Ultimo aggiornamento 11 Novembre, 2018, 12:13:51 di Maurizio Barra
DALLE 07:55 DI SABATO 10 NOVEMBRE 2018
ALLE 12:13 DI DOMENICA 11 NOVEMBRE 2018
SOMMARIO
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Morricone 90 anni, il mio rapporto con Tarantino
Dal libro con Tornatore ‘Ennio, un maestro’ HarperCollins Italia
iniSalmo, nuovo album e polemica con SalviniEsce “Playlist”. Il ministro su twitter, ‘che tristezza, apri la mente fratello’
Gallucci-Kalimat, collana multiculturaleCon testo bilingue italiano-arabo
Jasmine Trinca e La maladie de la mortTra scena e film il lavoro dalla Duras, poi a Bologna e Prato
Backstreet Boys annunciano l’album DNAIn uscita 25 gennaio. Poi il tour, tappa a Milano il 15 maggio
Salmo, record su Spotify con PlaylistNuovo album registra maggior numero stream, 8 brani in chart
J-Ax, 10 concerti consecutivi a MilanoL’11 novembre si conclude serie di date evento con tanti ospiti
A Spezia ‘Dio arriverà all’alba’Omaggio teatrale di Antonio Nobili a Alda Merini
Kylie Minogue: “Divertirsi guardando al mondo”Il 12/11 sul palco a Padova. “Cosa ricordo dell’Italia? Sanremo”
Fantastic Negrito, blues umano e civileIl chitarrista e cantante americano a Milano l’11 e 12 novembre
Torna Hugh Grant con uno scandalo molto ingleseSu Fox Crime dal 23/11, storia che scandalizzò Gb negli anni ’70
Capecchi, manager di Conti e ‘fratelli’Presentato a Firenze ‘Saluta tutti’ con le gag dei suoi artisti
Da Salvini a Veltroni, tutti Alla lavagna su Rai3 – VIDEOColetta, il racconto del reale attraverso domande dei ragazzini
Cremonini, nei palazzetti spazio a musica e all’abbraccioPrimo sold out al Forum di Assago, tra colori e canzoni
C’è l’autoritratto di Giotto in Esaù respinto da IsaccoLo studioso Buso, l’affresco è sicuramente suo, dipinto nel 1315
Styx, una donna sola e il dramma dei migrantiIn sala il film di Fischer, anteprima al Parlamento Europeo
Villerupt, vince film di Letizia MartirePremiata anche Barbora Bobulova al Festival du Film Italien
Bif&st, 10 anni e omaggio a MorriconeDal 27/4 al 4/5 al Petruzzelli. Laudadio, 4/o festival d’Italia
Efa, Garrone e Rohrwacher in nominationPer Dogman e Lazzaro Felice 4 candidature a testa
Summer, un La La Land russo anni ’80Il regista Serebrennikov, inviso a Putin, ora sotto processo – Van De Sfroos, a dicembre tour teatrale
Tour de Nocc, in scaletta i brani più noti rivisitati
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Per gentile concessione di HarperCollins Italia pubblichiamo un brano da ‘Ennio, un maestro’ (euro 18,50), conversazione tra Ennio Morricone e Giuseppe Tornatore, arrivato in libreria per i 90 anni del compositore Premio Oscar. Nelle 330 pagine del libro – che sarà presentato il 12 novembre al Teatro Quirino di Roma – animate dalle domande di Tornatore, i due premi Oscar raccontano il cinema, la musica, le immagini, i suoni e il loro sguardo sul mondo.
Nel testo proposto Morricone parla, stimolato da Tornatore, del suo rapporto con Quentin Tarantino. “Prima di The Hateful Eight, in realtà, con lui non avevo lavorato mai, è lui che aveva lavorato con le mie musiche.
Per la verità, ho ammirato alcuni suoi film, e anche il modo in cui usa le mie musiche di repertorio. Lui ha scoperto che preferisce prendere musiche preesistenti, le ascolta, e se gli vanno bene le mette nel suo. È ovvio che se prendi un pezzo da un film, un pezzo da un altro, un pezzo da un altro ancora, una coerenza musicale non l’avrai mai. E forse avrei difficoltà a lavorarci insieme: nei film devo essere coerente, non posso fare uno zibaldone, una fantasia musicale, come se ogni musica che mettiamo va bene. In realtà mi chiamò per le musiche di Bastardi senza gloria, era febbraio e doveva andare a Cannes, avevo due mesi di tempo per scrivere. Ma stavo lavorando per te e rifiutai, non ne avevo il tempo. Alla fine sono stato contento di essermi tirato indietro, ho visto il film e anche lì ha scelto pezzi lontanissimi tra di loro, che comunque stavano benissimo su quelle scene. La coerenza non l’ha cercata mai, sente il trasporto, la simpatia per questi pezzi, pensa che funzionino e via.. Al film successivo, The Hateful Eight, dissi di no subito, avevo tanto altro da fare. Tarantino venne a Roma a prendere il David di Donatello e mi raggiunse a casa per convincermi a lavorare al suo film. In realtà non me lo chiese, mi diede il copione in italiano e allora dissi subito sì, e cancellai il precedente no telefonico.
Lui aggiunse soltanto: ‘Il film è pieno di neve, faccia un pezzo lungo per la neve, per la scena con la corriera trainata dai cavalli che corre attraverso la neve. Mi bastano sette minuti di musica’. Era strano che mi chiedesse sette minuti senza farmi vedere il film. Aveva letto il copione anche mia moglie e come me lo aveva giudicato benissimo. Anzi, usò la parola che io non uso mai: capolavoro. Perciò, anche con tanto senso di responsabilità, accettai il film. Ma cosa dovevo scrivere? Lui lo chiamava western, ma per me non era un western, era un film d’avventura collocato nella storia americana. Gli telefonai a Los Angeles: ‘Quanto dura questa sequenza della neve?’. Mi rispose: ‘Dai venti ai quaranta minuti’. Quaranta? E che gli faccio, mezz’ora di musica nevosa? Decisi allora di scrivere un pezzo più lungo dei sette minuti che mi aveva chiesto, e poi altri pezzi più dinamici, più interessanti anche per me, musica sinfonica che non avevo mai fatto, mai prima di allora. E sai perché? Mi pareva di vendicarmi sui film western di un tempo, così semplici, fatti solo per il pubblico. Questo aveva musica sinfonica, forse anche esagerata per un film, forse no, io comunque azzardai. Del resto Tarantino non mi aveva dato alcuna indicazione, quindi proseguii coraggiosamente, e ti confesso che preparai anche qualche pezzo di riserva. Tu sai bene come faccio. Se il regista dice: ‘Sto pezzo non c’entra niente’, ne prendo subito un altro, già preparato in anticipo, lo metto davanti all’orchestra e si esegue all’istante.
Con lui in precedenza mi era capitata una strana cosa, scrissi una canzone che Quentin ascoltò. Gli piacque moltissimo e la mise sul film. Ma era solo un provino, Elisa l’aveva provata prima di registrare il disco vero, ma lui la mise sul film così. Intendiamoci, a Tarantino non voglio fare nessuna predica. Mi è simpatico e gli sono grato dei tanti complimenti che mi ha dedicato. Però è preoccupante che metta sul film una versione così provvisoria di una canzone suonata solo al pianoforte”.
– Quando ha ritirato il Golden Globe per tuo conto, ha rilasciato una dichiarazione di cui si è parlato molto: “Morricone è come Mozart, come Schubert”. Cos’hai pensato?, chiede poi, in un altro passo del libro, Tornatore a Morricone. “Penso che sia stato generoso, e che probabilmente nemmeno lui credeva a ciò che diceva. Però aggiungo che il giudizio su qualsiasi artista, e non parlo solo di compositori, puoi darlo davvero solo dopo la sua morte, dopo lo studio attento delle sue partiture, dei suoi quadri o delle sue sculture. Non puoi valutarlo subito. A volte qualcosa ci entusiasma, ma poi ci ripensiamo, ci correggiamo.
Le sue parole un po’ mi hanno fatto piacere, un po’ mi hanno anche dato l’impressione che stesse prendendomi per i fondelli, forse con l’obiettivo di creare pubblicità attorno al film. Non credo a giudizi simili, sono adulazioni. Quando ero giovane e mi dicevano bravissimo, mi scocciava molto. Adesso sto zitto e mi dico: ‘E se fosse sincero?'”. (@2018 HarperCollins Italia SpA Pubblicato in accordo con Delia Agenzia Letteraria).
“Mamma mia che tristezza, apri la mente, fratello!”: con un tweet il ministro dell’interno Matteo Salvini risponde al rapper Salmo, che intervistato da Rolling Stone ha detto: “Se state con Salvini STRAPPATE le mie magliette e BRUCIATE i miei CD”.
“Come puoi fare rap nel 2018 e non guardarti intorno? – riflette l’artista di Olbia in occasione dell’uscita del suo album ‘Playlist’ – Prima di tutto i ragazzini devono capire, perché sono malleabili e spesso confusi, vedono Salvini e pensano sia un mito perché è un ‘personaggio’. Io non voglio prendere posizione politica ma questa cosa non la tollero: se sono simpatizzanti di quel filone di pensiero ignorante, non devono ascoltare rap, che è prima di tutto black culture, piuttosto ascoltino i dischi degli skinheads””.
Dalla società fino alla depressione, Salmo mette a nudo i nervi scoperti del presente e della sua vita nel suo quinto album, personale fin dal luogo in cui è stato registrato per la gran parte, il Red Bull Music Studio installato a casa sua.
Questo si riflette nel tono dei brani, specie l’epilogo ‘Lunedì’, il primo ad essere stato realizzato: “Ho detto molti fatti miei – racconta Salmo – Fare rap vuol dire rappresentare, se stessi e il mondo. Nel disco si capisce che ho avuto problemi, con la popolarità, la droga, l’amore e la depressione: per me era doveroso buttare tutto dentro. Cadere nella depressione succede a tutti. Io mi ritengo fortunato perché scrivo, il che è terapeutico: dopo ‘Lunedì’ mi sono sentito rinato. Ma è doveroso anche nei confronti delle tante persone che ci sono passate e si riconoscono. Secondo me dovrebbero farlo tutti i rapper, non solo parlare di catene ma mettersi a nudo, dire la propria idea”.
Questo significa anche entrare a gamba tesa sul presente con spietata onestà, come nel singolo ’90min’. Una crudele analisi sociale torna tra le righe di ‘Stai zitto’ con Fabri Fibra e nella satira sul materialismo di ‘Ricchi e morti’ e ‘Dispovery Channel’ con Nitro: “Questa ondata di rap e consumismo mi fa vomitare: a tutti piacciono le belle cose, ma questo approccio esagerato si riversa sui ragazzini, che magari ai genitori chiedono le Balenciaga anziché il motorino. E così nessuno esce di casa, come nel fenomeno hikikomori in Giappone da cui viene l’ispirazione di ‘Ho paura di uscire’: è in quel posto sicuro che nasce l’haterismo”.
L’antidoto è mostrarsi vulnerabili, come avviene nel lato B, tra la ballad d’amore ‘Il cielo nella stanza’ con la topliner Nstasia e la furente ‘Ora che fai?” (“Senza volerlo questo è il mio disco più concettuale”), mentre le ispirazioni desert rock di ‘PxM’ e ‘Tie” contrastano con gli spunti melodici dei featuring di Coez e Sfera Ebbasta (“Noi due insieme siamo come Cristiano Ronaldo e Messi nella stessa squadra”).
Dopo questo album Salmo medita una pausa: “Non è che smetto di fare musica, perché è lei che viene a cercarmi. Ma sono stanco dell’ambiente che si sta creando: i nuovi artisti, magari pure bravi, diventano famosi non per la musica, viene fuori prima il personaggio e alla fine non mi ricordo una loro rima.
Sta diventando sempre più un teatrino, e non voglio ritrovarmi come gli artisti pop che si vedono superati dai ragazzini. Ho bisogno di altri input, rincorro prima di tutto l’arte: la regia mi piacerebbe, amo stare dietro e sviluppare idee”. Intanto quasi tutto è pronto per gli show nei palazzetti a Roma (Palalottomatica, 16/12) e Milano (Mediolanum Forum, 22/12, sold out) con data zero a Vigevano (13/12): “Abbiamo fatto una cosa grossa, sarà – anticipa – una bella sorpresa”.
– Coloratissimi, illustrati da artisti locali, con testo bilingue in italiano e arabo: sono i libri che invitano all’amicizia multiculturale a cui è dedicata la nuova collana italo-araba per bambini “Gallucci Kalimat-Libri ponte sul Mediterraneo”. Nata in collaborazione con la premiata casa editrice degli Emirati Arabi Uniti, Kalimat, fondata e diretta da Bodour al Qasimi, figlia dell’Emiro al Quasimi, eletta lo scorso 11 ottobre vice presidente dell’IPA – International Publishers Association, la collana esordisce con 5 albi illustrati, rivolti a bambini di fasce d’età diverse, della scrittrice libanese Fatima Sharafeddine, la più famosa autrice per bambini di lingua araba. Le traduzioni in italiano sono di Elisabetta Bartuli, Isabella Camera d’Afflitto e Francesca Maria Corrao, tre tra le più prestigiose traduttrici di lingua araba. La Sharafeddine, autrice di oltre 120 libri, vincitrice del Bologna Ragazzi Award 2016, è di nuovo candidata all’ALMA – Astrid Lindgren Memorial Award 2019. La scrittrice ha un passato da insegnante ed è cresciuta e si è formata in patria, a Beirut, negli anni difficili della guerra civile libanese.
Tra i primi titoli ad arrivare in libreria: ‘Intorno a casa mia’, con disegni di Rebeca Luciani, dedicato ai bambini più piccoli che cominciano a scoprire il mondo esterno; ‘Avicenna’, con disegni di Hassan Amekan, biografia di un importante personaggio storico orientale, e Zia Osha, con disegni di Hanane Kai, su una zia chiacchierona che all’improvviso sparisce. Tra le iniziative della casa editrice Kalimat che pubblica solo libri per bambini c’è anche una fondazione che opera in zone sensibili come Lampedusa.
– Si intitola non a caso ‘La maladie de la mort’, come il racconto di Marguerite Duras da cui è liberamente tratto, lo spettacolo ospite per due sere del Teatro di Roma all’Argentina, cupo e ossessivo, freddo e violento, firmato da Katie Mitchell, su un rapporto di coppia che mette assieme una donna che si vende con tutta la meccanicità che questo comporta e un uomo che è morto dentro, incapace del tutto di amare, e spera da questo incontro ripetuto di notte in notte di ricavare una impossibile scintilla di sentimento, di vita. Il lavoro, proveniente da Torino, sarà a Bologna dal 13 al 16 novembre e a Prato dal 20 al 23.
C’è una voce narrante, quella dell’autrice, che fa osservazioni o riferisce pensieri in un linguaggio intenso e molto letterario, ed è di Jasmine Trinca, presente in scena in una sorta di cabina di regia, visto che tutto è costruito come un set per la ripresa di un film, in linea con la ricerca sul sovrapporsi e incrociarsi dei linguaggi di scena e tecnologici della Mitchell.
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I Backstreet Boys tornano con un nuovo album: Dna, in uscita il 25 gennaio per RCA Records. Il decimo album della band, già disponibile in pre-order, contiene pezzi scritti da Lauv (già con Charli XCX), Andy Grammer, Stuart Crichton (DNCE) and Mike Sabbath (J Balvin). Il disco è anticipato dal singolo “Chances” scritto da Ryan Tedder (leader dei OneRepublic) e da Shawn Mendes.
L’11 maggio il gruppo darà il via al “DNA World Tour” – il suo più grande tour nelle arene da oltre 18 anni – e il 15 maggio sarà in concerto al Mediolanum Forum di Milano. Durante questi tre mesi la band si esibirà in Europa e Nord America. I Backstreet Boys sono Nick Carter, Howie Dorough, Brian Littrell, AJ McLean, Kevin Richardson. “Il nostro gruppo si è formato 26 anni fa – racconta Howie D – e abbiamo passato tanti alti e bassi durante la nostra carriera. Ma dalle nostre singole esperienze abbiamo capito che la cosa più importante era fare ciò che fosse meglio per il gruppo”.
– Salmo, con il disco appena pubblicato Playlist, fa il record assoluto in Italia su Spotify. Il rapper registra il maggior numero di stream di un album in un giorno con quasi 10 milioni di stream (9.956.884). Inoltre, per la prima volta un artista italiano piazza 8 brani nella Global Chart.
Nella sua carriera Salmo ha collezionato in totale, tra album e singoli, 11 dischi di platino e 14 dischi d’oro, con oltre 248 milioni di visualizzazioni su YouTube. È l’artista rap ad aver venduto di più nel 2016. “90 MIN”, il singolo che ha lanciato il progetto, ha dominato le classifiche, registrando numeri da record: n.1 della classifica FIMI/GfK, n.1 della classifica Top 50 di Spotify, n.1 della Top 100 e della Hip Hop/Rap di Apple Music, n.1 della classifica singoli e della Hip Hop/Rap di iTunes, più di 1 milione di stream in 24 ore (debutto più alto di sempre in Italia per un brano solista), oltre 15 milioni di stream, debutto direttamente nella Top 100 Globale di Spotify il giorno della pubblicazione.
– Domenica 11 novembre si conclude al Fabrique di Milano la serie di date evento che hanno visto protagonista assoluto J-Ax. Oltre 31 mila le persone che in dieci serate, per oltre 2 ore e 40 di show, non hanno mai smesso di cantare e ballare. Tra i tanti ospiti e amici che si sono alternati duettando con il rapper, Max Pezzali, Nina Zilli, Paola Turci, Gue Pequeno, Reverendo e Il Cile. “Per festeggiare questa occasione speciale ho raggiunto un nuovo traguardo – 10 concerti consecutivi – che ho scelto di regalare alla mia città natale, quella da cui tutto è cominciato nel lontano 1993”, sottolinea J-Ax. “Ringrazio i molti colleghi e amici che sono venuti a vedermi, gli amici e fratelli che si sono esibiti con me sul palco, ringrazio i miei fedelissimi fan e tutto il mio staff perché mi hanno mostrato ancora una volta che per loro c’ero ci sono e ci sarò sempre, emozionandomi e sostenendomi con grandissimo affetto. Per me è un momento magico”.
– GENOVA
– C’è attesa alla Spezia per ‘Dio arriverà all’alba’, l’omaggio teatrale che Antonio Nobili ha fatto a Alda Merini narrandone la quotidianità come fonte inesauribile e imprevedibile della sua produzione poetica. ‘Dio arriverà all’alba’ è previsto per il 17 e 18 novembre al Dialma Ruggiero.
‘Dio arriverà all’alba’ è un testo poetico e vivace in cui Alda Merini accoglie il pubblico nel suo quotidiano più intimo e controverso. La finestra sui Navigli è aperta verso la sua casa piena di ispirazione e di persone che hanno sottolineato la sua umana e fragile anima. Oltre a Antonella Petrone nel ruolo di Alda Merini, Valerio Villa interpreta Paolo, Davide Fasano è Arnoldo Mondadori, Virginia Menendez sarà Anna, Alberto Albertino il dr. Gandini e Sharon Orlandini sarà la bambina.
– “Un mio concerto nasce con un obiettivo: far divertire il pubblico, stabilire un contatto profondo con la platea e offrire un ritratto il più possibile esauriente della mia carriera e di ciò che sono io come donna e come artista in questo momento”. Kylie Minogue presenta così l’unica data italiana, in programma lunedì 12 novembre al Gran Teatro Geox di Padova, del suo nuovo tour.La diva pop australiana, che da poco ha compiuto 50 anni, sta vivendo un momento felice: ha pubblicato il suo nuovo album “Golden”, che segna l’ennesima svolta stilistica di una carriera iniziata come attrice alla fine degli anni ’70 con la soap opera “Neighbours”, dove recitava accanto a Russell Crowe, Jason Donovan e Nathalie Imbruglia e, stando alle cronache rosa, ha trovato anche un nuovo amore.Parla al telefono dall’Inghilterra: la sua assistente è perentoria nell’imporre il rispetto di tempi molto ristretti, lei è gentile e ci tiene a sottolineare che ha molti ricordi dell’Italia. “So bene che è banale dire amo l’Italia perché è un Paese meraviglioso. C’è stato un periodo della mia vita in cui viaggiavo attraverso l’Europa e venivo in Italia una volta all’anno, anche da turista. Poi quando la mia carriera ha cominciato a prendere una strada diversa tutto è un po’ cambiato, perché è ovvio che quando giri per lavoro tutto cambia – racconta -. I miei ricordi più vivi sono legati alle apparizioni (nel 2002 e nel 2008) al festival di Sanremo (in realtà domanda come si chiama quel grande festival che si svolge una volta all’anno?) e a un ‘crazy, funny show’ (“Torno Sabato” di Giorgio Panariello nel 2003). Conto di aggiungere con questo concerto un altro bel ricordo italiano”.Negli anni Kylie Minogue è diventata un simbolo di impegno: è un’icona del movimento LGTB, una militante delle campagne contro l’Aids: in questo momento così complesso, con i cambiamenti politici che coinvolgono gli Stati Uniti e l’Europa, crede sia giusto trasmettere certi contenuti attraverso i propri concerti? “E’ una domanda importante che riguarda un tema attorno al quale si dovrebbe parlare per ore. Il modo migliore per spiegare come la penso è fare un esempio: poco tempo fa sono stata a vedere lo show di Bruce Springsteen a Broadway e l’ho trovato stupefacente. E’ impressionante il rapporto che Bruce stabilisce con la gente attraverso le parole e le canzoni, è tutto legato, non c’è bisogno di spiegare: si avverte il senso di una comunità che cresce insieme attraverso la musica. Ecco cos’è l’impegno: per quanto riguarda me e i miei concerti, il primo passo da compiere è far divertire la gente anche al di là di contenuti che non sempre sono leggeri. E un obiettivo del genere richiede molto duro lavoro. La magia si crea quando sei in connessione con la gente e le sue emozioni, quando tu stai bene, ti diverti e sei convinta di quello che fai il pubblico lo sente e avverte lo scambio di energia. E’ questo il segreto, mantenere il contatto. Ed è anche questo che mi da energia: trasmettere alla gente le mie emozioni. Il che non vuol dire dimenticarsi del mondo in cui viviamo”.
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“Non ho scalette: vado sul palco, inizio e non so dove andrò a finire”. Xavier Dphrepaulezz in arte Fantastic Negrito presenta così i suoi show, che porterà a Milano (Santeria Social Club) per due date sold out domenica 11 e lunedì 12 novembre. “Penso ai miei show come a un’esperienza per unirsi: il primo compito della musica è ispirare e portare amore”, racconta il chitarrista e cantante americano di origine somala. Un senso mistico e civile, che traspare in album come l’ultimo ‘Please Don’t Be Dead’: “Definirlo ‘politico’ suonerebbe insincero, mi limito a presentare il punto di vista di un essere umano”. Una combinazione sintetizzata dalla copertina, una foto dell’artista in un letto d’ospedale dopo un incidente quasi mortale del 1999: “L’ho scelta per provocare: sembra riflettere lo stato del mondo e del mio paese in questo momento”.
– Hugh Grant è uno degli attori più amati del mondo che negli anni, seppur con il volto segnato da qualche ruga in più, non solo ha forse acquistato in fascino, ma anche in punti da parte della critica e della stampa del settore. E’ il protagonista di ‘Uno scandalo molto inglese’ (A Very English Scandal), la miniserie tv che arriva dal 23 novembre su FoxCrime con tre episodi pieni di intrigo, passione e mistero, un tentato omicidio e molto altro ancora.Una serie che riporta alla luce l’affaire Thorpe, astro nascente in politica negli anni ’70: brillante, progressista, manipolatore, educato a Eton e Oxford, stava per diventare capo del Partito Liberale quando l’aspirante modello Norman Scott uscì allo scoperto affermando di essere stato il suo amante. Accanto a Grant c’è uno dei giovani attori britannici più dotati di talento, ovvero Ben Whishaw (Spectre; Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick) nel ruolo di Scott. La regia è affidata al due volte nominato all’Oscar Stephen Frears, il cineasta inglese già dietro la macchina da presa di pellicole come Philomena, Florence e Vittoria e Abdul. Uno dei migliori ruoli di Grant riconosciuti dalla critica è proprio quello in Florence in cui ha recitato accanto a Meryl Streep. A Very English Scandal ha appassionato gli spettatori inglesi tanto da spingerli a promuovere la miniserie con il 96% di recensioni positive sul sito Rotten Tomatoes. E’ una drammatizzazione dell’omonimo romanzo di John Preston ispirato proprio allo scandalo di Jeremy Thorpe. Il libro è stato pubblicato per la prima volta il 5 maggio 2016 da Viking Press e da Other Press negli Stati Uniti. Descrive in dettaglio il caso Thorpe.A quell’epoca, l’omosessualità in Gran Bretagna è illegale: e per anni Scott, di professione aspirante modello, minaccia di rendere pubblica la relazione. In questo pasticcio sbuca Andrew Newton, che afferma di essere stato assoldato da Thorpe per uccidere il suo ex amante Scott e farlo tacere per sempre. Quello che veramente succede è che Newton, armato di una pistola Mauser, va nel Devon dove Scott vive e uccide il suo cane, un danese di nome Rinka. Newton afferma di aver rivolto poi l’arma contro Scott, ma che la pistola si è inceppata. Nel 1979 Thorpe viene processato per istigazione all’omicidio, ma viene assolto e Newton non viene creduto.Lo stesso Hugh Grant stava finendo Oxford quando scoppiò lo scandalo. “Una fonte di divertimento e risolini tra studenti”, ha confidato l’attore alla NPR quando la miniserie è uscita in Inghilterra. Thorpe è morto nel 2014 continuando a negare sia la relazione con Scott che il tentativo di assassinio. Il potente leader politico di Hugh Grant e l’ex modello di Ben Whishaw riproporranno uno dei processi che segnò il secolo scorso e che non trovò mai il vero colpevole. Nel cast anche Alex Jennings, Patricia Hodge, Monica Dolan e Adrian Scarborough. Sull’onda dello miniserie sono state aperte diverse inchieste giornalistiche che hanno rivelato che Newton, il presunto killer, non è morto come si pensava, ma vive sotto falso nome nel Surrey. La polizia ha però fatto sapere che l’inchiesta non verrà riaperta. Hugh Grant ha appena sposato, a 57 anni, la 38enne producer svedese Anna Eberstein (madre di tre dei suoi cinque figli). Da tempo l’attore ha messo dunque la testa a posto, anche se nella sua vita non sono mancati gli scandali. Stavolta quello che lo riguarda è targato Bbc One, è A Very English Scandal.
– FIRENZE
– ‘Saluta tutti’ è il libro di Fernando Capecchi, manager di tanti artisti e conosciuto soprattutto per essere stato lo scopritore di Carlo Conti, Leonardo Pieraccioni e Giorgio Panariello e dello storico gruppo di cabaret di Vernice Fresca. E proprio Conti e Pieraccioni erano presenti all’incontro alla libreria Ibs + Libraccio di Firenze. “Poiché sto invecchiando – ha detto l’autore – ho scritto un libro per fissare i miei ricordi in modo tale che se in futuro dimenticherò qualcosa, potrò andare a rileggermi tutti gli aneddoti che ho vissuto in prima persona”. Il libro, edito da Rai Eri, è scritto a 4 mani con Enrico Salvadori. “Ricordo un provino – ha raccontato Conti – che facemmo noi tre a Roma.
Fernando lo aveva fissato lo stesso giorno per risparmiare sulla trasferta. Ebbene, a me fu sconsigliato di fare televisione perché ero troppo scuro, Leonardo aveva una faccia troppo carina per fare il cabaret e Giorgio, che aveva interpretato Mario il bagnino, non era piaciuto particolarmente”.
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“Molti dicono che lei è razzista, ma lei pensa davvero di esserlo?”, chiede candidamente Sofia. “No, tutt’altro” scuote la testa Matteo Salvini. “Lei ha perdonato le persone che hanno ucciso suo padre?”, è la domanda di Ksenia. “No… Ti aspettavi una risposta diversa?”, replica senza esitazioni Rita Dalla Chiesa. “Dicono che lei è una rompiscatole”, incalza Samira. “Ah, che bello!”, sorride Milena Gabanelli. “Lei assomiglia con quegli occhiali un po’ a Harry Potter”: e Danilo Toninelli scoppia a ridere.
Non è facile essere ‘interrogati’ dai bambini: sono arguti, diretti, spigliati, senza peli sulla lingua, capaci di formulare domande disarmanti ma per nulla scontate. Lo sanno bene i personaggi del mondo della politica, del giornalismo e dello spettacolo protagonisti del nuovo access prime time di Rai3, ‘Alla lavagna!’, al via lunedì 12 novembre alle 20.20: prodotto in collaborazione con Endemol Shine Italy, il programma mette i vip a confronto con una classe di 18 agguerritissimi studenti, tra i 9 e i 12 anni, con risultati inattesi. Con il vicepremier e ministro dell’Interno Salvini i bambini parleranno di politica, razzismo e immigrazione, ma gli chiederanno anche come i figli vivano la sua notorietà. La mafia e l’uccisione del generale Carlo Alberto dalla Chiesa saranno al centro della puntata con Rita dalla Chiesa che affronterà anche temi come il bullismo e l’amore tra persone dello stesso sesso. Tra gli argomenti trattati con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Toninelli, la tragedia del ponte di Genova, ma anche la differenza fra partito e movimento politico. Alla Gabanelli i bambini faranno domande sul giornalismo e sulle sue esperienze come inviata di guerra.
“Le sorprese? Gabanelli che accetta di ballare sulle note di Gioca jouer, per esempio. Ma spiazza anche Rita Dalla Chiesa che ammette di non aver perdonato gli assassini del padre”, spiega il direttore di Rai3, Stefano Coletta. “Il meccanismo del format non è quello del personaggio che entra in classe e tiene la sua lezione, come si è già visto, ma che si mette totalmente a nudo rispondendo alle domande dei ragazzi. E in un’epoca in cui il significante spesso supera il significato, è un’occasione anche per scoprire delle verità nel modo di comunicare del protagonista di turno”. Dopo il successo di Non ho l’età, “finestra sull’amore tardivo, racconto si chi si rimette in gioco nel terzo tempo della vita, ho pensato di creare una sorta di continuum generazionale, spostando il focus sulla realtà raccontata attraverso gli occhi di chi comincia a progettare la vita”, sottolinea ancora Coletta.
Gli ospiti sono soprattutto politici: “In tanti hanno accettato, da Tajani alla Santanchè, da D’Alema a Gasparri a Veltroni, ma avremo anche Luxuria, Gramellini, Bertolino tra i tanti”, anticipa Coletta, sottolineando l’impegno per “ridare a Rai3 la sua identità di laboratorio. Sono arrivato dopo la partenza di big come Fabio Fazio e Milena Gabanelli, poi è andato via anche Alberto Angela. Ma la gestione di una rete ‘divelta’ è diventata un’opportunità: oggi Rai3 è una delle reti più illuminate, fa ottimi ascolti, ma soprattutto è tornata ad essere luogo di innovazione: abbiamo lanciato oltre venti nuovi titoli, dimostrando che si può fare informazione o contribuire alla formazione dell’opinione pubblica anche attraverso linguaggi diversi”.
Il format originale, ‘Au Tableau!’, si è fatto conoscere grazie alla puntata sulle elezioni presidenziali in Francia, con ospite Emmanuel Macron, che ha fatto il giro del web. Poi, con il titolo internazionale di ‘Facing the Classroom’, è andato in onda anche in Libano, Belgio, Polonia e Nuova Zelanda.
– Ridimensionando le misure ma non le ambizioni artistiche, Cesare Cremonini ha tradotto dagli stadi ai palazzetti un concerto che racconta 20 anni di musica tra cantautorato italiano e rock inglese. Il bolognese l’ha dimostrato il 9 novembre al Mediolanum Forum di Assago, di fronte a 11mila persone (dato degli organizzatori), sold out straripante che si ripeterà domani, prima che il tour indoor venga a chiudersi proprio qui, il 16 dicembre.
Al fianco c’è sempre Ballo al basso e banjo, e una band con ottoni, chitarre e cori. Ma i cori più forti sono quelli del Forum: entusiasta nel prologo su ‘Possibili scenari’, danzante su ‘Kashmir-Kashmir’, inneggiante su ‘PadreMadre’. Cremonini sa giocare con le attese del pubblico, usando le canzoni ma anche il carisma: tra manierismi alla Mercury e gesti da maestro del coro con i quali governa i canti della platea, l’artista non si fa sovrastare dalla scenografia, che riprende la produzione degli stadi con i piani obliqui e i colori fluo blu e rosa.
Anzi, più dello show, contano l’abbraccio e la resa musicale: ‘La nuova stella di Broadway’ e ‘Latin Lover’ sono accolte e accompagnate da boati, mentre ‘Lost in the weekend’ scatena una danza collettiva e ‘Un uomo nuovo’ mette in mostra una voce in forma. Dopo l’esplosione di colori di ‘Buon viaggio (share the love)’ arriva il raccoglimento quando Cremonini siede al pianoforte, introdotto dal sax di Gabriele Bolognesi. La scaletta, finora pressoché invariata rispetto agli stadi, si apre qui a una rarità come ‘Momento silenzioso’ del 2005: “E’ una canzone che conoscono in quattro gatti – dice il cantautore dal palco – Ma sono quei quattro che ci seguono dall’inizio -inizio: questo tour è la possibilità di venire a casa vostra, e per questo volevamo ringraziare quelli che hanno condiviso il successo, ma anche quelli che c’erano quando non era tutto così”. Questo atto centrale è il più denso di valore, musicale e umano: a ‘Una come te’ arrangiata alla Nina Simone e conclusa da un momento commento autoironico, e alla dondolante ‘Vieni a vedere perché’ segue infatti il crescendo più esaltante su ‘Le sei e ventisei’, quando i fiati sanno di beatlesiano e preludono a una nuova apertura.
E’ quello che si verifica con ‘Mondo’, con tanto di duetto di Jovanotti sui maxischermi, e quindi con ‘Logico #1’ e ‘GreyGoose’, due tra i momenti più energetici e pop della serata. Dopo le danze, un altro momento raccolto è quello con Andrea Morelli alla chitarra: qui, sul palchetto diagonale, il cantante parla di sé e della sua poetica, intonando ‘Dev’essere così’ e ‘Al tuo matrimonio’, chicca dall’ultimo album. “Se non avessi disgrazie d’amore – dice tra il serio e il faceto – Di cosa canterei?”.
Si tratta dell’ultima boccata d’aria prima di un finale tutto d’un fiato, elettrico, con ‘Il pagliaccio’ e quindi ’50 Special’, immancabile tributo agli esordi e momento di memoria collettiva. ‘Nessuno vuole essere Robin’, una delle hit di ‘Possibili scenari’, fa da toccante congedo e chiude un cerchio sull’umanità aperto da ‘Kashmir-Kashmir’ oltre due ore prima. Un brano accolto da boati non meno del bis, ‘Un giorno migliore’, che chiude il sipario.
L’artista e studioso trevigiano Luciano Buso torna a Giotto con una nuova rivelazione, questa volta su Esaù respinto da Isacco, grande affresco della Basilica Superiore di Assisi (misura 3 metri per 3) dai più attribuito al Maestro di Isacco e tradizionalmente datato tra il 1291 ed il 1295. Niente affatto, sostiene Buso che quell’affresco ha studiato palmo a palmo negli ultimi dieci anni: “L’autore è Giotto, che lo firmò nel 1315 e vi inserì, nascondendolo, anche un suo probabile autoritratto”. Le ultime scoperte sono l’individuazione della firma di Giotto (ce ne sono due, spiega Buso, una estesa, “Giottus”, e l’altra con le sue iniziali, GB per Giotto da Bondone). Alla quale si aggiungono le date, anche in questo caso due (1315 per esteso e 15), che posticipano di 25 anni la realizzazione dell’opera, e “moltissime figure aliene dalla scena principale rappresentata”.
ASSISI – Leonardo firmò la Gioconda nascondendo nel ritratto più enigmatico della storia l’iniziale del suo nome nonché la data di composizione del dipinto, il 1501, e addirittura l’intera scritta ‘Gioconda’. Ma non fu il solo. Lo stesso usavano fare in quel secolo Giorgione e Raffaello. E quasi duecento anni prima anche Giotto riempiva i suoi affreschi di scritte celate, iniziali, cifre. Il segreto? Una tecnica di scrittura nascosta nata come sorta di incancellabile autentica delle opere e tramandata di bottega in bottega, forse come protezione dai falsi, per oltre 700 anni, tanto che la conoscevano e la praticavano persino Klimt e Picasso.Da anni al lavoro sulla sua scoperta che nel tempo lo ha portato a mettere a punto un personale metodo di analisi, l’artista e studioso trevigiano Luciano Buso torna ora a Giotto, con una nuova rivelazione, questa volta su Esaù respinto da Isacco, grande affresco della Basilica Superiore di Assisi (misura 3 metri per 3) dai più attribuito al Maestro di Isacco e tradizionalmente datato tra il 1291 ed il 1295. Niente affatto, sostiene Buso che quell’affresco ha studiato palmo a palmo negli ultimi dieci anni: “L’autore è Giotto, che lo firmò nel 1315 e vi inserì, nascondendolo, anche un suo probabile autoritratto”. Di queste scoperte Buso parlerà oggi in un convegno ad Assisi nella Domus Pacis Santa Maria degli Angeli dove illustrerà anche la sua teoria sulle firme e sulle figure celate nell’arte. Lo studio su Esaù respinto da Isacco, spiega, cominciò nel 2008-2009. Fu in quegli anni, racconta, che individuò il primo volto di un demone semi celato “tra le pieghe del lenzuolo rosso sotto il corpo di Isacco”. Un anno dopo la pubblicazione dell’anteprima del suo studio una studiosa di gran nome, Chiara Frugoni, individuò il secondo demone con un corno, nascosto tra le nuvole nelle scene centrali del ciclo della Vita di Francesco nella Basilica di Assisi. Scoperte che si susseguirono con l’individuazione, firmata in questo caso da Giuliano Pisani, di una serie di volti celati nell’azzurrite di alcuni affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni. Le ultime scoperte di Buso riguardano invece l’affresco di Esaù, con l’individuazione della firma di Giotto (ce ne sono due, spiega, una estesa, “Giottus”, e l’altra con le sue iniziali, GB per Giotto da Bondone). Alla quale si aggiungono le date, anche in questo caso due (1315 per esteso e 15), che posticipano di 25 anni la realizzazione dell’opera, e “moltissime figure aliene dalla scena principale rappresentata”. Quanto a queste altre figure ritrovate, scrive Buso, “alcune rappresentano volti demoniaci con addirittura il corno, altre paiono rappresentare un re e una regina dell’epoca”.Ma non solo. Perché tra le tante figure “aliene”, sostiene Buso, c’è un volto che sembra proprio essere un autoritratto di Giotto. “Si trova in alto a sinistra, proprio sopra la tenda con la fascia azzurra”, dice, vicino alla grande data ’15’. “Il volto reca a cappello la data e questo mi ha indotto a pensare che esso rappresenti qualcuno di importante, ritenuto dall’artista trecentesco degno di attenzione”. Quel volto, sottolinea, sembra riportare “una certa somiglianza” con un ritratto di Giotto eseguito nel XVI secolo. E l’abitudine di nascondere un proprio piccolo autoritratto all’interno dell’opera, fa notare Buso, è una cosa che si ritrova in altri grandi, da Michelangelo a Giorgione. “La presenza del presunto autoritratto – argomenta lo studioso – andrebbe a modificare la storia dell’affresco di Esaù e insieme ad altri particolari sottolineati nella mia ricerca, suggerirebbe in modo definitivo che l’artista abbia dipinto l’affresco proprio all’interno della Basilica, cosa che in passato era stata messa in dubbio”.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
‘Styx’ di Wolfgang Fischer, già film d’apertura della sezione Panorama a Berlino e ora in sala dal 15 novembre con Cine Club Distribuzione Internazionale, è un film sull’emigrazione, e sulle sue molte anime, da non perdere. Il lungometraggio, che ha già ricevuto l’Human Rights Film Award 2018 e verrà proiettato al Parlamento Europeo il 15 novembre, racconta in modo originale cosa accade quando è un singolo a confrontarsi in mezzo al mare con una boat-people in avaria. Ambientato prima a Colonia e poi in mezzo al mare, Styx (ovvero Stige “il fiume che divide i morti dai vivi” ci tiene a spiegare il regista), ha come protagonista Rike (Susanne Wolff), quarantenne medico tedesca che si mette in viaggio da sola su una barca a vela da Gibilterra.
Destinazione? Il paradiso, ovvero l’isola di Ascensione nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico. Rike è una brava e coraggiosa velista che, nei momenti di bonaccia, sfoglia un volume pieno di foto sulla sua paradisiaca destinazione finale, ma dopo una forte burrasca tutto cambia. La donna infatti vede a poca distanza un barca alla deriva piena di migranti che chiedono aiuto. Solo un ragazzo riesce ad aggrapparsi alla sua barca, mentre molti migranti affogano cercando di raggiungere Rike.
Dopo svariati S.O.S., la guardia costiera le ordina di non immischiarsi troppo perché non ha i mezzi per poter aiutare i migranti. Ma di fronte a Rike continuano a morire uomini e donne e i suoi sensi di colpa montano. Che fare per salvare quegli uomini? “Volevo soprattutto creare un’emozione – ha detto a Roma il regista austriaco -, aprire un dialogo con gli spettatori. Spero che questo accada anche con il Parlamento Europeo anche se mi aspetto che i parlamentari europei populisti probabilmente neppure andranno a vederlo. Anche se è importante comunque confrontarsi e farlo vedere a chi prende le decisioni”. E ha aggiunto Fisher: “L’idea principale del film era comunque di parlare di noi stessi mettendo lo spettatore medio in una prospettiva occidentale anche se oggi – ha concluso – con quello che sta accadendo, chiusura dei porti e altro, la consapevolezza del problema nei prossimi decenni si avvertirà meno. E questo perché i morti non saranno più in mare, ma nei deserti che attraversano per raggiungere i barconi verso l’Europa”.
– ‘Saremo giovani e bellissimi’ di Letizia Martire ha trionfato in Francia al 41° Festival du Film Italien de Villerupt. Nel palmarès anche i film di Laura Luchetti, Damiano e Fabio D’Innocenzo, Edoardo De Angelis, Pippo Mezzapesa.
Saremo giovani e bellissimi ha ottenuto il gran premio Amilcar della Giuria; Fiore gemello di Laura Luchetti ha conquistato l’Amilcar della Giuria Giovani.
Gli altri riconoscimenti, sempre associati al nome dello scultore italo-francese Amilcar Zannoni, sono andati per la Giuria della Critica a La terra dell’abbastanza dei Fratelli D’Innocenzo, il Premio del Pubblico ed una Menzione Speciale a Il Bene mio di Pippo Mezzapesa, quello degli Esercenti di sale francesi a Il vizio della speranza di Edoardo De Angelis. Mentre Barbora Bobulova, che ha inaugurato il Festival, ha ricevuto l’annuale riconoscimento della Città riservato ad una personalità del cinema italiano.
– BARI
– “Questo è un anno importante per il Bif&st che compie 10 anni ed è ormai, per credibilità, il quarto festival cinematografico d’Italia. Lo presentiamo in una data importante: il 90/o compleanno di Ennio Morricone al quale sarà dedicata una retrospettiva della manifestazione con la proiezione di 44 film per i quali ha curato la colonna sonora”.
Così Felice Laudadio, direttore del Bif&st, rivelando alcune anticipazioni del festival che si svolgerà a Bari dal 27 aprile al 4 maggio 2019. Il Bif&st sarà aperto dalla proiezione del film muto ‘Napoli che canta’, girato nel 1926 da Roberto Leone Roberti, padre di Sergio Leone. Lina Sastri realizzerà un commento musicale alla proiezione. In programma anche un regalo al Petruzzelli per i suoi 10 anni di ‘nuova vita’: il restauro e la proiezione di Polvere di stelle con Alberto Sordi e Monica Vitti, girato nel 1973 nel politeama barese. Saranno 12 i film in concorso per Panorama internazionale, 7 fuori concorso per le Anteprime.
Tornano anche le Lezioni di cinema.
Per il cinema italiano è doppietta per le nomination agli European Film Awards 2018 (gli Oscar europei) che si terranno a Siviglia il 15 dicembre. ‘Dogman’ di Matteo Garrone e ‘Lazzaro Felice’ di Alice Rohrwacher si aggiudicano quattro nomination ciascuno per le categorie film europeo 2018; regista; attrice (Alba Rohrwacher); attore (Marcello Fonte) e, infine, sceneggiatore: Matteo Garrone, Ugo Chiti & Massimo Gaudioso per ‘Dogman’ e Alice Rohrwacher per ‘Lazzaro Felice’.
In corsa per miglior film europeo 2018 contro i due italiani solo tre film, ed esattamente: ‘Border’ di Ali Abbasi; ‘Cold War’ di Paweł Pawlikowski e ‘Girl’ di Lukas Dhont. Le candidature dei premi maggiori sono state annunciate a Siviglia.
Mentre il regista, Kirill Serebrennikov, è in questi giorni alla sbarra a Mosca per frode fiscale – imputazione dietro la quale secondo molti osservatori ci sarebbero motivi politici nonché un tentativo di punire l’atteggiamento critico di Serebrennikov nei confronti delle autorità – arriva in sala in Italia, dal 15 novembre con I Wonder, il suo film ‘Summer’, già in corsa per la Palma d’oro al Festival di Cannes dove non a caso la sedia del regista era rimasta vuota.Peccato. Perché il film di oltre due ore è una sorta di La la Land rock russo che ti tiene incollato e insieme ti fa ballare. Girato sincopatamente in bianco e nero e a colori e con interventi grafici pop d’epoca, ti fa piombare nella Russia degli anni Ottanta, all’epoca Breznev, quando la scena rock era solo agli inizi e veniva vista come pericolosa. Ovvero, come una musica controrivoluzionaria, una contaminazione dell’odiato Occidente capitalista. Le prime sequenze dicono tutto del clima di allora. Ci ritroviamo in un club rock di Leningrado, concessione del regime alla voglia di musica di questa nuova generazione ‘degenerata’: qui un gruppo rock suona, ma i giovani spettatori restano seduti, ingessati, non si muovono più di tanto per non rischiare di essere ripresi da funzionari del regime sovietico attenti a ogni movimento di troppo. Di scena comunque in ‘Summer’ la biopic di due leggende del rock russo come Viktor Tsoi (cantante, chitarrista, attore, poeta e vigile del fuoco e leader della rock band Kino) e Mike Naumenko, frontman degli Zoopark, entrambi morti giovanissimi.Divisi o complici nei gusti musicali – si va dai Doors a Iggy Pop, dagli Who a Lou Reed, dai Sex Pistol ai Velvet Underground – Tsoi (Teo Yoo) e Mike (Roman Bilyk/Roma Zver) si ritroveranno a condividere, con grande rivoluzionaria civiltà, anche la stessa donna, Natasha (Irina Starshenbaum), moglie di Mike, in una delicata storia d’amore che ricorda Jules e Jim.Serebrennikov, prevalentemente regista teatrale, dal 17 ottobre sotto processo, è accusato di frode fiscale per aver sottratto 68 milioni di rubli (circa 900 mila euro) per finanziare il progetto artistico Platforma. Ma l’ex direttore del teatro di avanguardia Gogol ha avuto il pieno sostegno di attori e registi sul buon lavoro svolto a Platforma. In passato, va detto, il regista si era opposto all’annessione della Crimea e aveva appoggiato il movimento Lgtb, entrambe cose non troppo ben viste dal Cremlino. Va ricordato, infine, che nel 2006, alla prima Festa Internazionale di Roma, il suo ‘Izobrajaya Zhertvy – Playing the Victim’ aveva vinto il premio come miglior film della giuria allora presieduta da Ettore Scola.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Al via da dicembre “Tour de Nocc”, il nuovo tour teatrale del cantautore e scrittore Davide Van De Sfroos che vedrà in scaletta, oltre ai brani più famosi del suo repertorio totalmente rivisitati, anche alcune ballate inedite. L’artista darà vita a uno spettacolo con sfumature swing e jazz. “Voglio celebrare il mio passato nascosto proponendo delle ballate dimenticate sotto i lampioni e dare uno sguardo al futuro – racconta Van De Sfroos – un viaggio notturno alla ricerca dei brani nei cassetti dimenticati. Una musica che cercherà di ritracciare ombre familiari con tinte nuove”.
Queste le date confermate: 29 dicembre Lecco; 4 gennaio Bormio; 15 gennaio Gorgonzola; 29 gennaio Vigevano; 1 febbraio Cassano Magnago; 9 febbraio Lugano; 23 febbraio Bergamo; 14 marzo Milano; 15 marzo Varese; 22 marzo Como. [print-me title=”STAMPA”]
