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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

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Ultimo aggiornamento 23 Novembre, 2018, 08:59:29 di Maurizio Barra

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

TUTTI GLI AGGIORNAMENTI

DALLE 10:25 DI GIOVEDì 22 NOVEMBRE 2018

ALLE 08:59 DI VENERDì 23 NOVEMBRE 2018

SOMMARIO

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Marie Colvin, guerra, cronaca e coraggio
A Private War con Pike sull’inviata uccisa in Siria nel 2012

Barbujani, una storia quasi noirL’impossibilità di cambiar vita, tra Padova e la Slovenia

Monet e le ninfee, un’ossessione amorosaEsce film che racconta la storia del padre dell’Impressionismo

Dolce & Gabbana “non è caso diplomatico”Ministero Esteri cinese, su vicenda ‘chiedere alla gente comune’

Dedica 2019 a Gioconda Belli (Nicaragua)L’autrice di “Donna abitata” in Italia per 8 giorni

Uffizi museo più seguito su InstagramIn Italia, ha superato il Peggy Guggenheim di Venezia

Da Leee John colonna sonora ‘riders’Docufilm racconta viaggi per itinerari sconosciuti

Convince debutto in regia di MarrasSold out per “Mio cuore” in anteprima al Massimo di Cagliari

Diana Krall a luglio in ItaliaL’8 a Gardone Riviera e il 14 a Roma

New Italian Dance Platform a Reggio E.Tempo fino al 28/2 per partecipare alla selezione

Diana Krall e Paolo Conte a UJ 2019Annunciato il primo

week end della edizione estiva 2019

Amleto con Lavia in discoteca Firenze’AmletOHamlet!’ il 26/11 al Tenax, con regia di Cauteruccio

Ranieri e Zingaretti indagano l’amoreLui regista lei protagonista di un bel testo di Terence Rattigan

X Factor: Asia Argento, Lodo Guenzi non segue i miei consigli

L’attrice a Radio2: “E’ sparito, gli ho tolto il follow”

Rita Ora, 23/11 esce album PhoenixLa popstar in concerto a Milano il 30 aprile

Baglioni, nomi Giovani rivelati a Radio2Martedì 27 novembre in diretta a Social Club

L’arte veneta del ‘700 del Museo PuskinA Vicenza 57 opere tra Russia e collezioni locali

Carlo Felice, Aida con scene virtualiLa tecnologia al servizio di Verdi

Macbeth di Verdi apre stagione La FeniceSul podio maestro Chung, smania potere radicata nell’uomo

Un giorno all’improvviso, Foglietta madre folleIn sala opera prima di Ciro D’Emilio già ad Orizzonti a Venezia

Maggio apre pubblico per 90/o orchestraIl 9/12 visite guidate in spazi dove nascono gli spettacoli

Arriva in tv L’Amica geniale, per Lila e Lenù “il sogno di attrici”Parlano protagoniste serie evento tratta da bestseller Ferrante

Inquinamento dell’Acna diventa film’Bormida’ di due studenti Politecnico il 24/11 al Cinema Massimo

Dante di Sermonti, cofanetto audiolibriA due anni dalla sua morte evento al Maxxi. Pubblicato da Emons

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L’ARTICOLO

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“Non è importante quale esercito compia l’attacco, quello che conta è il costo umano delle persone”. Era una delle convinzioni di Marie Colvin, grande inviata di guerra del Sunday Times, che a 56 anni è rimasta uccisa da un attacco a Homs in Siria, voluto probabilmente da Assad, di cui la giornalista aveva appena rivelato il bombardamento indiscriminato sulla popolazione civile. Rosamund Pike si cala in modo straordinario nei panni della reporter in A Private War, esordio nel cinema di fiction del documentarista nominato all’Oscar Matthew Heineman, con un cast che comprende Jamie Dornan, Stanley Tucci e Greg Wise. Il film, passato in anteprima alla Festa del cinema di Roma, arriva in sala il 22 novembre con Notorious.
Heineman, che nel suo ultimo documentario City of Ghosts, aveva dato voce proprio a un gruppo di giornalisti di guerra che esponevano gli orrori dell’Isis, riesce ad unire il ritratto tra pubblico e privato di Marie Colvin a un racconto estremamente efficace tanto a livello visivo, che emotivo delle zone di guerra. Dallo Sri Lanka, dove nel 2002, la giornalista, colpita dalla scheggia di un razzo, perde l’uso dell’occhio sinistro, che copre da allora con una benda nera, all’Iraq, dall’Afghanistan alla Siria.
La donna che conosciamo attraverso il film è coraggiosa al limite dell’incoscienza, con un profondo senso etico, generosa, spiritosa, fortemente empatica verso gli altri, ma anche tormentata, perseguitata dagli incubi che cerca di dimenticare con l’alcool, vittima del disturbo post traumatico da stress. Un carico di dolore che avrebbe portato molti altri a rinunciare alla prima linea, non lei.
Rosamund Pike si presta al ruolo con un’immedesimazione al limite del mimetismo (le loro voci sono praticamente uguali). “Non assomiglio molto a Marie. Sono più giovane di lei, non sono americana – spiega l’attrice nelle note di produzione -. C’erano molte cose che mi remavano contro. Ma lo volevo davvero fare. entrata nella mia anima in qualche modo”. Pur non avendo la sua stessa passione o “il suo coraggio – aggiunge – so cosa vuol dire avere una vocazione che ti porta fuori dalla vita reale”. Per Heineman, Marie Colvin “era unica nel suo genere – talentuosa, coraggiosa, forte, divertente – ma ha anche combattuto contro i suoi demoni, come tutti noi”. Il regista non voleva “mostrarla come una santa né come un’eroina. Volevo mostrare il lavoro incredibile che ha fatto, ma anche gli effetti che questo ha avuto su di lei”.
– GUIDO BARBUJANI, ‘TUTTO IL RESTO E’ PROVVISORIO’ (BOMPIANI, pp. 218 – 16,00 euro) – L’antiquario padovano di origini triestine Gianni Schuft perde la testa perché si innamora di una affascinante donna più giovane o perde la testa perché scopre una vita libera e piena e si illude lucidamente di poter cambiare tutto nella sua esistenza? Non sa ancora come in verità “siamo in bilico, un po’ di qua e un po’ di là. E nello stesso momento in cui nell’occhio si forma una lacrima, sulle dita ci spuntano gli artigli con cui potremmo fare a pezzi un nostro simile”. Quando la bella Ilirjana Mehmeti, violoncellista kosovara che per sopravvivere in Italia fa la commessa e la dama di compagnia di un’anziana signora che le dà alloggio, entra nella sua vita, con i suoi tratti mobili e mutevoli, con i suoi sentimenti e le sue difese che nascono di chi ha patito una brutta guerra, Gianni vive da commerciante benestante di provincia un giorno dopo l’altro sempre eguali, cercando di scendere a patti con la camorra che gli chiede il pizzo e passando serate passate “a guardare nel vuoto, facendo finta di lavorare e intanto pensando, immaginando” viaggi, fughe e cambiamenti, accanto a una moglie che ogni tanto tradisce e si scoprirà poi quanto in realtà lo ami.    Barbujani è genetista di vaglia internazionale, allievo di Cavalli Sforza negli Usa, autore di saggi scientifici e altri divulgativi in cui cerca di farci capire, dati alla mano, che alla lontana siamo tutti parenti a prescindere da razze e colori, ma anche scrittore fine e ironico come dimostra il suo ‘Lascia stare i santi’, coinvolgente reportage romanzesco di una curiosa esperienza professionale. In queste pagine narrative mostra una sensibilità e un’arte particolari a cominciare proprio dalla scrittura e dalla scelta di un tono sobriamente affabulatorio che risulta così insinuante e tende pian piano a coinvolgere, grazie anche a una trama che andrà prendendo sfumature noir. Gianni racconta dalla cella di un carcere in cui è rinchiuso, e scopriremo come e perché ci è finito solo andando avanti con la sua storia. Il suo negozio vive dei rifornimenti che gli procurano due suoi fidi scagnozzi, Panciera e Frigo, che girano la provincia e i monti cercando e acquistando per lui oggetti e mobili che un suo restauratore di fiducia, Biasin, porta a nuova vita. Ma è sempre più difficile trovare qualcosa, così i due propongono di andare oltre confine, in Slovenia, e il padrone si fa convincere, iniziando senza saperlo la sua ascesa verso un periodo di cambiamenti vissuto con positivo entusiasmo anche con la scoperta di un nuovo amore e poi di discesa verso disillusioni, colpi di testa e patimenti di chi comincia vivere solo al passato.    Il fatto è che Ilirjana i suoi due agenti la coinvolgono per far loro da interprete e rompere il ghiaccio con le persone che contattano oltre confine nei paesi, ma sarà Gianni a essere conquistato pian piano da lei, mentre si troverà coinvolto pure in un colpo che pensa possa aiutarlo a cambiare vita (comprare in blocco tutti gli arredi di un castello sul lago di Bled).    Ilirjana è una che non vuole sentirsi obbligata, perché questo “porta inevitabilmente con sé falsità e poi desolazione”. Lui invece vuole molto di più, tanto che un giorno si troverà a dire di non soffrire per il carcere, ma per l’abbandono di lei, con cui continua a parlare giorno e notte come un pazzo. In fondo sostiene che non abbiamo scelta, le storie ci accadono e si entra “spensieratamente in una turbina accesa”. Sarebbe ingiusto raccontare molto di più di questo romanzo che, diciamolo, non racconta un femminicidio ed è fatto di colpi di scena, di fughe on the road, di passioni, dolori e tenerezze di un uomo, ma anche di tutti gli altri personaggi che entrano nella sua vita, da Perko a Irina, che l’autore riesce sempre a far vivere disegnandoceli con tratti precisi che ne rivelano la psicologia.
L’occhio prodigioso per catturare ogni forma e ogni sfumatura di colore, la mano instancabile per trasferire sulla tela la delicata maestosità della natura, tra acqua e luce, fiori e cielo: il talento del padre dell’Impressionismo è al centro del film “Le ninfee di Monet. Un incantesimo di acqua e luce”, diretto da Giovanni Troilo e prodotto da Ballandi Arts e da Nexo Digital, nelle sale dal 26 al 28 novembre in collaborazione con Timvision Production.Attraverso la narratrice Elisa Lasowski e gli interventi dello scrittore Ross King, della fotografa Sanne De Wilde e della giardiniera della Fondation Monet Claire Hélène Marron, il film mescola fiction e immagini di repertorio per ricostruire la parabola artistica e umana dell’artista francese: la pittura come vita, la nascita dell’Impressionismo, la famiglia e il dolore per i lutti, l’amicizia con il primo ministro francese George Clemenceau che lo protesse e ne comprese la genialità, la malattia agli occhi, la sofferenza per la tragedia della prima guerra mondiale che prende corpo nei dipinti. In particolare nel racconto emerge l’elemento che maggiormente caratterizzò la vita di Monet: la passione per il paesaggio circostante ben presto si trasformò nell’ossessione di rappresentare su ogni tela l’impalpabile bellezza dell’acqua, della luce e dell’aria. Monet dipingeva senza mai smettere, riproponendo soggetti ricorrenti, alberi, acqua, fiori e soprattutto ninfee. Per l’artista, che concepiva la natura non solo come soggetto privilegiato dei suoi quadri ma anche come strumento per dare voce al suo paesaggio interiore, questa sorta di sfida continua alla sua capacità di pittore divenne un tormento e una perenne forma di inquietudine.Come in un viaggio, accompagnato dalla musica di Remo Anzovino, il film conduce lo spettatore attraverso i luoghi dell’artista: da Le Havre, che Monet lasciò a 19 anni portandosi dietro il suo mare, le scogliere e i paesaggi resi evanescenti dalla foschia (qui dipinse “Impression, soleil levant” da cui deriva il nome del movimento impressionista) a Giverny, la cittadina lungo la Senna dove poi creò il suo piccolo mondo di fiori e acqua da dipingere incessantemente, con il celebre stagno delle ninfee, fino a Parigi, nelle stanze dei musei che gli rendono onore (Musée Marmottan, Musée de l’Orangerie, Musée d’Orsay). Mentre si succedono sullo schermo tanti dei capolavori dell’artista, il film infine si sofferma sulla sua ultima opera, la Grand Décoration. Dopo aver superato la depressione che lo aveva spinto a lasciare la pittura, Monet, ormai quasi cieco, riprese i pennelli per realizzare la sua impresa più colossale: pannelli enormi raffiguranti il suo stagno di ninfee, da destinare (disposti da est a ovest per seguire la luce) alle sale ovali del Musée de l’Orangerie, da lui stesso disegnate. L’opera venne mostrata nel maggio del 1927, all’inaugurazione del museo, ma non ebbe successo: Monet non lo seppe mai, perché morì cinque mesi prima.

– PECHINO

– “Non è una domanda diplomatica e non lascerò che diventi una domanda diplomatica”: è la replica del portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, a un commento alle polemiche contro Dolce & Gabbana per campagna pubblicitaria e commenti ritenuti offensivi dagli internauti del Dragone. “Dovreste chiedere alle persone comuni come si pongono rispetto a questa domanda”, ha aggiunto in conferenza stampa. La griffe italiana, il cui mega-evento di ieri a Shanghai è saltato, è stata esclusa dalle piattaforme di e-commerce.
– PORDENONE

– È Gioconda Belli, nicaraguense, poetessa, giornalista e scrittrice di fama internazionale, autrice del bestseller “La donna abitata” che racconta gli anni del suo impegno civile e politico, tradotto in 14 lingue e con un milione di copie vendute, la protagonista del 25/a Dedica, in programma a Pordenone dal 9 al 16 marzo 2019, organizzato dall’associazione culturale Thesis. Dopo 11 anni, il festival mette sotto i riflettori di nuovo una donna, l’ultima fu il premio Nobel Nadine Gordimer, nel 2008. Per il direttore artistico Claudio Cattaruzza – Belli porterà all’attenzione del pubblico i tanti temi di cui si nutre il suo universo narrativo e poetico: l’impegno politico per una società più libera e giusta, la causa dell’emancipazione della donna, l’universo degli affetti, l’amore per il proprio paese attraverso i rimandi delle suggestioni mistiche dell’America precolombiana”.
La Belli presenterà il suo ultimo libro “Le febbri della memoria” (Feltrinelli), in uscita nei primi giorni del festival.
– FIRENZE

– Gli Uffizi sono il museo italiano più seguito su Instagram: ha raggiunto quota 204.148 follower (441 in più in media al giorno) e superato il Peggy Guggenheim Museum di Venezia, fino a ieri primo. Tra i musei statali e di arte antica in Italia gli Uffizi erano già primi da più di un anno. Lo rende noto la stessa Galleria. Nel mondo gli Uffizi sono al 27/o posto. Tra i paesi che seguono di più il museo fiorentino su Instagram dopo l’Italia ci sono Usa, Spagna, Brasile e Gb.
Su Instagram gli Uffizi al primo posto anche in base al parametro dell’engagement, e al 13/o posto su scala mondiale, superando, tra gli altri, Louvre (20/o), Prado (35/o) e Metropolitan di New York (77/o). Il numero di account unici che hanno visto un post degli Uffizi in una settimana è di 94.502 con un incremento del 9,3% ogni sette giorni. Tra i post più apprezzati la Venere di Botticelli (14.213 interazioni), la Medusa di Caravaggio (10.336), Giuditta e Oloferne di Artemisia Gentileschi (10.125). A seguire ci sono la Maddalena del Perugino, il Laocoonte di Baccio Bandinelli, l’Angelo musicante del Rosso Fiorentino, il Bacco di Caravaggio. Ci sono anche alcune meno famose come la statua di Teseo ed Elena di Vincenzo de’ Rossi all’interno della Grotta del Buontalenti (16/o posto) e l’ottocentesco Odoardo Borrani con l’Estasi di Santa Teresa (19/o). Tra i brevi video postati la performance di fuochi d’artificiali diurni al piazzale Michelangelo – anticipo della mostra Flora Commedia di Cai Guo Quiang, in programma fino al 17 febbraio agli Uffizi – ha avuto quasi 20mila visualizzazioni.
“I social network sono uno strumento fondamentale per promuovere la conoscenza dell’arte e dei beni culturali a livello planetario – commenta il direttore delle Gallerie Eike Schmidt – ci stiamo impegnando molto per rafforzare la presenza delle Gallerie su queste piattaforme digitali, corredando anche le immagini dei nostri tesori con testi e approfondimenti sia in italiano che in inglese”.

– Torna in ‘pista’ Leee John, leader degli Imagination, e lo fa per un docufilm ispirato dalla passione dei riders su due ruote. Il brano ‘Highway to Hell’, tratto dall’album ‘Retropia’, sarà la colonna sonora del trailer del prossimo ‘Story Riders’. L’artista inglese, con alle spalle vendite record di oltre 30 milioni di copie con gli Imagination, partecipa al progetto di docureality ideato da Riccardo La Cognata, con una produzione di Saturnia Pictures – Corum Ipnotica Produzioni, in collaborazione con Mastrangelo Cinematografica e Roswellfilm. I riders protagonisti sono semplici appassionati in viaggio per itinerari sconosciuti al turismo di massa, con una storia da raccontare. Il primo episodio, diretto da Daniele Malavolta, si svolge in Sardegna: da Olbia, un gruppo composto tra gli altri da La Cognata e Raffaele Chiulli, neopresidente dell’associazione delle federazioni mondiali sportive, ha percorso 1800 km. La prima stagione di Story Riders sarà composta da 5 episodi ed andrà in onda dal 2019.

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CAGLIARI

– Un cuore palpitante e straziato per uno spettacolo intenso, bello e crudele. Antonio Marras si racconta e mette in scena “Mio cuore io sto soffrendo. Cosa posso fare per te?” in anteprima nazionale da ieri fino al 25 novembre al Teatro Massimo di Cagliari per la Stagione del Cedac. La pièce raffinata e suggestiva, prodotta da Valeria Orani per 369gradi, tra atmosfere oniriche e momenti ludici e grotteschi che segnano le diverse età della vita, approderà il 27 novembre al Teatro Civico di Alghero, la città di Marras.
Un esordio tra gli applausi, per il celebre stilista, alla sua prima volta in veste di regista teatrale. Sold out al botteghino e un pubblico da grandi eventi, in sala tra gli altri Geppi Cucciari. “Mio cuore” è un’opera visionaria, destinata a far discutere. Affronta con fanciullesca innocenza, o matura spregiudicatezza, temi complessi e fondamentali: famiglia e educazione, amicizia e amore, l’inesorabile scorrere del tempo, traducendo in immagini sogni e paure, inquietudini e emozioni.
Marras racconta gli inganni e le lacerazioni del cuore attraverso una serie di quadri che nascono e si dissolvono come in un set cinematografico, o dietro le quinte di una sfilata, nell’attimo di pausa in cui uno specchio riflette la nostalgia di un’eterna giovinezza a fronte della metamorfosi e del tradimento del corpo. L’artista mescola le carte, si muove tra differenti mondi e linguaggi, intreccia moda, danza e teatro, letteratura, musica e poesia, su un palcoscenico vuoto che si popola di fantasmi, tra ricordi di scuola e regali sbagliati, la scoperta dell’intimità e il gelo dell’incomprensione. Graffi sull’anima, fratture mai rimarginate, in un’amara cognizione del dolore: tormento e umiliazione, separazione, assenza, rassegnazione e disincanto diventano quasi riti di passaggio, momenti di crescita, sul sentiero di una, vana, ricerca della felicità. Un gioco di rimandi e citazioni, da Buzzati a Calvino, da Leopardi a Palazzeschi, Carducci, Gozzano e Shakespeare, tra un inno religioso e i canti tradizionali della Sardegna interpretati da Elena Ledda, nodi di corpi e guerre di parole affidati a un cast spettacolare.

– Diana Krall, cantante e pianista jazz vincitrice di numerosi Grammy, ha annunciato le date del suo prossimo tour europeo che in Italia la vedranno protagonista l’8 luglio al Teatro del Vittoriale di Gardone Riviera nel Bresciano e il 14 luglio alla Cavea Auditorium Parco della musica di Roma.
Diana Krall è l’unica cantante jazz ad aver avuto otto album in cima alla classifica Billboard Jazz Albums al debutto.
Ad oggi, i suoi album hanno raccolto cinque Grammy Awards, otto Juno Awards e nove dischi d’oro, tre dischi di platino e sette multi-platino.
– REGGIO EMILIA

– Reggio Emilia sarà sede della quinta edizione di Nid-New Italian Dance Platform, la piattaforma della danza italiana che presenta il meglio della produzione coreutica nazionale, in programma dal 10 al 13 ottobre 2019. Organizzata da Ater, Fondazione nazionale della danza e Fondazione I Teatri, presenterà tra l’altro gli ‘Open Studios’, una nuova sezione che intende offrire a compagnie affermate e ad artisti emergenti un’ulteriore opportunità di partecipare alla piattaforma con progetti coreografici in via di sviluppo e che non abbiano ancora debuttato.
Un altro elemento innovativo sarà la presenza dei quattro Centri di produzione della danza – Compagnia Virgilio Sieni, Dancehaus Più e Scenario Pubblico-Compagnia Zappalà Danza, oltre alla Fondazione nazionale della danza/Aterballetto – che presenteranno alcune proposte rappresentative della propria identità artistica. È già online la call per partecipare alla selezione: aperta fino al 28 febbraio, è disponibile sul sito http://www.nidplatform.it.

– PERUGIA

– Diana Krall sarà a Umbria Jazz 19 il prossimo 13 luglio, ore 21 Arena Santa Giuliana. La serata seguente, 14 luglio, stessa ora e location, sarà la volta di Paolo Conte.
Umbria Jazz annuncia oggi il primo week end della edizione estiva 2019 (Perugia, 12-21 luglio) che sarà quindi all’insegna della canzone: il grande songbook americano che da sempre impreziosisce il repertorio della bionda star canadese, e la canzone d’autore che fa dell’Avvocato astigiano uno dei più amati storyteller italiani.
Sono soltanto le prime anticipazioni di un cartellone “che si annuncia stellare – sottolinea una nota di UJ – sia per il programma dell’arena, che ospita i grandi eventi, sia per le proposte più di nicchia riservate agli spazi al chiuso come il teatro Morlacchi e la Galleria nazionale dell’Umbria”.
– FIRENZE

– Si intitola ‘AmletOHamlet!’ lo spettacolo ‘immersivo’ che vedrà l’attore e regista Gabriele Lavia, diretto per la prima volta da Giancarlo Cauteruccio, interpretare Amleto al centro della pista da ballo della discoteca fiorentina Tenax trasformata per l’occasione in un set teatrale. Lo spettacolo, nell’ambito del progetto ‘Tenax Theatre’, si terrà il 26 novembre. “Shakespeare è un autore fondamentale per me – dice Lavia -. Amleto è un’opera complessa che appartiene a quella poetica del Bardo che asserisce al problema dell’essenza. La figura dell’uomo, così come quella del cosmo, vengono messi in discussione per la prima volta nella storia dell’umanità”. “L’idea è portare Gabriele Lavia, uno dei massimi interpreti del teatro di tradizione in un luogo estremo qual è la discoteca – spiega Cauteruccio -, che sembrerebbe la negazione della sacralità del luogo scenico”. Giovani performer del laboratorio Tenax Theatre interagiranno con Lavia guidati da musiche elettroniche e scenografie visuali.
L’amore è bisogno dell’altro, egoismo e lotta alla solitudine, ricerca di conferme egoistiche o è amare l’altro sino a saper fare scelte per il suo bene anche dolorose? Risponde in fondo a questo interrogativo, cui nella pratica non è mai facile dare una soluzione, questo ‘The Deep Blue See’, intenso testo di Terence Rattigan, molto ben costruito anche sul piano delle psicologie dei personaggi, e non solo i principali, coproduzione tra il Teatro di Roma e il Teatro della Toscana che si replica all’Argentina sino al 2 dicembre con l’ottima regia di Luca Zingaretti e una Luisa Ranieri di grande maturità, protagonista con Giovanni Anzaldo.I legami malati, come ci rivela la psicanalisi, sono sempre più forti di quelli sani, ed è fatto di ganci sentimentali storti, di egoismi, di bisogni personali, di sensualità quello tra Hester Collier e il suo compagno Fred Page, un ex eroico pilota della Raf e poi apprezzato e ricercato pilota collaudatore sino al giorno di un grave incidente in Canada che gli ha stroncato la carriera, anche perché dovuto alla sua propensione all’alcol. Così oggi in una Londra moralista di qualche decennio fa si trascina senza una lira e senza fare i conti con i propri sensi di colpa tra un campo da golf e un pub sempre sul limite dell’ubriachezza, mentre c’è l’affitto da pagare e lei, che poteva diventare una brava pittrice e abbandonato un marito e una vita molto agiata per lui, lo aspetta in casa sempre preoccupata e depressa, sino alla sera del suo compleanno, in cui, sentendosi abbandonata e non vedendolo rincasare, tenta il suicidio, forse più per un inconscio ricatto dei sentimenti che per farla finita. La salva la portiera che sente odore di gas e il signor Miller, un vicino medico radiato anni prima dall’ordine per qualche grave colpa. Coinquilini sono anche i due coniugi Welch, che arrivano in casa di Hester con la portiera e nel loro un po’ ottuso e timoroso perbenismo, cercando di darsi da fare, decidono di avvisare dell’accaduto l’ex marito della donna, il giudice Sir Collier, che si precipita sul luogo. Hester ha paura di farsi vedere nello stato in cui vive da lui e cerca di evitarlo, ma quando se lo troverà davanti avranno subito un rapporto civile e partecipe in cui il cercare di capirsi riesce comunque difficile, visto quanto lei è cambiata col tempo, rendendosi conto che con quell’uomo non ha ormai nulla a che spartire.La figura chiave è però il dottore, fatalista, tollerante, partecipe e al quale la vita ha insegnato molte cose, che riuscirà a dare controvoglia consigli a Fred e Hester mettendoli come per caso davanti alle loro responsabilità. Lui davanti al suicido di lei è scioccato, ma incapace di reagire e di far chiarezza tra i fumi dell’alcol e lei ha paura, dopo aver mandato all’aria la sua vita precedente, di restar sola. Tra una discussione, un confronto, una presa di coscienza che solo volendo bene a se stessi si può voler davvero bene anche agli altri, all’altro, arriveranno a decisioni dolorose e difficili ma, appunto, ispirate da un vero amore e solidarietà di fondo. Un bel testo coinvolgente cui Zingaretti ha dato un linguaggio più moderno e un buon ritmo ma anche molta attenzione alla recitazione se, come altrimenti sarebbe facilissimo, nessuno va mai sopra le righe, dalla portiera colorita di Alessia Giuliani ai coniugi Welsh, Fulvio Furno e Maddalena Amorini, sino al per forza compassato Sir Collier, poi il medico di Aldo Ottobrino col suo sottilissimo filo d’ironia e naturalmente il Fred di Giovanni Anzaldo col suo far l’ubriaco senza mai perdere davvero coscienza, mentre Luisa Ranieri nei panni di Hester compie il proprio difficile percorso di crescita cercando di interiorizzarlo, di esprimerlo con il variare di toni e intensità drammatica, con cedimenti e poi una dolorosa determinazione in un’alta prova d’attrice.

“Ho tolto il follow a Lodo Guenzi”: Asia Argento, ospite di Giovani Veronesi e Max Cervelli a ‘Non è un paese per giovani’ su Radio2, parla del suo sostituto ad X Factor.”Gli hanno già eliminato due band che avrebbero meritato di andare avanti. Avrebbe dovuto consultarmi, io gli ho scritto in privato – racconta l’attrice – per confrontarmi con lui su queste band, sul perchè le avevo scelte, quale percorso e brani avevo pensato per loro. Lui si è solo lamentato della gente che lo stava trattando male sui social e poi è sparito. E allora gli ho tolto il follow”.Sulla band rimasta “io – conclude Asia – a questo punto non consiglio nulla, vediamo se ci arriva da solo!”. VIDEO:

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Esce il 23 novembre “Phoenix”, il secondo album di Rita Ora, la popstar con all’attivo 14 milioni di singoli venduti, 1,3 miliardi di streaming solo per gli ultimi 5 singoli (la hit Your Song, scritta con Ed Sheeran da sola ha superato i 352 milioni di stream), oltre 1,1 miliardi di visualizzazioni su YouTube di cui oltre 58 milioni per il suo ultimo singolo “Let you love me”.
“Uno dei sentimenti più liberatori per me è suonare e creare musica. Questo album è un vero album d’amore ed è stato importante per me farlo a modo mio. Apprezzo molto l’amore e il sostegno di coloro che hanno lavorato con me nel disco e mi hanno permesso di creare qualcosa di cui sono davvero orgogliosa. Mi hanno dato lo spazio e la libertà di creare qualcosa che nascesse dal mio cuore. Sono davvero orgogliosa e grata per il viaggio che la realizzazione di Phoenix mi ha portato”, ha dichiarato Rita Ora sul nuovo progetto. Il 30 aprile sarà live a Milano.
– Con una puntata speciale di ‘Radio2 Social Club’, in diretta dalla Sala B di Via Asiago a Roma, martedì 27 novembre alle 10.30, verranno ufficializzati i nomi dei 24 finalisti di Sanremo Giovani.
Sarà Claudio Baglioni, direttore artistico del Festival per il secondo anno consecutivo, a fare incursione all’interno del programma condotto da Luca Barbarossa e Andrea Perroni per annunciare, in esclusiva, i 24 finalisti che prenderanno parte a “Sanremo Giovani”, in programma dal 17 al 20 dicembre con 4 appuntamenti preserali e il 20 e il 21 dicembre, in prima serata in diretta su Rai1 e Rai Radio2 dal Teatro del Casinò di Sanremo.
L’edizione 2018 di Sanremo Giovani si presenta con una importante novità: saranno due i vincitori, uno per sera, che prenderanno parte direttamente alla gara di febbraio, quindi con la possibilità di giocarsi fino in fondo anche la vittoria del Festival di Sanremo (5-9 febbraio).
– VICENZA

– I capolavori della grande stagione settecentesca dell’arte veneta, patrimonio del Museo Pushkin di Mosca, tornano in Italia per essere ammirati nella mostra “Il Trionfo del Colore. Da Tiepolo a Canaletto e Guardi. Vicenza e i Capolavori dal Museo Pushkin di Mosca”, aperta al pubblico da domani e sino al 10 marzo 2019. L’esposizione avrà luogo a Palazzo Chiericati, sede del museo civico e alle Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari, sede museale di Intesa Sanpaolo a Vicenza dove sarà esposta la Madonna con i santi Ludovico di Tolosa, Antonio di Padova e Francesco di Assisi di Giambattista Tiepolo, incorniciata dalla collezione di dipinti del Settecento veneto conservata nel Palazzo vicentino. La mostra con la quale la città del Palladio torna ad ospitare una grande rassegna pittorica internazionale, consta di 57 opere realizzate da oltre 20 autori diversi.
– GENOVA

– Sarà una festa organizzata da Regione e Comune a far da cornice il 2 dicembre prossimo alla inaugurazione ufficiale della stagione lirica del Carlo Felice, festa annunciata dall’assessore regionale Ilaria Cavo. Una grande apertura perché ‘Aida’ di Verdi è sì opera popolare e amata ma non così frequente su questo palcoscenico. “Avevamo da tempo in mente di metterla in scena – ha detto il direttore artistico Giuseppe Acquaviva – Ma c’erano difficoltà tecniche oltre che finanziarie. A farci decidere è stato il progetto che ci ha presentato il regista Alfonso Antoniozzi”. L’opera rinuncerà alle scene tradizionali a favore di una videoscenografia ideata da Monica Manganelli “con la quale – ha detto Antoniozzi – avevamo adottato una soluzione del genere, in maniera ancora parziale, in una nostra lettura del ‘Turco in Italia’. Qui abbiamo riletto l’intera opera. Siamo sicuri che il pubblico rimarrà ugualmente sorpreso dalla nuova soluzione. Sarà un Egitto di fantasia, ma assolutamente rispettoso di Verdi”.
– VENEZIA

– “Macbeth” di Giuseppe Verdi, diretta dal maestro Myung-Whun Chung, aprirà il 23 novembre la Stagione Lirica e Balletto 2018-2019 della Fondazione Teatro La Fenice. Il melodramma verdiano composto su libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei, dal dramma di William Shakespeare, sarà presentato in un nuovo allestimento con la regia di Damiano Michieletto, le scene di Paolo Fantin, i costumi di Carla Teti, le luci di Fabio Barettin e i movimenti coreografici di Chiara Vecchi. Macbeth è la decima opera composta da Verdi, la prima del suo catalogo ispirata da un dramma di Shakespeare, e debuttò al Teatro della Pergola di Firenze il 14 marzo 1847.
Una madre bambina e folle, un diciassettenne promessa del calcio che è dovuto crescere in fretta e l’hinterland napoletano. Questo lo scenario di ‘Un giorno all’improvviso’, opera prima del talentuoso regista Ciro D’Emilio, già passato al Festival di Venezia nella sezione Orizzonti e in sala dal 29 novembre con No.Mad Entertainment.Girato in napoletano stretto, il film racconta con grande realismo e poesia la storia di una madre ingombrante e psicolabile, Miriam (Anna Foglietta), lasciata dal marito Marco e sotto tutela psichiatrica. Per fortuna questa donna, che vive di espedienti e al supermercato compra più dolci che beni di prima necessità, ha un figlio, Antonio (il bravissimo Giampiero De Concilio), responsabile e affettuoso. Il ragazzo, oltre a darsi da fare con mille lavoretti è anche un talento del calcio. Un giorno all’improvviso la vita sembra regalare ad Antonio e Miriam una vera occasione: un talent scout, Michele Astarita (Massimo De Matteo), sta cercando giovani promesse da portare nella Primavera del Parma e sta puntando sul ragazzo.Antonio è pronto a tutto per realizzare il suo sogno anche alla tenera storia d’amore con Sara (Alessia Quaratino). Il traguardo è vicino e lui non vede l’ora di portare via la madre lontana dal paese e da suo padre a cui Miriam è ancora legata.Ma un fatto inatteso e tragico metterà il ragazzo e i suoi diciassette anni ancora alla prova più difficile.”Nel film – spiega il regista – non volevo stereotipare gli elementi dell’hinterland napoletano. Ho scelto così di non dare un’identificazione precisa di dove si svolga la storia. Volevo però essere verosimile: così ad esempio la squadra dove gioca Antonio è una vera squadra di calcio giovanile (la San Sebastiano Mazzeo) dove hanno recitato, per la prima volta, gli stessi calciatori”. Dice Anna Foglietta: “La mia è una figura materna che fagocita il figlio, una donna profondamente malata. La mia fortuna è stata di aver subito creato un’alchimia con Massimo De Matteo, un attore e una persona con la quale mi sono trovata subito a mio agio”.Spiega, infine, De Concilio, classe 1999 e attore di cinema e teatro (attualmente lavora al Nuovo Teatro Sanità): “I personaggi di questo film non sono mai piatti, ma complessi, tridimensionali e questo fa la vera differenza”. Tra i premi ricevuti da questo film: il Premio di Critica Sociale – Sorriso Diverso a Venezia 2018; Il NuovoImaie a Giampiero De Concilio; Il FICE – Attrice dell’Anno a Anna Foglietta; il Prix CICAE – Annecy Cinema Italien, Quinzaine du Cinema Italien de Chambery.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

FIRENZE

– Per celebrare i novanta anni dell’Orchestra del Maggio musicale fiorentino il 9 dicembre il Teatro del Maggio aprirà le porte alla città di Firenze per una serie di visite guidate nei luoghi dove nascono gli spettacoli: dal palcoscenico alla sartoria, dai camerini degli artisti alle sale prove dell’Orchestra e del Coro fino agli ampi foyer, la sala grande e la cavea all’aperto. A conclusione della giornata andrà in scena, alle 15:30, l’ultima recita della ripresa autunnale de La Traviata di Giuseppe Verdi diretta da Enrico Calesso con la regia e il progetto drammaturgico della ‘trilogia popolare’ di Francesco Micheli. La recita verrà offerta al pubblico ad un prezzo speciale.
Tutte e quattro hanno letto il libro di Elena Ferrante, le più piccoline con dedizione, le più grandicelle con consapevolezza, ma tutte loro hanno capito una cosa, di essere “fortunate a poter studiare”, giovanissime donne “libere di andare a scuola”. Ma queste piccole guerriere hanno anche un sogno comune nel cassetto: “E’ la prima volta che siamo state su un set, ma ci siamo impegnate, appassionate, abbiamo seguito i consigli del regista, le lezioni del coach per parlare il napoletano stretto, e ci piacerebbe in futuro continuare a fare le attrici”. Magnetiche, magiche, tenere. Diverse, e uniche nella bellezza senza fronzoli, immediate e intelligentissime. Due bionde e due more, poche manciate di anni a dividerle. Sono le quattro attrici scelte dal regista Saverio Costanzo per interpretare le protagoniste de L’amica geniale, serie evento tratta dal bestseller di Elena Ferrante: sono Elisa del Genio e Ludovica Nasti nei panni di Elena e Lila da bambine, mentre per interpretare le due amiche adolescenti sono state prese Margherita Mazzucco e Gaia Girace. Il libro solo in Italia ha venduto più di un milione e mezzo di copie, è stato venduto in 40 paesi ed è diventato un caso editoriale anche grazie al mistero che per anni ha circondato l’identità dell’autrice. Il 27 novembre finalmente va in onda in prima visione in su Rai1 in prima serata su Rai Play e in contemporanea su Timvision in formato 4K, 8 puntate per un totale di quattro prime serate. Una maxi produzione tv prodotta da Lorenzo Mieli e da Marco Gianani per Wildside e da Domenico Procacci per Fandango, in collaborazione con Rai Fiction, HBO Entertainment e TimVision. La presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia e in America, dove il primo episodio è stato trasmesso in anteprima il 18 novembre, hanno già decretato il successo della trasposizione televisiva della storia: la prima puntata, trasmessa in italiano/napoletano sottotitolato in inglese, ha conquistato 242 mila spettatori. La miniserie, come già il libro, è il racconto dell’amicizia tra due donne, Elena e Lila, dall’infanzia all’età adulta. Le due amiche della Napoli anni Cinquanta, cresciute in un rione a colpi di violenza, rancori e ripicche che, in modo diversissimo – talvolta conflittuale e talvolta complementare – offrono due visioni della femminilità.
Per il regista l’incontro con le quattro giovani interpreti (tutte esordienti come chiesto da Elena Ferrante) è stato come “una sorta di rivelazione”. Il racconto copre oltre sessant’anni di vita – delle due ragazze ma anche dell’Italia intera – portando in scena 150 attori e 5mila comparse riunite attorno alle vere protagoniste.
Le piccoline parlano di quanto si siano appassionate a vedere allestire un intero quartiere sul set, dei costumi, delle prove.
Poi il colpo di scena: alla domanda “ma voi che idea vi siete fatta della misteriosa Elena Ferrante e sulla sua identità?”, spiazza la replica della piccola Elisa del Genio (Elena). “Io in verità un’idea me la sono fatta”. In che senso? Saverio Costanzo ha detto chi è solo a te? Ci stai regalando lo scoop? (gomitata dalla collega più grande ndr.). Quindi precisa: “Veramente è una mia idea personale. A nessuno di noi è stato svelato niente neanche Saverio lo sa!”. Sul suo personaggio aggiunge: “Mi ritrovo molto in Elena, nel suo carattere: sembra debole ma dentro ha una grande forza”.
Ludovica Nasti: “Quest’esperienza mi ha dato molto, mi ha fatto capire che fare l’attrice è il mio sogno. Ma soprattutto mi ha dato molte emozioni, scoprire il set e lavorare con Saverio”.
Margherita Mazzucco: “Non mi sono identificata da subito con Elena, ci ho messo del tempo. Poi ho capito che siamo più simili di quanto pensassi. Quando ho iniziato non sapevo nulla di cinema ed è stata una grande esperienza”. Nel terzo episodio presentato oggi in anteprima mondiale a Viale Mazzini, ‘La metamorfosi’, la serie compie un salto. Ci sono sempre Lenù e Lila, ma sono cresciute, sono diventate adolescenti di 13/14 anni. “Gli otto episodi – spiega Costanzo – vogliono essere parte di un unico racconto, eppure la divisione tematica li differenzia per forma filmica e struttura narrativa, ispirandosi ogni volta ai mutamenti del corpo e agli stati d’animo delle protagoniste. L’immagine, la messa in scena, i colori della serie evolvono così e si modificano con l’avanzare della Storia”.

– TORINO

– La lunga storia dell’inquinamento causato dall’Acna di Cengio (Savona), delle morti ad esso connesse e delle mobilitazioni dei cittadini, arriva al 36/o Torino Film Festival. Il 24 novembre al Cinema Massimo viene proiettato infatti il documentario ‘Bormida’ di Alberto Momo e Laura Cantarella, due studenti del Politecnico di Torino che dal 2013 si sono messi a lavorare intorno al progetto sostenuto da Compagnia San Paolo, Fondazioni Crc e Crt e Regione Piemonte.
Il film, musicato da Alessandro Sciaraffa e dedicato a Marina Garbarino, la presidente dell’associazione ‘Valle Bormida pulita’, morta a 56 anni nel 2016, ripercorre l’intera vicenda Acna raccontando storie dei residenti.
“Un modo per non dimenticare questa pagina di storia – dicono Momo e Cantarella – spalmata su un’area di 1.550 Kmq, abitata da 206.000 persone a cavallo tra Liguria e Piemonte, dichiarata nel 1987 dal Consiglio dei ministri, zona ad alto rischio di crisi ambientale”.
– A due anni dalla scomparsa di Vittorio Sermonti, che portò Dante tra la gente – ai microfoni della radio prima, nelle piazze, teatri e chiese poi, per un totale di oltre cinquecento letture pubbliche – arriva un prezioso cofanetto di audiolibri, che comprende anche contenuti inediti, fin qui mai ascoltati. È ‘La commedia di Dante.
Raccontata e letta da Vittorio Sermonti’ che raccoglie i canti di Inferno, Purgatorio e Paradiso in un’unica pubblicazione di Emons Edizioni (euro 49,90) disponibile dal 22 novembre in tutte le librerie italiane e nelle varie librerie online, oltre che sul sito della casa editrice http://www.emonsedizioni.it. L’opera sarà presentata il 23 novembre, proprio nel giorno della morte di Sermonti, al Maxxi di Roma da Antonio Gnoli, Marino Sinibaldi e Walter Veltroni. Previsto l’intervento del ministro plenario Roberto Vellano, direttore centrale per la promozione della cultura e della lingua italiane della Farnesina, che presenterà in anteprima l’iniziativa ‘Dante nel mondo attraverso la voce di Vittorio Sermonti’. Con il contributo di Luana Di Dio e Jacopo Parodi, due studenti diciannovenni appassionati della parola di Dante illuminata dalla voce di Vittorio, che stanno portando “nel mondo” tramite l’hashtag #tempodiDante – una terzina al giorno per cento giorni fino al 31 dicembre 2018 – a testimonianza che “Dante è semplicemente contemporaneo”.
Le letture commentate, di valore inestimabile e di alta qualità audio, sono state registrate in studio da Sermonti, sotto la cura e la regia di Ludovica Ripa di Meana, negli anni prima che ci lasciasse, tra l’ottobre del 2009 e l’aprile del 2010.   [print-me title=”STAMPA”]

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