Ultimo aggiornamento 25 Novembre, 2018, 11:54:15 di Maurizio Barra
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
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ALLE 11:54 DI DOMENICA 25 NOVEMBRE 2018
SOMMARIO
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Riscoperta necropoli nascosta da arbusti
E’ complesso dei Niccolini, con catacombe vicino a Marsala
8 talent XFactor nella hit SpotifychartsPrimo in TOP 200 La fine del mondo di Anastasio, Martina sesta
Elisabetta Sgarbi scava nella memoriaIn anteprima mondiale al TFF il suo film I nomi del signor Sulcic
La Vardera ecco politica da Salvini a PDVideo con leader ripresi di nascosto nel docu ‘Il sindaco’
TFF, frontiera tra pellerossa e bianchiA Festa Mobile, ‘Land’ di Jalali in sala a inizio 2019
Black Friday anche a Teatro Regio TorinoSovrintendente Graziosi, importante parlare linguaggi nuovi
Madiba chiude Moncalieri Jazz FestivalUgo Viola, ‘edizione record, forse perché dedicata ai diritti’
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MARSALA (TRAPANI)
– Nascosta alla vista, da lungo tempo, da alti arbusti ed erbacce, se ne era quasi persa la memoria. Adesso, però, i lavori di pulizia delle diverse aree archeologiche di Marsala hanno consentito la “riscoperta” del “complesso dei Niccolini”, una vasta area archeologica con arcosoli e catacombe cristiane accanto al cimitero di Marsala.
Lo rende noto il Museo archeologico regionale di Lilibeo (era questo il nome di Marsala). L’assenza di pulizia – scrive il dirigente regionale del museo, Anna Maria Parrinello – per molti anni aveva prodotto lo sviluppo incontrollato di rovi e di piante di Alianthus altissima (alte fino a 15 metri)”. “E la fitta vegetazione – continua – aveva impedito l’accesso al sito, compromettendo lo stato di conservazione degli arcosoli cristiani, decorati con pitture ad affresco, e del pregevole pavimento musivo”. A breve, l’area dei Niccolini potrebbe essere aperta al pubblico per far conoscere testimonianze dell’arte funeraria cristiana”.
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Gli 8 concorrenti di XFactor hanno conquistato la classifica di Spotifycharts Italia con gli inediti presentati nell’ultima puntata del talent. Al primo posto nelle TOP 200 si è classificato Anastasio con La fine del mondo (532.042 streams). Sesta Martina Attili con Cherofobia (330.088). In posizione n.13 troviamo Los Angeles di Luna con (234.972). Gradino n.21 per Don’t Stop Me by dei BowLand (169.891). Al n.25 ecco Piume di Leo Gassmann (152.592). In posizione 57 troviamo di nuovo Anastasio con Another Brick in the Wall PT2 – Live (94.124). Al n.60 Non ti avevo ma ti ho perso di Sherol Dos Santos (92.676). Sul gradino n.69 Cielo inglese di Renza Castelli (80.193). Subito dopo Like the Rain (Unpredictable) di Naomi (79.275). Posizione n. 116 di nuovo per Anastasio con Se piovesse il tuo nome – Live (52.942) che torna sul gradino 125 con Mio fratello è figlio unico – Live (50.745), e al 167 con C’è tempo – Live (41.169).
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TORINO – Un viaggio intimo nella memoria di due persone, un uomo e una donna, che si conoscono ‘per caso’ scoprendo di non essere chi credevano. S’intitola ‘I nomi del signor Sulcis’ l’ultimo film di Elisabetta Sgarbi, editrice, scrittrice, donna di cultura eclettica e di profonda poesia, che debutta in anteprima mondiale al 36esimo Torino Film Festival. Racconta di una donna slovena, Irena Ruppel, che scopre insieme all’amica Ivana, ricercatrice universitaria, segreti e misteri che la portano a fare un viaggio tra Italia e Slovenia e ad incontrare un valligiano che vive vicino al Delta del Po, Gabriele. Un incontro intenso, ma pieno di ombre e di vuoti che i due cercano di riempire facendo un viaggio a ritroso nella memoria e nella storia collettiva, “quella con la S maiuscola dice la Sgarbi”, tra spie naziste, fascisti, milizie di Tito, identità vere e identità false, padri, figli, veri o presunti. Teatro della storia sono le campagne e le valli tra l’Italia e la Slovenia, zone di confine, piene di storia, di nebbia e di paesaggi incantati, nonché le città di Trieste e Lubiana. Zone care alla Sgarbi che già le aveva raccontate nel suo film ‘L’altrove più vicino’ presentato l’anno scorso sempre al Tff. “Quello era il racconto di un mio personale viaggio in Slovenia – spiega la regista – questo è una storia di fantasia ambientata ancora in Slovenia. Terre che mi hanno sempre ispirato. Trieste è una capitale della cultura europea, crocevia storico fondamentale per capire chi siamo, non è una città, ma uno spazio culturale ampio che comprende Austria, Slovenia, Croazia, Italia”. Il film musicato da Franco Battiato e scritto con Eugenio Lio, già sodale della Sgarbi nella fondazione della casa editrice La nave di Teseo di cui la regista è presidente, vanta una fotografia coinvolgente, tra primi piani e paesaggi, curata da Andres Arce Maldonado. “Il film è un percorso di coscienza, di svelamento – spiega ancora la presidente della Milanesiana – che parte da una donna e arriva all’altro coprotagonista. Come l’andamento di un sogno doppio, forse triplo. Un’avventura che fa incontrare la vita dei singoli con la Grande Storia”. La scelta di presentare il film al festival torinese non è casuale. “Lo seguo fin dalle sue prime edizioni – ha confessato – fin dai tempi del mio esordio con ‘Rue de Varenne’. Tornarci è sempre un po’ tornare piccola. Sensazioni bellissime”.
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“Nella mia campagna da candidato sindaco ho fatto scelte sbagliate, ma almeno posso mostrare come funziona la politica in questo Paese”. Lo dice Ismaele La Vardera, inviato delle Iene, alla fine del documentario Il sindaco – Italian Politics 4 dummies, in sala con un’uscita evento il 26 e 27 novembre con Medusa. Il film non fiction documenta la campagna elettorale che ha portato avanti, da 23enne, nella sua città, Palermo, alle Comunali 2017. Cuore del racconto, che ha come registi il ‘papà’ de Le Iene, Davide Parenti e Claudio Canepari, sono i video ripresi di nascosto da La Vardera, dei suoi incontri con i leader politici che hanno deciso di supportarlo, come Matteo Salvini e Giorgia Meloni e delle offerte arrivategli sia da sinistra che da destra; con, fra gli altri, l’ex presidente della Regione Rosario Crocetta (Pd), pronto ad aiutarlo, soprattutto per fare fare uno sgarbo a Renzi; Gianfranco Micciché (Forza Italia) e Totò Cuffaro, che nonostante la condanna per favoreggiamento a Cosa Nostra, sembra continuare ad essere per parte del mondo politico siciliano un punto di riferimento. Non manca la mafia, con il boss Antonino Abbate, che si offre di vendere i voti di 300 famiglie al giovane candidato, il quale è andato subito dopo l’incontro a denunciare il fatto alla Squadra Mobile. Proprio a causa della denuncia nei confronti del boss, l’autore è sotto vigilanza dinamica, una misura intensificata in vista dell’uscita del film. La Vardera, dopo l’anteprima romana, sottolinea che la sua partecipazione alla Comunali di Palermo, nelle quali è stato confermato sindaco Orlando con una vittoria al primo turno (l’inviato delle Iene è arrivato quarto, con il 2,3% di voti) non è stata, come molti credono, solo una finzione per poter girare il documentario. “Ho fatto di tutto per diventare sindaco di Palermo – spiega -. Ho messo manifesti, ho proposto idee per la città. Palermo non mi ha votato ma anche se fossi stato eletto, avrei lo stesso realizzato il documentario, una cosa non esclude l’altra”. Nella corsa La Vardera si apparenta alle formazioni di centrodestra “perché mi rivedo in quelle idee, ma chiaramente serviva anche ad allargare la mia coalizione che era fatta tutta di liste civiche”. Qualche momento di paura mentre registrava? “Quando passavo al metal detector della Camera con il borsello nel quale nascondevo la telecamera e naturalmente quando ho incontrato il boss. Mi ha colpito entrare in uno sgabuzzino a La Kalsa (quartiere storico di Palermo) e vedere che ancora oggi i voti si comprano senza nessun filtro”. Nel film si vede anche quando la Vardera, a Comunali concluse, svela ai politici di aver registrato i loro incontri e gli chiede la liberatoria per le immagini. Un finale in cui manca Salvini (che è anche il politico preferito della mamma di Ismaele, una forza della natura rimasta accanto al figlio per tutta la campagna, ndr): “lui non mi ha più risposto al telefono, era passato il messaggio che mi fossi candidato solo per girare il film, mentre io ho fatto tutto sul serio e ho ancora oggi debiti da pagare per la campagna – spiega il giornalista -. Il film è nato perché vorrei la politica diventasse una scatola trasparente. Per primo mi sono a messo a nudo io, con i miei limiti. Ora però preferisco tornare a fare il buffone alle Iene”. A prendere la scoperta del documentario peggio di tutti è stato, con tanto di istanza di far ritirare il film, l’attore palermitano Francesco Benigno (Mery per sempre, L’ora legale), che si era candidato nella lista di La Vardera. “Dopo questa esperienza “dal centrosinistra mi hanno anche proposto di candidarmi alle ultime elezioni nazionali – aggiunge Ismaele – ma anche se la politica resta una delle mie grandi passioni, ho capito che è bene starne alla larga in questo momento storico… Comunque la corsa a sindaco resta forse una delle più belle esperienze della mia vita”.
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TORINO
– In ‘Land’, scritto e diretto dal regista iraniano Babak Jalali, ci troviamo in una delle tante frontiere senza giustizia che dividono ricchezza e povertà: la riserva indiana di Prairie Wolf. Qui vive la famiglia dei Denetclaw, protagonista della storia. Da una parte una cultura, quella dei nativi americani, relegata ai margini e dall’altra quella di chi ha vinto. Esattamente nel mezzo, un chiosco-bar dove gli indiani attingono a quell’alcol che li stordisce e che è proibito portare dentro la riserva. Questo il film che passa oggi a Festa Mobile del Torino Film Festival, una co-produzione Italia (Asmara Films e Rai Cinema), Francia, Olanda e Messico in sala con Asmara Films a inizio 2019.
Quando nella riserva la famiglia dei Denetclaw riceve la notizia della morte del figlio minore Floyd, in un combattimento in Afghanistan, parte la lunga attesa del corpo del ragazzo che deve essere riportato a casa per la sepoltura. Wesley (James Coleman) il più giovane dei figli ancora in vita è un alcolista da tempo.
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TORINO
– Il Teatro Regio di Torino sperimenta per la prima volta il Black Friday e, in un solo giorno, vende quasi 2.500 biglietti. “Un successo che dimostra quanto sia importante parlare linguaggi nuovi per intercettare e agevolare il pubblico – commenta il sovrintendente William Graziosi – L’obiettivo è quello di diffondere sempre più la nostra offerta e coinvolgere maggiormente anche i giovani”.
“Il risultato premia la nostra idea e costituisce un valido indicatore sulla predisposizione agli acquisti anche nel settore culturale – aggiunge Graziosi -. Chi ha acquistato i biglietti Black Friday avrà l’opportunità di apprezzare titoli ormai entrati nel mito e nella storia, a un prezzo irripetibile. Parlo di capolavori come Madama Butterfly di Puccini, diretto da Daniel Oren, o Rigoletto di Verdi in un nuovo allestimento firmato da John Turturro. E, ancora, Agnese di Ferdinando Par, Romeo e Giulietta di Prokof’ev, L’italiana in Algeri di Rossini, Cavalleria rusticana di Mascagni, Porgy and Bess di Gershwin”.
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TORINO
– La prima assoluta dell’opera ‘Madiba’ diretta da Stefano Fonzi e dedicata al premio Nobel per la pace Nelson Mandela, nel centenario della sua nascita, chiude il 21/o Moncalieri Jazz Festival dedicato quest’anno ai diritti umani. La kermesse è l’unico evento musicale italiano nel calendario delle celebrazioni ufficiali del Centenario.
Il Moncalieri Jazz Festival chiude nel migliore dei modi “un’edizione tra le più seguite e apprezzate di sempre, con moltissime serate sold out – spiegano il sindaco di Moncalieri, Paolo Montagna, e il direttore del festival, Ugo Viola – forse proprio per il tema scelto quest’anno, i diritti”.
Tutti esauriti i concerti dei grandi del jazz internazionale, come Terence Blanchard, Antonio Sanchez e Cinzia Tedesco. Quasi sold out anche la serata di domani all’Auditorium Rai con l’Orchestra Sinfonia Nazionale Rai e tre grandi artisti, Fabrizio Bosso alla tromba, Rosario Giuliani al sax e la cantante sudafricana Simphive Dana, leader della lotta anti apartheid. [print-me title=”STAMPA”]
