, Brian Jones, Bill Wyman e Charlie Watts.
Dalla regina Maria Antonietta di Francia, all’imperatrice Caterina di Russia, da Isabella di Castiglia a Victoria, Elisabetta I e Maria Stuarda fino a Elisabetta II e Grace di Monaco.
Scettro e corona, hanno fatto sognare intere generazioni dal cinema alla tv, dove continuano a tener banco film e serie dedicate alle grandi protagoniste femminili che hanno avuto un ruolo fondamentale nella storia. E se Romy Schneider interpretando a soli 15 anni la giovane principessa Sissi fu tra le prime attrici a diventare popolare per milioni di telespettatori, è il caso di dire che il mito regale non tramonta. Dalla serie in costume Victoria, sulla trisavola della regina Elisabetta di cui sono già andate in onda la prima e seconda stagione mega produzione realizzata dalla britannica ITV – interpretata dall’incantevole attrice inglese Jenna Coleman – a The Crown, targata Netflix con Claire Foy e Matt Smith che interpretano la Regina Elisabetta II e Filippo di Edimburgo, la coppia reale in carica in Gran Bretagna.
Tra le ultime in arrivo, in prima visione assoluta per l’Italia ‘Isabel’, serie spagnola dedicata a Isabella di Castiglia, figura fondamentale nei cambiamenti e stravolgimenti di una Europa ancora acerba. Una donna forte e determinata, una regina, nelle scelte e nelle azioni, cambiò per sempre il corso della Spagna portandola in testa alle potenze del mondo moderno per svariati secoli. Isabel racconta la rivalità e il conflitto tra la Castiglia e l’Aragona-Catalogna (oggi di grande attualità), ma è soprattutto una grande storia di amori e passioni, guerre e complotti di cui è protagonista una donna che gestisce il potere e la sue scelte personali con grande modernità oltre i costumi dell’epoca.
‘Isabel’ (interpretata dalla giovane Michelle Jenner, reduce dal successo “Julieta” di Pedro Almodòvar) ancora adolescente, lotta per sposare Fernando d’Aragona, uomo di grande fascino, ma anche strategico per gli interessi di regno.
Helen Mirren dopo l’oscar meritatissimo per The Queen (2006) con la sua interpretazione al cinema di Elisabetta II, sarà per la tv l’imperatrice Caterina di Russia. E’ stata diffusa la prima immagine dal set che vede l’attrice premio oscar nei panni di Caterina, una delle donne più potenti di tutti i tempi, nei suoi alloggi privati ricostruiti sulla base dei palazzi russi originali e circondata da copie, create per l’occasione, dei quadri presenti all’Ermitage. Una produzione originale Sky e Hbo, Catherine the Great, serie le cui riprese sono in corso, ambientata nella sfarzosa ma politicamente spietata corte russa del 18/o secolo. In Italia vedremo la serie, in 4 parti, su Sky Atlantic nel 2019. In una corte scintillante e assetata di potere, accanto a Mirren, anche Jason Clarke nel ruolo di Potemkin, lo statista preferito di Caterina oltreché comandante militare e amante; Gina McKee, che interpreta la Contessa Bruce, amica e confidente di una vita, e Rory Kinnear nei panni del ministro Panin, uomo politico, consigliere del figlio ed erede di Caterina, Paolo I (Joseph Quinn).
Il cinema è da sempre innamorato delle storie reali. In arrivo nelle sale italiane il 17 gennaio Maria Regina di Scozia, esplora la turbolenta vita della carismatica Mary Stuart (Saoirse Ronan). Regina di Francia a 16 anni e vedova a 18, Mary sfida le pressioni politiche che vorrebbero si risposasse. Fa ritorno invece nella sua natia Scozia per reclamare il suo trono legittimo. Ma la Scozia e l’Inghilterra finiscono per essere governate da Elisabetta I (Margot Robbie).
The Golden Age, la magnifica Cate Blanchett è l’immacolata regina, capace di tenere testa a Filippo II di Spagna e di provare emozioni contrastanti per Sir Walter Raleigh (Clive Owen). Ritmata e pop la pellicola scelta da Sofia Coppola nel 2006 per portare sul grande schermo la storia della principessa Maria Antonietta (Kirsten Dunst), reinterpretandola in chiave assai contemporanea sia dal punto di vista registico sia nella scelta della colonna sonora. Grace: una delle favole più romantiche e tragiche del ‘900, musa di Alfred Hitchcock che sposa un vero principe, Ranieri III, un amore offuscato da molte luci e altrettante ombre. A prestare il volto alla principessa Grace Nicole Kidman. Kelly Judi Dench e Stephen Friars ritornano nel 2017 come attrice e regista scegliendo nuna storia di sangue blu e amicizia, quella tra la regina Vittoria e il suo segretario personale, l’indiano Abdul Karim (Ali Fazal).
– “Alza il Triangolo al Cielo. Corpi, Parole e Spazi delle Donne in movimento 1968-2018”: è il titolo della mostra realizzata dall’Associazione Orlando, che gestisce il Centro delle Donne di Bologna in convenzione con il Comune di Bologna. All’interno del medievale Chiostro di Santa Cristina, fino al al 28 novembre 2018, la mostra racconta il cambiamento dei costumi e del ruolo delle donne nella società Italiana, attraverso lo sguardo dei movimenti politici delle donne, protagonisti della profonda trasformazione culturale e sociale dell’Italia a partire dal 1968. La mostra si basa su una narrazione tematica e cronologica, espressione di una contaminazione di linguaggi differenti che daranno vita ai corpi, alle parole e agli spazi delle donne che hanno caratterizzato l’Italia e la città di Bologna dagli anni sessanta fino agli ottanta con movimenti verso il presente 2018.
– APIRO (MACERATA)
– “Mi piacerebbe tanto tornare in tv, teatro, al cinema, i tre i settori nei quali ho sempre passeggiato nella mia vita”. Lo ha detto Roberto Benigni ad Apiro che ospita la prima sessione del Convegno Internazionale “Letture dell’Inferno di Roberto Benigni” oggi al Teatro Mestica. Dopo tre anni ‘sabbatici’ Benigni pensa ad uno spettacolo televisivo sull’amore: “il titolo provvisorio è ‘La verità vi prego sull’amore'”, “una specie di atlante, di un bel viaggio intorno a questo sentimento, è come parlare dell’infinito, dell’oceano”. L’amore, un tema che Benigni ha già toccato, anche nel film La vita è bella’ “è un discorso politico molto forte, è rivoluzionario: tutto quello di cui si discute oggi ha a che fare con l’amore, come la questione dei migranti e anche l’Europa, che ritengo sia l’unico sogno rimasto. Il sogno dell’Europa unita è l’unico sogno che si può dare ad un bambino che nasce ora. Non lo si può far morire. Nel mio programma vorrei parlare di questo”.
APIRO (MACERATA) – “Dopo tre anni sabbatici vorrei tornare con un nuovo progetto televisivo sull’amore, l’anno prossimo o anche prima. Il titolo? Potrebbe essere ‘La verità, vi prego, sull’amore’ da Auden, per me il più grande poeta del ‘900″. Dopo i Dieci comandamenti sulla Rai del 2014, Roberto Benigni ha svelato oggi i suoi prossimi progetti da una piazza insolita, Apiro, il piccolo borgo marchigiano che con la città di Jesi accoglie questo pomeriggio e domani il premio Oscar e un nutrito gruppo di dantisti da tutta Europa per un convegno internazionale di studi dedicato alle letture dell’Infermo portate in tutto il mondo dall’attore toscano. Un appuntamento promosso da Franco Musarra, esperto di Dante ed ex docente dell’Università di Lovanio in Belgio, a cui il premio Oscar aveva partecipato anche nel 2015. ”Partendo da quel verso e da Funeral blues di Auden – ha spiegato – vorrei fare una serata televisiva per un grande affresco sull’amore. Di questo sentimento ho parlato spesso, nei Dieci comandamenti, nelle trasmissioni sulla Costituzione e sulla Divina Commedia, nel mio cinema con La vita è bella. Ora vorrei viaggiare verso un oceano che non si può ingabbiare. L’amore è un discorso politico molto forte – ha detto ancora Benigni -, è un tema rivoluzionario: tutto quello di cui si discute oggi ha a che fare con l’amore, come la questione dei migranti e anche l’Europa che ritengo sia l’unico sogno che ci è rimasto. Il sogno dell’Europa unita è l’unico sogno che si può dare ad un bambino che nasce ora, non lo si può far morire. Nel mio nuovo progetto vorrei parlare di tutto questo”.
Un tema quindi che per l’attore toscano tocca pienamente l’attualità: “ci sono momenti in cui sembra che l’Italia torni indietro, ma in tutte le epoche si è detto che il momento che viviamo è quello culturalmente e moralmente più basso, lo hanno detto anche Leopardi e Socrate”. Ma “ora effettivamente l’Italia è cambiata molto, c’è una ondata di mancanza di solidarietà che non appartiene alle nostre radici, e si sta diffondendo l’idea che con questa manovra economica qualcuno voglia far uscire l’Italia dall’Europa. Per come è messa l’Italia in questo momento – ha osservato – più che uscire dall’Europa dovrebbe uscire dall’Italia”. Ma Benigni crede che la matrice profonda degli italiani sia “quella che viene dall’Umanesimo, da Dante, dal Rinascimento, dal Risorgimento, da valori profondi che non abbiamo mai tradito. Sono convinto che l’Italia è davvero il paese della risurrezione, quando c’è la sensazione che stiamo cadendo, ecco che risaliamo. Siamo risorti da momenti difficili, adesso non è un momento di morte, per cui c’è bisogno di risorgere. Ho fiducia nel popolo italiano e anche nella sua classe politica”.
E sempre in tema di attualità, l’attore toscano non si è sottratto alle battute: “è tanto tempo che non faccio più niente, che ho fatto domanda per il reddito di cittadinanza e mi è stata accordata! Poi mi avvicino alla quota cento per la legge Fornero; l’anno prossimo c’è la flat tax e sono a posto.
Comunque non mi sono mai fermato in questi anni”. Tra i progetti prossimi, oltre alla Tv, “vorrei fare una tournée teatrale anche per brevi tappe” perché lo spettacolo dal vivo “rende tutto più esplosivo e vitale”. E c’è qualcosa in preparazione anche per il cinema, ma non prima del 2020, “forse diretto da me e diretto da persone che amo”.
– “Le tac di controllo confermano l’evoluzione positiva” delle condizioni di Emanuele Spedicato, il chitarrista dei Negramaro ricoverato dal 17 settembre in Rianimazione all’ospedale Vito Fazzi di Lecce per una emorragia cerebrale, ma “la prognosi resta riservata”. Lo si apprende dai medici che confermano “il lento ma continuo miglioramento” di Spedicato il quale, come riferito nel bollettino medico diffuso lunedì, “é cosciente, vigile e risponde agli stimoli”.
– FIRENZE
– La dimora, l’ambiente culturale, l’Opera di Pechino e i luoghi visitati: sono le quattro sezioni in cui si divide la mostra ‘Harold Acton in China, 1932-1939: Fotografie dalla Collezione Acton’ in programma fino al prossimo 2 dicembre a Villa La Pietra a Firenze.
L’esposizione, a cura di Feiran Lyu, Nyu Student, Global liberal studies, con Francesca Baldry, Villa La Pietra Collection Manager, nasce da un’idea di Feiran Lyu, studentessa della New York University che ha studiato a Firenze a Villa La Pietra durante l’anno accademico 2017/18. Una sessantina di fotografie in bianco e nero raccontano l’esperienza culturale di Harold Acton (1904-1994) a Pechino, fra il 1932 e il 1939, quando lo scoppio della seconda guerra sino-giapponese lo costrinse a lasciare la sua casa tradizionale nel quartiere di Gong Jian, i suoi amici e i tanti studenti dell’Università di Pechino. Le visite guidate della mostra, della collezione e del giardino di Villa La Pietra possono essere effettuate solo su prenotazione.
“Questa è una rara occasione per conoscere un suggestivo capitolo della vita dell’esteta e letterato Harold Acton, nella biblioteca storica della sua casa museo, dove si conservano anche oggetti e altri oggetti d’arte della collezione Acton, raccolta principalmente dai genitori di Harold, Arthur Acton e Hortense Mitchell, nella prima metà del Novecento”, si legge in una nota.
– Il misterioso guardiano della pioggia, scultura della fine del 1800 in legno, mastice e conchiglie di un anonimo maestro di un villaggio della Nuova Irlanda,in Melanesia. Accanto a lui, L’ oggetto invisibile (mani che tengono il vuoto), scura figura enigmatica in bronzo scolpita da Alberto Giacometti nel 1934. Un lungo arco di tempo separa queste due opere eppure, a guardarle affiancate, sembrano provenire dallo stesso mondo di forme e linguaggi, si fatica a pensare che arrivino da epoche e culture tanto distanti. Mira a suscitare questa “confusione” la mostra di grande fascino allestita fino al 20 gennaio nelle Terme di Diocleziano, a Roma, “Je suis l’autre. Giacometti, Picasso e gli altri. Il primitivismo e la scultura del Novecento”. Nelle aule monumentali del grande centro benessere della Roma antica 80 opere raccontano l’ “incontro fatale” a partire dal 1900 tra i grandi nomi dell’arte occidentale e i capolavori del mondo etnico, realizzati tra il 1400 e il 1800 in Africa, Americhe, Asia e Oceania, e gli esempi del periodo precolombiano. Un innamoramento che fu una rivoluzione destinata a trasformare il corso della scultura e l’ intero panorama culturale. “Il progetto è innovativo e si fonda su una ricerca molto lunga – spiega l’ antropologo Francesco Paolo Campione, curatore insieme con la storica dell’ arte Maria Grazie Messina – . Fino ad oggi il rapporto degli artisti del ‘900 con i maestri dell’ arte etnica era considerato per la ricerca di affinità formali, la scoperta di decorazioni e spunti. Qui c’è uno scatto forte.
Si racconta che quelle opere permisero di mettere a fuoco l’universo interiore degli artisti del Novecento, che poterono dare forma a sensazioni, emozioni e immagini fino ad allora impedite dalla soggezione al realismo”. Si passa “dalle affinità a una rivelazione percepibile per tutti”. La mostra non segue un criterio storico ma illustra un assortimento dei principi dell’ antropologia dell’ arte. “Possiamo dire – osserva Campione – che finora la ricerca su questo terreno è stata superficiale. Oggi abbiamo più strumenti per scendere in profondità. Per la prima volta un percorso tematico mostra che i grandi nomi del ‘900 e gli artisti etnici ed esotici avevano visioni e sensazioni comuni. Ciò che interessa gli artisti è che le opere manifestano una forza ed esprimono sentimenti che in precedenza non avevano trovato cittadinanza nell’ arte. La scultura poteva dare forma a una emozione. Grazie al primitivismo l’ artista si sente più libero di esprimersi e scopre che quello che stava cercando era già stato fatto da qualcun altro”. Considerando in questo senso non solo i primitivi, le arti orientali, etniche e popolari, ma anche la pittura infantile o l’arte grezza e spontanea dei pazzi. Un insieme che configurò un vero “armamentario primitivista”.
Cinque isole tematiche scandiscono il percorso: l’ infanzia dell’ essere, sulle origini e la memoria ancestrale; la visione e il sogno; il mondo magico; amore e morte; visibile e invisibile. Oltre a Giacometti e Picasso – di cui è esposto Visage, del 1961, piccola scultura in metallo verniciato – ecco la figura in bronzo di Mirò,la danzatrice di Marino Marini, la testa in legno dipinto del danese Herny Heerup, il Pierrot in bronzo di Max Ernst, la maschera geometrica formata da due triangoli di legno di Man Ray, l’ Idolo di Mirko Basaldella.
Negli spazi suggestivi delle Terme – una delle quattro sedi del Museo Nazionale Romano – scorrono, Consagra, Pomodoro, Braque, Fontana, Manzoni e molti altri. Opere accostate, per certi versi quasi sovrapposte nel confronto, ai volti e alle teste enigmatiche lasciate dagli artisti senza nome dei paesi non occidentali. Sagome e corpi che parlano un linguaggio ancestrale, sganciati dalla necessità di aderire alla realtà, volti deformi dall’ espressione misteriosa, che il bel catalogo Electa descrive accuratamente. “Non ci fu un grande maestro del ‘900 che non fu un grande collezionista di arte etnica – sottolinea Campione – . Tutti erano profondamente influenzati da quelle opere e da quegli oggetti. Scoprirono nei musei e nelle collezioni le forme che cercavano”. La ricerca venne fatta propria da tre generazioni di artisti e si esaurì negli anni Settanta “quando scomparvero le distanze geografiche e di identità. Il primitivismo diventa storia. Tramonta una stagione che ci ha lasciato cose bellissime”.
LODI – “La fotografia in Italia sembra non esistere. Non c’è neppure una scuola pubblica”. Per Alberto Prina “la fotografia è un’arte da sempre trascurata nel nostro Paese, nonostante il pubblico mostri grande interesse”. È anche per questo che, insieme con Aldo Mendichi – con il quale aveva già creato il Gruppo Fotografico Progetto Immagine -, ha scelto la cittadina di Lodi per dare vita, nel 2010, al Festival della Fotografia Etica: una manifestazione che, anziché proporre le mostre dei classici, è nata con l’obiettivo di raccontare l’arte della fotografia nel rapporto con l’attualità e di essere ritrovo e occasione di scambio per fotografi provenienti da ogni dove. Anche quest’anno, per la nona edizione, fino al 28 ottobre Lodi si trasforma quindi in un percorso espositivo, le cui tappe si trovano nel raggio di poche centinaia di metri l’una dall’altra: un’esperienza divenuta, negli anni, un punto di riferimento solido all’interno del panorama europeo dei festival di fotografia (l’anno scorso ha contato oltre 15 mila presenze, il 30% in più del precedente) e che si distingue certamente da altri eventi fotografici per la scelta di voler scuotere gli animi e parlare alle coscienze. “Il nostro motto – ha detto Prina – è: ‘Ci vediamo a Lodi’, perché vogliamo che questo festival, nato dal basso, abbia un respiro globale, accolga il meglio della fotografia del mondo per far riflettere la collettività”: scoprire, attraverso gli scatti selezionati, il mondo oltre i propri confini “aumenta la capacità di riconoscersi nell’altro, fa capire che aprirsi non vuol dire rinunciare ai propri valori, aiuta a difendersi dagli estremismi dell’interno, così da diventare un anticorpo vivente contro malattie contemporanee, come la paura o il razzismo”.
Le sezioni del festival sono molteplici. Anzitutto c’è quella dedicata alle fotografie del World Report Award 2018, selezionate da una Giuria composta da Prina e Mendichi, e da Sarah Leen, direttore della fotografia per National Geographic, Francis Kohn, presidente del World Press Photo 2016, e Caroline Hunter, picture editor per The Guardian Weekend. Tra i reportage di questa sezione: un lavoro sull’esodo forzato e disperato di 700mila persone della minoranza etnica di origine islamica Rohingya verso il vicino Bangladesh e uno sul conflitto nella valle del Kashmir. Ci sono, poi uno spazio tematico, quest’anno dedicato al rapporto tra l’uomo e gli animali; una sezione dedicata a un progetto di approfondimento sulle violenze sessuali nell’esercito americano; la sezione No profit, che quest’anno espone un lavoro sui droni; uno spazio corporate.
Confermata anche la sezione “Uno sguardo sul mondo”, in cui il festival va a immergersi in alcuni scenari sociali e umanitari particolarmente sensibili: qui troviamo un omaggio a Shah Marai, fotografo francese corrispondente di France Press, ucciso in un attentato a Kabul lo scorso 30 aprile, e il progetto dell’italiano Filippo Venturi sulla penisola coreana e sulle sue trasformazioni negli ultimi 64 anni. Una mostra è dedicata al Ponte Morandi di Genova: “Non vogliamo fare cronaca – ha detto Alberto Prina – ma osservare questo ponte come un simbolo, come un indicatore di un intero sistema organizzativo a livello nazionale che sta crollando”. “Il mio desiderio è che il pubblico interagisca emotivamente con la fotografia e non torni a casa indifferente”, ha detto l’organizzatore: “Utilizziamo la migliore fotografia reportistica del mondo per immergere il pubblico in un’esperienza profonda e totalizzante, che richiede la lentezza di un festival per essere elaborata”.
Un lungo lavoro ha consentito a Alberto Prina di realizzare un sogno, quello di restituire alla città, sostenendo più della metà delle spese, l’ex Convento di San Domenico, noto come la Cavallerizza. “Il sogno di questa edizione – ha concluso – sarà quello di trovare il prossimo sogno”. [print-me title=”STAMPA”]
