Ultimo aggiornamento 27 Novembre, 2018, 09:54:41 di Maurizio Barra
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
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ALLE 09:54 DI MARTEDì 27 NOVEMBRE 2018
SOMMARIO
SPETTACOLI CINEMAMUSICA CULTURA
Bennato porta Pinocchio agli Arcimboldi
Il rocker con band e quartetto d’archi domani sera a Milano
Bertolucci: da Zeffirelli alla Cavani, l’addio commosso dal mondo del cinemaSandrelli: ‘Addio mio ultimo imperatore’. Piccolo America: ‘Continueremo a proiettarti ancora e ancora’
Omaggio Tff a Bernardo BertolucciBreve montaggio sarà proiettato prima di ogni film
Animali fantastici 2 sempre al topCinque novità nella top. Secondo Robin Hood
Michon e il gran pittore inesistenteper parlare di rivoluzione, terrore, arte, potere crea Corentin
Da Novecento a Piccolo Buddha i cult di BertolucciCominciò con Pasolini, con Ultimo imperatore record di Oscar
Phil Collins, a Milano il 17 giugnoUnica data italiana del “Still not dead yet live European tour”
Ad Accademia Firenze 2 tavole confiscateSono tavole ‘300-400 recuperate in Svizzera da carabinieri Ntpc
All’Opera Roma apre Rigoletto ‘politico’Nuovo allestimento a 4 mani, dirige Gatti, alla regia Abbado
Domus, arriva Winy Maas, nuovo direttoreFocus su città del futuro, dialogo e contaminazione discipline
Tears for Fears, due date 9 e 10 luglioDopo tappe a febbraio a Milano e Padova, annunciate Roma e Lucca
Bertolucci e Ultimo Tango, una storia infinitaFilm salvato da rogo, polemiche e pentimenti per scena del burro
Carrà a Natale, un disco così solo io’Per le feste il mio augurio è la fine dei litigi’
Claudio Baglioni, 250 mila spettatoriBilancio della 1a parte di “Al Centro tour”, ripresa da 16 marzo
Scotti, ritorno con IL mio quiz del cuoreCanale 5 festeggia i 20 anni Milionario con 4 puntate
Card 15 euro per un anno al MannSlogan campagna ‘Che bellezza!’
Mostre: a casa Buonarroti ‘Vasimania’Dalle Explicationes di Filippo Buonarroti al Vaso Medici
Bertolucci con Sandrelli rapporto unicoPer lui ‘bambina da proteggere’, per lei ‘ultimo imperatore’
Cavani,”Bertolucci dolce e coraggioso”Regista, cresciuti insieme, ci ha uniti sogno di una generazione
Benigni, “Bertolucci era il più grande”Regista e Nicoletta Braschi, suo cinema tra meraviglie XX secolo
Roma di Cuaron, bene il test nelle sale in UsaNetflix, migliora chance Oscar dopo successo a NY e LA
Pieraccioni, sarà la mia ultima commedia romanticaFra ex fidanzate e prole In Se son rose, in sala dal 29/11
Bernardo Bertolucci, oggi la camera ardente in Campidoglio per l’ultimo saluto al maestroIeri la scomparsa del grande regista autore di capolavori come ‘Novecento’ e ‘Piccolo Buddha’ e premio Oscar per ‘L’ultimo imperatore’
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MILANO
– Il tour ‘Pinocchio & Co.’ di Edoardo Bennato approda a Milano: domani sera, il cantautore e musicista napoletano sarà al Teatro degli Arcimboldi per la tappa milanese del suo tour che porta avanti le celebrazioni dei quarant’anni di ‘Burattino senza fili’. Il viaggio di Bennato nel mondo di buoni e cattivi dove i potenti vengono sbeffeggiati parte dall’ultimo singolo, ‘Mastro Geppetto’, per ripercorrere personaggi e storie ritratti nei suoi brani più famosi. Ad accompagnarlo una band di cinque elementi e gli archi del Quartetto Flegreo. Dopo Milano, il tour proseguirà a Roma (Auditorium Parco della Musica, 29/11), Firenze (Teatro Verdi, 2/12), Catania (Teatro Metropolitan, 6/12), Bari (Teatro Team, 8/12), Assisi (Teatro Lyrick, 10/12) e Cremona (Teatro Ponchielli, 11/12).
Da Zeffirelli a Liliana Cavani, il mondo del cinema, ma anche quello della politica della cultura in generale saluta commosso Bernardo Bertolucci, il grande maestro del Novecento scomparso a Roma.
Sorrentino, mai smesso andare lezione da lui – “Non avendo fatto una scuola di cinema ogni inquadratura dei suoi film è stata e resterà per me una lezione”, dice
Paolo Sorrentino. “Per me c’è una linea diretta Fellini-Bertolucci e nient’altro. Bernardo, per me giovane autore, ha rappresentato qualcosa di mitico. Poi da grande ho avuto il piacere di conoscerlo e confermare tutta la mia stima. E’ stato un immenso regista”, ha aggiunto. Sandrelli, addio mio ultimo imperatore – “Se ne è andato il mio “ultimo imperatore”. Che si sentiva come un “topo nel formaggio”. Per lui significava stare come in un bozzolo, al caldo e al riparo. Me lo disse gioiosamente dopo una estate di sofferenza e di passione. “Adesso sto bene, sai? Sto come un topo nel formaggio”. Grazie per essere stato cosìspeciale. Per il tuo cinema cosìspeciale. Spero di incontrarti ancora e di fare un altro film insieme. Un lungo bacio”. Questo il ricordo commosso, in forma di lettera, di Stefania Sandrelli dedicato a Bernardo Bertolucci.Gilliam, è stato fonte di ispirazione costante – “Che colpo! Solo un mese fa, io e lui stavamo discutendo del suo prossimo film, era pieno di vita ed entusiasmo. Per me – dice
il regista Terry Gilliam – è stato un’ispirazione permanente. Un creatore di grande bellezza e idee audaci. Una grande perdita”.Benigni, se ne è andato il più grande di tutti – “E’ un dolore immenso la morte di Bernardo Bertolucci. Se ne è andato il più grande di tutti, l’ultimo imperatore del cinema italiano. Un pezzo della nostra famiglia, un amico fraterno, amoroso, intelligente, pieno di genio, imprevedibile, rigorosissimo ed implacabile nel dirci sempre la verità. Il suo cinema rimarrà tra le meraviglie del ventesimo secolo”, dicono Nicoletta Braschi e Roberto Benigni.Zeffirelli, addio caro amico – “E’ molto triste dire addio a un carissimo amico e a un regista di grande talento come Bernardo Bertolucci, che con il suo lavoro è riuscito a trasportarci in dimensioni artistiche uniche”. Queste le parole di Franco Zeffirelli per la scomparsa di Bernardo Bertolucci.Cavani, un regista fondamentale che sognava in grande – “Un grandissimo regista, fondamentale per il cinema italiano che sognava in grande, e un ancora più grande amico”, dice emozionata
la regista Liliana Cavani apprendendo così la scomparsa di Bernardo Bertolucci. “Ci sentivamo spesso – aggiunge – ci vedevamo di frequente e mi colpiva sempre il suo coraggio anche nella malattia e il suo essere, nonostante età e condizioni, sempre nel mondo di oggi, sempre circondato da giovani, sempre disponibile. Mi voleva sui suoi set, diceva che gli portavo fortuna e ci siamo voluti tantissimo bene”.Piccolo America, ti proietteremo ancora e ancora – “Ciao Bernardo, grazie di tutto. Continueremo a imparare il cinema costruendo sale dove goderlo, nelle nostre caverne di Platone ‘dove nascono idee’ ti proietteremo ancora e ancora. Una pellicola dopo l’altra”. E’ il saluto commosso dei ragazzi del cinema romano Piccolo America che Bertolucci aveva sostenuto nella loro battagliaZingaretti, immenso protagonista italiano – “Ho amato il cinema di Bernardo Bertolucci, come intere generazioni. Oggi diciamo addio a un grande maestro, un immenso protagonista italiano. Ci lascia un’opera grandiosa. Ciao Bernardo”. Lo scrive su Twitter il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.SIAE, i suoi film hanno reso grande la cinematografia
del Paese – “La scomparsa di Bernardo Bertolucci lascia un grande vuoto nel mondo del cinema italiano. I suoi film, da ‘Novecento’ a ‘Ultimo tango a Parigi’, da ‘L’ultimo imperatore’ a ‘Il tè nel deserto’, hanno reso grande la cinematografia del nostro Paese nel mondo intero”. Il direttore generale di SIAE Gaetano Blandini commenta così la morte del grande regista, sceneggiatore e produttore. “La sua inesauribile creatività lo ha portato a realizzare capolavori ricchi di vera poesia, nati spesso da scelte coraggiose”.Mattarella, grande maestro nella storia del cinema – “Nel giorno della scomparsa di Bernardo Bertolucci, un grande maestro entrato nella storia del cinema, desidero esprimere il cordoglio profondo ai familiari, agli amici, a tutti coloro che hanno tratto insegnamento dalla sua sensibilità intellettuale e artistica”. Lo scrive in un messaggio di cordoglio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.Bonisoli, un doloroso giorno per la cultura italiana – “Ci ha lasciati #BernardoBertolucci, uno dei registi italiani più amati e conosciuti, vincitore dell’Oscar per la regia de L’ultimo Imperatore. Con i suoi capolavori ha segnato la storia del cinema. Sono vicino alla famiglia in questo doloroso giorno per la #cultura italiana”. E’ il tweet del ministro della cultura Alberto Bonisoli.Raggi, Italia intera gli rende omaggio – “Addio al grande maestro Bernardo Bertolucci, con le sue opere e i suoi capolavori ha segnato per sempre la storia del cinema mondiale. L’Italia intera gli rende omaggio”. Così su Twitter la sindaca di Roma Virginia Raggi.Franceschini, un gigante del Novecento – “Un giorno triste per la cultura, se n’è andato Bernardo Bertolucci uno dei grandissimi maestri del cinema italiano, un gigante del Novecento”. Così l’ex ministro della Cultura, Dario Franceschini. “Ho avuto modo di incontrarlo nel corso del mio incarico di governo quando, con la generosità e il grande impegno civile che lo hanno contraddistinto per tutta la vita, ha voluto dare il proprio contributo per portare in porto la nuova legge cinema. Le sue opere – conclude Franceschini – hanno emozionato e fatto discutere intere generazioni e reso grande nel mondo il cinema italiano”.Meloni, ciao maestro riposa in pace – “Ciao, maestro. Riposa in pace”. Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, commentando la scomparsa del regista Bernardo Bertolucci.
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TORINO
– “Un visionario, un intellettuale, soprattutto un sognatore. Bernardo Bertolucci, dopo la rivoluzione, ha fatto il cinema come non immaginavamo più di farlo: più grande della vita, e per questo capace di restituirci tutta la vita, e la Storia, e la memoria, e il futuro, nella loro profondità”. Così Emanuela Martini, direttrice del Torino Film Festival, ricorda Bernardo Bertolucci. In omaggio al regista sarà proiettato prima dei film in programmazione un breve montaggio e gli sarà dedicata la giornata di domenica.
Bertolucci, prosegue Martini, ha raccontato “tragedie di ideali che si frantumano, di uomini e donne che si perdono in rapporti impossibili, affreschi magnifici del nostro passato recente e bruciante, di imperatori e Buddha e ragazzi e ragazze in cerca di identità. Ragazzi e ragazze che sognano, a Parigi come altrove, la loro vita, un’altra vita, migliore. Meno di venti film in quasi cinquant’anni di carriera sono troppo pochi per uno dei più grandi registi del mondo”.
Alla seconda settimana di programmazione, è ancora I crimini di Grindelwald, il sequel di Animali fantastici il re del box office italiano, con un incasso questa settimana ancora alto di 2 milioni 609 mila euro che porta il totale a oltre 10,2 milioni. Sul secondo gradino del podio, ma a buona distanza, si piazza il blockbuster americano Robin Hood- l’origine della leggenda di Otto Bathurst. In quattro giorni di distribuzione, diffuso su 370 schermi (Animali fantastici ne ha ancora 799) ha incassato 849 mila euro, scalzando lo Schiaccianoci di Disney che alla quarta settimana si avvicina ad un incasso di 9 milioni. Nel complesso la top ten stilata da Cinetel, che monitorizza circa l’85% delle sale, vede questa settimana altre quattro novità: al quarto posto Troppa grazia di Gianni Zanasi la commedia con Alba Rohrwacher e Elio Germano applaudita al Festival di Cannes, al sesto Morto tra una settimana o ti ridiamo i soldi, al settimo Conta su di me e in decima posizione A private war
PIERRE MICHON, ”GLI UNDICI” (ADELPHI, pp. 134 – 16,00 euro – Traduzione di Giuseppe Grimonti Greco).
”Il punto è che il ‘Marat’ di David è solamente un uomo morto, un residuo della Storia, forse il suo cadavere. E invece gli ‘Undici’ uomini vivi di Corentin sono la Storia in atto, al culmine dell’atto di terrore e di gloria che fonda la Storia: la presenza reale della Storia”. E’ questa la conclusione e il senso di questo affascinante e letterario racconto di Michon ai tempi della Rivoluzione francese sulla vita del pittore Francois-Elie Corentin, allievo del Tiepolo e nato nel 1730 a Combleux, prelevato da un drappello di sanculotti nel gennaio 1794 perché ritragga segretamente gli undici membri del Comitato di salute pubblica come un’assemblea di eroi e fratelli quale non sono più, ormai lacerati da feroci rivalità e detentori di un potere tirannico assoluto nel nome mistificante del popolo.
Se non avesse creato questo grande quadro, Corentin sarebbe rimasto un pittore anonimo di secondo piano, mentre ora occupa uno dei posti centrali al Louvre.
Naturalmente il tutto, a cominciare dal protagonista, è una pura invenzione di Michon che qui crea in grande una delle sue affascinanti ”Vite minuscole” (come si intitola il libro che gli ha dato notorietà) prigioniere del proprio destino e che solo nella verità e qualità della scrittura, della letteratura trovano la propria verità e magari illuminano appunto la Storia.
Così il romanzo vive non solo della vicenda del quadro, che ne è la maggior parte, ma anche dell’inizio, della famiglia di Corentin che vive sulle rive della Loira e i suoi canali, con i limosini che scavano nel fango per tenerli puliti, quindi dei suoi lavori di decorazioni di case e palazzi nobili.
Con Robespierre, gli undici sono Barère. Billaud, Carnot, Collot, Couthon, Lidet, Prieur, Prieur, Sait-Just e Saint-André che, tra tutti, era l’unico a non avere ambizioni letterarie, così che l’io narrante, affabulatore che è come raccontasse la vicenda a Michon, il cui padre anche era un letterato, spiega del quadro: ”mi piace credere che Corentin vi abbia messo suo padre undici volte…. e naturalmente undici volte anche la rivalsa reale del padre, la sconfitta irreale del padre, in piedi”.
Al tempo in cui dipinge non si sa cosa sarebbe accaduto, se l’apoteosi o la condanna di Robespierre, per questo occorreva che l’opera facesse apparire tutti, allo stesso tempo, ”come magnanimi rappresentanti del popolo o tigri assetate di sangue, a seconda della lettura che gli eventi avrebbero richiesto”.
Michon quindi indaga, attraverso questa sua invenzione, il rapporto tra arte e potere, ma soprattutto alla fine ci offre un romanzo che inquisisce il trasformarsi degli uomini e la violenza inutile della Storia. E lo fa con una narrazione virtuosistica, con una scrittura molto articolata, di gran finezza in quel voler sembrare parlato ipnotico e nel confondere invenzione e realtà per meglio avvicinarci a quegli anni della Rivoluzione.
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Bernardo Bertolucci ha solo 15 anni e vive in campagna vicino a Parma quando con una telecamera da 16 mm. realizza il suo primo cortometraggio, intitolato LA TELEFERICA, storia di tre bambini che si perdono nella foresta a cui segue MORTE DI UN MAIALE, girato in un’unica ripresa, che racconta della tradizionale uccisione del maiale nel mattatoio del paese. Al cinema vero e proprio arriva nel ’62, come assistente di Pier Paolo Pasolini che in quell’anno girava Accattone. Il suo vero debutto è nel 1963, con LA COMMARE SECCA, da un soggetto ancora una volta di Pasolini. Nel 1964 il suo secondo film, PRIMA DELLA RIVOLUZIONE, poi collabora con Sergio Leone alla sceneggiatura di C’era una volta il West.
Dopo PARTNER (1968) gira un episodio di AMORE E RABBIA (Agonia, del 1969). Nel 1970 con LA STRATEGIA DEL RAGNO inizia la collaborazione con il grande Vittorio Storaro, che sarà il direttore della fotografia dei suoi film più celebrati. Dello stesso anno è IL CONFORMISTA che gli vale il successo internazionale nonché la prima nomination all’Oscar per la migliore sceneggiatura.
Nel 1972 è la volta di ULTIMO TANGO A PARIGI e del grande scandalo, con la censura e il ritiro dalle sale cinematografiche. Vennero conservate solo alcune copie, una salvata per essere depositata in Cineteca Nazionale. Lo stesso Bertolucci viene condannato a due mesi di prigione e privato del diritto di voto per cinque anni. Ma il film, che verrà riabilitato nel 1987, avrà un successo straordinario con oltre 14 milioni di spettatori. Del 1976, è NOVECENTO, grandioso colossal in due parti con Robert De Niro, Gerard Depardieu, Burt Lancaster, Donald Sutherland, Stefania Sandrelli e Dominique Sanda, che ripercorre i primi quarantacinque anni del secolo attraverso il rapporto tra due ragazzi di differenti classi sociali.
Seguono LA LUNA (1979) E LA TRAGEDIA DI UN UOMO RIDICOLO (1981) che non incontrano grande favore di pubblico e di critica, ma nel 1987 arriva L’ULTIMO IMPERATORE, il suo più clamoroso successo, premiato da 9 premi Oscar (regia, sceneggiatura non originale, fotografia, montaggio, musica, scenografia, costumi e sonoro) 9 David di Donatello e 4 Nastri d’Argento, nonché in Francia il César per il miglior film straniero. Nel 1990 un altro grande successo, IL TE NEL DESERTO amara vicenda che racconta l’agonia di un amore e poi PICCOLO BUDDHA (1997) viaggio nel profondo Tibet e nel cuore di una delle più affascinanti religioni orientali. Nel 1996, torna a girare in Italia con IO BALLO DA SOLA. Del 1988 è L’ASSEDIO, che la critica definisce un inno al cinema. Seguirà nel 2003 THE DREAMERS – I sognatori, rivisitazione del maggio francese del ’68, presentato con grande successo alla Mostra del Cinema di Venezia. L’ultimo lavoro, IO E TE, è del 2012 tratto dall’omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti.
e un’unica data italiana il 17 giugno 2019 al Mediolanum Forum di Assago (Milano) (biglietti in vendita sul circuito Vivaticket dal 30 novembre).
Con oltre 100 milioni di dischi venduti, album al primo posto nelle classifiche mondiali e canzoni che hanno fatto da colonna sonora a milioni di persone, Phil Collins continua a raccogliere apprezzamenti. “Pensavo che mi sarei ritirato dalle scene in punta di piedi, ma grazie ai fan, alla mia famiglia e al sostegno di alcuni artisti straordinari ho riscoperto la mia passione per la musica e per l’arte di stare su un palcoscenico.
Ora è tempo di riprendere a farlo e sono davvero emozionato.
Sembra davvero la giusta cosa da fare in questo momento”, racconta Collins.
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FIRENZE
– Esportate illecitamente nel 2003, recuperate dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale nel 2009 e, dopo la confisca, ora affidate alla Galleria dell’Accademia di Firenze: il museo custodisce la più vasta raccolta di opere a fondo oro. Si tratta di due tavole del’300-400, appartenute a una collezione privata fiorentina, una attribuibile a Niccolò di Pietro Gerini, tra i massimi esponenti del cosiddetto Neogiottismo, raffigurante i santi Girolamo e Giuliano, l’altra, una Madonna dell’Umiltà celeste, ascrivibile al maestro della Cappella Bracciolini, ignoto pittore, tipico rappresentante della pittura tardogotica toscana. I dipinti, presentati oggi alla stampa, saranno visibili al pubblico dal 14 gennaio 2019 nella mostra temporanea all’Accademia ‘Nuove acquisizioni tra 2016 e 2018’.
“Sono due opere fantastiche, di una qualità eccezionale” il commento di Cecilie Hollberg, direttrice dell’Accademia, esprimendo soddisfazione per il lavoro dei carabinieri del Ntpc che, sotto il coordinamento della procura di Roma, “sono riusciti a riportare a casa queste opere”. Le due tavole sono state recuperate in Svizzera, a Chiasso, dove erano state nascoste in un caveau privato. Le indagini avrebbero svelato l’esistenza di un’associazione a delinquere composta da professionisti italiani e da un antiquario londinese, coinvolti nell’esportazione illecita di beni culturali. “Il procedimento penale ha poi fatto il suo corso e si è riusciti ad ottenere la confisca delle due opere che oggi sono tornate a casa a Firenze, alla Galleria dell’Accademia”, ha spiegato il colonnello Nicola Candido, comandante del reparto operativo dell’Ntpc di Roma.
– Sarà un Rigoletto ‘politico’, ambientato nella Repubblica di Salò, e dalle inquietudini moderne ad aprire la nuova stagione dell’Opera di Roma il 2 dicembre al Teatro Costanzi. Il nuovo allestimento, in scena fino al 18 dicembre, è stato concepito a 4 mani da Daniele Gatti, alla direzione dell’orchestra, e dal regista Daniele Abbado, che insieme hanno riletto in profondità il capolavoro di Verdi per proporne al pubblico una versione inaspettata, sia dal punto di vista musicale che drammaturgico: un’opera dunque rinnovata che, discostandosi dalla tradizione esecutiva, darà maggiore attenzione alla parola ed esalterà la psicologia dei personaggi per essere capace di rappresentare la doppia faccia di tragedia e commedia di Rigoletto. “Il nostro Rigoletto non sarà un inanellamento di pagine famose, ma un tentativo di restare vicino al pensiero di Verdi”, dice Gatti, che il 1 dicembre al Costanzi spiegherà l’allestimento insieme ad Abbado in un incontro aperto al pubblico.
– Sarà l’architetto olandese Winy Maas a dirigere la rivista Domus per tutto il 2019. Si tratta di un passaggio di testimone: infatti lo scorso anno la rivista di architettura è stata diretta da Michele De Lucchi, nell’ambito del progetto Domus 10x10x10 che vedrà ogni anno, per 10 anni, un architetto di fama mondiale avvicendarsi alla guida della rivista, fino al compimento dei suoi 100 anni di vita. Domus è stata fondata da Gio Ponti nel 1928. Winy Maas, cofondatore dello studio Mvrdv con sede a Rotterdam e a Shanghai, porterà a Domus la sua idea di città del futuro cioè quella che nasce dal dialogo e la contaminazione di varie discipline. Ma tutti coloro che vivono la città, dai bambini agli adulti, potranno dare il loro contributo sulla loro idea di città del futuro. “Il 2019 sarà l’anno dell’urbanismo sexy per Domus – ha spiegato Maas – ma ci sarà un punto di partenza di cui questa rivista non potrà fare a meno cioè la ricerca della bellezza”.
– Dopo il tour invernale, che toccherà l’Italia a febbraio (il 23 a Milano, il 24 a Padova), i Tears for Fears annunciano due date estive per il loro “Rule the world”: il 9 luglio alla Cavea Auditorium Parco della Musica di Roma (dove tornano a più di 20 anni dall’ultima volta) e il 10 luglio a Piazza Napoleone al Lucca Summer Festival. Un ritorno del duo inglese atteso da più di un decennio. I Tears for Fears hanno conquistato l’Italia con hits storiche come “Shout”, “Sowing The Seeds of Love” and “Everybody Wants to Rule The World”. Ed è proprio “Rule The World” il titolo sia del Greatest Hits, che segna il ritorno discografico dei Tears For Fears dopo 13 anni, che del tour che riporterà sul palco Roland Orzabal (voce, chitarra, tastiera) e Curt Smith (voce, basso e tastiera).
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E’ un film maledetto e per questo stesso di culto Ultimo tango a Parigi che Bernardo Bertolucci, scomparso oggi a 77 anni, cominciò a pensare nel ’71 dopo Il conformista mettendo su una sceneggiatura una sua fantasia sessuale (l’amore con una sconosciuta incontrata per strada). Dopo il rifiuto del soggetto dalla Paramount, fu il produttore di Sergio Leone, Alberto Grimaldi a dare fiducia al regista parmigiano. Proprio l’alto tasso erotico fu la causa di tanti rifiuti – Dominique Sanda e Jean Louis Trintignant, Alain Delon e Jean Paul Belmondo (“pornografia”). Alla fine la storia cupa dei due solitari amanti casuali in un pied-a-terre di Parigi trovò i due protagonisti: Marlon Brando, 48 anni nel ’72 e la francese Maria Schneider, appena maggiorenne. Il film scandaloso, con un grande successo di pubblico, fu unico caso italiano condannato al rogo nel ’76 (furono salvate alcune copie che oggi sono conservate presso la Cineteca Nazionale), poi riabilitato dalla censura nel 1987, con incassi stratosferici e riuscito in versione restaurata 4k nel 2018 a cura della Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia e presentato alla presenza del regista al Bifest di Bari.
Ma è la scena cult della pellicola, quella del rapporto anale tra Paul (Brando) e Jeanne (Schneider), passata alla storia come la ‘scena del burro’ ad avere avuto per quasi 50 anni una vita propria con pesanti strascichi anche personali. Bertolucci ne ha parlato tante volte perche’ sin da subito comincio’ la leggenda di quelle sequenze. Quando nel 2011 mori’ a 58 anni Maria Schneider, il regista affermò: ”La sua morte e’ arrivata troppo presto, prima che io potessi riabbracciarla teneramente, dirle che mi sentivo legato a lei come il primo giorno, e almeno per una volta, chiederle scusa”.
Bertolucci ricordava: ”Maria mi accusava di averle rubato la sua giovinezza. In realta’ era troppo giovane per poter sostenere l’impatto con l’imprevedibile e brutale successo del film”. La Schneider ne fu travolta e in un’intervista racconto’ che la scena del burro non era in copione ma che fu un’idea di Marlon Brando. Bertolucci alla Cinematheque francese confermò: “di avere deciso insieme a Marlon Brando, di non informare Maria che avremmo usato del burro. Volevamo la sua reazione spontanea a quell’uso improprio. L’equivoco nasce qui. Qualcuno ha pensato, e pensa, che Maria non fosse stata informata della violenza su di lei ma Maria sapeva tutto perche’ aveva letto la sceneggiatura, dove era tutto descritto”. Prigioniera della Jeanne di Ultimo tango, la Schneider scomparsa nel 2011, per tutta la vita ha portato rancore al suo regista: ”Quella scena non volevo farla e mi sono sentita quasi violentata”.
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Un Natale glitter, latino e pieno di armonia: questo è il clima di ‘Ogni volta che è Natale’, il ritorno discografico di Raffaella Carrà dopo cinque anni. Un ritorno accompagnato da un auspicio: “Vorrei fare un augurio per Natale, che si buttasse nel cestino il verbo litigare: la lite va a finire nella violenza, e a pagare nella maggioranza dei casi siamo noi donne”, dice presentando il disco, oggi a Milano. “Non avevo nessuna intenzione di cantare – ammette candidamente parlando del disco che arriva in 4 versioni – Se non che la Sony ha cominciato a dire, ‘Ma come, tutti gli artisti hanno un album di Natale e tu no?’. Così ho chiesto un inedito e per il resto mi sono divertita a fare quello che volevo”. Il brano inedito è il singolo ‘Chi l’ha detto’, scritto da Daniele Magro, del quale è stato diffuso un video diretto da Gianluca Montesano: “Ho chiesto io di avere anche una famiglia omosessuale, perché è nel tempo, è nelle cose”. Nella tracklist, Carrà si sbizzarrisce tra gli arrangiamenti di Valeriano Chiaravalle su standard come ‘White Christmas’ e ‘Happy Xmas (War Is Over)’ e brani che svelano la sua impronta. Come l’amore per la Spagna, nel caso de ‘La Marimorena’: “E’ un pezzo popolare spagnolo che parte dall’Andalusia e arriva alla rumba catalana: secondo me quando lo metti, devi ballare per forza”. Fuori dal canone natalizio è anche ‘Hallelujah’ di Leonard Cohen: “Ho chiesto a Valeriano di farne una versione lirica, con una grande orchestra e un coro straordinario e due giovani soprano straordinari, Erica Realino e Vittoriana De Amicis”.
Alcune scelte non sono andate in porto, come ‘Feliz Navidad’ in versione reggaeton: “Non è giusto che sia l’unica a non aver fatto un reggaeton, è un ritmo che ho dentro, avevo anche chiamato un rapper americano per l’introduzione. Poi non hanno voluto mettere una canzone filippina molto carina che avevo cantato con una ragazzina di 12-13 anni, Angelica”. E se nessun piano è stato predisposto per una versione in concerto (“Un live? Io ho un’età, ragazzi!”), Carrà tornerà in tv, sebbene in vesti di ospite, a ‘Che Tempo Che Fa’ e da Carlo Conti per lo speciale natalizio dello Zecchino d’Oro del 5 dicembre.
Se il sogno personale della Carrà è riempire l’ultimo spazio del suo muro non occupato da dischi d’oro e di platino, l’artista è consapevole del peso sociale della sua carriera: “Sia in Spagna che in Italia oggi mi riconoscono una rivoluzione per le donne: per me era normale, non vivo di sovrastrutture. In me c’è una parola, che mi ha fatto pagare certe volte: ‘libertà’. Mi sono sempre presentata per quello che ero e ho avuto la fortuna di trovare uomini che credevano in me”. Per non parlare del suo status da icona gay: “Ho cominciato a capire il mondo gay dalla prima Canzonissima: ricevevo lettere da ragazzi che si volevano fare del male”. E se la Spagna ha riconosciuto pubblicamente il suo contributo (di recente è stata nominata Dama al Orden del Mérito Civil), in Italia queste onorificenze tardano ad arrivare: “Per me il premio più importante è che la gente mi voglia bene anche se non mi vede in tv. Per me è uguale se non mi danno il Cavalierato del lavoro, non voglio raccomandazioni: se non si sono accorti che merito dopo tanti anni di tv, è uguale”.
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Si è conclusa il 24 novembre al Pala Alpitour di Torino, con un bilancio di oltre 250 mila spettatori in 31 date, la prima parte di “Al Centro”, il tour che celebra i 50 anni di carriera di Claudio Baglioni.
Grazie al palco al centro, il pubblico – disposto a 360 gradi – ha rivissuto con Baglioni mezzo secolo di musica, con in scaletta tutti i più grandi successi di Baglioni, per la prima volta, in ordine cronologico. Il tour riprenderà a marzo con la seconda parte: 16 marzo Livorno; 19 e 20 marzo Caserta; 22 e 23 marzo Acireale (CT); 26 marzo Reggio Calabria; 29 e 30 marzo Roma; 2 aprile a Trieste; 5 aprile Bruxelles; 7 aprile Zurigo; 9 e 10 aprile Genova; 12 aprile Milano; 15 aprile Treviso; 18 aprile Pesaro; 24 aprile Firenze.
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Per il momento saranno solo 4 serate speciali, ma non è escluso che ‘Chi vuol essere milionario?’, quiz cult della televisione, torni stabilmente nei palinsesti di Canale 5. La rete Mediaset ha deciso di festeggiare i 20 anni del telequiz, in onda per la prima volta nel 1998 sulla britannica ITV e in Italia due anni dopo, con quattro puntate presentate ovviamente da Gerry Scotti, dal 7 dicembre in prima serata.
“Era il modo giusto di celebrare un programma che ha cambiato il modo di fare il quiz in televisione”, ha detto Scotti che con il programma è entrato nel Guinness dei primati per maggior numero di puntate condotte nel mondo (1593 dal 2000 al 2011). Un format esportato in 120 Paesi e parecchie delle sue frasi come ‘E’ la tua risposta definitiva? o ‘L’accendiamo?’ sono entrate nel gergo comune.
“Il milionario è entrato nella storia del costume , è il regalo di Mediaset per Natale”, ha aggiunto spiegando che non sarà solo un’operazione nostalgia: i concorrenti saranno tutti nuovi e non ci saranno vip. Rispetto al format originale salterà anche la famosa telefonata a casa per avere un aiuto per rispondere ad una domanda: troppo facile avendo a disposizione internet. Ma gli ‘aiuti’ non diminuiranno anzi aumenteranno di 1: oltre ai classici ’50 e 50′, ci saranno ‘Chiedilo al pubblico’, ‘Chiedilo al tuo esperto in studio’ e ‘Chiedilo a Gerry’.
“Il milionario rivoluzionò i palinsesti nel modo di fare i telequiz – ha detto il direttore di Canale 5 Giancarlo Scheri – Purtroppo è molto difficile ora trovare qualcosa di innovativo nel panorama televisivo e non solo italiano”. Le 4 puntate sono state interamente girate, per questione di tempo e organizzative, a Varsavia. “Quando mi chiedono quale programma rifarei io rispondo sempre questo – ha ammesso Scotti – Adesso sono solo delle puntate speciali, ma aspettiamo il gradimento del pubblico, poi vedremo..”. Gerry intanto porta avanti i suoi altri preserali (‘Caduta libera’ e The wall’) anche se tra i suoi sogni ci sarebbe quello di tornare a recitare in una fiction. “Noi ne saremmo contenti ma bisogna capire dove troverebbe il tempo”, rispondono da Mediaset, alla quale Scotti è ‘fedelmente’, così dice, legato da oltre 30 anni non ha intenzione di mollare, né in genere di cambiare lavoro. “Sono fake news che girano ogni tanto – ha assicurato – Certo vorrei tornare a recitare e so anche chi vorrei interpretare, un noto commissario, ma non dico chi”.
– NAPOLI
– Lo slogan è ‘Che bellezza!’, le immagini scelte quelle dei corpi perfetti delle statue classiche, la cifra invitante: 15 euro per visitare il Museo Archeologico Nazionale di Napoli tutto l’anno, mostre comprese.
Si chiama OpenMANN, disponibile dal 1 dicembre a un ‘prezzo lancio’, la card nominativa è una nuova scommessa del direttore Paolo Giulierini ”per consentire ai cittadini ed ai turisti di vivere il Museo quotidianamente”.
Il Mann, custode delle meraviglie pompeiane e farnesi, nell’ultimo triennio ha raddoppiato il numero dei visitatori e sono già oltre 550 mila gli ingressi nel 2018, cifra che segna un record assoluto (il 2017 si era chiuso a quota 529mila). Ma aumentare il pubblico probabilmente ancora si può, anche al di là delle venti domeniche gratuite che verranno. Dal 7 gennaio la card ordinaria avrà il costo di 25 euro; la versione young ‘under 25’ da 10 passerà a 13 euro; la family da 30 a 40 euro.
– FIRENZE
– ‘Vasimania, dalle Explicationes di Filippo Buonarroti al vaso Medici’ è il titolo della mostra a cura di Maria Grazia Marzi e Clara Gambaro, che sarà allestita a ‘Casa Buonarroti’ a Firenze dal 12 dicembre al 28 febbraio 2019.
Per comprendere il senso dell’iniziativa, bisogna guardare al 1726, quando usciva a Firenze il ‘De etruria regali’, l’opera che lo storico scozzese Thomas Dempster scrisse tra il 1615 e il 1620, con l’aggiunta delle ‘Explicationes et conjecturae’ di Filippo Buonarroti, il quale aveva corredato lo studio con un ricco apparato grafico di reperti archeologici. Partendo da questa pubblicazione che ha nella sostanza dato il via all’etruscologia, la mostra intende analizzare l’interesse per una classe di materiali che da quel momento in poi entra nel panorama antiquario e collezionistico: la ceramica. La mostra è suddivisa in tre sezioni: ‘La forza dell’immagine’, ‘Un nuovo collezionismo’, e ‘Il Vaso Medici’.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Alfonso Cuaron fa il pieno al box office di New York e Los Angeles, due citta’ apripista per la conquista dell’Oscar: “Roma”, il film che Netflix distribuira’ in streaming a partire da meta’ di dicembre, ha riempito un cinema di West L.A. e due sale di Manhattan, il Landmark at 57 West e l’IFC center, per tutto il lungo ponte di Thanksgiving. Le proiezioni fanno parte di una controversa strategia pre-Oscar che il colosso globale della televisione ha adottato per migliorare le chance di Cuaron di vincere l’ambita statuetta del miglior film agli Academy Awards il 24 febbraio.
Netflix non riporta incassi ma secondo l’Hollywood Reporter “Roma” avrebbe venduto da 90 mila a 120 mila dollari di biglietti nell’arco del lungo week-end del Ringraziamento, il secondo miglior risultato per sala del fine settimana dietro a “The Favourite” di Fox Searchlight che ha ottenuto una media di 105.500 dollari in quattro multiplex a New York e Los Angeles, a sua volta il secondo miglior risultato dopo “La La Land” di quasi due anni fa con oltre 176 mila dollari. Hollywood sta seguendo da vicino la performance di “Roma”, una saga in spagnolo girata in bianco e nero e ispirata all’infanzia del regista a Citta’ del Messico. La storia e’ quella di Cleo (l’esordiente Yalitza Aparicio) che va a lavorare per una famiglia della buona borghesia che abita nel quartiere di “Roma” che da’ il titolo al film.
Non impegnandosi a tenere le sue pellicole nelle sale per i tre mesi canonici, Netflix non puo’ piazzarli nella maggior parte dei circuiti: anche nel caso delle tre sale di questo week-end e’ stato costretto a affittarle, una tattica paragonata al “self-publishing”, usata in passato per i film che il servizio in streaming giudicava meritevole di premi. “Roma” e’ il primo film di Cuaron dopo “Gravity” che nel 2013 gli ha fatto vincere l’Oscar come miglior regista. Finanziato fuori dal sistema degli studi di Hollywood, oltre a New York e Los Angeles, ha aperto in cinema d’essai in Messico il 21 novembre e il 6 dicembre sara’ presentato a Londra e in altri mercati tra cui l’Italia fino a coprire 30 paesi prima dell’uscita su Netflix il 14 dicembre. Se “Roma”, che a detta della critica e’ uno dei migliori film dell’anno e il vincitore del Leone d’Oro al Festival di Venezia, dovesse ottenere una nomination per miglior film, sarebbe la prima volta nella storia di Hollywood che una candidatura viene assegnata a un film distribuito in questo modo.
Un’immersione nei rapporti di coppia scoppiati e nelle dinamiche padre – figlia, molto legata al suo vissuto (“racconto un 50enne che non ce la fa a correre la maratona dell’amore”), ma anche “il primo film della seconda serie nella mia carriera”, “probabilmente la mia ultima commedia romantica, un genere che ormai sento di aver declinato in ogni maniera”. Sono fra le anime che Leonardo Pieraccioni esplora da regista e protagonista, in Se son rose, nelle sale dal 29 novembre in 500 copie con Medusa.
Il cast molto rosa comprende Michela Andreozzi, Elena Cucci, Caterina Murino, Claudia Pandolfi, Gabriella Pession, Antonia Truppo, Nunzia Schiano, e la webstar Mariasole Pollio, che interpreta la figlia quindicenne del protagonista. Debutta in cameo anche la vera figlia di Pieraccioni, Martina, 7 anni. “Un macchinista dopo le scene con lei, mi ha detto ‘E’ più brava di te” – racconta fiero il regista, che ha scritto il film con Filippo Bologna -. Avevo anche chiesto anche alla mia ex compagna Laura Torrisi di recitare la mia ex moglie. Lei mi ha risposto che già si era già abbastanza stancata a ripetermi certe cose nella vita, per ricominciare in un film” dice sorridendo.
La storia ruota intorno a giornalista web impigrito anche nei sentimenti, Leonardo, e a un’email con una riga di testo: “Sono cambiato. Riproviamoci?” inviata dalla figlia Yolanda, a tutte le ex fidanzate del padre, per scuoterlo dalla sua routine, fatta di involtini primavera surgelati e e incontri saltuari con l’amica/amante Ginora detta 48 (Cucci). Così riappaiono nella vita del protagonista Benedetta ( Murino) diventata una sorta di suora laica; Elettra (Pession), irritabilissima docente di filosofia; la prima fidanzatina, Angelica, poco fedele (Andreozzi); Fioretta (Truppo), nel pieno del percorso per diventare uomo. Senza dimenticare l’ex moglie, ora consigliera, Fabiola (Pandolfi). Il protagonista “prende coscienza che è meglio andare verso lidi nuovi che provare zuppe riscaldate e che l’unico amore infinito è quello per i figli” dice Pieraccioni. Come il Leonardo cinematografico “anch’io credo di aver annoiato mortalmente alcune mie ex, di essere stato superficiale e non aver saputo perdonare un tradimento”. Con il cast tutto, o quasi al femminile, “mi sono trovato benissimo sul set perché ho recitato con loro singolarmente. Ma quando si sono riunite per la foto del manifesto ho avuto paura, volevo scappare, sono delle psicopatiche” scherza. Le ‘sue’ attrici rispondono solo con lodi e complimenti: “Leonardo spiega con estrema chiarezza quello che vuole e tu ti abbandoni – dice Michela Andreozzi -. Come il mio personaggio anch’io ho rincontrato e mi sono rimessa per un nanosecondo con il mio fidanzatino delle medie. E’ stato strano, ma divertente”. Claudia Pandolfi non crede nelle “minestre riscaldate” ma ha piena fiducia in Pieraccioni regista: “E’ sfacciatamente gentile, trasparente, mette in condizione tutti di essere efficienti, gentili e professionali”. Gabriella Pession, che ha debuttato al cinema proprio in un film di Pieraccioni, Fuochi d’artificio (1997) ed era fra gli interpreti de Il pesce innamorato (1999) ha accettato Se son rose “senza nemmeno leggere La sceneggiatura. Reciterei sempre con Leonardo”. C’è anche un cameo di Vincenzo Salemme: “E un grande vero – dice Pieraccioni – Mi auguro di poter fare al più presto un film con lui e l’occasione potrebbe arrivare presto, sto scrivendo una storia tutta al maschile… restando sempre in terreno di commedia”. Oggi “per molti la sala sta diventando una finestra da bypassare, ed è anche colpa nostra – sottolinea -.
Servono più qualità e attenzione nelle storie, bisogna creare nelle persone quel passaparola che le porti a non voler aspettare il passaggio tv”. E non dimentica un omaggio a Bernardo Bertolucci: ” Maestri come lui con le loro opere ci fanno carezze al cuore”.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Camera ardente in Campidoglio per l’ultimo saluto al maestro del cinema Bernardo Bertolucci scomparso all’età di 77 anni nella sua casa di Trastevere a Roma. E’ stata allestita e resterà aperta dalle 10 alle 19 in Campidoglio alla sala della Protomoteca.
Alla famiglia il cordoglio di tutto il mondo del cinema. Bertolucci, autore di capolavori come ‘Novecento’, ‘Piccolo Buddha’ o ‘Un té nel deserto’ vinse l’Oscar con ‘L’ultimo imperatore’
Destò scandalo con la perllicola ‘Ultimo tango a Parigi’ che fu addirittura messa al rogo. [print-me title=”STAMPA”]
