Ultimo aggiornamento 26 Novembre, 2018, 11:32:04 di Maurizio Barra
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ALLE 11:32 DI LUNEDì 26 NOVEMBRE 2018
SOMMARIO
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Formisano, racconto dramma degli esodati
Esce il 27 novembre il suo primo romanzo ‘L’esodo’
Stivali di stagione, a ciascuna i suoiModelli da pioggia, cowboy boots, anfibi, cuissard
Bulli e pupe, l’Italia anni ’50Passa il docu della memoria di Della Casa e Ronchini
Al Pacino Re Lear al cinemaSfida Hopkins e Glenda Jackson in versione per grande schermo
Il disegno italiano nel ‘900A Roma da Balla, De Chirico, Modigliani fino ai contemporanei
On Hair show, il top del settore capelli10 mila professionisti, 100 brand, trend e premi
Incassi Usa, primo Ralph Spacca InternetSul podio Creed II e Il Grinch
E’ morto Bernardo BertolucciIl maestro del cinema italiano aveva 77 anni
Tre date in Italia per Danko JonesPuro stile rock’n’roll dal 29 novembre a Milano, Roma e Cervia
Dieci minuti di applausi per Muti con Mozart al San CarloCosì fan tutte con la regia della figlia Chiara ha aperto la stagione del teatro napoletano – Libro rubato a Monreale,trovato a Boston
Sarà riconsegnato alla biblioteca nel palermitano
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CIRO FORMISANO, L’ESODO (D&M EDIZIONI, pp.126, euro 12,90). Senza nessuna possibilità di scelta, in cerca con dignità di una soluzione a un problema piovuto dal cielo. Francesca, sessantenne, impiegata, lascia il lavoro per andare in pensione ma non può più ottenerla: le regole sono improvvisamente cambiate e dovrà aspettare altri 7 anni. E’ un’esodata, una categoria che non esisteva prima del 2012, è la protagonista di un dramma umano, prima che politico, che Ciro Formisano racconta nel suo primo libro ‘L’esodo’. Il romanzo, pubblicato da D&M Edizioni, arriva in libreria il 27 novembre, dopo il film omonimo del 2017 con Daniela Poggi, premiato al Globo d’Oro 2018, ma scritto prima del film dove, come nel libro, c’è una parte dedicata all’allora ministro del lavoro Elsa Fornero che lo ha visto e ne ha parlato come di “un’occasione mancata perchè non era stata interpellata. Le ho chiesto quindi se voleva fare la prefazione al libro ma per lei l’argomento è chiuso” racconta Formisano.
Quello che non si spiega, per Formisano che si è appassionato a un problema che generazionalmente non gli appartiene, “è perchè non siano stati salvaguardati tutti. Ne mancano ancora seimila. Il vice premier e ministro Luigi Di Maio ha incontrato una delegazione di esodati e si è detto disponibile ad affrontare la situazione, ad effettuare l’ultima salvaguardia che chiuderebbe definitivamente la questione. Lo Stato è fatto di persone, non di numeri e finanza. Vediamo” sottolinea Formisano che ha scelto come protagonista una donna “perchè le donne riescono sempre a dare l’idea di un’epoca meglio di un uomo”.
Senza reddito, con la responsabilità dell’adorata nipote adolescente Mary, Francesca finisce a mendicare sotto i portici di Piazza della Repubblica a Roma. Le persone si incuriosiscono, la sua immagine non corrisponde allo stereotipo della mendicante. Nei primi tempi riesce a tenere Mary all’oscuro di tutto, ma la miseria incombe. “Avete fatto il ’68 e ora fate la fame” le dice, finchè un giorno scopre la nonna in ginocchio a chiedere l’elemosina e scappa di casa. Il dolore di Francesca è enorme, passa le notti ad ascoltare vecchi nastri con la voce di Mary bambina. Sotto i portici subisce attacchi da parte di una zingara, le rubano i soldi che le sono stati donati, ma trova anche degli amici, tra cui un pittore tedesco che è una delle figure più belle del libro.
La storia di Francesca, che viene definita una “mendicante di Stato”, è “un caso limite, non è la condizione di tutti gli esodati. Nella sua vicenda ho inserito elementi di persone che ho incontrato in questi anni. E’ un puzzle di avvenimenti, situazioni” dice Formisano, videomaker, 41 anni, originario di Torre del Greco, che ha seguito corsi di regia al Dams di Bologna e nel periodo del governo Monti ha seguito e documentato le proteste degli esodati a Roma raccolte nel documentario ‘Figli dell’esodo’.
“Nel 2012 c’è stata la rottura di un patto fra lo Stato e i cittadini. Attaccare le pensioni vuol dire colpire le persone in un momento importante e delicato della loro vita. E’ come colpire i bambini. Toglie le speranze” racconta Formisano che attraverso la causa degli esodati ha voluto “denunciare una nuova categoria di persone impoverite dalle crisi economiche”. E aggiunge: “considero Francesca l’incarnazione dell’Italia nel 2012” sottolinea Formisano che con il libro spera “di riaccendere l’attenzione su questo tema e si augura che in futuro non vengano commessi errori di questo tipo”.
Tante le difficoltà che Formisano ha dovuto superare per realizzare film e libro, anche “la diffidenza dei tanti esodati che ho incontrato” e poi di produttori ed editori. “Alla fine ho prodotto io il film con un vero low budget. Abbiamo avuto nomination ai Nastri d’Argento, vinto 12 festival nazionali e il Globo d’Oro, avrei preferito che andasse direttamente in tv perchè così sarebbe stato più immediato l’impatto, ma la Rai non mi sembra abbia la volontà di trasmetterlo” racconta.
Francesca sta seduta e aspetta. Non urla contro nessuno. Non fa nulla per far tornare la nipote. “E’ una protesta diversa quella degli esodati. Alcuni piangevano mentre raccontavano la loro condizione ma mi chiedevano ‘questo non lo mettere’. L’ho trovata un’enorme dimostrazione di dignità” afferma l’autore ed è convinto che il film e il libro siano “una memoria storica, che resterà nel tempo”, al di là di tutto.
L’arrivo della stagione fredda segna il ritorno degli stivali, che tutte le griffe nelle loro presentazioni hanno abbinato nei vari stili alle mises più diverse. Tra le proposte troviamo modelli da cowboy, socks boots, cuissard in pelle laminata (Chanel) oppure che arrivano all’inguine. Per le ex ragazze nostalgiche del periodo punk tornano gli anfibi. Gli stivali da pioggia, che diventano un must in gomma colorata da Superga. Non mancano classici stivali in pelle o in camoscio(Santoni e Ferragamo) oppure in pitone o cocco rigorosamente fake, come quelli di Zara. Gli shining boots sono ricchi di luccicanti dettagli. La suola-scultura delle sneakers-stivale modello Archlight di Louis Vuitton riadattata in color oro opaco assume tratti futuristici. Versus Versace punta al bianco e nero. Stuart Weitzman celebra il 25/o anniversario degli stivali che hanno rivoluzionato il settore con l’introduzione del tessuto stretch: il modello 5050, lanciato nel 1993. I Reserve per l’anniversario sono ai piedi di Kate Moss.
Una volta gli italiani avevano i capelli ondulati, facce scolpite e occhi buoni, mentre le attrici cavalcavano all’occorrenza, con grande disinvoltura, un asino anche se sedute di lato proprio come si usava in Vespa. Non solo. I meridionali emigrati nelle grandi città non avevano diritto di cittadinanza e per i lavoratori poi era oggetto di dibattito, da parte di improvvisati sociologi, se potessero davvero divertirsi nel tempo libero. Ma questa Italia che raccontano con poesia Steve Della Casa e Chiara Ronchini in ‘Bulli e pupe – Storia sentimentale degli anni cinquanta’, documentario che passa oggi al Festival di Torino a Festa Mobile, è anche un paese pieno di quella energia di chi ha scampato la tragedia della guerra, una nazione protetta dal piano Marshall con tanto ottimismo e voglia di ricostruire. Insomma un altro mondo più povero in abito grigio, ma con il cuore allegro. Era l’Italia delle macerie, il film inizia con quelle dell’Abbazia di Cassino, e della ricostruzione, della vera meraviglia al cinema, e verso il cinema, del corteggiamento soft e degli amori appassionati tra lacrime facili e miseria. E questo mentre l’America iniziava inevitabilmente quel processo di acculturazione che faceva dire a Sordi ne L’americano a Roma: “sono di Kansas City”. Dopo ‘Nessuno ci può giudicare’ Steve Della Casa e Chiara Ronchini tornano insieme per raccontare uno spaccato storico del Paese in un film prodotto da Istituto Luce Cinecittà in collaborazione con Titanus. Per raccontarci tutto questo, ecco le immagini di quel prezioso archivio della memoria che è il Luce e di altri importanti fondi. Da qui le scene di film noti, o meno ricordati, di Risi, Germi, Castellani, Corbucci, Zurlini. A queste poetiche immagini si uniscono le voci di intellettuali come Goffredo Parise, Bianciardi, Ortese, Flaiano, Pasolini, Italo Calvino e anche quelle della gente comune come, ad esempio, le parole di un migrante verso l’Australia in cerca di fortuna che, in un precario italiano, dice all’intervistatore come speri di farcela “diventare ricco? Magari”. “In quegli anni – spiega Steve della Casa – c’erano molte più contrapposizioni ideali, come quelle tra Usa e Urss, o meglio ideali lontani che si vedevano più vicini e raggiungibili”. Tra le cose che sono rimaste uguali invece, dice ancora Della Casa: “Il fatto che allora come oggi i giovani venivano considerati poco e che la politica, di fronte ai problemi, dava le stesse risposte inefficaci”. Il titolo, non a caso, è un omaggio al film di Mankiewich del 1955 con Brando e Sinatra: “Bulli e Pupe del titolo è come volevamo essere, i nostri ideali che non riuscivamo ad ottenere. Ma una differenza con l’America c’era: loro avevano la bistecca e noi il minestrone”.
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Al Pacino sfida Anthony Hopkins e Glenda Jackson: il grande attore americano si cimenterà con uno dei grandi ruoli tragici di William Shakespeare recentemente interpretato dai due giganti dell’entertainment britannico con la regia di Michael Radford, il regista del “Postino”. Le riprese dell’adattamento per il grande schermo cominceranno il prossimo autunno in Gran Bretagna. Il 78enne Pacino ha recitato nella parte di mafiosi e poliziotti in film come “Il Padrino” e “Serpico” e i suoiprossimiimpegni cinematografici prima di Lear sono con Martin Scorsese “”The Irishman” e Quentin Tarantino (“Once Upon a Time in Hollywood”). Con Lear seguira’ le orme del grande Laurence Olivier e di Orson Welles oltre che di “Sir Tony” e della Jackson che di recente hanno riproposto il dramma rispettivamente in tv e sul palcoscenico. Pacino ha 78 anni, due meno di Hopkins e quattro meno della Jackson. Oltre che con Radford, nella versione cinematografica di Lear si riunirà con il produttore Barry Navidi con cui aveva già’ lavorato nel film del 2004 tratto da “Il Mercante di Venezia” in cui il Michael Corleone di Hollywood aveva avuto la parte di Shylock. “Lear e’un ruolo enorme, il ruolo in cui vorrebbe entrare ogni grande attore”, ha detto Radford all’Observer rivelando che Pacino “ci pensava da tempo”. Con una differenza di cui tutti sono consapevoli: nel “Mercante” Shylock compare in solo cinque scene, Lear e’ praticamente sotto i riflettori per tutti e cinque gli atti della tragedia. Shakespeare per Pacino e’ la passione di una vita come dimostra il documentario “Looking for Richard”. L’adattamento di lear sara’ “molto fedele”, ha detto Navidi: “Al e Michael si atterranno alla poesia originale per creare, speriamo, un’opera epica”. La performance di Al Pacino in Lear avrà immediati confronti con le versioni di Hopkins su Amazon Prime in coproduzione per la BBC ambientata in una Londra tetra e contemporanea e con l’altra che la 82 enne Jackson, dopo il trionfo al West End, portera’ in primavera a Broadway con la regia di Sam Gold. Nel cast, oltre alla ex Membro laburista del Parlamento britannico nella parte del tiranno, Ruth Wilson di “The Affair” che interpreta sia Cordelia ma anche il Buffone reale che passo passo il suo sovrano nella discesa verso la follia. Due Oscar, due Emmy e un Tony, la Jackson aveva portato Lear nel 2016 al West End di Londra: un grande ritorno in teatro dopo 23 anni sulle panche di Westminster.
– Cento anni di storia dell’arte italiana attraverso il disegno. Un concentrato di grandi nomi per leggere come nel corso del Secolo Breve i maestri hanno affrontato i fermenti della modernità. Da Boccioni a Balla, Da Sironi a De Chirico, La Scuola Romana, Modigliani, Cucchi, Capogrossi, Fontana, gli anni Cinquanta e Sessanta, l’informale, fino al Duemila: è una cavalcata tra i giganti del segno la mostra che la Galleria Russo di Roma propone fino al 13 dicembre con una novantina di opere straordinarie. Tra le carte di maggiore pregio, tre rari disegni di Amedeo Modigliani provenienti da una collezione formata all’inizio degli anni Quaranta mai usciti e riemersi recentemente.
“Si è partiti da disegni molto belli e significativi presentando veri capolavori – spiega il curatore Fabio Benzi -.
Alla fine un panorama, seppur molto sintetico, viene fuori. L’ Italia è il paese dove si è inventata l’ idea del disegno, sicchè il disegno ha una sua continuità, in un rapporto continuo e costante con l’ Europa”.
– Oltre 10 mila professionisti del settore – hair stylist, titolari e operatori di salone, distributori – a Bologna On Hair Show & Exhibition, per l’evento organizzato da BolognaFiere Cosmoprof che il 25 e 26 novembre riunisce il mondo dell’acconciatura presentando le proposte più innovative dei leader per il mercato in Italia e all’estero. Più di 100 i brand presenti, a rappresentare il meglio delle proposte prodotto per il settore, frutto della ricerca e delle nuove formulazioni create all’interno dei laboratori delle aziende più avanzate. Tante le novità: dai colori che cambiano tonalità a seconda della temperatura ai phon di ultima generazione, dai prodotti per realizzare schiariture in pochi secondi alle colorazioni semi-permanenti, dai trattamenti protettivi per il capello ai nuovi arredi degni di una hair spa.
In programma gli show all’interno dell’On Hair Theatre, un palcoscenico unico in Italia in cui protagonisti sono il talento e le tendenze più cool del momento.
– Ralph Spacca Internet domina il box office Usa con 55,6 milioni di dollari incassati nel weekend per un totale di 84,4 milioni alla prima settimana. Al secondo posto Creed II che fa suoi 35,2 milioni nel weekend per un totale di 55,8 milioni nella settimana. Sono, invece, ben 180 i milioni conquistati in tre settimane da Il Grinch che resta sul podio con altri 30 milioni nel weekend. Si ferma invece a quota 9 milioni nel weekend l’altra nuova uscita della settimana Robin Hood, con un totale di 14,2 milioni.
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BOLOGNA
– Tre date italiane in puro stile rock’n’roll per la band canadese Danko Jones: il 29 novembre a Milano (Legend club), il 30 a Ciampino-Roma (Orion Club), l’1 dicembre a Pinarella di Cervia-Ravenna (Rock Planet). Il loro marchio di fabbrica attinge da vari generi, spaziando dal blues al garage anni ’60, dall’hard rock all’hardcore, fino all’indie rock e al metal scandinavo.
La band ha alle spalle oltre 20 anni di carriera, dagli inizi a Toronto, nel ’96, con la pubblicazione dei primi Ep, ad una carrellata di album in studio e singoli di successo come ‘Had enough’, ‘Full of regret’, ‘Code of the road’. Nei loro tour internazionali hanno condiviso il palco con Gun’s’Roses e Motorhead e hanno aperto a Rolling Stones e Ozzy Osbourne. Nel 2017 è uscito ‘Wild cat’, definito dalla critica “il più impegnativo e consistente” della loro carriera. Ora un nuovo singolo, ‘We’re crazy’, prodotto da Garth Richardson (Red Hot Chili Peppers, Rage Against The Machine), anticipa un album in arrivo la prossima primavera.
– San Carlo in festa, dieci minuti di applausi: allegro, leggero, giocoso, e’ stato un successo il ‘Così Fan Tutte’ di Wolfgang Amadeus Mozart, direttore Riccardo Muti con la regia della figlia Chiara Muti, nuovo allestimento per l’inaugurazione della Stagione d’Opera e Danza coprodotto con la Wiener Staatsoper, che ospiterà il capolavoro mozartiano nel 2020. Applausi convinti anche per tutti gli interpreti, la svedese Maria Bengtsson (Fiordiligi), Paola Gardina (Dorabella) Alessio Arduini (Guglielmo) il russo Pavel Kolgatin (Fernando) Emmanuelle de Negri (Despina) Marco Filippo Romano (Don Alfonso). Leila Fteita firma le scene, Alessandro Lai i costumi, che a sorpresa si illuminano.
Nel palco reale la Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, i ministri dell’economia, Giovanni Tria, e dell’Ambiente, Sergio Costa, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Vincenzo Spadafora, il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris (presidente della Fondazione, ”orgoglioso per la forte presenza istituzionale”) , il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho la sovrintendente Rosanna Purchia, Filippo Patroni Griffi presidente del Consiglio di Stato.
Il celebre dramma giocoso in due atti di Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte, ha come è noto Napoli sullo sfondo. La scelta stilistica della regista è stata quella di non collocare l’azione in una epoca precisa anche se i costumi pastello rimandano al 700, tenui come i veli e tulle usati come sipari e per le scene dove le pareti si riflettono in una ‘scatola’ con un effetto abbagliante. L’idea è quella di una ‘sospensione, metafora dei nostri umori’ visione di una opera che la Muti conosce profondamente e definisce “metafisica, una riflessione profonda sugli esseri umani”. Ed è per questo che la scena evoca una Lanterna Magica ”fatta di specchi che riflettono ciò che siamo nell’immaginario di chi ci sta intorno. Noi siamo attraverso lo sguardo degli altri”. Senza dimenticare il mare sullo sfondo. Le luci sono di Vincent Longuemare, maestro del Coro, Gea Garatti. Quattro le repliche fino al 2 dicembre.
Calorosissima ( c’e’ anche uno striscione da stadio firmato da studenti liceali) e non poteva essere altrimenti è stata l’accoglienza per Riccardo Muti sul podio dell’Orchestra e del Coro del San Carlo, atteso ritorno al Massimo della sua città natale, per la lirica. Sono infatti trascorsi ben trentaquattro anni dal dicembre 1984 quando diresse il Macbeth di Verdi per la regia di Sandro Sequi, scene e i costumi di Giacomo Manzù.
‘Così Fan Tutte’ , sottotitolo ‘La scuola degli amanti’, è un gioco d’amore articolato in un geometrico intreccio che coinvolge i quattro protagonisti travolgendoli. Per Muti è sicuramente uno dei titoli del cuore, più amati ed eseguiti, dalla ‘prima volta’ a Salisburgo nel 1982 in una storica produzione più volte al festival di Karajan e che arrivò anche a La Scala; tra le tante esecuzioni anche quella del 1994 quando Muti diresse l’opera mozartiana a Vienna con la regia di Roberto de Simone, fino ad arrivare ad oggi, con la regia della figlia Chiara, che il capolavoro lo ha respirato in casa, ancora una volta nel segno di Napoli. La Muti (che aveva gia’ firmato al San Carlo le Nozze Figaro) ha assistito allo spettacolo in platea, godendosi in trionfo annunciato e poi e’ salita sul palco per salutare il pubblico. Nel bel programma di sala anche una delle frasi celebri che Mozart scrisse al padre, augurandosi di avere una commissione dal San Carlo ”Con un opera per Napoli ci si fa più onore e credito che non dando cento concerti in in Germania”.
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è MORTO PAOLOO BERTOLUCCI
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PALERMO
– I carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale restituiranno all’Arcidiocesi di Monreale un “prezioso libro”, risalente al 1590, che era stato rubato della biblioteca “Ludovico II De Torres” del seminario arcivescovile. Il volume è stato recuperato a Boston (Usa), nella “Boston Public Library”. Le indagini per ritrovare la pubblicazione è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Palermo. La restituzione del bene avvierà simbolicamente i lavori del convegno “Beni culturali ecclesiastici, tutela e protezione tra presente e futuro”, che si svolgerà domani, martedì 27 novembre, nel palazzo arcivescovile di Monreale.
L’incontro, che s’inserisce nell’ambito di un ciclo di conferenze, sarà aperto da monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale. [print-me title=”STAMPA”]
