Ultimo aggiornamento 20 Novembre, 2018, 13:10:20 di Maurizio Barra
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
DALLE 08:47 DI LUNEDì 19 NOVEMBRE 2018
ALLE 13:10 DI MARTEDì 20 NOVEMBRE 2018
SOMMARIO
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Red Zone, 22 miglia di fuoco
In sala action thriller con Mark Wahlberg e John Malkovich
Ahmad Joudeh e la sua ‘Danza o muori’Ballerino siriano si racconta, con prefazione di Roberto Bolle
Osanna, “Ritrovamento eccezionale e unico”
‘Gian Maria Volonté’ contro il potereCapozzoli ricostruisce complessità esistenza davvero vissuta
Bonisoli, Ivrea in serie A cultura mondoPuò essere volano di sviluppo per i prossimi decenni
Ai Musei Vaticani arriva l’arte russaDirettrice Jatta, ‘La bellezza crea ponti, avvicina culture’
Suspiria di Guadaganino l’Altman AwardRiconoscimento a Independent Spirit Awards. In sala da 1/1/2019
Antonio Marras stilista che ama la regiaDebutto con “Mio cuore io sto soffrendo”, anteprima in Sardegna
Abito da sposa di Sharon Tate all’astaAcquirente anonimo compra vestito ex moglie Roman Polanski
Bpolar, Gogol d’Israele apre Teatro Nudo21-22/11 a Milano, con compagnia Ayit tra electro-punk e video
Nuovi quaderni FrancoAngeli per cambiareTesti di quasi 100 pagine per aiutare se stessi
Al via le riprese di PicciriddaTratto dall’omonimo romanzo di Catena Fiorello
#ioleggoperché, 300 libri a bibliotecheIl titolo più scelto ‘La fabbrica di cioccolato’ di Roald Dahl
Stiletto o piatte su web emoji ballerinaaggiornamento Apple dichiara guerra al tacco 12 stile Melania
Shakalab, singolo con Shorty e tourEsce ‘A prima vista’, ‘facciamo ironia sul mix dei generi’
Tff, docu sulla vita di Marcello Fonte’Sembravano applausi’, l’attore prima e dopo Dogman
Le Vibrazioni, concerto per i 20 anniGrande evento al Mediolanum forum di Milano nel 2019
Cristina D’Avena, i miei duetti da fatina rock’n’rollEsce il 23/11 l’album ‘Duets forever, tutti cantano Cristina’
Ennio Calabria, la pittura come conoscenza60 anni di pensiero e inquietudini in una grande antologica
Simone Cristicchi 40enne bambino in ‘Manuale di volo per uomo’Il nuovo spettacolo teatrale del cantautore in tour dopo il debutto a L’Aquila
Castel Volturno, su un set di frontieraDe Angelis, il mio film tra inferno, paradiso e purgatorio
Forgione e la precarietà esistenzialeNel romanzo d’esordio Napoli mon amour
A Collisionoi i Thirty Seconds To MarsUn altro concerto internazionale per il festival agrirock
E’ morto Nekrosius, maestro del teatroAveva 65 anni, colpito da un infarto a Vilnius
Animali Fantastici 2 re degli incassiScalzato lo Schiaccianoci. Sul podio anche Widows
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Il leader della squadra super-speciale per azioni sotto copertura, James Silva (Mark Wahlberg), è un po’ filosofo, un teorico del caos pieno di muscoli, nel film ‘Red Zone – 22 miglia di fuoco’. E’ un action thriller classico pieno di armi ultima generazione, droni, nerd e guerra digitale. Firmato da Peter Berg, il regista di Battleship, il film, in sala dal 15 novembre distribuito da Universal Pictures e Lucky Red in associazione con 3 Marys, ci porta dentro il cuore della squadra speciale Red Zone che deve portare a termine una missione letale e pericolosa: proteggere un informatore a conoscenza di segreti che potrebbero sventare attacchi terroristici di portata mondiale.
L’unità guidata da Silva (Wahlberg) e dalla sua bella luogotenente Alice Kerr (Lauren Cohan) dovrà cosi scortare questo informatore preziosissimo – conosce infatti dove si trovano sei dischi di cesio (“pericolosi come Hiroshima e Nagasaki insieme” come li etichetta Silva) – per ben 22 miglia in una corsa contro il tempo. Durante il viaggio dovranno scontrarsi con squadre d’assalto e nemici armati pronti a tutto; ad aiutarli il commando tattico, situato a migliaia di chilometri di distanza, guidato da un misterioso uomo, noto solo come l’Alfiere (John Malkovich).
“Volevamo fare un film d’azione intelligente, tenuto in piedi dai personaggi, un film-film pieno di colpi di scena – dice Mark Wahlberg -. Quando abbiamo iniziato a dar vita al personaggio ho sempre fatto riferimento a Tommy Lee Jones nel Fuggitivo: non si fa scrupoli, non si preoccupa di cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, ha un lavoro da fare e lo porta a termine a ogni costo”. “Ho letto molti testi, tra cui Le altissime torri e The Ghost War – dice invece John Malkovich -. Abbiamo dei consulenti tecnici esperti in grado di spiegarci tutti i dettagli. La miglior ricerca che io abbia fatto è stata la visita al museo del KGB, due ore interessantissime. I russi sono molto più lungimiranti di noi – conclude l’attore -. Hanno una procedura molto specifica per entrare nelle menti delle persone”. Frase cult del film quella di James Silva che, dopo l’ennesima azione piena di sangue, dice con filosofia: “Non si lava quello che facciamo”.
AHMAD JOUDEH, ‘DANZA O MUORI’ (De Agostini, pp 251, euro 16). ‘Danza o muori’. Sono le parole che Ahmad Joudeh ha tatuate sulla nuca, diventate ora il titolo del libro in cui il ballerino siriano racconta la sua storia di battaglie, guerre, impedimenti, solitudine, giorni difficili in cui non ha mai smesso di inseguire un sogno: danzare.
“Per me la danza è una preghiera, ma capisco che non sia facile individuare il proprio sogno. La prima cosa è capire perchè sei venuto al mondo, ognuno di noi viene per un motivo. E poi capire cosa vuoi raggiungere e combattere per realizzarlo.
Non bisogna avere paura di sognare in grande” dice Ahmad Joudeh che dal 2016 vive in Europa dove si è esibito in tanti palchi ed è riuscito a realizzare anche quello che credeva impossibile: esibirsi in un passo a due con il suo idolo di sempre, Roberto Bolle che ora è anche l’autore della prefazione di ‘Danza o muori’, in libreria per De Agostini. “Ho sempre sognato di poter vedere Bolle ballare e addirittura ho potuto danzare con lui. E’ una persona straordinaria, di grande umanità e sono orgoglioso di averlo scelto come punto di riferimento” spiega Ahmad in questi giorni in Italia per Bookcity Milano.
Figlio di un palestinese e di una siriana, cresciuto nel campo profughi palestinese Yarmouk, in una delle periferie più difficili di Damasco, Ahmad è stato ostacolato dal padre che non voleva un figlio ballerino e lo bastonava alle gambe. E’ stato protagonista di litigi feroci sfociati in violenza, ha frequentato lezioni di danza in segreto, ha vissuto lo strazio della guerra civile, le minacce dei fondamentalisti, il terrore, ma non ha mai smesso di danzare e di insegnare a farlo ai bambini di Damasco. “Eppure, anche in una situazione tanto disumana, la danza ha dimostrato di essere una forza salvifica, perchè l’arte ha davvero il potere di elevare l’animo – allontanandolo dalle brutture e dalle sofferenze – e di aiutarci a ritrovare la nostra dimensione più umana e luminosa, la parte migliore di noi stessi e di tutta l’umanità” dice Bolle che racconta come nel “passo a due con Ahmad, andato in onda su Raiuno il primo gennaio 2018” abbia “voluto coinvolgere Sting, un artista straordinario che da tempo, con grande sensibilità, si spende per questa causa”. “Quando sono arrivato in Europa ho vissuto uno shock culturale. Ho avuto bisogno di sei mesi per elaborare quello che stavo vivendo. Lasciare la propria casa significa tornare bambini perchè bisogna ripetere tutto il processo di apprendimento: imparare di nuovo ad amare, a capire chi ti vuole bene, una nuova lingua. Se fossi dall’altra parte e dovessi aiutare le persone che arrivano in un Paese a loro straniero le insegnerei come integrarsi, come apprendere le regole di questo nuovo mondo. Chi arriva deve imparare tutto da zero” dice Ahmad.
Per il ballerino e coreografo, 28 anni, la cosa che resta fondamentale è però trovare “il punto di contatto con la propria fonte artistica, che io chiamo spirito” dice. Ora è pronto per nuove avventure: lascia Amsterdam, dove ha avuto la residenza in questi anni, per andare a vivere in Norvegia. “Nel 2019 andrò a a Kristiansand, una cittadina a sud della Norvegia dove farò il coreografo e il ballerino con la compagnia norvegese del Kilden Theatre. Sono ad Amsterdam dal 15 ottobre 2016 ma, ho viaggiato tantissimo e sono stato spesso in Italia, quasi più che in Olanda. Amo il vostro Paese” spiega il ballerino pronunciando bene alcune parole in italiano. Con Bolle per ora “non ci sono altri progetti certi. Il mio sogno a breve termine è di poter ballare a Verona o a Roma, ma siccome ho imparato a sognare sempre più in grande, mi auguro un giorno di poter fondare a Damasco l’Accademia di ballo siriana. Il mio sogno è andare a ballare nell’anfiteatro romano di Palmira”. C’è voluto un libro per spiegare “tutte le difficoltà che ha dovuto affrontare. Sono state davvero tantissime ma “sono riuscito a superarle perchè sono sincero con me stesso e volevo essere e diventare la persona che sono” racconta. Ma soprattutto Ahmad ha tenuto fede a una cosa che diceva suo nonno: “Se qualcuno ti regala un serpente tu prendi la pelle e vendila.
Bisogna sempre trasformare ciò che è negativo in positivo”.
Anche per questo Ahmad ha voluto raccontare la sua storia, ma con le sue parole: “sono stati girati documentari, ho incontrato tanti giornalisti, ma volevo narrare io la mia esperienza.
L’arte per me è verità, libertà, ed è per questo che spesso è vietata” afferma il danzatore e forse, un giorno, anche la serie di diari che ha scritto quando era ragazzino “diventeranno libri per bambini”.
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Bellissima e sensuale, il corpo statuario solo parzialmente coperto da un drappo dorato, la regina Leda sembra incrociare languida lo sguardo di chi la avvicina. Tra le gambe di lei, in una posa che non potrebbe essere più esplicita, c’è il potente Zeus che per possederla si è trasformato in un grande cigno bianco e che secondo il mito insieme con il marito Tindaro, re di Sparta, diventerà il padre dei suoi quattro figli, i gemelli Castore e Polluce, ma anche la bella Elena, nel cui nome si scatenerà la guerra di Troia, e Clitennestra, che diventerà la moglie del re Agamennone. Prezioso e conturbante, è un grande affresco ritrovato sulla parete di una piccola camera da letto, la nuova meraviglia restituita da Pompei. Un ritratto di donna dalle fattezze eccezionali, anticipa in esclusiva il direttore del parco Massimo Osanna, “unico e interessante proprio per questa sua particolare iconografia, così esplicita e sensuale”, spiega, un’immagine che nella cittadina romana, che pure quel mito arrivato dalla Grecia lo conosceva bene, non si era mai vista
“La fattura è di altissima qualità”, sottolinea appassionato l’archeologo, affidata a mani abilissime. E il modello di riferimento sembra essere particolarmente colto, la Leda del greco Timòteo, grande scultore del IV secolo avanti Cristo. Archeologi e restauratori la stanno ripulendo in queste ore, ma il miracolo ancora una volta è evidente, con la furia nera della lava che ha risparmiato in gran parte i magnifici colori del dipinto, lo sfondo rosso colore del vino, la gamma sapiente dei rosa che rende esplosiva la bellezza della modella, la gradazione di bianchi e cerulei del cigno, che la regina sembra voler proteggere allo sguardo di chi entra sollevando insieme al drappo d’oro una delle sue morbide braccia.
L’affresco, spiega Osanna, “è stato scoperto durante i lavori di riprofilatura dei fronti di scavo”, uno dei progetti finanziati con fondi europei che si stanno portando avanti nella Regio V della cittadella romana. Appartiene a una casa affacciata sul lato orientale di via del Vesuvio, “in pratica una parallela della Via dei Balconi”. La stessa dimora, precisa, nell’ingresso della quale l’estate scorsa era stata ritrovato un Priapo nell’atto di pesarsi il fallo. Il Priapo decorava le fauces della casa, ovvero l’entrata, mentre la piccola camera da letto con il ritratto di Leda si trova all’interno, appena oltrepassato il grande atrio. Una casa certamente opulenta, piena di meraviglie e di decori di grande impatto come questa splendida Leda sembra testimoniare. Peccato che il proprietario di tanta magnificenza non abbia ancora un nome. L’ipotesi più probabile, argomenta Osanna, è quella di “un ricco commerciante, forse anche un ex liberto ansioso di elevare il suo status sociale con il riferimento a miti della cultura più alta”. Di più non è detto che si riesca a sapere. Proprio per le esigenze di sicurezza del sito (i nuovi scavi nascono appunto dalle opere di messa in sicurezza della cittadella) gli altri ambienti di questa ricca dimora non potranno purtroppo essere riportati alla luce. Tanto che per mettere in salvo e proteggere i due splendidi affreschi, anticipa il direttore, “si valuterà con i tecnici e con la direzione generale archeologia l’ipotesi di rimuoverli e di spostarli in un luogo dove potranno essere salvaguardati ed esposti al pubblico”. Sottratta all’intimità del suo cubicolo la splendida Leda potrebbe trovarsi costretta a incontrare gli occhi di più di un visitatore.
– E’ veramente difficile ricostruire la vita di un uomo e di un attore di teatro e di cinema sempre contro il potere e il conformismo, che ha fatto della militanza sul campo a fianco degli operai e dei lavoratori pratica concreta, che ha una storia pubblica e privata complessa e difficile e forse proprio per questo affascinante. E tuttavia Mirko Capozzoli in ‘Gian Maria Volonté’ riesce a ricomporre un puzzle che ci restituisce un interprete straordinario, in fondo poco celebrato rispetto ai meriti, e che rigorosamente ci lascia un lavoro in divenire come fosse necessario chiedere di più, magari un altro libro altrettanto interessante.
Il volume – pubblicato da add editore (331 pp, 19 euro) – porta alla conoscenza di documenti privati e testimonianze inedite e poi una lettera della figlia Giovanna – bella e dolorosa -, e le interviste a tre donne cardine della sua esistenza: Armenia Balducci, Carla Gravina (mamma di Giovanna) e Tiziana Mischi.
L’autore sembra fare una scelta storiografica: un racconto preciso, documentato, mai agiografico, esaltatorio o consolatorio. Al contrario sono proprio gli accadimenti storici – il padre e il fratello fascisti, la povertà, la scarsa istruzione formale a fronte di una profonda cultura, il successo prima a teatro e poi al cinema di cui è stato uno dei più grandi attori di sempre anche a livello mondiale – a fare emergere tutte le qualità esistenziali e artistiche di Volonté.
– TORINO
– Il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, è a Ivrea per visitare la città appena inserita nel patrimonio mondiale Unesco. “Ivrea è nella serie A del patrimonio culturale mondiale – sottolinea -, come il Colosseo di Roma, Venezia o la grande muraglia cinese. Può essere un volano di sviluppo per i prossimi decenni”. Per il ministro ci sono le condizioni per investire su Ivrea a patto che esistano “progetti con focus precisi”.
“È la prima volta che Unesco decide di proteggere qualcosa in cui la gente lavorava. Siamo davanti a qualcosa di assolutamente innovativo. Per la prima volta siamo chiamati a proteggere un luogo del lavoro”, aggiunge Bonisoli. “Abbiamo diversi esempi di insediamenti industriali, in tutta Italia, che danno problemi: Ivrea è una bella eccezione grazie all’opera di Olivetti sul territorio. Opera che va rivalutata e portata ad esempio. Non è la Silicon Valley ma l’azienda era diventata una eccellenza a livello mondiale”.
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CITTA’ DEL VATICANO
– I Musei Vaticani e la Galleria Nazionale Tretyakov hanno presentato la mostra Pilgrimage of Russian Art. From Dionysius to Malevich.
L’esposizione, allestita all’interno del Braccio di Carlo Magno, rimarrà aperta gratuitamente al pubblico dal 20 novembre 2018 al 16 febbraio 2019. La Galleria Tretyakov aveva ospitato nel 2016 42 opere d’arte della Pinacoteca Vaticana. Oggi sono invece i Musei della Santa Sede ad accogliere 54 capolavori, molti dei quali mai usciti prima dalle sedi dove vengono custoditi abitualmente, provenienti dalla Galleria e da altri musei russi.
“La bellezza crea ponti, avvicina culture diverse e rende tutti fratelli – commenta Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani – l’arte è bellezza, in tutte le sue forme e declinazioni e assolve la sua straordinaria funzione in modalità sempre sorprendenti. La felice collaborazione artistica fra il Vaticano e la Russia che ha già visto la realizzazione dell’esposizione ‘Roma Aeterna’, continua oggi”.
– Suspiria di Luca Guadagnino vince il Robert Altman Award agli Independent Spirit Awards, il riconoscimento assegnato annualmente al miglior cast e regista di un film indipendente. Il film nominato anche per la Miglior Fotografia (Sayombhu Mukdeeprom). I premi saranno assegnati il prossimo 23 febbraio a Santa Monica dall’organizzazione no-profit Film Independent. Presentato in anteprima mondiale alla 75. Mostra cinematografica di Venezia, Suspiria sarà nelle sale italiane dal 1 gennaio 2019 distribuito da Videa. Tra i protagonisti del film, Dakota Johnson, Tilda Swinton, Mia Goth, Jessica Harper e Chloe Grace Moretz. In una scuola di danza famosa in tutto il mondo, l’oscurità inghiottirà la sua direttrice artistica (Tilda Swinton), un’ambiziosa e giovane ballerina (Dakota Johnson), e uno psicoterapeuta in lutto (Lutz Ebersdorf). Alcuni soccomberanno all’incubo. Altri alla fine si sveglieranno
– CAGLIARI
– Antonio Marras mette a nudo il suo ‘cuore’ per un debutto che svela un amore mai sopito: il teatro. “Una passione di sempre assieme a quella per il cinema.
In realtà mi sento prestato alla moda, la mia aspirazione è sempre stata la regia”, confessa il celebre stilista algherese raccontando la sua avventura sul palcoscenico con la pièce “Mio cuore io sto soffrendo. Cosa posso fare per te?”, dal titolo delle celebre canzone di Rita Pavone. Lo spettacolo, ideato e diretto da Marras, sarà presentato in anteprima dal 21 al 25 novembre al Teatro Massimo di Cagliari per la stagione Cedaca e il 27 dello stesso mese al Teatro Civico di Alghero per ExPop Teatro-XVI Festivalguer. “Poi partirà la tournée. Tra le date Milano, Roma, Bari e New York”, annuncia Valeria Orani che produce la pièce con 369gradi.
“Racconta di un cuore che soffre, dilaniato, sbranato a morsi, straziato”, rivela Marras che qui si cimenta con i linguaggi della scena.
– NEW YORK
– L’abito da sposa che Sharon Tate indossava il giorno del matrimonio con il regista Roman Polanski e’ stato battuto all’asta per 56.250 dollari. Il 20 gennaio del 1968, giorno delle nozze, Tate era considerata una delle attrici piu’ promettenti dopo la sua interpretazione nel film ‘La valle delle bambole’. Il suo nome e’ però legato ad una tragedia: la notte del 9 agosto 1969 quattro seguaci di Charles Manson sono entrati nella casa della coppia a Beverly Hills uccidendo brutalmente Sharon e il bambino che portava in grembo.
Il suo abito da sposa in moiré di seta color avorio e’ stato venduto dalla casa d’aste Julien’s Auctions di Los Angeles insieme ad altri oggetti che appartenevano all’attrice. Ad aggiudicarselo e’ stato un acquirente rimasto anonimo. La storia della morte di Tate verrà raccontata nuovo film di Quentin Tarantino ‘C’era una volta a Hollywood’, in uscita a luglio 2019. L’attrice australiana Margot Robbie interpreterà Sharon, al fianco di Leonardo DiCaprio, Brad Pitt e Lena Dunham.
– E’ con Bpolar, versione israeliana e contemporanea de Le memorie di un pazzo di Gogol, che apre il 21 e 22/11 il X Premio Internazionale il Teatro Nudo, dedicato alla memoria di Teresa Pomodoro. Sul palco del No’hma a Milano, sei performer della compagnia Ayit di Beer Sheva – città del deserto del Neghev – nota per l’originalità delle sue performance innovative e sperimentali, che sanno inchiodare lo spettatore portandolo a superare barriere geografiche e culturali.
Tra atmosfere electro-punk, video-installazioni e giochi di luce, Bpolar è una storia sulla fragilità delle relazioni umane e sui recessi più reconditi della psiche, con l’amore di un modesto impiegato per la figlia del capo che si trasforma in un’ossessione, scatenando impulsi e psicosi. Uno spettacolo dal forte impatto visivo, senza parole, ”che incarna al meglio il significato del Premio – dice la presidente Livia Pomodoro – Multidisciplinare, di ricerca, inclusivo, affronta temi attuali e complessi con sguardo straniante e moderno”
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Tascabili, pratici, innovativi, con un’elegante grafica: arrivano i quaderni della nuova collana “Praticamente. Esercizi per cambiare” della FrancoAngeli. Sono testi, di quasi 100 pagine, da consultare all’occorrenza per affrontare in modo semplice, ma efficace, le problematiche che si presentano nel corso della vita. Qualcosa di nuovo nel mondo di libri di self-help, “per aiutare se stessi e chi ci vive accanto”. Come riuscire a ritrovare l’intesa nella coppia? Come ritrovare se stessi nei ritmi frenetici del mondo di oggi? Questi sono i temi dei primi due volumi: ‘Quando l’amore non basta più. Esercizi per superare le difficoltà di coppia’ di Roberto Cavaliere e ‘7 giorni di mindfulness. Esercizi per ritrovare se stessi in un mondo frenetico’ di Maria Beatrice Toro.
La collana privilegia esercizi, questionari e test da fare da soli o in compagnia per affrontare le difficoltà che possiamo incontrare ogni giorno nelle varie fasi della vita: amore, stress, educazione, figli. I quaderni scientificamente validi, grazie all’accurata scelta di autori riconosciuti professionalmente, garantiscono la validità delle esercitazioni: non si propongono come facili ricette né come bacchette magiche, ma offrono la possibilità di toccare con mano, divertendosi, il cambiamento e la riflessione.
Tra le prossime uscite: testi sulla mindful eating, sull’ansia, sulla dipendenza affettiva e tanti altri per rispondere ai bisogni di tutti.
– Partite a Favignana, le riprese del film Picciridda con i piedi nella sabbia, tratto dall’omonimo romanzo di Catena Fiorello dal titolo “Picciridda” (edito da Baldini Castoldi Dalai Editore e nuovamente nel 2017 da Giunti Editore) opera prima del regista palermitano Paolo Licata.
Nel cast attori siciliani: Lucia Sardo (“I Cento Passi” di Marco Tullio Giordana), Ileana Rigano, Katia Greco, Tania Bambaci, Loredana Marino e per la prima volta sullo schermo la bambina Marta Castiglia. Il film ambientato a fine anni ’60 in un villaggio di pescatori, narra la storia di Lucia, una bambina di undici anni i cui genitori emigrano in Francia in cerca di lavoro, affidandola a nonna Maria, una donna severa e incapace di manifestare i propri sentimenti. Col passare dei mesi l’esistenza di Lucia si popola di persone e affetti. La curiosità la spinge verso gli uomini, un mondo misterioso da cui stare alla larga (come dice la nonna) o tutto da scoprire (come pensa Lucia).
– Sfiorano i 300 mila i libri donati da cittadini ed editori alle biblioteche scolastiche italiane nell’edizione dai risultati record di #ioleggoperché 2018, l’iniziativa sociale dell’Associazione Italiana Editori. Nelle librerie aderenti sono stati raccolti 195.470 libri, 85.000 in più rispetto al 2017 (+75,8%). A questi si aggiungeranno i 100 mila nuovi volumi messi a disposizione dagli editori. Le regioni dove si è donato di più sono la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Veneto, seguite da Piemonte, Toscana, Campania e Puglia. Hanno raddoppiato la partecipazione, rispetto al 2017, anche Basilicata, Molise e Trentino. Dopo i grandi capoluoghi di regione come Roma, Milano, Bologna, Napoli, Torino e Palermo, le città più prodighe sono state Asti, Parma, Grosseto e Modena. I titoli più donati sono stati: ‘La fabbrica di cioccolato’ di Roald Dahl, seguito da ‘Il piccolo Principe’ di Antoine De Saint-Exuperry (nel 2017 era il primo tra i più regalati), e da ‘Wonder’ di R. J. Palacio.
– NEW YORK
– Stiletto o “piatte”? Almeno sul web una “ballerina” dichiara guerra ai 12 centimetri in stile Melania Trump. Sara’ l’atmosfera del#MeToo, ma molte donne che, nella vita e anche online, non ne possono piu’ di soffrire nel tentativo di crearsi un’identità femminile attraverso vertiginosi tacchi a spillo hanno da qualche giorno una alternativa. L’ultimo update degli emoji sul sistema operativo iOS 12.1 Apple permette di scegliere una “ballerina” blu, non piu’ solo “sneaker” o décolleté tacco 12 rosso fiamma. “Quando vennero disegnati i primi emoji si pensava che quella scarpa avrebbe attratto le donne”, ha detto alla rivista Atlantic Florie Hutchinson, la PR di Palo Alto in California che un anno fa ha lanciato la campagna: “Con il senno di poi si e’ capito che era il sintomo di un problema sistematico e piu’ grande”. Gli emoji, i cui primi 176 esemplari creati nel 1999 dal designer giapponese Shigetaka Kurita sono nelle collezioni del MoMA, sono governati dall’Unicode Consortium, una no-profit.
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I siciliani Shakalab tornano a fondere linguaggi della black music con il nuovo singolo, ‘A prima vista’, un featuring con il rapper e cantante Davide Shorty.
Un featuring che viene da lontano, come racconta il cantante della band, Davide Lorrè: “Con Shorty capitava di incontrarci tanti anni fa nelle battle e nei freestyle per strada, perché proveniamo entrambi dall’ambiente hip-hop siciliano: gli Shakalab non esistevano ancora e Shorty non cantava. Dopo qualche anno abbiamo visto la sua esperienza in tv come cantante e siamo rimasti scioccati. Ci siamo detti che avremmo dovuto fare qualcosa e questo ci sembrava il pezzo giusto, ci serviva una bella voce calda e soul come la sua”.
Il brano è tratto dall’ultimo album a firma Shakalab, ‘Non facciamo musica’, pubblicato a giugno: “Facciamo ironia sul fatto che mescoliamo tanti generi come dancehall, reggae e hip-hop. Ma non sono in contrasto: l’hip-hop nasce a New York come arte povera di ispirazione giamaicana, cantare sopra i dischi”.
– TORINO
– Al programma del 36/o Torino Film Festival, dal 23 novembre al primo dicembre, si è aggiunto fuori programma nella sezione Festa Mobile il documentario Sembravano applausi diretto da Maria Tilli.
Il film ritrae Marcello Fonte prima, durante e dopo le riprese di Dogman di Matteo Garrone, la storia intima di un uomo semplice che in un brevissimo tempo si trova a vincere il premio come miglior attore al Festival di Cannes. Il film, prodotto da Archimede e Rai Cinema, viene proiettato il 30 novembre, presenti la regista, Maria Tilli, l’attore Marcello Fonte e il regista Matteo Garrone. “Marcello è un uomo semplice, buono e bizzarro – spiega la regista – calabrese di origine ma romano di adozione. Fino al giorno in cui Garrone lo scelse per la parte, viveva alla giornata in una piccola stanza”.
La stessa sera Matteo Garrone viene insignito del Premio Langhe-Roero e Monferrato organizzato da Film Commission Torino Piemonte, Museo del Cinema, Regione Piemonte e Barolo & Castles Foundation.
– È fissato per il prossimo 26 marzo, al Mediolanum Forum di Milano, l’evento de Le Vibrazioni per celebrare i 20 anni di carriera. Dopo la reunion e il ritorno all’ultimo Festival di Sanremo, la rock band è balzata in vetta alle classifiche musicali con il brano Così sbagliato, seguito poi dalle hit radiofoniche Amore Zen e Pensami così (sigla del programma televisivo Vieni da me di Caterina Balivo).
Le Vibrazioni si preparano quindi a scaldare la primavera milanese per chiudere un anno di live che, a febbraio 2019, li porterà anche nei club internazionali nel Così Sbagliato – European Tour. Il concerto del 26 marzo consacra Le Vibrazioni nella loro città d’origine, Milano, dove nel 1999 è nato il loro sound melodico. Sarà un evento per ripercorrere i 20 anni di carriera del gruppo. Sul palco con le Vibrazioni anche tanti ospiti, amici con cui hanno condiviso il loro percorso. In scaletta anche le canzoni estratte dall’ultimo quinto album di inediti “V” (L’Equilibrista/Artist First).
Cristina D’Avena che venerdì 23 novembre pubblica ‘Duets forever, tutti cantano Cristina’. “Sono una fatina rock’n’roll – ha commentato la cantante – e la mia musica non è più di serie b. Oggi è pop”. Nella scaletta del secondo capitolo del progetto dedicato ai duetti, cominciato con ‘Duets’ lo scorso anno, ci sono sedici canzoni, sigle di cartoni animati con cui sono cresciute più generazioni. Assieme alla voce di Cristina, quelle di sedici colleghi più che famosi che per una volta si sono immedesimati nel loro personaggio dei cartoni animati preferiti.”Quando ho chiamato Elisa – ha detto la D’Avena – ha cominciato a gridare che lei era una memolina e che non avrebbe cantato altro se non ‘Memole dolce Memole’. Così è stato”. Nel disco ci sono i nomi più diversi e inaspettati, forse, come Patty Pravo sulle note della ‘Canzone dei Puffi’, Malika Ayane per ‘Pollyanna’, ma anche Lo Stato Sociale per ‘Ti voglio bene Denver’, Carmen Consoli che per l’occasione se l’è vista con ‘Sailor Moon e il cristallo del cuore’. Poi ancora: Le Vibrazioni, Nek, Fabrizio Moro, Dolcenera, Elodie, Il Volo, The Kolors, Federica Carta, Alessandra Amoroso, Max Pezzali e Shade. “È un album che mi riempie di orgoglio – ha detto la cantante – perché sono le canzoni che ho sempre cantato e continuo a cantare in chiave moderna. Ho chiamato tutti artisti che stimo e che seguo anche dal vivo. Il mio sogno era cantare anche con Jovanotti. Ho provato a mettermi in contatto con Lorenzo in tutti i modi, ma non mi ha mai risposto. Dovesse cambiare idea, io sono qui”.Unica donna ad aver debuttato al numero uno delle classifiche di vendita con il lavoro precedente e unica donna nella top 20 delle charts degli album più venduti nel 2017, Cristina D’Avena ha cominciato a pensare al progetto di duetti dopo la partecipazione al Festival di Sanremo di Carlo Conti come superospite. “Tutti gli artisti in gara mi chiedevano di cantare una sigla – ha spiegato lei – e quindi ho capito che poteva essere un progetto fattibile. La mia vita è una sorta di favola, da quando ero piccola fino ad oggi. Chi l’avrebbe mai detto che avrei cantato con Patty Pravo o con tutti gli altri”.Dopo due progetti di duetti, ci sarà anche il terzo? “Il successo è stato tanto – ha confessato Cristina D’Avena – e adesso è venuto il momento di mettersi a tavolino e capire cosa fare. Di sicuro io sono una persona che non si ferma mai. Se potessi sognare di coinvolgere un artista straniero vorrei Chris Martin dei Coldplay o magari David Guetta”.
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“Viviamo in un assoluto presente: se i codici del passato non esistono più, dobbiamo chiederci in che modo la vita può dare testimonianza di sé”. Non è mai un mero atto estetico ma sempre uno strumento di conoscenza per decifrare l’evoluzione della realtà la pittura per Ennio Calabria, oggi protagonista, a 30 anni dall’ultima antologica, di una grande mostra allestita a Roma a Palazzo Cipolla dal 20 novembre al 27 gennaio che testimonia tutto il suo percorso di “pittore filosofo”.
Intitolata “Ennio Calabria. Verso il tempo dell’essere. Opere 1958-2018” e a cura di Gabriele Simongini, l’esposizione è promossa da Fondazione Terzo Pilastro e presenta al pubblico circa 80 lavori (alcuni anche realizzati nel 2018), tra quadri, pastelli e manifesti, nei quali emergono pensiero, forza immaginifica, vitalità e inquietudini del maestro. “Questa è la mia unica e ultima possibilità comunicativa. Una mostra così non avrei neanche potuta sognarla”, afferma questa mattina l’artista, nato a Tripoli nel 1937, per anni colpevolmente “dimenticato” da gallerie e spazi museali. L’antologica, fortemente voluta da Emmanuele F.M. Emanuele, porta dunque in primo piano il flusso ininterrotto della riflessione di un pittore complesso come Calabria, sempre coerente con se stesso e pronto a interrogarsi sul significato della vita e sul destino dell’uomo. Se a un primo sguardo sono la forza del colore e la potenza del gesto pittorico a catturare l’attenzione, il figurativismo visionario di Calabria fa emergere chiaramente l’urgenza dell’artista di provare a spiegare i cambiamenti della società con una pittura dall’incontestabile valore sociale. “La pittura capisce prima di me”: è una delle sue frasi scritte sulle pareti per permettere al visitatore, insieme alle didascalie delle opere, di seguire un percorso a ritroso che esplora sia il tempo interiore di Calabria e sia i principali fatti della storia del nostro Paese.
Dalla politica alla religione, dai temi biografici all’invasione della tecnologia nelle nostre vite, dall’entusiasmo del passato all’Italia frastornata e smarrita di oggi, dall’intensità dei ritratti (e degli autoritratti) all’incisività dei manifesti, in ogni opera c’è il peso della sua testimonianza, del suo continuo voler essere portavoce non solo dei segnali più evidenti della trasformazione dell’uomo ma anche delle cause e degli effetti meno visibili che sono alla base di essa. Tutti elementi che rappresentano la forza stessa del suo modo di dipingere, di fronte al quale è naturale per chi guarda porsi domande. “Dal cogito ergo sum siamo passati al sum ergo cogito: ormai esiste solo una cultura fisiologizzata, legata a quello che siamo singolarmente. Prima si avevano riferimenti che erano fatti di certezze o di contestazioni delle certezze in cui l’io mediava, ora invece il singolo diventa voce della storia”, spiega l’artista di fronte alle sue opere, “la dimensione antropomorfa è attaccata da un processo di robotizzazione: in questo momento è in atto una modificazione della realtà, mancano i simboli e le dimensioni sovrastrutturali”. “Il sé diventa l’unica chiave interpretativa, perché le cose sono relativizzate in tempo reale e sono morte le ideologie progettuali già da tempo”, prosegue Calabria, “ora lo sforzo è riadattare la cultura ai nuovi schemi. Oggi non ci può essere contemporaneità senza la certificazione del vuoto”.
Un quarantenne rimasto bambino è il personaggio interpretato da Simone Cristicchi protagonista del suo nuovo spettacolo teatrale ‘Manuale di volo per uomo’ (GUARDA IL TRAILER), che ha debuttato con successo in prima nazionale a L’Aquila.Un testo scritto da Simone Cristicchi, direttore del Teatro Stabile d’Abruzzo, e da Gabriele Ortenzi con la collaborazione di Nicola Brunialti, che vede alla regia Antonio Calenda.
Con questa nuova produzione, presentata da TSA Teatro Stabile d’Abruzzo e CTB Centro Teatrale Bresciano, Cristicchi continuerà a stupire il pubblico teatrale: una nuova invenzione drammaturgica, stavolta ambientata nel mondo attuale, una favola metropolitana ricca di emozioni, musica e poesia.
Cristicchi interpreta un quarantenne rimasto bambino, con un problema preoccupante: qualunque cosa guardino i suoi occhi – dal fiore di tarassaco cresciuto sull’asfalto ai grandi palazzi di periferia – tutto è stupefacente, affascinante, meraviglioso. Per molti è un ‘ritardato’ da compatire, per alcuni un genio. Sicuramente è un tipo strano, che ama dipingere un mondo tutto suo, contare le lettere che formano le parole delle frasi, camminare lentissimo seguendo una sua indecifrabile traiettoria.”In realtà Raffaello è un Super-Sensibile – dice Simone Cristicchi – e, in quanto eroe, possiede dei poteri speciali: la sua mente fotografica è dotata di una lente di ingrandimento che mette a fuoco i particolari, i dettagli che sfuggono agli altri esseri umani; cose minuscole e apparentemente insignificanti che nascondono però un’infinita bellezza, forse perché ‘niente è più grande delle piccole cose'”.
Nel racconto poetico e surreale del suo microcosmo, Raffaello descrive vicende minime ed universali del suo affollato quartiere, la grande città che fa paura, il paradiso della Ferramenta dove tutto è catalogato alla perfezione; e poi meccanici romantici ed emarginati invisibili. Forse “volare” significa non sentirsi soli, avere il coraggio di buttarsi nella vita, mantenendo intatto il bambino dentro di noi.
E soprattutto non lasciarsi sfuggire la bellezza che ci circonda.
Le scene ed i costumi sono di Domenico Franchi, le musiche originali di Gabriele Ortenzi, il disegno luci di Cesare Agoni, l’audio di Andrea Balducci e le luci di Veronica Penzo.
Dopo il debutto aquilano e la doppia tappa a Foggia, lo spettacolo è già programmato per un lungo tour che lo porterà sui palcoscenici di tutta Italia e in Svizzera a Locarno.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Castel Volturno è un set di frontiera. Prima sul fiume Volturno, circondato da case che sono terra di nessuno, e poi nelle location de ‘Il vizio della speranza’ di Edoardo De Angelis, in sala con Medusa dal 22 novembre, questa cosa si avverte bene. E così non a caso in questa terra dove i migranti sono più degli abitanti autoctoni (circa trentamila, tra regolari e irregolari, contro 15.000 castellani) si sono girati negli ultimi anni tanti film: da Gomorra agli Indivisibili, da Perez all’Imbalsamatore, da Dogman a Mozzarella Story. Una sorta di fascinazione questa terra per molti registi e anche ovviamente per Edoardo De Angelis chei, nella connection house del set, una baracca piena di luci di Natale, non manca di parlare di questi luoghi, pieni di disagio e violenza, come una terra in cui convivono “inferno, paradiso e purgatorio”.
“Ci sono queste tre realtà che convivono, è un dato di fatto – aggiunge -. In questo pezzo di Domiziana ci sono, ad esempio, poche chiese cattoliche, una moschea e ben 70 chiese pentecostali. Una chiesa, quest’ultima, che permette a chiunque di aprire la propria, anche in un garage, e cominciare a predicare. Funzioni in cui si beve alcool, si canta e l’offertorio è ripetuto più volte. Offrire poco è un’offesa” Una religiosità che non manca certo a ‘Il vizio della speranza’, vincitore del premio del pubblico alla Festa del Cinema di Roma, mentre a Tokyo ha ottenuto ha avuto i riconoscimenti per la miglior regia e per la protagonista Pina Turco. Ovvero Maria, una ragazza che con grande pietà traghetta le donne incinte di colore costrette a vendere i propri figli e che si trova a un certo punto di fronte a una sorta di miracolo, a una scelta difficile.
Ci sono poi in questo luogo che fu il sogno megalomane dei fratelli Coppola, quello di costruire una sorta di Rimini, spiega ancora De Angelis, “la forza dei riti voodoo, riti che legano, attraverso certe pratiche, le donne a una forma di totale sudditanza alla quale non si può venire meno. Gli stregoni nigeriani, infatti, agiscono anche verso le famiglie di appartenenza delle donne, le colpiscono nei loro villaggi. Comunque la loro – spiega il regista napoletano – è una maledizione perpetua”. A Castel Volturno, dice ancora, “gli aborti clandestini sono all’ordine del giorno e li fanno anche con sistemi assurdi. In fondo quello che racconto qui è un distillato degli incontri di uomini e donne che ho conosciuto. Non posso dire esattamente quello che mi è rimasto dentro, probabilmente lo capirò dopo. Questo per me è un racconto arcaico”.
E nel giorno della firma a Caserta del protocollo d’intesa contro discariche abusive, incendi dolosi e i traffici sui rifiuti, alla presenza del premier Giuseppe Conte, la formula di De Angelis per risolvere la situazione a Castel Volturno parte dalla “pulizia dei canali inquinati che contaminano tutto il territorio. Questa terra va salvata con questo primo atto”.
– ALESSIO FORGIONE, NAPOLI MON AMOUR (NN Editore, PP 223, EURO 16). E’ in balia degli eventi ma alla ricerca di se stesso, Amoresano, il protagonista del romanzo d’esordio di Alessio Forgione, ‘Napoli mon amour’, in libreria per NN Editore. “Questa cosa che hai paura del futuro devi dirla ad alta voce”: Forgione è partito proprio da qui, seguendo i consigli di Raffaele La Capria, il suo mito letterario, e le suggestioni del suo amato libro ‘Ferito a morte’, per raccontare la totale precarietà esistenziale di un trentenne napoletano che dopo due lauree, un lavoro sulle navi, non ha ancora trovato un posto nel mondo.
Una storia di formazione con elementi autobiografici, con una lingua incalzante, che “non mi aspettavo avrei finito, che venisse pubblicata e che restasse in libreria. Sono stato superfortunato. L’editore NN era, tra l’altro, la mia prima scelta” racconta Forgione che ora vive a Londra, dove è supervisor in due pub in centro, ma è cresciuto tra Bagnoli e Soccavo, nella periferia di Napoli, grigia come l’asfalto, di cui restituisce l’atmosfera tetra nel libro.
“Esistono tante Napoli a seconda del quartiere in cui si vive.
Quella dove ho vissuto io è composta di sfumature di grigio come diceva Ermanno Rea. Esistono tante città nella città in cui viviamo e in parte le facciamo anche noi” spiega lo scrittore che è un lettore bulimico, come il suo Amoresano. E aggiunge: “scrivere è sempre stata la mia ambizione, ma mi vergognavo un po’, avevo quasi un senso di colpa. A dirmi ‘provaci’ è stata la rilettura di ‘Ferito a morte'”. E l’episodio del libro in cui racconta l’incontro con La Capria, “è realmente accaduto” dice. “Dopo la seconda laurea (scienze politiche e sociologia) ho cercato lavoro ma non trovavo nulla. Così, invece di deprimermi ho iniziato a scrivere. Vivevo la mia condizione come una cosa privata. Attorno a me avevo tante persone che pur di fare qualcosa si accontentavano e altre che invece si lasciavano andare. Una situazione stagnante che non pensavo fosse tanto estesa. Me ne sono reso conto dopo l’uscita del libro. Mi hanno scritto tante persone” racconta lo scrittore. Forgione non se ne è andato dal suo Paese sbattendo la porta, dicendo ‘vi odio tutti’ e un giorno vorrebbe tornare ma “bisogna farlo al momento giusto. Ho sempre cercato – spiega – di fare qualcosa che espanda non che riduca la mia personalità. Lavorare a Londra mi lascia del tempo per scrivere”. E del reddito di cittadinanza dice: “esiste in diverse forme in tutto il mondo.
Una proposta può essere tanto giusta quanto sbagliata.
L’importante è che ci sia dibattito pubblico. Insieme si può arrivare a un buon risultato, ma in Italia ognuno tira la corda dalla propria parte e così non si fa l’interesse della nazione”.
La precarietà di Amoresano (nome preso dal cognome di un suo coinquilino) si estende anche all’amore, alla storia con Nina che “è stata bella finchè è durata”. “E’ difficile programmare una relazione se vivi alla giornata. Ti svegli la mattina e non sai cosa succederà fino a tarda sera” afferma l’autore di ‘Napoli mon amour’. “Alcune cose del romanzo sono accadute davvero. Non ho avuto proposte per un film ma sarebbe divertente vederlo realizzato. Mi piace il cinema e chissà chi sceglierebbero nel ruolo di Amoresano. Per questioni anagrafiche non è possibile, ma io vorrei Toni Servillo tutta la vita” rivela Forgione che di un nuovo libro dice: “sarà molto diverso da questo, ma sempre a Napoli. Al momento non riesco ad andare oltre questa città”. E tra gli autori preferiti, che “cambiano ogni due anni”, cita Faulkner, Proust, Celine, Hemingway, Fitzgerald e Buzzati.
– TORINO
– Dopo Macklemore un altro concerto internazionale per Collisioni. Sul palco dell’edizione 2019 del festival agrirock di Barolo saliranno anche i Thirty Seconds To Mars. America, l’ultimo album della band, è stato il disco internazionale più venduto in Italia nella settimana d’uscita e hanno avuto grande successo i singoli estratti, come Walk on Water e Dangerous Night.
La band sarà a Collisioni domenica 7 luglio 2019, a conclusione di un weekend che ospiterà per tutto il giorno, nelle diverse piazze di Barolo, tantissimi ospiti della letteratura, della musica, del cinema e dello spettacolo nazionale e internazionale. Un grande happening di musica internazionale, letteratura ed enogastronomia che ogni anno torna nel piccolo borgo agricolo di Barolo, sinonimo di grandi vini e ora di grande musica.
I biglietti per i Thirty Seconds To Mars saranno disponibili per l’acquisto a partire dalle ore 10 di giovedì 22 novembre su http://www.ticketmaster.it, http://www.ticketone.it e in tutti i punti vendita autorizzati.
– E’ morto di infarto, a 65 anni, a Vilnius, dove viveva, il grande regista teatrale Eimuntas Nekrosius. Lituano, Nekrosius stava lavorando all’Edipo a Colono per il Festival di Napoli del prossimo giugno. Lo annuncia il suo agente Aldo Grompone. Era nato a Pazobris il 21 novembre del 1952.
Nome di rilievo internazionale, scoperto dalla prima edizione del Premio Europa per il Teatro, arrivò a Taormina 30 anni fa stupendo tutti con una sua scena di prova delle ‘Tre sorelle’ di Cechov. Da allora ha lavorato tanto nel nostro paese, su classici, a cominciare da Cechov e Shakespeare, ma anche proponendo spettacoli fantasmagorici ispirati all’Inferno di Dante come al Libro di Giobbe. Si è misurato anche con la regia lirica e alla Scala nel 2010 aveva firmato il Faust di Gounod, mentre resta memorabile un suo Macbeth di Verdi. In Italia Nekrosius è ricordato anche per aver tenuto molti laboratori per giovani attori.
Con un incasso totale che si avvicina ai 6,2 milioni di euro arriva subito al top del botteghino anche in Italia I Crimini di Grindenwald, sequel del fortunato Animali Fantastici. Distribuito in 802 copie, lo spettacolare film di David Yates con Eddie Redymane protagonista nell’America fantastica del 1927 immaginata dall’autrice di Harry Potter, J.K. Rowling svetta su tutti gli altri. Al secondo posto, con 887 mila euro il kolossal di Walt Disney Lo schiaccianoci e i quattro regni, che in tre settimane di programmazione ha comunque superato gli 8,2 milioni di incasso. Sul terzo gradino del podio un’altra new entry, Widows – Eredità criminale il film di Steve McQueen con la storia di tre vedove che in una Chicago sconvolta dai fermenti razziali e di protesta si uniscono in un patto per prendere in mano il loro destino, cancellare i debiti lasciati dai mariti, diventare ricche: distribuito su 304 schermi, il nuovo lavoro del regista britannico osannato da Hollywood ha raccolto 567 mila euro. [print-me title=”STAMPA”]
