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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

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Ultimo aggiornamento 27 Ottobre, 2018, 06:13:45 di Maurizio Barra

AGGIORNAMENTO

DALLE 09:02 DI VENERDì 26 OTTOBRE 2018

ALLE 06:13 DI SABATO 27 OTTOBRE 2018

SOMMARIO

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

X Factor: live al via, Matteo Costanzo primo eliminato
Ritorno al nido dei Maneskin. Lodo Guenzi debutta da giudice

Storia Paganini diventa libro a fumettiUna graphic novel di quattro autori dedicata a grande genovese

Bohemian Rhapsody, l’anima dei Queen a WembleyFilm celebra Freddie Mercury e band, e scuote la folla a Londra

Serena Bertolucci dirige Palazzo DucaleAttuale direttrice del Polo museale Liguria e Palazzo Reale

Toni Morrison, il razzismo e l’AltroEsce libro con conferenze ad Harvard, introduzione di Saviano

Ad Ala bandiera armistizio Grande GuerraLa bandiera donata dal gen. Cantore sventolò sul Buonconsiglio

Scoperto in Calabria convento del ‘400Trovato ad Oriolo sotto 5 metri di terra, a breve fruibile

Paul Klee in mostra a MilanoAnche opere inedite in Italia come ‘Artista nomade-Manifesto’

Rinasce il 28/10 teatro ‘Galli’ a RiminiIn scena Cecilia Bartoli con ‘Cenerentola’. Poi Bolle e Gergiev

Area Sanremo record, 870 brani ineditiI vincitori del concorso l’11 novembre, poi in rosa big

Dottori in corsia, docu-serie al Bambino GesùIdeata da Simona Ercolani, su Rai3 dieci dal 28 ottobre

Andò dirige ‘Bella figura’ a FirenzePer la prima volta in Italia, dal 30 ottobre al 4 novembre

Womanity, il lato privato del #metooFilm della Cuspisti racconta storie quotidiane resilienza donne

Moncalieri Jazz Festival, 21/a edizioneDal 3 al 25 novembre grandi nomi del jazz nazionale e straniero

A Prato visite in fabbriche dismesse2-3/11 in ex Banci e a Cementizia per Tai, Tuscan art industry

Festival dei Borghi più belli d’ItaliaAppuntamento di tre giorni a FICO Eataly World di Bologna

‘Rigoletto’ in oltre 200 cimeli a ModenaDalla prima alla Fenice di Venezia nel 1851 ad oggi

Cultura: altoatesini sopra media ItaliaA teatro almeno una volta l’anno il 37,9%

L’Arte novissima di Fontana a MilanoFino al 27 gennaio i bozzetti in gesso dell’artista

Antitrust,abuso posizione dominante SiaePer escludere concorrenti dalla gestione dei diritti d’autore

Sold out Giardino ciliegi KonchalovskyTerza regia cechoviana con Mossovet Theater di Mosca

Ben is back, Julia Roberts mamma coraggioIn film su tossicodipendenza, performance da Oscar dell’attrice

Grey’s Anatomy 15, è stagione dell’amoreSu FoxLife dal 29 ottobre, medical drama raggiunge record E.R.

Prada Resort negli scatti di VanderperreCampagna che punta sul cromatismo per le collezioni uomo e donna

Festival dei Popoli, dai Queen a TrumpAlla rassegna a Firenze anche retrospettive Minervini e Marchais

Diario di tonnara, tra mito e sacroLa cultura dell’antica pesca nell’opera prima di Zoppeddu

Lucio Dalla, la storia in 70 canzoni e un ineditoEsce ‘Duvudubà’, tra successi e rarità in veste rimasterizzata

JR, la nuova causa sono le armi faciliCollaborazione con TIME diventa copertina e murale su Bowery

Ernia in tour con dj contro il sessismoIl rapper in tutta Italia fino a marzo a supporto di ’68’

Vicolo Porretta intitolato a Sam CookeNel paese del Bolognese si tiene ogni anno il Soul Festival

Irama debutta in testa alla hit paradeSul podio restano Emis Killa e Alessandra Amoroso

Diego Marcon vince Maxxi Bulgari PrizeIl suo Ludwig resterà in mostra nel museo fino al 4 novembre

La tribù Hemingway e la depressioneOpera intimista di John, nipote di Ernst. A Trieste 70 anni dopo

Benigni dice sì a Garrone, sarà Geppetto in Pinocchio Ciak inizio 2019, Collodi superstar anche Del Toro prepara film

Martone, la Ferrante è universaleIl regista parla dell’autrice da cui ha tratto L’amore molesto

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L’ARTICOLO

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X Factor ‘on air’. Con il primo live del talent show è iniziata la corsa verso la finale per i 12 concorrenti, che inaugurano in una performance corale sulle notte di ‘Locked Out of Hevean’ di Bruno Mars lo show sul palco della X Factor Arena, firmato per questa 12ma edizione dal nuovo direttore artistico Simone Ferrari.

Il veterano Alessandro Cattelan non perde l’occasione di salutare e ringraziare “per il grande lavoro fatto” Asia Argento, ‘convitato di pietra’ che ha lasciato la poltrona da giudice a Lodo Guenzi. “Sono abbastanza emozionato ma quando si è sul ciglio di un burrone, buttati” ha detto il frontman de Lo Stato Sociale e capo della categoria Gruppi dando il via alla gara.

A sciogliere il ghiaccio sono stati i Seveso Casino Palace con ‘Giovane fuoriclasse’ di Capo Plaza, un pezzo un po’ troppo ‘comfort zone’ secondo Fedez che aveva già visto il gruppo sulla cover di ‘Saremo ricchi’: “siccome avevate fatto trap con Sfera Ebbasta avrei evitato di ripetere questa esibizione, ma mi è piaciuta”. Leo Gassman canta una ‘Broken Strings’ di James Morrison e Nelly Furtado, che gli “sta addosso a pennello”, ha detto la regina degli Under Uomini Mara Maionchi, ma “deve sciogliersi un po’ ” e godersi l’esibizione, secondo Fedez.

Anche per il leader degli Afterhours “hai grandi doti ma sei troppo teatrale e impostato”. Alla giovane Luna il capitano delle Under Donne Manuel Agnelli – che stupisce con una serie di scelte pop e di elettronica per la sua squadra – assegna ‘E.T.’ di Katy Perry e Kanye West: un pezzo carico e tutto da ballare in cui però, colpa forse l’emozione del debutto, “eri meno aggressiva di come ti avevo sentita ai provini”, ha detto Mara Maionchi e anche Fedez non ha ritrovato “la ragazza con una grinta incredibile” vista alle selezioni.
Soddisfatti invece della performance di Renza Castelli, con ‘Raggamuffin’ di Selah Sue. Il rock torna sul palco con i Red Bricks Foundation in ‘New rules’ di Dua Lipa che lasciano diversi dubbi nei giudici e anche nel pubblico (a fine prima manche sono al ballottaggio) mentre a convincere tutti all’unisono è il rapper Anastasio, che riscrive ‘C’è tempo’ di Ivano Fossati. “Era un mistero, mi disturbava” ha detto Mara Maionchi presentandolo, “ora ti amo quasi”. Per Fedez è “capace di fare emozionare” e per Agnelli “coraggioso per cambiare un testo di Fossati”; “una magia” secondo Lodo.

Dopo il ritorno a casa degli applauditissimi Maneskin – guest star della serata come Rita Ora – che hanno cantato il nuovo singolo, è ripresa la seconda manche: la cantante lirica Noemi con ‘Love on top’ di Beyoncè, la delicatezza della sedicenne Martina Attili in ‘Castel in the snow’ dei Kadebostany e “la voce da uomo in una faccia da bambino” di Emanuel Bertelli, in ‘Impossible’ di James Arthur, ricevono i più grandi applausi del pubblico e i consensi dei giudici. La carica emozionale di Sherol, invece, con ‘Can’t feel my face’ di The Weeknd, “è disinnescata” per Fedez e anche per Maionchi. E’ il gruppo iraniano ‘Bowland’ che cambia l’atmosfera dell’X Factor Arena: ri-arrangiano il grande classico ‘Sweet dreams’ e piacciono ai giudici. Fedez li mette in guardia: “la vostra sfida sta nel non dovervi mai ripetere, perché altrimenti il rischio è di annoiare”.
Al ballottaggio della seconda manche, in sfida con i Red Bricks Foundation, va Matteo Costanzo. A lui il veterano dei giudici che guida gli Over, Fedez, aveva assegnato un mash up di Kanye West “interamente prodotto e scritto da lui” che però non è piaciuto ai colleghi di tavolo. E forse non ha convinto nemmeno il pubblico: Matteo Costanzo è il primo eliminato dei live di X Factor.

– GENOVA

– Sala dei violini a Palazzo Tursi. Una comitiva osserva i due preziosi strumenti di Paganini: il Cannone, il famoso Guarneri del Gesù, e la sua copia, il Villaume. Quando tutti escono lasciando sola una giovane violinista, il Cannone si anima e racconta la storia del suo padrone. Inizia così il graphic novel ‘Paganini’ edito da De Ferrari in concomitanza con il ‘Genova Festival Paganini’ e la mostra a Palazzo Ducale ‘Paganini rockstar’. Quattro gli autori: Roberto Iovino e Nicole Olivieri (soggetto e testi delle schede), Gino Andrea Carosini (sceneggiatura e i disegni delle schede), Marco Mastroianni (disegni). Con alcune tavole si rivivono le avventure della tournée europea (dal 1828 al 1834), le case di Paganini fra Genova e Parma, Cremona e la liuteria con i Guarneri e gli Stradivari, i guadagni calcolati in rapporto al nostro tempo, le testimonianze dei grandi del tempo, la sua eredità artistica raccolta da Beatles, Hendricks, Michael Jackson, Madonna. Il libro verrà presentato a ‘Lucca comics’.
igliaia di persone hanno riempito lo stadio di Wembley a Londra per la proiezione della prima mondiale del film Bohemian Rhapsody, celebrazione in grande stile di uno dei gruppi rock più iconici al mondo, i Queen, e soprattutto di colui che fu la loro leggendaria voce: l’impareggiabile e sempre rimpianto Freddie Mercury.
A unirsi alla folla di fan non sono mancati Rami Malek, che interpreta Freddie nel film, Ben Hardy, Gwilym Lee e Joseph Mazzello, che vestono rispettivamente i panni di Roger Taylor, Brian May e John Deacon. Senza dimenticare al gala’ delle celebrità la presenza di Lucy Boynton, chiamata sul grande schermo a recitare il ruolo di Mary Austin. Ma il vero e proprio batticuore si è scatenato quando sul red carpet sono salite due delle star del band in carne e ossa, Roger Taylor e Brian May, prima di avventurarsi tra gli abbracci e le urla dei pubblico sia all’esterno dell’arena, sia all’interno in mezzo alle file di spettatori.
La pellicola, che sarà nei cinema di tutto il mondo dal mese prossimo, è stata d’impatto sin da subito, esordendo con una delle più grandi hit dei Queen, ‘Somebody To Love’. Ma la colonna sonora ha fatto esultare, ballare, battere le mani e rabbrividire dall’inizio alla fine.
Un lavoro accurato prodotto dalla Universal, nonché esclusivo visto che incorpora tracce inedite dall’incredibile performance dei Queen al ‘Live Aid’: cinque brani cantati dalla band e che commossero un miliardo e mezzo di persone nel luglio del 1985, ma che non erano mai stati riprodotti fino ad ora.
“Nessuno sa cosa sono i Queen, perche’ non sono mai una cosa sola”, constata del resto in una delle scene del film Roger Taylor. Ed è un concetto che si riflette nell’intera colonna sonora, la cui varietà di temi, generi e sonorità fa onore alla promessa della band di non conformarsi mai ad un genere solo.
Un’altra cosa per cui i Queen si sono sempre distinti è d’altra parte la loro capacita’ di coinvolgere il pubblico, farlo diventare effettivamente parte della performance. Motivo di ‘We Will Rock You’, che proprio come accadde al tempo della sua uscita nel 1977, ha fatto di nuovo battere piedi e mani l’altra sera a Wembley a un pubblico di tutte le età. Un pubblico per il quale, da ‘Keep Yourself Alive’ a ‘Bohemian Rhapsody’, la magia non cambia: fa sognare, desiderare, comprendere e commuovere. Anche se il vero momento della pelle d’oca è inevitabilmente quando Freddie-Rami Malek attacca ‘We Are The Champions’ in una delle scene finali. Al suono di quella voce che per 50 anni ha attraversato le generazioni, e che continuerà a farlo quasi come un segno d’immortalità.

– GENOVA

– Serena Bertolucci, attuale direttrice del polo museale della Liguria e di palazzo Reale, è il nuovo direttore della Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale. La nomina è stata formalizzata oggi dal Consiglio Direttivo della Fondazione. Bertolucci entrerà in carica il 1 gennaio 2019 per la durata di 5 anni.
– TONI MORRISON, L’ORIGINE DEGLI ALTRI (FRASSINELLI, PP 121, EURO 15.90). Annienta e scredita “il quotidiano, facile, disponibile feticcio del colore, che riporta alla mente la schiavitù stessa” e ci mette davanti al fatto che “il pericolo di simpatizzare con l’estraneo è la possibilità di diventare un estraneo”. Toni Morrison, prima scrittrice afroamericana a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura nel 1993, esplora i temi che oggi dominano il dibattito politico mondiale: la razza, la paura, i confini, i movimenti di massa delle popolazioni, di cui ha parlato in tutti i suoi romanzi, nel libro ‘L’origine degli altri’ che raccoglie un suo ciclo di conferenze tenute ad Harvard nel 2016.    Pubblicato da Frassinelli, editore italiano della Morrison, nella traduzione di Silvia Fornasiero, con la prefazione dello scrittore Ta-Nehisi Coates e l’introduzione all’edizione italiana di Roberto Saviano, ‘L’origine degli altri’ ci fa compiere un viaggio nell’opera e nella letteratura della scrittrice afroamericana alla quale nel 2012, l’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama consegnò la Presidential Medal of Freedom, il più alto riconoscimento civile negli Stati Uniti. La Morrison, 87 anni, smaschera banalità e luoghi comuni sulla razza e il razzismo, decisa “a stroncare” quello “a buon mercato”, e sui suoi pericoli. In questo percorso, un’orazione civile in cui partendo dal XIX secolo si arriva alle grandi migrazioni del mondo globalizzato, la scrittrice rivela aspetti inaspettati come quando parla della discriminazione basata sul colore della pelle e dice: “Scrivere letteratura non colorista sui neri è un compito che ho trovato insieme liberatorio e difficile”. E spiega: “Mi interessava la rappresentazione dei neri attraverso la cultura piuttosto che attraverso il colore della pelle”. Poi racconta: “Alcuni lettori che si accostano per la prima volta a ‘Il dono’, ambientato due anni prima dei processi alle streghe di Salem, potrebbero pensare che solo i neri fossero schiavi. Invece potevano esserlo anche una donna nativoamericana, o una coppia omosessuale bianca, come i personaggi del mio romanzo”.    Una serie di conferenze piena di citazioni, di parallelismi e aperture mentali che, sottolinea Saviano nell’introduzione, ci fa vedere come “il razzismo è qui, ora, subito e se non conosci cosa è accaduto, non riconosci gli echi di ciò che accade”.    ‘L’origine degli altri’ mostra “il sentiero e costruisce la mappa che indica dove si va se si decide di percorrere queste funeste strade, ma suggerisce anche i punti esatti dove è possibile costruire ponti per avvicinare sponde che taluni consapevolmente e altri inconsapevolmente vorrebbero sempre più allontanare” dice Saviano. Ma il cuore del libro è nel comprendere e farci capire che “razzismo è impedire la creazione di una identità comune” aggiunge preoccupato per il razzismo che “sta crescendo nel disastro della mia Italia, della mia Europa”.
L’autrice di ‘Amatissima’, che le è valso il Premio Pulitzer, si sofferma anche sul rischio di venire respinti da persone della stessa razza, ma in questo lungo viaggio, che in parte è anche un suo ritratto, ci mostra soprattutto come la narrativa fornisca “un ambiente selvaggio e insieme controllato, la possibilità di essere e diventare l’Altro. L’estraneo”.
E non mancano i risvolti storici e politici. La Morrison, dice nella prefazione Ta-Nehisi Coates “non si occupa direttamente dell’ascesa di Donald Trump. Ma è impossibile leggere le riflessioni dell’autrice sull’appartenenza, su chi è protetto dall’ombrello della società e chi invece non vi trova posto, senza considerare il momento presente”.

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TRENTO

– Inaugurata a palazzo Pizzini ad Ala la mostra “Primi passi verso la pace. Da Serravalle a Villa Giusti”, dedicata all’armistizio che concluse la prima guerra mondiale in Trentino.
Oltre ad un percorso fotografico con immagini d’epoca, si trova anche la grande bandiera italiana, che probabilmente sventolò dalla torre del castello del Buonconsiglio cento anni fa. Il vessillo venne donato alla città di Ala, presa dagli italiani già nel 1915, dal generale Cantore. Si pensava – dicono gli organizzatori – che quella bandiera potesse essere quella issata sul Buonconsiglio a Trento nel novembre del 1918, ed i restauri di quest’estate hanno dato ulteriori indizi a favore di questa ipotesi. La bandiera, conservata dal Comune di Ala sin dal 1922, era stata esposta, ancora ripiegata con i sigilli, in occasione dell’Adunata degli alpini del maggio scorso. Ora, dopo il restauro da parte del Comune, è stata inserita nell’esposizione.
– ORIOLO (COSENZA)

– Un convento francescano del 1439 è emerso ad Oriolo, nel cosentino, alle porte del paese. La struttura, che si trovava sotto quasi 5 metri di terreno e rovi ed è venuta alla luce durante alcuni lavori di pulitura dell’area da parte di “Calabria Verde”, è stata recuperata con i lavori di somma urgenza finanziati dal Mibact.
Il convento diventerà fruibile al pubblico in questa sua prima veste. Tra pochi giorni saranno completati i lavori di messa in sicurezza degli altari dove si venerava la statua di San Francesco di Paola e dove era custodito l’alluce del Santo, reliquia conservata oggi nella chiesa madre in paese. Dietro la chiesa si trova il chiostro che divide la parte religiosa del convento dalla parte conviviale. E qui c’è il refettorio, lo scriptorium ed un altro vano forse adibito a locutorium (luogo di conversazione e di ricevimento ospiti). Sul preciso uso dei vani si è ancora nel campo delle ipotesi, ma è sufficiente vedere i ruderi per immaginare la vita monastica.
– Ci sarà anche l’opera “Artista nomade-Manifesto” del 1940, mai vista prima in Italia, nella mostra ‘Paul Klee. Alle origini dell’arte’ che aprirà il 31/10 al Mudec di Milano, in cui l’artista verrà presentato sia attraverso le sue opere più conosciute, quelle astratte e policrome, sia i suoi meno noti lavori caricaturali.
La selezione in mostra di un centinaio di opere, accompagnata da manufatti etnografici del Mudec e da testi storici, ricostruisce il lavoro dell’artista sull’originario, in una sequenza strutturata per temi. La mostra è allestita con questo principio, disponendo le opere in un nastro orizzontale, con alternanza di chiaro e scuro, e luce diffusa. Le 5 sezioni in cui viene suddivisa la mostra raccontano il processo di formazione artistica. Dalla “caricatura” al periodo in cui Klee si definisce anche “illustratore cosmico” fino a un primitivismo di tipo “epigrafico”. Oltre ad ‘Artista nomade’ un altro inedito in Italia è il dipinto ‘Roccia artificiale’ del 1927.
– RIMINI

– A 75 anni dai bombardamenti che lo distrussero il 28 dicembre del 1943, il Teatro ‘Amintore Galli’ di Rimini torna a nuovo splendore e il 28 ottobre riaprirà la sua sala – da 826 posti a sedere e tre ordini di palchi – alla comunità con una rappresentazione in forma semiscenica della ‘Cenerentola’ di Gioachino Rossini, protagonista la mezzosoprano Cecilia Bartoli.
Le ultime note a risuonare al ‘Galli’ furono quelle della Madama Butterfly: 75 anni dopo l’opera di Puccini, la musica riprende da Rossini nel 150/o anniversario della sua morte. Il recupero del teatro nato dalla matita del modenese Luigi Poletti – che lo progettò a metà dell’Ottocento appena in tempo per ospitare la prima rappresentazione dell’Aroldo di Giuseppe Verdi che ne curò personalmente l’allestimento – è costato oltre 36 milioni di euro.
Tra gli eventi inaugurali, il 3 novembre la danza di Roberto Bolle and Friends e poi, il 10 e 11 dicembre, il Simon Boccanegra di Verdi diretto da Valery Gergiev.

– SANREMO (IMPERIA)

– “Con 870 brani inediti in gara, rispetto alle 813 cover o canzoni edite dell’anno scorso, l’edizione 2018 di Area Sanremo possiamo definirla da record”. Lo ha detto il presidente dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo Maurizio Caridi, tra gli organizzatori dell’evento, al Palafiori di Sanremo, all’apertura della seconda settimana dei corsi, alla quale partecipano oltre 400 degli artisti in gara.
“Per la prima volta – ha aggiunto Caridi – gli artisti sono venuti qui gratuitamente, non pagando la seconda quota, perché se si vuole puntare sui giovani che non sempre hanno risorse adeguate bisogna aiutarli”. Nel weekend dell’8, 9 e 10 novembre si terranno le selezioni e domenica 11, salvo cambiamenti, saranno comunicati i nomi dei 24 vincitori del concorso che dovranno successivamente comparire davanti a una Commissione di valutazione della Rai, a Roma, che sceglierà, a dicembre, da sei a otto artisti da inserire nella rosa ‘big’ del prossimo Festival di Sanremo.
Nel reparto di Cardiologia è ricoverata Giorgia, una ragazza di 16 anni con grandi occhi luminosi e una cascata di riccioli biondo castani, ma soprattutto un sorriso che se lo incroci ti lascia senza scampo: è in lista per un trapianto di cuore. E’ una delle protagoniste di “Dottori in corsia – Ospedale Pediatrico Bambino Gesù”, docu-serie in dieci puntate ideata da Simona Ercolani e prodotta da Stand by me in collaborazione con Rai Fiction, in onda da domenica 28 ottobre in seconda serata su Rai3 in replica ogni venerdì alle 15.20.
Dopo il successo della serie “I ragazzi del Bambino Gesù” le telecamere tornano nell’ospedale pediatrico più grande d’Europa per raccontare le sfide umane e professionali di medici e infermieri che ogni giorno salvano la vita di tanti bambini e ragazzi. Dottori in corsia documenta un nuovo ed intenso viaggio alla ricerca della guarigione, portando sul piccolo schermo storie di alta e media complessità medica per documentare dal vivo e dare spazio al miracolo quotidiano della medicina.
Come quello di Giorgia: nell’attesa di un cuore adatto a lei, i medici le hanno installato un Jarvick, un supporto meccanico, che può fare solo da ponte verso il trapianto. Finalmente il cuore arriva: è il professore Antonio Amodeo ad annunciare la notizia a lei e ai genitori, “sei molto fortunata, ti operiamo stanotte appena arriva”. Le immagini mostrano la reazione della giovane paziente, la sua gioia, gli abbracci al professore, ai genitori,  agli infermieri che si commuovono quando le viene comunicato: “abbiamo il cuore per te”. Nel corso di 16 mesi di riprese le telecamere hanno avuto accesso a numerosi reparti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, seguendo 22 casi e accompagnando i pazienti dal momento del ricovero o dell’inizio della terapia fino alla dimissione.
All’interno di ogni puntata verranno seguite tre storie differenti che si intrecciano tra loro, alternando momenti tensivi a momenti più emotivi e intimi; due storie su tre si concludono all’interno del singolo episodio, mentre la terza storia viene conclusa nell’episodio successivo. In particolare i medici e gli infermieri documentano ai telespettatori come riescono ad affrontare il trattamento di malattie rare e troppo spesso invalidanti.
Simona Ercolani spiega come rispetto alla scorsa edizione si sia compiuto un piccolo cambiamento nella narrazione: “L’anno scorso quando il Papa è venuto da noi in visita privata ci ha dato un suggerimento: ‘Ognuno di voi ha una storia’. Ci abbiamo ragionato e abbiamo deciso di raccontare la medicina, la battaglia quotidiana che fa tutto il personale”. Quindi Ercolani tiene a dire: “Questa serie di Dottori in corsia è dedicata a Flavio, un ragazzino protagonista della prima stagione: ci ha lasciato dopo che la prima stagione era andata in onda. Ci manca”.
Per il direttore di Rai3 Stefano Coletta, “la scelta di non andare oltre il racconto solo oncologico mi ha fatto riflettere sul fatto che la salute dà sempre una risposta collettiva; in questa seconda serie si mettono in campo gli sguardi, le emozioni anche degli operatori sanitari. Tutti noi che operiamo nel servizio radio-televisivo dobbiamo lavorare per rompere molti tabù; la malattia è un tabù”.
Jovanotti ha concesso ‘amichevolmente’ alcuni suoi brani, tra questi ‘Oh vita’.
Eleonora Andreatta, direttore di Rai Fiction, sottolinea che Dottori in corsia è “un racconto senza nessun cedimento allo spettacolo o alla logica-scoop. Casi reali, vicende umane e mediche al tempo stesso. L’ospedale è un luogo in cui i sentimenti cambiano di grado, tutto è vissuto con più intensità.
Facilmente si poteva cadere nel rischio dell’enfasi, mentre il racconto si attiene ad un’etica del rigore e della misura”. Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, evidenzia: Questo è un documentario contro tanti ciarlatani, persone che non diffondono il vero in medicina, facendo correre grandi rischi ai bambini. Il nostro ospedale con quest serie non fa un’operazione di marketing, non ne avrebbe bisogno, ma fa un’opera di formazione”.”L’azione della cura non è mai un’azione individuale e solitaria.  La cura è sempre l’espressione e il risultato di un lavoro di squadra. Il secondo messaggio che ci consegna questa documentario è che la medicina e in generale la scienza sono una passione e patrimonio sempre da difendere, da coltivare e da condividere”.
Un’altra novità è di questa stagione è la voce fuori campo di Geppi Cucciari che lega insieme tutte le parti delle puntate: “In questa serie – dice – si vedono più sorrisi che lacrime. Questo programma aiuta a relativizzare, a dire qualche grazie in più, a lamentarsi di meno”

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FIRENZE

Al Teatro della Pergola, da martedì 30 ottobre a domenica 4 novembre, Roberto Andò dirige per la prima volta in Italia ‘Bella figura’ di Yasmina Reza, con Anna Foglietta, Paolo Calabresi, Lucia Mascino, David Sebasti e con Simona Marchini. Una ‘tragedia divertente’, secondo la definizione che ne ha dato il regista inglese Matthew Warchus.
“Non so se le commedie di Yasmina Reza siano leggere – spiega, in una nota, Roberto Andò – perché in lei rimane sempre qualcosa di difficile da definire: il suo è umorismo nero, tutto si gioca sul lato del cinismo in cui l’essere umano sicuramente parte svantaggiato nei meccanismi della vita e deve quindi muoversi”. Un disguido tra due amanti in una macchina parcheggiata davanti a un ristorante. “Nelle mie opere – afferma, nella nota, Yasmina Reza – non racconto mai vere e proprie storie, a meno che non si consideri l’incerta e ondeggiante trama della vita, di per se stessa, una storia”. Una produzione Gli Ipocriti Melina Balsamo.
Womanity è una parola stupenda, racchiude umanità e femminile. E’ anche il nome di una fondazione che in Afghanistan, Brasile, Libano, India, Marocco e Medio Oriente lavora per l’empowerment delle donne ossia la loro valorizzazione. Ed è il titolo di un documentario di Barbara Cupisti, già autrice 10 anni fa di Madri, in programma alla Festa del cinema di Roma. “C’è l’urgenza di dare voce alle storie di donne, a ribadire l’eroicità, la resilienza delle donne nel quotidiano, la carica positiva quotidiana. Ogni azione anche la più piccola – dice

la Cupisti – è un motore di cambiamento all’interno della società”. La carica delle donne, “il lato privato, profondo del #metoo” è raccontato nel film attraverso piccole storie esemplari, “scelte tra le tantissime.
Sono solo simboli tra i molti possibili e tutte insieme vanno nella stessa direzione”. Prodotto da Clipper Media e Rai Cinema, con il patrocinio della Robert Kennedy Foundation sezione italiana, Womanity incrocia 36 ore (un giorno intero e l’inizio del successivo) qualunque di quattro donne tra India, Egitto e Stati Uniti. Nelle stesse ore la marcia dei movimenti femminili a Washington per ribadire i diritti delle donne e le istanze di equità. Da un anno tornati di grande attualità i movimenti femminili sono una grande eredità del ’68, rappresentando il vero cambiamento della società, “non bisogna vergognarsi di tornare ad usare la parola femminismo demonizzata nei decenni scorsi e il #metoo in questo ha un enorme valore. Mostrare la forza positiva delle donne, i pesi che portano e come riescono dall’interno in casa e nei luoghi di lavoro ad agire sul cambiamento”. E poi c’è la parola ‘sorellanza’ , “anche di questa non bisogna avere paura”, dice la Cupisti. In Womanity è molto presente: l’aiuto tra donne indiane sfregiate dall’acido è un esempio molto potente. Sono madre e figlia, Geeta e Neetu: nel ’93 il marito della prima e padre dell’altra aveva intenzione di ucciderle per potersi risposare con un’altra donna. Loro hanno trovato il coraggio di uscire di casa, mostrarsi con le loro terribili cicatrici e cercare aiuto per ricostruire la propria esistenza: si sono unite al caffè “Sheroes Hangout” di Agra e sono parte orgogliosa di questa realtà gestita interamente da donne che hanno subito attacchi con l’acido. Sempre in India la Cupisti racconta di Ritu che con il fratello Sunil, ha trasformato il villaggio di Bibipur, con un enorme tasso di infanticidi di bambine, in un’isola diversa, un mondo delle donne conosciuto in tutta l’India. Poi c’è la storia eroica e terribile dell’egiziana Sisa, 64 anni, vedova mentre aspettava una figlia. In condizioni economiche precarie poteva solo diventare mendicante o sposarsi, secondo le usanze, il cognato.
Ha scelto di travestirsi da uomo per 43 anni e svolgere così un lavoro riservato ai maschi, come il lustrascarpe, e mantenere in autonomia se stessa e la figlia. In America invece Jonnie, 40 anni, ha scelto di farsi strada in un mondo esclusivamente maschile come quello dei trasportatori: alla guida di enormi camion lavora nella città petrolifera di Williston. Ce l’ha fatta, ma la sua solitudine è davvero terribile.
TORINO

– Il Moncalieri Jazz Festival dedica la sua 21/a edizione, dal 3 al 25 novembre, al tema dei diritti umani e al ricordo dell’attivista sudafricano Nelson Mandela, nel centenario della sua nascita. A dare il via alla manifestazione, la tradizionale ‘Notte Nera del jazz’, sabato 3 novembre per le vie del centro di Moncalieri con l’omaggio alle marching band.
In programma serate con nomi del jazz nazionale e internazionale, tra cui Antonio Sanchez (15 novembre), Terence Blanchard (16 novembre) e Cinzia Tedesco (17 novembre). Per suggellare l’omaggio a Nelson Mandela, il festival culmina il 25 novembre con il concerto esclusivo, all’Auditorium Rai di Torino,̀protagonisti, insieme all’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, Fabrizio Bosso, Rosario Giuliani e la cantante sudafricana Simphiwe Dana.
A) – PRATO

– Il 2 e 3 novembre a Prato, per Tuscan Art Industry (Tai), manifestazione ideata da Chiara Bettazzi, sarà possibile visitare le ex fabbriche Banci e della Cementizia, testimonianze architettonicamente rilevanti nelle quali si legge “il processo di rinaturalizzazione degli spazi abbandonati”. Le visite saranno guidate da Giuseppe Guanci, storico dell’archeologia industriale e dai biologi Andrea Vannini e Simone Rizzuto.
L’ex lanificio Walter Banci – progettato nel 1953 dagli architetti Forasassi e Taiti, ispirato a un progetto di Frank Lloyd Wright, chiuso dal 1974 – è immerso “in una sorta di bosco urbano, impiantato dallo stesso Banci, rigeneratosi durante gli anni di abbandono”. La Cementizia ovvero l’ex Cementificio Marchino è un enorme complesso situato sul versante sud dei monti della Calvana, detto anche Le Macine, costruito nel 1926 e chiuso dal 1956. Tai è un progetto nato nel 2015 e rappresenta l’estensione del lavoro di ricerca che l’artista Chiara Bettazzi porta avanti sulle strutture presenti o scomparse di archeologia industriale a Prato e provincia.
L’edizione 2018 si è aperta lo scorso 20 ottobre in Corte Genova con l’inaugurazione del Villaggio culturale e della mostra ‘Paesaggi industriali, rovine e orti operai’ a cura di SC17 (visibile su appuntamento fino al 20 novembre): gli artisti coinvolti sono Emanuele Becheri, Loris Cecchini, Alessio de Girolamo, Andrea Fiesoli, Ronaldo Fiesoli, Gianni Melotti, Luca Pancrazzi e Robert Pettena, che rappresentano i paesaggi industriali nella loro trasformazione, ma anche quei luoghi che, richiamando la tradizione degli orti operai di fine Ottocento, hanno reso i terreni contigui delle aree industriali spazi poetici e vitali.

– BOLOGNA

– Dopo una pausa di tre anni, torna l’appuntamento con il Festival nazionale dei ‘Borghi più belli d’Italia’, dal 26 al 28 ottobre a FICO Eataly World di Bologna.
Si tratta di destinazioni ricche di fascino, storia, cultura e paesaggi, che hanno trovato nell’associazione il mezzo per uscire dall’anonimato ed entrare nei flussi turistici internazionali.
Al festival – inaugurato con Oscar Farinetti, patron di Eataly, e Fiorello Primi, presidente dell’associazione – ogni borgo presenterà il proprio territorio e un centinaio di produttori porterà quelle degustazioni tipiche che sono parte integrante del made in Italy, tra convegni, mostre, show cooking, folklore, arte e concerti. In apertura, anche il convegno “Investire nei Borghi è investire nel futuro del Paese”, con relatori istituzionali del turismo, per affrontare lo sviluppo economico e turistico dei piccoli centri d’eccellenza. Una finestra speciale verrà aperta sulla Sicilia: i 19 borghi aderenti all’associazione saranno gli ospiti d’onore.

– MODENA

– E’ il capolavoro della lirica italiana e Giuseppe Verdi la definiva “la sua opera più bella”: a ModenaFiere, dal 30 novembre al 2 dicembre, ‘7.8.Novecento – Gran mercato dell’antico’ proporrà un’esposizione interamente dedicata al ‘Rigoletto’, dalla prima alla Fenice di Venezia nel 1851 ad oggi.
La mostra è organizzata in sezioni tematiche secondo periodo o tipologia: spartiti storici, costumi di scena (tra cui quello indossato nel 1960 da Richard Tucker, il più grande tenore americano), locandine e programmi teatrali. Un focus della mostra è dedicato ai grandi interpreti, con foto e firme autografe: Enrico Caruso nel ruolo del Duca di Mantova a New York nel 1910, Titta Ruffo, Maria Callas, Beniamino Gigli, Luciano Pavarotti e molti altri. Una ‘wunderkammer’ che raccoglie oltre 200 cimeli, selezionati tra 600 pezzi del collezionista mantovano Nicola Zanella, frutto di anni di ricerche sul mercato antiquario, trascorsi a viaggiare nel mondo e a scandagliare on line siti e cataloghi delle case d’asta.
– BOLZANO

– Il 47,4% degli altoatesini legge i quotidiani su carta o in rete, mentre il 37,9% vede almeno uno spettacolo teatrale l’anno. Lo rileva l’Istituto provinciale di statistica (Astat) attraverso l’indagine “Multiscopo-aspetti della vita quotidiana”, secondo cui la partecipazione culturale in Alto Adige è più alta rispetto alla media nazionale.
Oltre al teatro (19,2% la media italiana), gli altoatesini seguono concerti di musica classica con una percentuale del 15,6% (9,1% a livello nazionale) e concerti di altra musica con una percentuale del 34,7% (18,6% la media italiana). Anche la frequentazione di musei o mostre è più elevata con un 37,3% contro il 30,6%.
Il 34,2%, poi, legge almeno 4 libri in un anno, in formato cartaceo, digitale o audio (contro il 21,5%). Per il cinema, invece, in Alto Adige si riscontrano livelli di frequentazione regolare più bassi rispetto a quelli medi nazionali: il 14,5% degli altoatesini si reca al cinema almeno quattro volte in un anno contro il 19,5% dei connazionali.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

A cinquant’anni dalla morte di Lucio Fontana, la Veneranda Fabbrica del Duomo omaggia l’artista italo-argentino dedicandogli la mostra “Arte novissima”, aperta al pubblico dal 27 ottobre al 27 gennaio, che espone alcune creazioni ideate per il Duomo di Milano.
Tra tutte, spicca il bozzetto in gesso della Quinta Porta della Cattedrale milanese, mai esposto al pubblico, che Fontana realizzò tra il 1955 e 1956. Il gesso, restaurato per l’occasione, fu al centro della competizione con Luciano Monguzzi, a cui la Veneranda Fabbrica aggiudicò successivamente il progetto. La proposta di Fontana era infatti “novissima”, troppo all’avanguardia e forse eccessiva per un luogo così antico e sacro. “Il Duomo di Milano è in debito di memoria nei confronti di Lucio Fontana”, ha spiegato monsignor Gianantonio Borgonovo, Arciprete del Duomo, “poiché all’epoca del concorso tra l’artista e la Fabbrica si è verificata un’incomprensione” dovuta forse “a soluzioni ritenute troppo rivoluzionarie”.
– Abuso di posizione dominante da parte della SIAE. Lo ha accertato l’Antitrust con un provvedimento del 25 settembre. L’abuso, in atto almeno dal 1 gennaio 2012, secondo l’Autorità è articolato in una pluralità di condotte finalizzate a escludere i concorrenti dai mercati relativi ai servizi di gestione dei diritti d’autore, nonché a impedire il ricorso all’autoproduzione da parte dei titolari dei diritti.
Questo – spiega l’Autorità – ha determinato l’affermazione di un monopolio non supportato dalla normativa, la compromissione del diritto di scelta dell’autore e la preclusione all’offerta dei servizi di gestione dei diritti d’autore da parte dei concorrenti.
– VENEZIA

– Tutto esaurito per le tre date del Giardino dei ciliegi, che il 26 ottobre apre la Stagione 2018/19 del Teatro Goldoni. Andrei Konchalovsky, maestro del teatro e del cinema internazionale, insieme al Mossovet Theater di Mosca porta sulla scena del più antico teatro veneziano la sua terza regia cechoviana. Rappresentato in lingua originale con sopratitoli in italiano, lo spettacolo giunge per la prima volta in Italia con il patrocinio del governo della Federazione Russa nell’ambito del programma delle “Stagioni Russe”.
“All’epoca in cui scrisse il giardino dei ciliegi – ha detto Konchalovsky – l’autore era già gravemente malato. Sulla base dei suoi calcoli da medico era solito scherzare tristemente, affermando di essere rimasto in questo mondo per almeno tre anni in più del previsto. Certo della fine che si stava avvicinando, decise di dire addio alla vita in modo allegro e proprio per questo aveva scritto il Giardino dei ciliegi come commedia. Lo scherzo d’addio di un genio che, tuttavia, tanti registi teatrali tra cui Stanislavskij e Nemirovic-Danchenko, hanno letto come un dramma”.
– Una performance che potrebbe riportare Julia Roberts in corsa per gli Oscar: è l’affermazione di molti critici americani dopo aver visto Ben is back, il dramma di Peter Hedges in cui la star è coprotagonista con un grande talento emergente come Lucas Hedges (figlio del regista). Si racconta la lunga notte che vivono insieme, alla vigilia di Natale, tra pentimenti, confessioni, spacciatori e incontri pericolosi, una madre e il figlio ventenne che sta cercando di uscire dalla tossicodipendenza. Il film, presentato alla Festa del Cinema di Roma da Alice nella città, uscirà negli Usa il 7 dicembre (in tempo per qualificarsi agli Academy Awards) e in Italia il 20 dicembre con Notorious.Peter Hedges, per anni sceneggiatore (ha firmato, fra gli altri, gli script di Buon compleanno Gilbert Grape e cofirmato quello di About a Boy per cui è stato nominato all’Oscar) prima di passare anche alla regia nel 2003 con Pieces of April, conferma la sua grande sensibilità ed empatia nel raccontare il viaggio di crescita tra conquiste e fragilità, dell’adolescenza e l’impatto con l’età adulta. “Peter ha scritto un testo così chiaro e riflessivo su questa famiglia. Dovevamo solo recepirlo e trovare la sintonia l’un l’altro – ha spiegato Julia Roberts nell’incontro del cast e il regista con il pubblico a Toronto – Mi è bastato guardare gli occhi di Lucas pieni di dolore per proiettarmi nella dimensione giusta”.La storia comincia da una sorpresa che porta, almeno all’inizio, più inquietudine che gioia: Ben (Hedges, presente alla Festa del Cinema di Roma anche con un altro film che punta alla stagione dei premi, Boy Erased), nel pieno di un percorso di disintossicazione dalla droga lascia la struttura dov’è in cura e si presenta alla porta di casa per passare il Natale con la sua famiglia. La madre Holly (Roberts, che disegna il personaggio armonizzando rigore, vulnerabilità e dolcezza) decide di accoglierlo nonostante le resistenze del secondo marito (Courtney B. Vance) e di Ivy (Kathryn Newton), sorella di Ben, nata come lui dal primo matrimonio. Il ragazzo, ‘pulito’ da 77 giorni, ci mette poco a ritrovarsi contro i suoi fantasmi, come le bugie che continua a dire, l’essere stato anche spacciatore e l’aver portato nella droga una cara amica che ne è morta.Il tentativo di ritrovare il cane di famiglia, ‘rapito’ da qualcuno che ha con Ben un conto da regolare, portano lui e la madre, decisa a non lasciarlo solo, in un viaggio tanto pericoloso quanto rivelatore. Hedges ha deciso di trattare la piaga della tossicodipendenza e l’impatto che ha sulle famiglie (affrontato alla Festa del cinema di Roma anche da Beautiful Boy), anche per ragioni personali: “Qualcuno che ho amato è morto, l’attore che preferivo al mondo è morto, mia nipote (che ha un cameo nel film) è quasi morta… – ha spiegato commuovendosi -. Stiamo vivendo un momento storico così divisivo e frustrante. Ho pensato allora di lasciare da parte il resto su cui stavo lavorando e impegnare tutto me stesso in qualcosa che potesse aiutare a favorire un discorso più ampio”.

– Grey’s Anatomy sta tornando e sarà ‘La stagione dell’amore’. Il conto alla rovescia per le nuove puntate è cominciato con l’annuncio di una première della durata monstre di due ore: in prima visione assoluta doppio episodio il 29 ottobre alle 21:00 e poi ogni lunedì su FoxLife (canale 114 di Sky). E’ la serie più vista di sempre sui canali Fox in esclusiva su Sky Italia, Grey’s con la 15/a stagione eguaglia il record di edizioni raggiunto da E.R. come medical drama più longevo della Tv Usa. Per aumentare la curiosità dei fan della serie più celebre di Shonda Rhimes è stata annunciata una scena esplicita fra Meredith (Ellen Pompeo) e un suo un possibile flirt, Andrew De Luca, il dottore di origini italiane interpretato dal romanissimo attore Giacomo Gianniotti.
Scopriremo se l’incontro è davvero avvenuto o è una fantasia nei confronti del giovane specializzando. La 15/a sarà “la stagione dell’amore” per andare incontro alle aspettative dei fan in attesa di una storia per Meredith che dopo la morte di Derek

– Un sogno costruito sulla realtà, una nuova prospettiva per Prada 365 che esplora la collezione Resort 2019, fotografata da Willy Vanderperre, all’interno di uno scenario dal cromatismo straordinario, fatto di colori densi e riflessi. Le immagini sono proiettate verso il futuro e insieme rivolte al passato, retrò e futuristiche allo stesso tempo. Lo sfondo è un’ambientazione unica per le due collezioni uomo e donna, collegate tra loro in una sorta di dialogo stilistico tra opposti.
Un nuovo genere interpretato da un cast variegato di volti femminili e maschili: Freja Beha Erichsen, Sora Choi, Daan Duez, Maaike Inga Felderhoff, Tae Min Park, Julia Nobis, Lineisy Montero, David Van Brusselt, Mats Vandenbosch Van Mil e Anok Yai. La macchina fotografica gioca con le loro proporzioni allungando e distorcendo le forme, trasformandole in espedienti grafici sullo sfondo di una parete luminescente dal colore puro, saturo. Sebbene circondati da un paesaggio irreale, le figure e i capi colpiscono per il loro realismo.
– FIRENZE

– 89 proiezioni in otto giorni, passando dai Queen con i due docu Queen: Rock the World di Christopher Bird e Queen + Bejart: Ballet for Life di Lynne Wake al processo a Nelson Mandela attraverso gli audio ritrovati in The State Against Mandela and the Others di Nicolas Champeaux e Gilles Porte. Questo il programma del 59/o Festival dei Popoli, la rassegna dedicata al film documentario che si svolgerà a Firenze dal 3 al 10 novembre, intitolata ‘Tracce di memoria, segnali di futuro’.
Tra gli altri film l’elezione di Donald Trump vista dall’interno del Ny Times in The Fourth Estate di Liz Garbs, la storia del mitico Studio 54 nel documentario di Matt Tyrnauer. E poi l’irascibile tennista americano John McEnroe in John McEnroe: In the Realm of Perfection di Julien Faraut e il coraggio di un colonnello che ha passato la vita a disinnescare mine nel Kurdistan iracheno in The Deminer di Hogir Hirori e Shinwar Kamal.
– Un documentario volutamente lento con i tempi di una volta e con quelle facce di italiani che non ci sono più. Un ritorno al passato quello di Giovanni Zoppeddu in ‘Diario di tonnara’, passato in selezione ufficiale alla Festa di Roma e in sala con Istituto Luce nel 2019, che racconta, con immagini di repertorio e interventi creativi, la cultura della antica pesca al tonno fatta di attesa, mito, sacro.Quasi un rito pagano quello della tonnara condotto dal Rais, capo indiscusso dei suoi fedeli tonnaroti, ma anche un inno alla fatica del vivere e a quella naturale propensione di una comunità a riconoscersi nelle tradizione e nel rito tipica di una sicilianità capace, come è per la festa di Sant’Agata a Catania, di mettere a braccetto con disinvoltura paganesimo e sacro. Un documentario che si fa comunque interprete di storie di mare attraverso il massiccio utilizzo di immagini di repertorio di maestri come De Seta, Quilici, Alliata e con la voce fuori campo di Ninni Ravazza, sub e giornalista, che aveva lavorato nella tonnara di Bonagia e autore di quel “Diario di tonnara” a cui il film è ispirato.Tante immagini in bianco e nero nel documentario, prima di quel “terremoto antropologico” (così lo definisce il regista sardo) che ha cambiato volto e cuore di molti italiani. “Alla lettura dell’esperienza di Ravizza – spiega Zoppeddu – , mi si spalancò davanti un mondo a tinte quasi mitologiche, popolato da eroi e dalle tradizioni millenarie che questi pescatori – nella loro semplice ricerca di sostentamento – portavano avanti di padre in figlio. Com’era possibile che tutto questo fosse scomparso? Come poteva un modello millenario scomparire così, nel silenzio, accecato dal mondo industriale? Avrei dovuto assolutamente raccontare tutto questo, per provare a fermare il tempo. Per far rivivere una comunità e darle voce”. E ancora Zoppeddu al suo primo film e già collaboratore di Folco Quilici: “Ho corso il mio rischio. Ho cercato di raccontare tutti i riti del mare che ruotano intorno alla vita dei proprietari di tonnara, dei rais e anche dell’ultimo dei tonnaroti, cercando di dipingerli come quello che sono: personaggi mitologici in grado di mettere la propria vita e le proprie risorse a disposizione di una comunità”.E che siamo nel tempo del mito, ma anche in una sorta di western del mare, lo spiega poi Ravizza: “Solo per fare un esempio, quando i vecchi marinai sentivano che si avvicinava una tempesta dicevano: ‘sta arrivando una boria’, vale a dire quella stessa ‘borea’ di cui parla Omero”. Mentre sui tonni spiega ancora il sub: “Era come il bufalo degli indiani d’America, era un animale che rispettavano e a cui si appellavano con deferenza, prima della caccia, con ‘tutti li tunni cerchi o perdono'”.

– La storia di Lucio Dalla condensata in settanta canzoni, tra successi immortali, rarità e un inedito. Questo è ‘Duvudubà’, raccolta in uscita oggi che presenta il repertorio del cantautore e musicista in una veste audio rivitalizzata dalla rimasterizzazione a 192 KHz/24 bit dei nastri originali di studio. Il titolo viene dall’iconico canto scat di Dalla nella sigla ‘Lunedìfilm’: “Ci piaceva l’idea di rappresentare l’amore di Lucio per l’improvvisazione”, spiega Marcello Balestra, discografico per oltre 30 anni al fianco di Dalla e manager della sua etichetta Pressing Line, presentando a Milano il progetto.In mezzo a chicche come ‘Ciao’ in francese, ‘Il mago pipo-pò’, ‘Amamus Deus’, ‘Unknown love’, ‘Sicilia’ e ‘Campione di Swing’, spicca certamente l’inedito ‘Starter’, del quale è stato diffuso anche un videoclip diretto da un altro collaboratore e amico di lunga data, Ambrogio Lo Giudice: “Il brano risale al periodo del tour ‘Work in progress’ con Francesco De Gregori – dice Balestra – E’ una delle tracce rimaste sul tavolo mentre lavorava al progetto successivo, nel 2010-2011: ci piace immaginare che sia andato a farsi un giro e noi stiamo finendo il suo lavoro. Si trattava di un pezzo formato, che andava sistemato più che altro nel mix. Ci abbiamo lavorato poi con Tullio Ferro, autore della musica, che ci teneva a completarlo: la struttura dell’arrangiamento c’era già, Ferro ha aggiunto il finale con l’aggiunta di quell’assolo di sax baritono”. Dopo ‘Almeno pensami’ presentata a Sanremo da Ron (ma – spiega Balestra – incisa già per intero da Dalla), continua la riscoperta di inediti: “Abbiamo cose molto belle, che vengono recuperate quotidianamente dai master. Probabilmente non ci sarà un album postumo, dipende da quanto troveremo, ma sicuramente non esisterà mai un disco di frattaglie: è giusto pubblicare ciò che ha dignità e completezza, confrontandoci fra tutti noi”.All’incontro, come alle prossime attività della Fondazione Lucio Dalla, ha partecipato anche Walter Veltroni: “Lucio è stato per la musica quello che Fellini è stato per il cinema, irripetibile – ha detto Veltroni, ricordando l’amicizia e stima per Dalla – Aveva fantasia, era picaresco, coltissimo, curioso di tutto: era capace di introdurre nella musica quel che musica non era, fumetti, cinema, letteratura, sport, la coscienza italiana, la speranza e il sogno. E, come Fellini, era uno dei più grandi bugiardi mai esistiti, ma di quelli belli: magari il suo universo era inventato, ma diventava reale nella coscienza di ciascuno di noi, come ‘Moby Dick’ o ‘Don Chisciotte'”. E in politica? “Posso dire che Lucio aveva deciso da che parte stare, nella grande ripartizione, ma sempre con libertà, senza mai essere un regolare: sicuramente aveva una grande coscienza civile e una fortissima cura, nella musica come nella vita, per chi stava ai margini”. Dopo questa raccolta, disponibile in streaming e in due cofanetti (4 CD con booklet da 60 pagine o 3 LP), Sony Legacy riprenderà le riedizioni deluxe rimasterizzate della discografia di Dalla: prossima uscita, nei primi mesi del 2019, con il classico ‘Lucio Dalla’, in occasione del quarantennale.

– NEW YORK

– L’ultima causa di JR dopo i fantasmi dei migranti a Ellis Island e il bambino gigante che spunta dal muro al confine col Messico è l’America divisa dalle armi facili. L’artista parigino che da sette anni vive negli Usa ha realizzato in collaborazione con Time magazine una straordinaria copertina diventata anche murale e opera interattiva.
Il monumentale progetto ha coinvolto 245 persone in tre diversi stati su barricate opposte del dibattito sulle armi da fuoco: politici, manifestanti, vittime di violenza, medici, cacciatori, soldati, semplici cittadini, tutti arroccati sulle loro posizioni.
JR ha scattato e filmato a St. Louis Washington e Dallas, tre città al centro del problema. L’opera, oltre a fare la copertina di Time, è destinata a viaggiare coast to coast dopo le due prime tappe a New York: dal 26 ottobre al 3 novembre nello spazio FuturePace a Chelsea e sull’Art Wall, il muro all’incrocio tra Bowery e Houston aperto ad artisti dai tempi di Keith Haring.
– Uno dei dischi numero uno nel 2018 va on the road: il rapper Ernia partirà il 30 ottobre con il tour a supporto di ’68’, da Fasano fino al gran finale all’Alcatraz di Milano il 7 marzo. “Mi accompagnerà una dj che si fa chiamare Angie – dice l’artista – Sarò il primo rapper italiano con una ragazza ai piatti: tante dj donne stanno emergendo, ed è importante spingere questa cosa. Visti i casi recenti di insulti ad artiste in contesti hip-hop, mi sembrava importante cercare di mandare un messaggio”. Dopo il debutto, il tour toccherà Calcinaia (Pisa), Potenza, Firenze, Roma, Bologna, Mantova, Brescia, Trofarello (Torino), Fabriano (Ancona), Lucca, Avellino, Napoli, Nonantola (Modena), Novara e Milano.
– BOLOGNA

– Dopo Otis Redding, Rufus Thomas e Solomon Burke, un quarto artista del soul è entrato nella toponomastica di Porretta Terme, la località sull’Appennino tra Bologna e Pistoia in cui ogni anno si tiene il festival dedicato a questo genere musicale.
E’ stato infatti inaugurato il vicolo intitolato a Sam Cooke dove si trova il murales completato da Alice Palmieri, autrice anche dell’opera dedicata a Otis Redding. Alla cerimonia era presente una rappresentanza del comune di Alto Reno Terme, di cui fa parte Porretta, con il sindaco Giuseppe Nanni, oltre a Graziano Uliani, direttore artistico del Porretta Soul Festival, Chuck Bernardini, avvocato e consigliere comunale di Chicago e lo staff del festival. Un saluto dalla famiglia di Sam Cooke è arrivato dall’America, con un messaggio inviato da Erik Green, nipote e biografo dell’artista, che ha ringraziato la rassegna per la diffusione della musica soul. La prossima edizione del festival è in programma dal 18 al 21 luglio 2019.
A soli sette giorni dall’uscita, è “Giovani”, il nuovo album di Irama, un mix di sonorità che vanno dal rock al funk, dal pop con richiami anni ’80 al soul, da atmosfere più elettroniche all’intimismo della musica acustica, a piazzarsi al primo posto della classifica FIMI/GFK degli album più venduti in Italia. Un buon risultato per il giovane cantautore, che conferma il successo del suo percorso discografico e annuncia un tour che partirà dal prossimo 24 novembre con la prima tappa a Roma e dopo in tutte le più importanti città d’Italia (quasi tutte sono sold out), fino al Mediolanum Forum di Milano, il 5 aprile 2019. Del resto dopo 12 settimane di permanenza nella cima più alta della classifica (di cui 11 al n.1) con l’album “Plume” (certificato doppio platino) l’album di Irama, che a poche ore dall’uscita, lo scorso 19 ottobre, aveva guadagnato subito la prima posizione su iTunes, a oggi ha già superato i 3 milioni di streaming su Spotify. Detto fatto Irama spodesta il Supereroe di Emis Killa che si piazza sul secondo gradino. Scivola in avanti di un posto fermandosi al terzo anche Alessandra Amoroso, con il suo album “10”, che celebra il suo esordio nel programma Amici proprio dieci anni fa. Rimangono stabili in quarta posizione Lady Gaga & Bradley Cooper con il loro A star is born. Fermi sul quinto gradino anche TheGiornalisti con Love. Al sesto posto debutta Greta Van Fleet con il suo Anthem of the peaceful Army. Scivola di una posizione e si ferma sulla settima la Dark Polo Gang con Trap Lovers. Ottavo posto per il Peter Pan di Ultimo che scende dal numero sette. Atterrano dal nono posto dal terzo i Subsonica con “8”. Chiude la top ten Sinatra di Gue Pequeno. Per i singoli digitali più scaricati sono ancora in testa i Maneskin con Torna a casa. Il vinile più venduto è Anthem of the peaceful Army di Greta Van Fleet.    Ecco la top ten Fimi/Gfk degli album più venduti della settimana dal 19 al 25 ottobre:1) GIOVANI, IRAMA (WARNER BROS-WMI)2) SUPEREROE, EMIS KILLA (CAROSELLO RECORDS- ARTIST FIRST)3) 10, ALESSANDRA AMOROSO (COLUMBIA-SONY)4) A STAR IS BORN, LADY GAGA & BRADLEY COOPER (VIRGIN-UNIVERSAL MUSIC)5) LOVE, THEGIORNALISTI (CAROSELLO RECORDS-ARTIST FIRST)6) ANTHEM OF THE PEACEFUL ARMY, GRETA VAN FLEET (ISLAND – UNIVERSAL MUSIC)7) TRAP LOVERS, DARK POLO GANG (VIRGIN-UNIVERSAL MUSIC)8) PETER PAN, ULTIMO (HONIRO-BELIEVE DISTRIBUTION SERVICES)9) “8”, SUBSONICA (COLUMBIA-SONY)10) SINATRA, GUE PEQUENO (ISLAND/DEF JAM-UNIVERSAL MUSIC)   Questa è la classifica dei singoli digitali più venduti:1) TORNA A CASA, MNESKIN (RCA RECORDS LABEL-SME)2) SHALLOW, LADY GAGA & BRADLEY COOPER (VIRGIN- UNI)3) TAKI TAKI, DJ SNAKE FEAT. SELENA GOMEZ, OZUNA & CARDI B (VIRGIN- UNI)4) VOGLIO, MARCO MENGONI (RCA RECORDS LABEL SME)5) FUOCO E BENZINA, EMIS KILLA (CAROSELLO RECORDS- THE ORCHARD)Questa è la classifica dei vinili:1) ANTHEM OF THE PEACEFUL ARMY, GRETA VAN FLEET (ISLAND- UNIVERSAL MUSIC)2) LA MIA STORIA PIANO E VOCE, MARCO MASINI (NAR INTERNATIONAL ARTIST FIRST)3) NEVERMIND, NIRVANA (GEFFEN RECORDS/USM UNIVERSAL MUSIC)4) SINDROME DI TORET, WILLIE PEYOTE (451 -ARTIST FIRST)5) LOVE, THEGIORNALISTI (CAROSELLO RECORDS – ARTIST FIRST).

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Diego Marcon è il vincitore del Maxxi Bulgari Prize 2018. La sua opera Ludwig, “poetica ed evocativa, vince per la capacità d’interpretare, attraverso una sintesi di diversi linguaggi, lo spirito dei nostri tempi”, resterà in mostra nel Museo Maxxi insieme alle opere di Talia Chetrit e Invernomuto fino al 4 novembre, ma entra a far parte della Collezione del Maxxi Arte. Il progetto del museo ha l’obiettivo di sostenere e promuovere i giovani artisti, quest’anno è rinnovato e proiettato sulla scena artistica internazionale anche grazie al supporto della partnership con Bulgari.
Marcon ha ricevuto il premio dalle mani del regista Premio Oscar Giuseppe Tornatore, presidente del comitato d’onore del progetto, in presenza di Giovanna Melandri presidente Fondazione Maxxi e di Jean Christophe Babin ad del Gruppo Bulgari. Assieme a loro i giurati Yuko Hasegawa e David Elliott e il direttore del Maxxi Arte Bartolomeo Pietromarchi.
Ludwig è un video proiettato a tutta parete realizzato con la tecnica cgi (computer-generated imagery) utilizzata nella computer grafica per la resa degli effetti speciali digitali nel cinema, in tv, in pubblicità e nei videogiochi di simulazione.
Il protagonista è un bambino che accende un fiammifero in uno spazio sospeso, che è una nave in balia di una tempesta. Mentre il fiammifero si consuma il bambino intona un canto con versi scritti dall’artista sulla disperazione e la fatica dell’esistenza finché il fiammifero si spegne e la musica si interrompe, per poi ricominciare in loop. L’implacabile reiterazione della scena genera un’atmosfera claustrofobica e ossessiva. La partitura per pianoforte e voce è di Federico Chiari, eseguita da Marco de Gaspari e interpretata da Gianluigi Sartori, allievo cantore del Coro Voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala di Milano.
– TRIESTE

– “Quando mio nonno aprì la porta e vide suo figlio, cioè mio padre, con i collant da donna, non disse nulla e richiuse la porta. Poi avrebbe detto soltanto ‘noi Hemingway apparteniamo a una strana tribù'”. John Hemingway, nipote del grande scrittore, ricorda così in modo toccante un momento difficile della sua famiglia, riportato nel libro “Una strana tribù” (Marlin), che ha presentato questa sera al Caffè degli Specchi, 70 anni dopo la visita del nonno.
Il libro, pubblicato nel 2007 negli Stati Uniti e da allora uscito in tanti Paesi e in Italia soltanto da pochi mesi, è un ritratto affettuoso ma impietoso della famiglia Hemingway, segnata da un tratto depressivo che “avrebbe portato mio nonno a subire l’elettrochoc, così come mio padre Gregory, più volte – racconta John – Mio padre era bipolare, poi all’età di 65 anni circa, ha cambiato sesso. Mia madre era schizofrenica, un mio bisnonno si è suicidato”, precisa ancora.

Ci sono tanti ‘finalmente’ nella conferma ufficiale di Roberto Benigni che sarà Geppetto nel Pinocchio di Matteo Garrone.Finalmente il grande attore torna al cinema (La tigre e la neve è del 2005), al servizio di un progetto non suo (in attesa vada in porto quello per la tv sull’amore) e in una storia che lui stesso ha raccontato nel film del 2002. E finalmente il film di Garrone decolla: riprese previste per inizio 2019, coproduzione internazionale Italia/Francia della ‘sua’ Archimede con Rai Cinema e Le Pacte. Pinocchio era stato accantonato un paio di anni fa dal regista romano per realizzare Dogman, il film ispirato all’omicidio di Giancarlo Ricci (Edoardo Pesce), avvenuto nel 1988 a Roma per mano di Pietro De Negri detto er canaro (interpretato magistralmente da Marcello Fonte). E’ il film su cui punta l’Italia per le nomination all’Oscar straniero che saranno annunciate il 22 gennaio 2019, mentre la cerimonia di consegna degli Oscar si terrà a Los Angeles domenica 24 febbraio. Oscar, anzi tre (miglior attore e migliori musiche originali, quelle di Nicola Piovani), che, altra coincidenza meravigliosa, sono stati vinti con La Vita è bella di Benigni nel ’97.La passione per il personaggio di Collodi accomuna Garrone e Benigni. Già a proposito del protagonista di Reality il regista lo definiva un ‘Pinocchio’, mentre il toscano nel 2002 lo aveva trasposto in immagini con un film diventato ormai un classico anche se ebbe non troppa fortuna al botteghino. “Girare finalmente Pinocchio e dirigere Roberto Benigni sono due sogni che si avverano in un solo film – ha dichiarato Matteo Garrone -. Con il burattino di Collodi ci “inseguiamo” da quando – bambino – disegnavo i miei primi ‘storyboard’. Poi, negli anni, ho sempre sentito in quella storia qualcosa di familiare. Come se il mondo di Pinocchio fosse penetrato nel mio immaginario, tanto che in molti hanno ritrovato nei miei film tracce delle sue Avventure. Anche con Benigni è stato un ‘inseguimento’ iniziato molto tempo fa: l’ho conosciuto da bambino, grazie a mio padre (il critico teatrale Nico Garrone, tra i primi a scrivere di Benigni ai suoi esordi, ndr). Avere finalmente l’opportunità di lavorare insieme è per me un’occasione straordinaria: Pinocchio sarà un film per tutta la famiglia, grandi e piccoli, e nessuno come Roberto – che ha divertito e commosso milioni di spettatori in tutto il mondo – riesce a emozionare il pubblico di ogni età. Lo ringrazio per la fiducia che mi ha dimostrato accettando di condividere con me questa nuova, spericolata avventura”. Roberto Benigni ha aggiunto: “Un grande personaggio, una grande favola, un grande regista: fare Geppetto diretto da Matteo Garrone è una delle forme della felicità”.Resta da capire se sarà italiano anche il resto del cast, come Garrone avrebbe voluto già tre anni fa quando aveva cominciato a cercare il bimbo protagonista. Il casting è in piena realizzazione anche per i ruoli più piccoli per i quali il 23 ottobre a Roma sono stati fatti provini a circensi e artisti di strada tra i 18 e i 50 anni. Toni Servillo, che nel precedente progetto di Pinocchio avrebbe recitato il ruolo di Geppetto, sarà comunque tra i protagonisti? Intanto si sa che il film sarà interamente girato in Italia, tra Lazio, Toscana e Puglia. I personaggi e le creature fantastiche saranno realizzati all’insegna di uno straordinario realismo, combinando trucco ed effetti digitali grazie al talento del due volte premio Oscar per il miglior trucco Mark Coulier (Grand Budapest Hotel, The Iron Lady) e della VFX Supervisor Rachael Penfold (The Revenant, Cloud Atlas). L’annuncio internazionale – che sta facendo il giro di tutti i principali siti di cinema – arriva giusto qualche giorno dopo quello di un altro premio Oscar, Guillermo del Toro (La forma dell’acqua) che, prodotto da Netflix, sta lavorando ad un altro Pinocchio molto ambizioso: un musical animato con la tecnica della stop-motion. “La storia di Pinocchio – aveva detto il regista – ha avuto una profonda influenza su di me”, tanto da collezionare un’intera serie di burattini, a partire da quelli realizzati da Disney in occasione dell’uscita del classico di animazione del 1940. Anche Del Toro insegue il progetto da anni: fu annunciato nel 2012.

– “Non sapevo chi fosse Elena Ferrante, non l’ho mai saputo, ma per me è stato immediato il rapporto con la sua scrittura. Mi era chiarissimo che fosse l’opera di una scrittrice prodigiosa”. Lo ha raccontato Mario Martone, nell’incontro ravvicinato di cui è stato protagonista alla Festa del Cinema di Roma, in occasione della proiezione della versione restaurata de L’amore molesto, il film del 1995 con una straordinaria Anna Bonaiuto, vincitore di tre David Di Donatello e tratto dal romanzo della misteriosa scrittrice.
“Elena Ferrante, come i grandi scrittori russi, è universale – ha detto il regista – però tu arrivi a quella universalità attraverso il dettaglio, da un umore al tanfo di un’osteria.
L’amica geniale ne è il chiaro esempio”. Martone era anche fra i nomi che Elena Ferrante aveva indicato come registi che le sarebbero piaciuti per la serie da L’amica geniale: “Mi ha fatto piacere, dimostrava la stima che lei ha per me. Poi la serie l’ha fatta Saverio Costanzo, regista bravissimo”.   [print-me title=”STAMPA”]

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