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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Tempo di lettura: 28 minuti

Ultimo aggiornamento 16 Novembre, 2018, 07:11:40 di Maurizio Barra

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

TUTTI GLI AGGIORNAMENTI

DALLE 09:48 DI GIOVEDì 15 NOVEMBRE 2018

ALLE 07:11 DI VENERDì 16 NOVEMBRE 2018

SOMMARIO

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Al Colosseo torna l’impero dei Severi, dinastia d’Africa
Reperti e nuove aree aperte ai Fori per mostra Roma Universalis

15 novembre 201809:48

Summer, il La La Land russo anni OttantaIl regista Serebrennikov, inviso a Putin, ora sotto processo

15 novembre 201810:00

Lucas Ossendrijver lascia Lanvin UomoL’addio del direttore artistico dopo 14 anni. Presto nuovo nome

15 novembre 201811:22

Libri: Premio Volponi a Matteo CavezzaliCon ‘Icarus. Ascesa e caduta di Raul Gardini’ (Minimum fax)

BOLOGNA15 novembre 201812:54

Vasco, canto la confusione dei tempi moderniEsce il nuovo singolo La verità. Sei live a giugno a Milano

15 novembre 201819:57

Concerto Cremonini,omaggio a Roby BaggioIl ‘Divin Codino’ tra il pubblico lo applaude

PADOVA15 novembre 201813:49

Tre premi a Risorgimarche,produzione TamAnima, CulturaInVerde e Bandiera Verde

ANCONA15 novembre 201814:04

Arriva la Moncler Poldo Dog CoutureIn vari colori e taglie, piumini e gilet in nylon laqué

15 novembre 201814:24

Polunin balla per Hozier e a MilanoEsce video ‘Movement’, il 10/12 ‘Sacré’ agli Arcimboldi

15 novembre 201814:31

A Torino Van Dyck pittore di corteDal 16 novembre tele e incisioni alla Galleria Sabauda di Torino

TORINO15 novembre 201819:56

Nato Ianko, figlio chitarrista NegramaroLa band su Instagram: “Evviva tutte le nostre vite”

BARI15 novembre 201816:19

Buenos Aires festeggia Afrodite di CapuaIniziativa italiana per il G20 di fine mese

BUENOS AIRES15 novembre 201815:31

Loewe s’ispira alle opere di MackintoshCollezione completa di accessori per donna e per uomo

15 novembre 201815:31

Guido Reni tra i Barberini e i CorsiniA Roma il racconto della fortuna di uno dei suoi capolavori

15 novembre 201820:02

MANN all’Ermitage con 4 capolavoriAnteprima mostra Pompei con ‘Pax augustea’ affreschi e Tiberio

NAPOLI15 novembre 201816:35

Trilogia d’Autunno per Ravenna FestivalNabucco, Rigoletto e Otello dal 23 novembre al teatro Alighieri

RAVENNA15 novembre 201816:36

Cirque du Soleil, a Torino nuovo showIspirato ad Avatar di Cameron,in scena con drago Taruk cani lupo

TORINO15 novembre 201816:38

Guess arruola J Balvin in nuova campagnaIl nuovo re della musica latina in posa con le modelle a Miami

15 novembre 201816:43

Serata 90 anni orchestra Secondo CasadeiDecine di ospiti e musicisti il 19 novembre a Ravenna

RAVENNA15 novembre 201816:44

Francesio a narrativa italiana MondadoriNella nuova carica riporta a Francesco Anzelmo

15 novembre 201817:01

Morta Katherine MacGregor, recitò ne La Casa della prateriaMelissa Gilbert, un’antagonista perfetta, mi ha insegnato tanto

15 novembre 201818:31

Pienone a Parigi per Rossini 150Gremito anfiteatro Sorbona per Petite Messe Solennelle

PESARO15 novembre 201818:08

Pacifico torna musicista in ‘ElettroPo’Quattro date a novembre e dicembre con EP di inediti

15 novembre 201818:09

“Sono andato a letto presto” Sergio Sechi in mostra a RomaRitorno alle origini della fotografia: scelta dell’inquadratura, messa a fuoco, studio della luce

15 novembre 201818:40

Musica: Tom Odell, basta cantare di me, racconto gli altriL’inglese presenta disco ‘Jubilee Road’, live a Trezzo il 17/11

15 novembre 201819:02

Il ristorante degli chef, la sfida di Rai2 a MasterchefDal 20/11 con Berton, Léveillé, Potì. Concorrenti in vera cucina

15 novembre 201819:59

Oxford English Dictionary, “tossico” è la parola del 2018Scelta per come descrive clima avvelenato del dibattito politico

NEW YORK15 novembre 201819:12

Tra i Sassi le sculture di Salvador DalìDal 1 dicembre la mostra ‘La persistenza degli opposti’

MATERA15 novembre 201819:25

Dori Ghezzi, Fabrizio liberava le paroleIn un libro brani e interventi, anche inediti, a 20 anni morte

15 novembre 201820:09

Alla scoperta di sé con fiaba GamberaleIn regalo a chi spende 19 euro in libri Gruppo Feltrinelli

15 novembre 201820:18

Bangla, ironia contro pregiudiziItaliano di 2/a generazione Phaim Bhuiyan dirige opera prima

16 Novembre 201807:11

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L’ARTICOLO

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

ROMA – Cosmopoliti, urbanisti, colti. In 40 anni appena di regno, dal 193 al 235 d.C, rivoluzionarono l’assetto viario di Roma e sfamarono la città facendo arrivare grano e olio a quasi un milione di abitanti. Condottieri, ma anche fondatori del primo ‘senatino’ delle donne. Quasi duemila anni dopo i Severi, l’ultima grande famiglia imperiale, tornano sovrani al Colosseo con ”Roma Universalis. L’impero e la dinastia venuta dall’Africa”, mostra che, dal 16 novembre al 25 agosto 2019 – con inedite aperture anche a Foro Romano e Palatino – per la prima volta racconta governo, società, riforme e discendenza di Settimio Severo e sua moglie l’Augusta Giulia Domna, il primo di origine italica ma nato a Leptis Magna, in Libia, la seconda di Emesa, in Siria, figlia del sacerdote della divinità solare El Gabal.
”Una famiglia forse un po’ trascurata finora – racconta il direttore del Parco Archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo – Nel quarantennio in cui furono al potere accaddero cose straordinarie, non attentamente valutate in passato. Con loro ad esempio si attuò il concetto di universalismo e cosmopolitismo di Augusto con la Costituzione Antonina, emessa da Caracalla nel 212 e realizzata da giuristi importanti come Ulpiano. Conferiva cittadinanza romana e stessi diritti a tutti i cittadini liberi residenti nell’Impero, una sorta di Ius Soli ante litteram”. L’idea della mostra, organizzata da Electa e curata dalla Russo con Clementina Panella, Alessandro D’Alessio e Rossella Rea, nasce dal sorprendente ritrovamento nel 2013-2014 dell’archeologa Panella, quando in un saggio di appena tre metri cubi su mura di fondamenta di epoca medioevale alle pendici del Palatino, impastati nella calce cementizia come materiali da riempimento vennero fuori ”33 oggetti in marmo con ritratti, busti, statue e due erme a tre teste uniche al mondo”. Ecco allora che al secondo ordine del Colosseo, ”Roma Universalis” racconta i Severi con ricostruzioni multimediali e un centinaio di reperti in arrivo da musei italiani e stranieri (compresi i Frammenti Urbis della mappa voluta da Settimo Severo, vetri lavorati ad Alessandria d’Egitto e tre rilievi dai recenti scavi della metropolitana di Napoli).
”Ma ogni mostra al Parco archeologico deve essere occasione per aprire nuove aree”, sottolinea la Russo. Così per rivivere i grandi sforzi severiani per la città, dalle terme regalate ai cittadini al restauro del Colosseo e il riassetto viario, si prosegue tra Foro Romano e Palatino in un percorso di sette nuove aree, ”quasi tutte mai accessibili prima d’ora”. Si va dall’Arco di Settimio Severo al Tempio di Romolo, che oggi raccoglie l’esposizione di quei bellissimi reperti trovati nel 2014, fino al recuperato Vicus ad Carinas ”uno dei più antichi percorsi di Roma – racconta il direttore del Colosseo, Rossella Rea – che collegava l’Esquilino alla Valle del Foro”. Qui, dove un tempo pullulava la Roma delle botteghe e dei viandanti, ora si passa sotto l’Arco del ladrone fino ad affacciarsi sul Tempio della Pace, dove al tempo ”era esposto il bottino d’oro conquistato a Gerusalemme” e dove oggi sono tornati a brillare i colori dell’opus sectile pavimentale, ”con ancora tracce dell’incendio citato da Procopio”.
Alla base del Palatino, invece, un attentissimo lavoro di stratigrafia e restauro restituisce le Terme dell’imperatore Elagabalo, ”probabilmente un ospitium, ovvero una sala di accoglienza prima dei palazzi imperiali, dove si banchettava tra gli zampilli delle fontane”, spiega la Russo. E poi i luoghi dei Severi, con la Domus e le mura che portano il nome della dinastia, lo Stadio Palatino (”dove inizieranno i restauri la prossima settimana”, dice D’Alessandro) e la Sala dei capitelli, nell’800 una sorta di Wunderkammer.

– Mentre il regista, Kirill Serebrennikov, è in questi giorni alla sbarra a Mosca per frode fiscale – imputazione dietro la quale secondo molti osservatori ci sarebbero motivi politici nonché un tentativo di punire l’atteggiamento critico di Serebrennikov nei confronti delle autorità – arriva in sala in Italia, dal 15 novembre con I Wonder, il suo film ‘Summer’, già in corsa per la Palma d’oro al Festival di Cannes dove non a caso la sedia del regista era rimasta vuota. Peccato. Perché il film di oltre due ore è una sorta di La la Land rock russo che ti tiene incollato e insieme ti fa ballare.
Girato sincopatamente in bianco e nero e a colori e con interventi grafici pop d’epoca, ti fa piombare nella Russia degli anni Ottanta, all’epoca Breznev, quando la scena rock era solo agli inizi e veniva vista come pericolosa. Ovvero, come una musica controrivoluzionaria, una contaminazione dell’odiato Occidente capitalista.
Le prime sequenze dicono tutto del clima di allora. Ci ritroviamo in un club rock di Leningrado, concessione del regime alla voglia di musica di questa nuova generazione ‘degenerata’: qui un gruppo rock suona, ma i giovani spettatori restano seduti, ingessati, non si muovono più di tanto per non rischiare di essere ripresi da funzionari del regime sovietico attenti a ogni movimento di troppo.
Di scena comunque in ‘Summer’ la biopic di due leggende del rock russo come Viktor Tsoi (cantante, chitarrista, attore, poeta e vigile del fuoco e leader della rock band Kino) e Mike Naumenko, frontman degli Zoopark, entrambi morti giovanissimi.
Divisi o complici nei gusti musicali – si va dai Doors a Iggy Pop, dagli Who a Lou Reed, dai Sex Pistol ai Velvet Underground – Tsoi (Teo Yoo) e Mike (Roman Bilyk/Roma Zver) si ritroveranno a condividere, con grande rivoluzionaria civiltà, anche la stessa donna, Natasha (Irina Starshenbaum), moglie di Mike, in una delicata storia d’amore che ricorda Jules e Jim.
Serebrennikov, prevalentemente regista teatrale, dal 17 ottobre sotto processo, è accusato di frode fiscale per aver sottratto 68 milioni di rubli (circa 900 mila euro) per finanziare il progetto artistico Platforma. Ma l’ex direttore del teatro di avanguardia Gogol ha avuto il pieno sostegno di attori e registi sul buon lavoro svolto a Platforma. In passato, va detto, il regista si era opposto all’annessione della Crimea e aveva appoggiato il movimento Lgtb, entrambe cose non troppo ben viste dal Cremlino.
Va ricordato, infine, che nel 2006, alla prima Festa Internazionale di Roma, il suo ‘Izobrajaya Zhertvy – Playing the Victim’ aveva vinto il premio come miglior film della giuria allora presieduta da Ettore Scola.
– Lo stilista Lucas Ossendrijver lascia la maison Lanvin. Per 14 anni il designer ha lavorato sulle collezioni maschili del marchio francese come direttore artistico, applicando la sua visione del lusso funzionale e della sperimentazione. Ossendrijver è in cerca di nuove sfide, riferisce la maison in una nota, e presto sarà annunciato il nome del successore.
“Siamo molto grati – scrive Jean-Philippe Hecquet, ceo di Lanvin – per la dedizione che Lucas ha mostrato alle collezioni maschili di Lanvin per poco più di un decennio. Ha aiutato la maison a sposare un minimalismo elegante che ha evitato le tendenze, preferendo concentrarsi sull’evoluzione della propria percezione dell’uomo contemporaneo. La sua competenza tecnica e creatività nei tessuti e nelle sagome segneranno per sempre i codici di Lanvin”. “Ho avuto un’esperienza straordinaria. Voglio ringraziare la mia squadra – commenta lo stilista – i miei partner e i miei produttori senza i quali tutto questo non sarebbe stato possibile”.
– BOLOGNA

– Il ravennate Matteo Cavezzali ha vinto il Premio Volponi Opera Prima, dedicato alla memoria di Stefano Tassinari e riservato a libri di ‘impegno civile’, con il volume ‘Icarus. Ascesa e caduta di Raul Gardini’, edito da Minimum fax. La cerimonia si terrà il 19 gennaio al teatro comunale di Porto San Giorgio (Fermo). Tra i vincitori delle precedenti edizioni: Ascanio Celestini, Nicola Lagioia, Walter Siti e Simona Vinci.
‘Icarus’, tra cronaca e finzione, è il primo romanzo di Matteo Cavezzali, autore di racconti e testi teatrali e dal 2014 direttore artistico di ScrittuRa Festival, che si svolge in maggio a Ravenna e Lugo. Gardini fu trovato morto il 23 luglio 1993 nella sua residenza di piazza Belgioioso a Milano: “‘Icarus’ – spiega l’autore – è una storia di fantasmi. Di un uomo che si ritrovò a capo di un colosso finanziario e da lì sfidò il mondo, con i suoi progetti visionari e le sue follie sportive. Di una città, Ravenna, che per un breve periodo tornò agli splendori dell’impero bizantino”.

E’ alla fine la sua “Verità” è arrivata a spazzare via tutte le altre. Tutte quelle, presunte tali, che si erano rincorse e affastellate negli ultimi tempi. Vasco Rossi, dopo mesi di indizi lasciati qua e là sui social, ha finalmente “liberato” la sua ultima creatura, spiazzando tutti: il nuovo brano, quello “filosofico” che aveva annunciato già qualche mese fa, si intitola La Verità (per molti doveva essere invece Tempi Moderni). Esce domani in radio e sulle piattaforme digitali, e dal 23 novembre in vinile, per un’edizione limitata.La Verità, ed è subito Vasco. Con il suo rock, appena più morbido di quello degli ultimi tempi che aveva travalicato quasi nel metal, come aveva ammesso lui stesso, e le sue provocazioni.
E’ un ritorno a casa, è un sapore familiare, è la comfort zone che dividi con l’amico di sempre. E’ il Vasco che ti aspetti, con quella sua voce roca, pastosa, che sembra tornata a nuova forza (sarà merito anche del nuovo e sano stile di vita?).Il brano è stato scritto con Roberto Casini (il batterista della prima band ufficiale che poi Vasco battezzò Steve Rogers band) già complice di canzoni come “Va bene, va bene così”, “Gabri” e dei più recenti “Eh, già” e “Sono innocente”, con gli arrangiamenti di Celso Valli, che da decenni collabora con il Komandante. Tre minuti e mezzo di provocazioni, di metafore esagerate, volutamente forzate per rispondere al clima di confusione e di isteria che caratterizza questi tempi. La verità contro le fake news che impazzano (quelle di cui anche lui è stato vittima, anche ieri, con la diffusione di una finta mail in cui attaccava Matteo Salvini per aver cantato Albachiara in tv), contro i social, contro la propaganda imperante. “La verità arriva quando vuole, la verità non ha bisogno mai di scuse, la verità è fatale, la verità è che tutti possono sbagliare, devi sapere da che parte stare, la verità fa male”, canta il Blasco che scoperchia il vaso di pandora delle menzogne e delle false credenze: “tutti pronti a crederci al primo che lo sa, per continuare a chiederci dov’è, com’è che si veste, quanto costa, che cos’è, che faccia ha?”.La canzone è accompagnata da un ‘irid video’, realizzato da Pepsy Romanoff, che ha puntato tutto sull’occhio di Vasco: un primo piano della sua iride in movimento seguirà le note del brano. “Doveva essere un Lyrics video – ha spiegato Vasco sui social -: le parole protagoniste, senza la mia partecipazione. Poi Pepsy mi ha fatto vedere una foto e mi ha convinto a metterci l’occhio ed è diventato l’Irid video… il Primo!”. Tutto puntato sugli occhi, che osservano, ascoltano, sentono, toccano e parlano.La Verità è un assaggio, in vista della nuova tranche del Vascononstop, prevista nel 2019. Con 180 mila biglietti bruciati in due ore di vendita generale per l’1, 2, 6 e 7 giugno, allo stadio San Siro di Milano, si sono rese necessarie altre 2 date, l’11 e il 12 giugno, che portano così a 6 il numero totale di live a Milano. In calendario anche Cagliari, il 18 e 19.

– PADOVA

– Omaggio speciale di Cesare Cremonini, durante il concerto alla Kioene Arena di Padova, ad un mito del calcio nazionale, Roberto Baggio. Un momento emozionante, al culmine della tappa padovana della tournée di Cremonini. L’artista ha dedicato il brano Marmellata #25 all’ex pallone d’oro, citato nella canzone. L’ex fantasista della Nazionale era presente in tribuna e ha accolto la dedica con un saluto commosso al pubblico che lo ha immediatamente ‘scovato’ e applaudito. Toccanti le parole del cantante bolognese che ha raccontato di come la canzone fosse stata scritta pensando proprio a Baggio, che ha militato anche nella sua squadra del cuore, il Bologna.
Cremonini, durante le tappe in Veneto, in particolare nella data di Conegliano, ha anche ricordato i paesi e le popolazioni colpite pesantemente dal maltempo, come Auronzo e Misurina. E il presidente della Regione Luca Zaia lo ha ringraziato in un tweet.
– ANCONA

– Tre importanti riconoscimenti per RisorgiMarche, il festival ideato da Neri Marcorè e prodotto da Tam Tutta un’Altra Musica per la rinascita delle zone terremotate. L’iniziativa è stata premiata a Roma nell’ambito del Premio Anima promosso dall’omonima associazione non profit di Unindustria, del Premio CulturaInVerde 2018 organizzato in Green Fest ed insignita anche della Bandiera Verde speciale da parte della Cia, Confederazione Italiana Agricoltori. “Siamo orgogliosi di questi riconoscimenti – dice Giambattista Tofoni, direttore esecutivo di RisorgiMarche e artefice oltre 20 anni fa di Tam – che testimoniano il valore del festival e gli obiettivi che ci eravamo prefissati nell’inverno del 2016: vicinanza concreta e tangibile nei confronti delle popolazioni colpite dal sisma; sollecitazione ad una cultura ambientale basata sulla sostenibilità e sul rispetto dei luoghi; sviluppo di un indotto economico e turistico in quei Comuni che, con noi, hanno condiviso gli obiettivi di RisorgiMarche”.

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Moncler Poldo Dog Couture è la nuova linea dedicata al migliore amico dell’uomo per il quale il brand ha disegnato, in collaborazione con Poldo Dog Couture, una mini collezione che permette agli amici a quattro zampe di affrontare gli inverni più rigidi protetti e in totale comfort. I classici piumini, punto di riferimento della collezione, sono stati realizzati in un’ampia gamma di colori e taglie per vestire proprio tutti i ‘nostri migliori amici pelosi’.
I capi sono realizzati in nylon laqué, materiale iconico di Moncler e la palette di colori è arricchita con nuove tonalità, dall’azzurro al rosa baby fino al fucsia. I gilet sono declinati in due varianti: quella reversibile ha il cappuccio ed è disponibile nel bicolore rosso e blu, mentre quella con il cappuccio staccabile richiama il tricolore francese. La bandiera francese infatti appare anche nella banda colorata utilizzata per il collare e per il guinzaglio. Per i giorni meno freddi c’è la felpa col cappuccio, blu o rosso con bordi bianchi.
– Dopo aver fatto il giro del mondo in rete con il balletto ispirato da ‘Take Me To Church’, Sergei Polunin torna a collaborare con Hozier, questa volta in veste ufficiale. Il ballerino ucraino, che in una clip virale da 25 milioni di views girata da David La Chapelle aveva portato dramma e fisicità nel gospel pop del cantautore irlandese, ha ripreso quel discorso per il nuovo brano dell’artista, ‘Movement’. Sergei Polunin sarà in Italia il 10 dicembre, in data unica al Teatro degli Arcimboldi di Milano con il suo nuovo spettacolo ‘Sacré’, che lo vedrà prima affiancato da sei danzatori, in un primo atto che debutterà in prima mondiale a Milano. Il secondo atto, invece, è un assolo creato in collaborazione con la danzatrice e coreografa giapponese Yuka Oishi sulle note de ‘Le Sacre du Printemps’ di Igor Stravinsky.
Hozier invece torna in Italia il 18 novembre, all’Alcatraz di Milano, per presentare il nuovo ep “Nina cried power”.
“Le sue opere sono un modo per entrare nel fastoso universo delle corti seicentesche scoprendo le ambizioni dei personaggi che le animavano e che si fecero ritrarre dalla ‘gloria del mondo'” Carlo I d’Inghilterra, che lo accolse negli ultimi anni di vita quand’era al culmine della sua fama, amava definire così Antoon van Dyck. Al maestro fiammingo, che nel XVII secolo rivoluzionò l’arte del ritratto, è dedicata la mostra allestita dal 16 novembre al 17 marzo alla Galleria Sabauda di Torino.Organizzata da Musei Reali di Torino e dal Gruppo Arthemisia, col patrocinio di Regione Piemonte e Città di Torino, ‘Van Dyck pittore di corte’ presenta 45 tele e 21 incisioni che coprono tutto l’arco della vita del pittore, dalla sua formazione alla collaborazione con Peter Paul Rubens, fino agli anni alla corte di Londra. Van Dyck legò la sua vita e la sua attività artistica alle principali corti d’Italia e d’Europa diventandone il pittore ufficiale e la mostra vuol far emergere questo esclusivo rapporto.Caratterizzati da grande perfezione formale, ma anche naturalezza e spontaneità dei gesti, i suoi quadri sono un ritratto della classe dominante di quei tempi, da Emanuele Filiberto principe di Savoia, allo stesso Carlo I fino al ritratto, che conclude l’esposizione, di una Maria Stuarda bambina con lo sposo Guglielmo II principe d’Orange. Importanti sono anche le tele dedicate ai miti, tanto in voga in quei tempi, come Venere nella Fucina di Vulcano.”Si tratta di un progetto nato più di un anno e mezzo fa – spiega la direttrice dei Musei Reali di Torino, Enrica Pagella – ideato partendo dalla valorizzazione di un nucleo di dipinti della Galleria Sabauda. Oltre alla rappresentazione dell’arte di un grandissimo artista c’è dunque in questa mostra la storia di come la famiglia reale sia riuscita a costruire un grande museo”.Le quattro sezioni della mostra si aprono con quella dedicata alla formazione del giovane artista e al suo rapporto con Rubens, di cui sono presenti alcune opere come Susanna e i vecchioni. La seconda sezione è invece dedicata all’attività di van Dyck in Italia, dove si affermò il suo nuovo modo di ritrarre e dove creò il suo linguaggio elegante grazie allo studio dell’arte del posto, in particolare di quella veneta e di Tiziano. Si passa poi agli anni di Anversa, alla corte dell’arciduchessa Isabella Clara Eugenia, dove prese il posto di Rubens. Tredici le opere di questo periodo in mostra alla Sabauda accanto a 8 incisioni. Infine l’ultima sezione è dedicata all’attività dell’artista alla corte di Carlo I dove rimase dal 1632 alla morte 9 anni più tardi.

“Benvenuto Ianko Spedicato. Finalmente sei arrivato. Primo maschietto in casa Negramaro”. Così Clio Evans annuncia su Instagram la nascita del figlio avuto con Emanuele Spedicato, il chitarrista dei Negramaro che sta affrontando il percorso di riabilitazione dopo una emorragia cerebrale. Ianko è nato a pochi giorni di distanza da Stella, figlia di Giuliano Sangiorgi, il leader della band salentina.
Anche i Negramaro dedicano un post su Instagram al figlio di Lele e Clio: “Abbiamo fatto il ‘triplo salto vitale’!!! Evviva Ianko, evviva Lele e Clio… Evviva tutte le nostre vite”. A un’ora dalla pubblicazione sul social sono già circa 60 mila le persone a cui piace la notizia dell’arrivo del piccolo in casa Negramaro. Tra queste ci sono le cantanti salentine Emma e Alessandra Amoroso e la loro collega Levante che esclama: “Che gigantesca emozione”.

 

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Benvenuto Ianko Spedicato ♥️🙏🏼 Finalmente sei arrivato 😘 Primo maschietto in casa Negramaro 😉 @negramaroofficial @mr_lele_official

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BUENOS AIRES

– Uno dei pezzi marmorei più preziosi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la ‘Afrodite di Capua’, è volato giorni fa attraverso l’Oceano Atlantico per essere esibito in Argentina nella hall del Museo di Bellas Artes di Buenos Aires, da oggi fino al 17 febbraio.
La statua, rivenuta nel 1750 nell’Anfiteatro dell’antica Capua, è databile intorno al II secolo d.C. ed è copia di un originale in bronzo greco del IV secolo a.C. Raffigura Afrodite (per i romani Venere) con il piede sinistro appoggiato su un elmo, quasi certamente appartenuto a Marte, per simbolizzare il mito della vittoria dell’amore sulla guerra.
L’iniziativa che fa parte del ciclo di eventi culturali e commerciali denominato ‘La forma della bellezza’ proposti in questi giorni in Argentina da Napoli e dalla sua provincia, è anche un contributo del governo italiano in vista del vertice di capi di Stato e di governo del G20 che si svolgerà a Buenos Aires il 30 novembre e l’1 dicembre.
– Loewe lancia una speciale collezione ispirata all’opera del famoso architetto e designer Charles Rennie Mackintosh (1868-1928). Nato a Glasgow, Mackintosh inizia presto a disegnare poster e oggetti decorativi. Nel 1889, dopo essere entrato a far parte di uno studio di architettura, sviluppa un distintivo linguaggio espressivo basato sulle forme e i materiali dell’architettura scozzese tradizionale. Noto per l’originalità delle sue opere e per l’impegno nell’affrontare ogni aspetto del suo lavoro, inclusi l’arredamento e i tessuti, Mackintosh annovera tra i suoi capolavori la Glasgow School of Art e casa Blackie, anch’essa situata nella sua città natale.
Loewe rende omaggio all’architetto e designer attraverso una collezione dedicata per donna e per uomo e una linea completa di accessori che esplorano la sua variegata produzione artistica, dall’architettura all’interior design, agli oggetti di uso comune. Tra i pezzi chiave la Puzzle bag con le rose ispirata a una finestra in vetro colorato.
La finezza compositiva di uno dei maestri del classicismo seicentesco, l’evoluzione del suo stile nella maturità e l’influenza su altri artisti a lui successivi, ma anche la storia della committenza e del collezionismo italiano attraverso due celebri famiglie: c’è tutto questo nella piccola, ma pregevole mostra “Guido Reni, i Barberini e i Corsini. Storia e fortuna di un capolavoro”, che le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano dal 16 novembre al 17 febbraio nella sede di Galleria Corsini a Roma.Il progetto espositivo, a cura di Stefano Pierguidi, si compone di circa 15 opere e ha il suo fulcro nella Visione di Sant’Andrea Corsini, capolavoro della maturità di Reni che venne commissionato all’artista nel 1629 dai Corsini in occasione della canonizzazione del santo vescovo fiorentino del ‘300. La tela, emblema della devozione seicentesca, fu donata, probabilmente da Ottavio Corsini, al pontefice Urbano VIII Barberini e rimase a Palazzo Barberini fino al 1936, quando poi passò ai Corsini di Firenze (ora è conservata agli Uffizi). Nella mostra questo dipinto straordinario viene messo a confronto non solo con un altro lavoro di Reni, in cui l’artista dà una seconda interpretazione, con una composizione più rarefatta, allo stesso tema, ma soprattutto con la copia che del Sant’Andrea fece Agostino Masucci nel 1732.Proprio a quest’ultimo, pittore oggi poco conosciuto al pubblico ma tra i più stimati a Roma negli anni del pontificato di Clemente XII Corsini, tra il 1730 e il 1740, fu commissionata dal papa una copia ingrandita del lavoro di Reni che potesse servire da modello per la realizzazione della replica a mosaico, opera di Pietro Paolo Cristofari, collocata sull’altare nella cappella di famiglia in San Giovanni in Laterano. La richiesta di tradurre tele in mosaici preziosi era particolarmente in voga nel ‘700 e lo stesso Masucci più volte fu chiamato a realizzare copie ingrandite di dipinti a questo scopo. Una seconda sala, più piccola rispetto alla principale, conclude il percorso della mostra: qui trovano posto testimonianze della grande capacità di Reni di sperimentare tecniche diverse, l’affresco e la pittura ad olio, dipingendo non solo sulla tela ma anche su rame, pietra di paragone e seta. Tra le opere di questa sezione, accanto a copie in mosaico e in arazzo di alcuni lavori di Reni (a riprova della sua fortuna critica tra ‘600 e ‘700), anche il Putto dormiente realizzato dal maestro bolognese nel 1627, unico caso di affresco staccato dal muro appena realizzato e dotato ancora della sua cornice, fatta realizzare dal cardinale Francesco Barberini.”Il dipinto al centro della mostra unisce simbolicamente i Barberini ai Corsini. Qui il pubblico ha l’occasione di confrontare dal vivo un originale eccezionale, quello di Reni, con una copia altrettanto eccezionale, quella di Masucci”, spiega oggi il curatore Stefano Pierguidi, che sottolinea quanto i due pittori fossero legati non solo dalla maestria compositiva, ma anche dal “misurare il proprio successo come artisti dalla resa economica del loro lavoro”. “La mostra ha anche un altro pregio”, conclude, “quello di offrire la rara opportunità di vedere all’interno di una stessa stanza le diverse tecniche utilizzate e sperimentate da Reni nel corso della sua carriera”.

– NAPOLI

– Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli protagonista della VII edizione del Forum Internazionale della Cultura che si è aperto a San Pietroburgo (paese ospite l’Italia) con un’anteprima della grande mostra su Pompei che l’Ermitage ospiterà la prossima primavera. Dal MANN sono giunti nell’occasione a San Pietroburgo la statua della ‘Pax augustea’ alta oltre due metri, gli affreschi monumentali con ‘Achille a Sciro’ e ‘Eracle e Onfale’ e un busto bronzeo dell’Imperatore Tiberio.
“Il MANN – dichiara il direttore Paolo Giulierini – con la partecipazione al FORUM, l’anteprima e l’annuncio delle mostre di Pompei e Canova (a Napoli da marzo, ndr) in questo contesto internazionale, consolida il proprio primato di Museo che ha un rapporto privilegiato con l’Ermitage, il più grande museo al mondo”.
Il MANN è legato da un accordo quadriennale di collaborazione con il museo russo, in relazione ad Ermitage Italia, insieme a Pompei.
– RAVENNA

– “Perché ancora una volta Verdi? perché non basta mai!”: parola di Cristina Mazzavillani Muti, alla regia per la Trilogia d’Autunno che chiude il 29/o Ravenna Festival con un trittico di capolavori. Nabucco, Rigoletto e Otello saranno in scena dal 23 novembre al 2 dicembre, in una maratona lirica che indaga il genio di Giuseppe Verdi, trasformando il Teatro Alighieri in una ‘fabbrica dell’opera’ capace di dare corpo e voce a tre momenti chiave del percorso del compositore bussetano: “più affondi le mani nel suo teatro e più ti accorgi della grandezza o, meglio, della compiutezza della sua scrittura”.
Al servizio di questa avventura nell’universo verdiano le invenzioni del team creativo, con le più moderne tecnologie, e tre direttori d’orchestra che si alternano alla guida dell’Orchestra Giovanile ‘Luigi Cherubini’: Pietro Borgonovo per Nabucco, il giovane iraniano Hossein Pishkar – allievo della 3/a edizione dell’Italian Opera Academy di Riccardo Muti – per Rigoletto, Nicola Paszkowski per Otello.

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TORINO

– Parte da Torino, stasera al PalaAlpitour, il tour italiano dell’ultimo spettacolo del Cirque du Soleil, Toruk. Il primo volo, ispirato al film Avatar di James Cameron. I mostri in scena, dai più piccoli cani lupo allo stesso drago Taruk, il più cattivo, sono mossi da 6 danzatori, con ali di 12 metri e del peso di 150 chili. Una scenografia colossale, avvallata dallo stesso Cameron, che ha lavorato allo spettacolo con Michel Lemieux e Victor Pilon, registi specializzati in tecniche multimediali.
Sul palco 104 persone, tra cui 43 artisti provenienti da 20 Paesi. Acrobati e danzatori come la giovane svizzera Elia Aymon, che ha cominciato a studiare circo contemporaneo una decina di anni fa alla scuola Flic di Torino. “Sognavo di arrivare al Cirque du Soleil – spiega durante le prove, mostrando le ali della sua gigantesca farfalla multicolore -. Ai giovani dico di non mollare mai e di inseguire i propri sogni”.
Dopo Torino Toruk sarà a Bologna (22-25 novembre) e a Milano (14-17 febbraio 2019).

– La superstar della musica latina e pluripremiato vincitore dei Latin Grammy Award, J Balvin, è il nuovo volto della nuova campagna per la primavera 2019 della Guess Vibras. Il cantante originario di Medellin (Colombia) è stato immortalato accanto alle modelle Sofia Jamora, Kara Del Toro, Xian Mikol e Gabriela Giovanardi, in una serie di immagini scattate a Miami, in Florida, dalla fotografa di moda Tatiana Gerusova, con la direzione artistica di Paul Marciano, direttore creativo di Guess? inc. Il cantante è stato fotografato per le vie di Little Haiti e in un’abitazione privata con addosso una selezione di capi della capsule Guess Vibras. J Balvin ha conquistato in tempo record ben undici singoli al n.1 delle classifiche di musica latina, oltre 50 milioni di follower sui social e un totale di oltre 10 miliardi di visualizzazioni su YouTube. Inoltre è tra i nominati di quest’anno ai Latin Grammy e ai Latin Ama Awards.
– RAVENNA

– Un concerto, il 19 novembre alla Cà del Ballo (ex Cà del Liscio) di Ravenna, per celebrare 90 anni dalla nascita dell’orchestra di Secondo Casadei, con le migliori orchestre romagnole. Tanti i musicisti annunciati, da quelli della tradizione, come La Storia di Romagna, all’Orchestrina di Molto Agevole, band creata da Enrico Gabrielli (componente degli Afterhours e fondatore dei Calibro 35), a Moreno ‘Il Biondo’ Conficconi e Mauro Ferrara, ora impegnati nell’esperienza del ‘punk da balera’ di Extraliscio.
Sarà La Storia di Romagna ad aprire la serata, seguita da oltre 50 ospiti, ognuno con un frammento di questa avventura musicale che, lungi dall’essere solo un ‘fatto museale’ o di revival, influenza il suono contemporaneo. Prevista l’esibizione di scuole di ballo romagnole in medley di valzer, polca e mazurca. La serata ‘Secondo…un pezzo da 90!’ è organizzata dalle Edizioni Casadei Sonora della figlia Riccarda e della sua famiglia, che con passione e rigore ne conservano e divulgano l’archivio.
– Giovanni Francesio è il nuovo responsabile editoriale della narrativa italiana della casa editrice Mondadori. Mantovano, classe 1970, Francesio è entrato in Piemme nel 2004 come responsabile editoriale e ha svolto in seguito diversi incarichi, tra cui quello di direttore generale.
Laureato in lettere moderne a Bologna con una tesi su Leopardi e Tasso, già direttore editoriale, tra il 2012 e il 2014, di Piemme e Sperling & Kupfer, Francesio è stato direttore editoriale di Frassinelli dal 2015 al 2018, ruolo che sarà affidato ad interim a Stefano Peccatori, direttore generale di Sperling &Kupfer, Piemme e Mondadori Electa.
Francesio – che prende il posto di Carlo Carabba, passato ad Harper Collins – nella sua nuova carica riporta al direttore editoriale di Mondadori Francesco Anzelmo a cui, come precisa una nota, rispondono “oltre alla narrativa Italiana, la narrativa straniera e young adults, la saggistica, la varia, i paperback e i classici”.
Debuttò in Fronte del porto di Elia Kazan e recitò nei telefilm Ironside, Mannix, Assistente sociale e Squadra emergenza, ma tutti la ricordano nel ruolo della terribile e pettegola Harriet Oleson, titolare dell’emporio del telefilm La casa nella prateria e nemica giurata della famiglia Ingalls. E’ morta a 93 anni in California Katherine “Scottie” MacGregor.    Un personaggio volutamente “sgradevole” quello interpretato nella serie Nbc andata in onda in America dal 1974 al 1983 (204 puntate) e in Italia dal 1985 (e in queste settimane riproposta da Paramount Channel) dalla MacGregor che invece – come ricorda su Instagram Melissa Gilbert (che interpretava Laura Ingalls) – “era schietta e spiritosamente divertente”.

 

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I just got word that Katherine MacGregor passed away yesterday. This woman taught me so much… about acting… vintage jewelry… life. She was outspoken and hilariously funny. A truly gifted actress as she was able to play a despicable character but with so much heart. Her Harriet Oleson was the woman our fans loved to hate. A perfect antagonist. The thing people outside of our prairie family didn’t know, was how loving and nurturing she was with the younger cast. I really loved her and I find great comfort knowing that she is at peace and, per her beliefs, her soul has moved on to its next incarnation. Farewell Scottie. I hope with all my heart we meet again next time.

Un post condiviso da Melissa Gilbert (@melissaellengilbertbusfield) in data:

“Mi ha insegnato così tanto – scrive ancora – sulla recitazione, sulla gioielleria vintage, sulla vita… Un’attrice davvero dotata perché era in grado di interpretare un personaggio spregevole ma con tanto cuore. La sua Harriet Oleson era la donna che i nostri fan amavano odiare, un perfetto antagonista”. Alison Arngrim, che nel telefilm interpretava Nellie, l’altrettanto tremenda figlia della signora Oleson ha detto: “Ha avuto una vita estremamente lunga e piena ed è in pace … mancherà a tutti”.
Tra vari che la ricordano sui social anche il collega William Shatner (il capitano Kirk di Star Trek) che ha definita il suo personaggio ne La casa della prateria “deliziosamente malvagio”.

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PESARO

– Hanno fatto il pieno a Parigi le manifestazioni per il 150/o anniversario della morte di Giaoachino Rossini, che nella capitale francese trascorse gli ultimi anni della sua vita. Positivo il bilancio del sindaco di Pesaro Matteo Ricci e del vice sindaco Daniele Vimini: “grandi riscontri per appuntamenti di assoluto livello. Con una promozione eccezionale per Pesaro, città della musica Unesco”.
Le commemorazioni parigine hanno coinvolto l’Ambasciata italiana in Francia, l’Istituto italiano di Cultura di Parigi, la Cancelleria delle Università di Parigi, l’Enit e, sul fronte organizzativo Rof, Fondazione Rossini e Comune di Pesaro. Sale gremite per l’incontro con lo scrittore Alessandro Baricco all’Istituto Italiano di Cultura e per l’intervista impossibile a Rossini-Paolo Bonacelli. “Ma soprattutto – racconta Ricci – grande successo per la Petite Messe Solennelle nel grande anfiteatro della Sorbona, al completo per la totalità dei posti disponibili”.
– Pacifico si riscopre musicista in ‘ElettroPo’, l’EP contenente quattro inediti che sarà distribuito esclusivamente nei 4 concerti in programma dal 30 novembre fino al 15 dicembre ad Alessandria, Milano, Bologna e Borgonovo Val Tidone (Piacenza).
Il progetto anticipa il disco di inediti che arriverà a marzo 2019, come ha spiegato il cantautore parlando. La title track ‘ElettroPo’ ha un valore particolarmente personale: “Vedendo e filmando le ‘prime volte’ di mio figlio, ho pensato a tutti gli inizi che non torneranno indietro: da lì è venuta la suggestione del fiume”.
Grande la cura sonora, grazie alla partecipazione di strumentisti come Alan Clarke e i Blonde Redhead: “Mi sento più musicista che paroliere. Negli ultimi anni, provando a scrivere pezzi per il mercato francese, ho riscoperto il divertimento di cercare una melodia anziché partire dal testo”.
1984-2014: un’assenza di trent’anni, con pellicole, stampe e rullini irrimediabilmente perduti, lunghe stagioni di astinenza dall’obiettivo fotografico per costruirsi una nuova identità professionale in tutt’altro settore e in un’altra città. È stato questo frammento biografico a suggerire il titolo “Sono andato a letto presto” (dalla celebre battuta di Robert De Niro nel film di Sergio Leone “C’era una volta in America”) per la prima mostra personale del fotografo romano Sergio Sechi. La mostra – dal 16 al 30 novembre presso maGmaLabSpace, è curata da Maria Arcidiacono e con la collaborazione di Oroincentri.”L’appuntamento è voluto – spiegano in una nota gli organizzatori – per celebrare il ritorno a certe consuetudini, come la scelta dell’inquadratura, la messa a fuoco, lo studio della luce, ritrovando quella metodologia appresa nelle aule e in camera oscura, alla quale si è aggiunta, con misura, l’esperienza digitale. Uno sguardo, quello del fotografo, che ha raggiunto una sensibilità consapevole e adulta e non si è accontentato di riscoprire sapientemente un gesto meccanico, ma ha voluto studiare avidamente il percorso dei grandi maestri della fotografia. Una corsa ad inseguire quel tempo perduto, (Longtemps, je me suis couché de bonne heure è una citazione della Recherche proustiana, che Sergio Leone ha poi inserito nelle sue pellicole) supportato in particolar modo dall’ottimo stampatore Luciano Corvaglia. Negli anni recenti, molti sono stati i ritratti e le foto scattate nel corso di eventi d’arte, di rievocazioni storiche e all’interno di set con luci ben calibrate e soggetti in posa”.La mostra prevede un set a sorpresa, che avrà protagonisti gli stessi visitatori e si ispirerà ad un noto saggio del critico francese Roland Barthes: “Davanti all’obiettivo io sono contemporaneamente: quello che io credo di essere, quello che vorrei si creda io sia, quello che il fotografo crede io sia, e quello di cui egli si serve per far mostra della sua arte”. (R. Barthes, La camera chiara).Sergio Sechi è nato nel 1967 a Roma, dove vive e lavora. I suoi scatti compaiono su periodici e quotidiani (tra i quali Premium, Focus Storia e il Sole 24 Ore) e sono stati scelti come copertine per alcuni volumi di narrativa. Si è aggiudicato riconoscimenti nel 2016 e nel 2017 alla prima e alla sesta edizione del MOSTRO, collettiva fotografica presso la Tevere Art Gallery di Roma, a cura di Luciano Corvaglia. Nell’agosto 2016 ha esposto presso l’ex convento dei domenicani a Muro Leccese (LE) in occasione di “For the love of God”, collettiva artistica internazionale. Nel 2017 ha partecipato con una sua opera a “Les Rencontres de la photographie” ad Arles. “Sono andato a letto presto” è la sua prima personale.Per prenotazioni: oroincentri@hotmail.it

Un disco meno introspettivo, che osserva le vite altrui, da un cantautore che si definisce “ancora alla ricerca di cosa può fare la scrittura”. Tom Odell descrive così ‘Jubilee Road’, parlando del suo terzo LP, uscito lo scorso 26 ottobre, che l’artista inglese presenterà dal vivo al Live Club di Trezzo sull’Adda (Milano) sabato 17 novembre. Proprio dall’atmosfera del palco deriva il suono in presa diretta di questo nuovo lavoro: “Sono stato ispirato da quel che facevamo in concerto, con una band di quattro elementi, un formato che trovo ancora potentissimo: mi pareva che le canzoni del secondo album suonassero meglio arrangiate così. L’idea era proprio approfittare delle limitazioni degli strumenti: non abbiamo fatto ricorso a tanta tecnologia, volevo che l’attenzione fosse sulle canzoni, sulle parole”.    In parte si tratta di un ritorno alle origini, all’amore per Elton John (udibile in ‘Son of an Only Child’ e ‘China Dolls’), ma non solo: “Sicuramente nel disco precedente ho esplorato di più a livello sonoro, e questo può sembrare più classico. Ma soprattutto è liricamente molto differente: volevo che la mia voce fosse più onesta che mai. Certamente è un disco di racconto, più ispirato da quel che vedevo intorno a me anziché da quel che sentivo dentro di me: semmai cercavo di capire come si sentono gli altri. Sempre di più, da cantautore, ho questo obiettivo: i miei sentimenti cominciano ad annoiarmi, lo dico esplicitamente anche in ‘Half As Good As You'”.    ‘Jubilee Road’ invece parla di tensioni generazionali, di dipendenza (‘Queen of Diamonds’) e, quando le cose si fanno più personali, lo sguardo è sull’altro, come in ‘Wedding Day’, sul matrimonio della sorella di Odell: “In generale penso che sia un disco sulla famiglia e sulle cose che toccano le vite di tutti. Sarebbe bello potersi occupare sempre di più degli altri: la musica ha questo potere, per cui quando condividi i tuoi problemi finisci per aiutare qualcun altro, può alleviare la solitudine. Questa probabilmente è la ragione principale per cui continuo a fare quello che faccio, oltre all’amore sensuale che provo per l’atto di suonare”. Una sensazione che Odell con la sua band vive ogni sera: “Ora, con tre dischi in repertorio, ogni notte è un’avventura diversa. Cambieremo qualcosa in ogni show, per tenere vive tutte le canzoni”.
Una sfida tra i fornelli ma non solo, tra talent e reality, per il nuovo programma di Rai2 ‘Il ristorante degli chef’, al via martedì 20 novembre alle 21.20. “Ci saranno i concorrenti che si sfideranno a suon di ricette – hanno spiegato gli autori del format, versione italiana di ‘Kitchen owners – Duenos de la cocina’ – ma la parte che rende il format diverso dagli altri è quella dedicata alla gestione di una vera cucina di un ristorante”. Una risposta della televisione pubblica al successo di ‘Masterchef’ quindi, ma non solo, perché il format prevede sì una gara tra dieci aspiranti cuochi, selezionati tra gli ottanta concorrenti protagonisti della prima puntata, a loro volta scelti tra i tremila che si sono presentati per le selezioni, ma parte della gara sarà anche il dover cucinare (e servire in sala) in una vera cucina e guidati non da cuochi qualunque. Con i concorrenti, in gara e al comando nelle cucine che dovranno preparare piatti per comuni avventori e personaggi noti dello spettacolo, ci saranno gli chef Andrea Berton, Philippe Léveillé e Isabella Potì.”Un format come questo – ha commentato Andrea Fabiano, direttore di Rai2 – è adatto allo spirito che rispecchia la rete degli ultimi tempi e ci permetterà di raggiungere un pubblico più giovane rispetto alla nostra media. Appena arrivato in Rai ho cominciato a chiedermi se fosse arrivato il momento che anche noi abbracciassimo il tema della cucina in questi termini. La risposta è stata sì per tanti motivi, uno è che siamo la televisione generalista che negli ultimi anni ha puntato di più su programmi televisivi non girati in uno studio vero e proprio”.In palio, per il vincitore, la possibilità di formarsi in un luogo di eccellenza come la scuola internazionale di cucina italiana Alma. “Ho collaborato alla realizzazione di molti programmi di cucina – ha raccontato l’autrice Barbara Boncompagni – ma questo è speciale perché è un mix di tante cose. Qui i concorrenti hanno la possibilità di lavorare in una vera cucina e al fianco di veri chef. Ai concorrenti non abbiamo proposto prove di cucina estrema proprio per rendere il programma fruibile a chi davvero dopo la puntata può avere voglia di mettersi ai fornelli e cucinare”. A vigilare sull’operato degli aspiranti cuochi, Berton, Léveillé e la Potì, questa volta alle prese anche con i tempi del piccolo schermo. “Per non farci sentire a disagio – ha scherzato Berton – gli autori ci hanno fatto lavorare fino a tarda notte, proprio come se fossimo nelle cucine dei nostri ristoranti. Queste esperienze fanno ormai parte del circuito di uno chef moderno e servono per fare esperienze diverse, imparare nuove cose e a comunicare”.

“Toxic”, tossico, è la parola internazionale del 2018, secondo l’Oxford English Dictionary. I lessicografi hanno scelto il termine che meglio interpreta l’anno che sta per finire, preferendolo ad una piccola rosa di favoriti, tra cui “incel” (celibe involontario, una sottocultura di bianchi eterosessuali frustrati sessualmente e inclini ad atti di violenza come Nikolas Cruz, lo stragista della Parkland High School in Florida) e “techlash”: la parola coniata dall’Economist per definire i contraccolpi al dilagante potere dei giganti di Internet come Facebook e Google.    Secondo Katherine Connor Martin, che dirige il ramo americano del dizionario, “tossico” non è stato scelto solo per ragioni statistiche (per il numero di ricerche del termine sul sito online), ma per come la parola è entrata nel dialogo pubblico: dal clima avvelenato del dibattito politico all’uso che ne ha fatto il movimento #MeToo parlando di “mascolinità tossica”. La parola dell’anno dell’Oxford Dictionary è scelta “per riflettere “lo spirito, l’umore e le preoccupazioni” dell’anno che sta per finire, ma anche per sottolineare le trasformazioni della lingua inglese. Nel 2016, l’anno dell’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, il termine vittorioso è stato “post-truth”, post-verità.
– MATERA

– Dopo la goccia bronzea dello scultore giapponese Azuma, collocata davanti a Palazzo Lanfranchi, tre mega sculture disegnate da Salvador Dalì stanno catalizzando a Matera (Capitale europea della Cultura 2019) l’attenzione di cittadini e turisti, con gli immancabili selfie e video da postare sui social. Le installazioni anticipano l’inaugurazione della mostra ‘La persistenza degli opposti’ sulle opere dell’artista spagnolo, fissata per il 1 dicembre nelle chiese rupestri di San Nicola dei Greci e Madonna delle Virtù. I tre manufatti artistici, installati tra i rioni Sassi e il centro storico, rappresentano l’Elefante spaziale, il Pianoforte surreale e la Danza del tempo.
La mostra, organizzata dalla Dali Universe e realizzata con l’apporto del circolo culturale ‘La Scaletta’, sarà composta da 150 opere. “Queste opere – ha evidenziato il sindaco Raffaello De Ruggieri – stanno esaltando il valore urbano della città ed esprimono un colloquio sublimante con gli spazi che le ospitano”.
– Le parole di Fabrizio De André, nei brani delle canzoni, negli appunti prima dei concerti o nelle registrazioni sbobinate per trovare i suoi aneddoti e pensieri.
Il suo sguardo sul mondo sempre rivolto agli ultimi, alla libertà, all’anarchia. Ce lo restituisce il nuovo percorso di rilettura di oltre 40 testi di canzoni, accompagnate da suoi interventi, alcuni inediti, proposta in ‘Anche le parole sono nomadi – I vinti e futuri vincitori cantati da Fabrizio De André’ (Chiarelettere), con l’introduzione di Dori Ghezzi e la postfazione di Erri De Luca. E’ il libro per il ventennale dalla morte di De André, che cade l’11 gennaio 2019, a cura della Fondazione Fabrizio De André Onlus, e sarà presentato al Teatro dal Verme di Milano, per Bookcity, il 17 novembre, con Bedy Moratti, David Riondino, Massimo Fini, Lorenzo Fazio, la stessa Ghezzi e con la partecipazione musicale di The André.
“L’immagine di copertina l’ho scelta io, sembra che Fabrizio stia liberando le parole” dice

Dori Ghezzi.

– La fiaba di Chiara Gamberale ‘Tutti i colori della Vita’ (Feltrinelli), con i disegni di Valeria Petrone, che vede per la prima volta la collaborazione tra una delle scrittrici più conosciute e amate in Italia e un’illustratrice pluripremiata, dal 15 novembre in tutte le librerie, è oggetto di un’operazione unica e inedita in Italia.
Fino al 15 gennaio 2019, il libro verrà regalato a tutti i lettori che in una qualsiasi libreria (catene e indipendenti) compri almeno 19 euro in libri di marchi editoriali legati al Gruppo Feltrinelli (Feltrinelli, Marsilio, Sonzogno, Gribaudo e Apogeo).
‘Tutti i colori della Vita’ porta grandi e piccoli alla scoperta dell’altro da sé, ma anche alla scoperta di sé e delle proprie emozioni. Come a dire che non possiamo conoscere a fondo nemmeno noi stessi, se non nell’incontro con gli altri. Scritta con una lingua estremamente fantasiosa, ‘Tutti i colori della Vita’ è una storia tenera e divertente, ricca di dettagli colorati.
– Meta italiano metà ‘bangla’ e 100% ‘torpigna’: si presenta così mettendo subito ironia e autoironia in primo piano, il 23enne Phaim Bhuiyan italiano di seconda generazione, figlio di immigrati bengalesi, nelle prime immagini del suo esordio alla regia, Bangla, presentate in un incontro organizzato da Alice Nella città, con gli studenti delle scuole superiori del V Municipio, al WeGil di Roma. Bhuyan, che dopo aver debuttato da youtuber a 14 anni e aver diretto i video di vari artisti della scena indie romana come Amir, debutta al cinema (il film, prodotto da Fandango e TimVision uscirà nel 2019 prima nelle sale e poi sulla piattaforma), traendo spunto dalla propria storia, che mette in scena anche come interprete principale. “Questa storia riguarda me ma anche tanti altri ragazzi – dice -. Mi auguro che conoscendola in molti possano comprendere e non giudicare a priori chi appartiene e una cultura diversa”.   [print-me title=”STAMPA”]

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