Ultimo aggiornamento 24 Dicembre, 2018, 00:06:00 di Maurizio Barra
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
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ALLE 00:05 DI LUNEDì 24 DICEMBRE 2018
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Angela Finocchiaro, ora conquisto Minotauro
A teatro attrice è eroina anticonvenzionale in Ho perso il filo
23 dicembre 2018 03:43
L’armatura da cavaliere e lei che brandisce una spada degna di Excalibur. Grida al Minotauro, circondata da giovani virgulti. Poi eccola, elmo in testa, che si illumina, con quella risata inconfondibile. Angela Finocchiaro, così, forse, non l’avevamo ancora mai vista, mentre diretta da Cristina Pezzoli conquista la scena in ”Ho perso il filo”, spettacolo scritto con Walter Fontana, che la vedrà protagonista dal 26 dicembre e per tutte le feste all’Ambra Jovinelli di Roma (per poi proseguire in tournée con tappe anche a Novara, Torino, Pisa, Ferrara, Siena, Mestre, Lecce, Taranto Messina). ”Avevamo voglia di scrivere qualcosa di personale. Pensavamo ad uno stand up. Poi il materiale è cresciuto ed è nata l’idea di far ‘affrontare’ il Minotauro a un’eroina pasticciona e anticonvenzionale”, racconta l’attrice, che tra una replica e l’altra è anche sul set della fiction di Rai1 ”Volevo essere una rockstar”, per la regia di Matteo Lotto, e ad aprile sarà nel nuovo film di Giuliana Gamba sul burraco (ancora senza titolo) con Claudia Gerini protagonista.
A teatro, invece, indossa i panni di ”un’attricetta di mezza età, stufa dei soliti ruoli e di chi la critica di non saper cambiare”. Così per un giorno decide di interpretare Teseo, il mitico eroe che si infila nei meandri del Labirinto per combattere il Minotauro. Ma non immaginate nuove riletture alla ”Eracle” al femminile di Emma Dante. Perché una volta entrata nel Labirinto niente va come previsto e Angela si ritrova accolta da strane creature. Un misto tra acrobati e spiriti dispettosi (in realtà sono i danzatori delle coreografie tra brack dance, capoeira e arti marziali di Hervé Koubi), che la circondano, la disarmano, la ”frullano come un frappè” e, soprattutto, tagliano il filo che le assicurava la via del ritorno, costringendola a trabocchetti e prove di coraggio. ”Si parla dell’oggi – prosegue la Finocchiaro – della superficialità che dilaga, i figli, gli egoismi, i problemi di coppia, la religione. L’attrice in scena? Beh, in qualche cosa mi somiglia.
E’ una donna dalla vita confusa, smarrita, insufficiente, ma con una sua cifra umoristica. Tra i temi affronta spesso la morte: mi piace che si rida anche di cose che hanno gambe tragiche. Fa bene. Teseo, però, finisce che non riesco a interpretarlo mai”.
Piuttosto se ne sentirà l’ira mentre scende di corsa dalle vette del Mito, indignato perché alla sua interprete mancano le necessarie qualità eroiche. ”Si, forse, come dicono i miei figli, alla fine faccio davvero sempre le stesse cose – riflette divertita lei in un cortocircuito tra interprete e personaggio – Anche se in questo spettacolo mi lascio andare come non mai, tra le prodezze dei ragazzi di Koubi. Alcuni potrebbero essere miei nipoti, non solo figli – riflette con la sua proverbiale autoironia – Avevo voglia di uno spettacolo che non fosse solo di parole. E anche se quando mi alzano ho un braccio che scricchiola come una vecchia credenza, mi fanno fare cose incredibili. Fumavo poco, ma ho dovuto smettere per stargli dietro”. Che sia l’apertura verso una fase nuova della sua carriera, magari in pista, chissà, concorrente di un talent alla ”Ballando con le stelle”? ”Mai dire mai nella vita – risponde lei con una fragorosa risata – Come dico in scena: sono una donna con le ginocchia, pensavo di non averle più
A Pompei il sauro bardato del generale
Osanna,”ritrovamento raro, apriremo la villa”
23 dicembre 201814:31
– Alto, di gran razza e bardato di tutto punto con la sella e i finimenti riccamente decorati in bronzo. E’ lo splendido cavallo di un altissimo magistrato militare, forse preparato per consentire al suo padrone di correre in soccorso alla cittadinanza nelle ore più buie dell’eruzione, l’ultima scoperta di Pompei. “Un ritrovamento di grande rarità legato ad una tenuta suburbana ricca come la villa dei Misteri-spiega il direttore Osanna- e che ora verrà indagata e restituita al pubblico”. Lo scavo che ha riportato alla luce la stalla con i resti dei cavalli, la sella e i ricchi finimenti del sauro non fa parte del Grande Progetto avviato con i fondi europei. La grande tenuta alla quale apparteneva la stalla, residenza appunto di quello che si immagina essere stato un generale o comunque un altissimo magistrato militare, si trova nella zona suburbana di Civita Giuliana a Nord della cittadina campana.
Alcuni ambienti vennero scavati agli inizi del Novecento e poi riseppelliti.
Spider-man, uno di noiUn nuovo universo animato a Natale con l’Uomo Ragno
23 dicembre 201816:44
Chiunque può essere, a suo modo, Spider-man: un timido adolescente afroamericano/latino, un 40enne con la pancetta, un eroe in bianco e nero alla Humphrey Bogart, una ragazza coraggiosa, una bimba in stile anime con robot personale e persino un maiale.
Sono solo alcune delle incarnazioni del supereroe che hanno arricchito per anni sui fumetti Marvel tra dimensioni parallele e variazioni narrative, l’universo Spider-verse. Una molteplicità al centro del primo lungometraggio animato per il cinema sul personaggio, ‘Spider-man: un nuovo universo’ di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman, in Italia dal 25 dicembre con Warner Bros. Un nuovo debutto per l’Uomo Ragno della gestione ‘Sony/Marvel’ parallelo al reboot live action affidato con successo a Tom Holland, capace di entusiasmare i critici e gli spettatori delle anteprime (debutterà negli Usa a metà dicembre), portando al cinema con un’animazione mozzafiato che mescola cgi e 2d anche disegnato a mano (un lavoro che ha richiesto una settimana di lavoro per ogni secondo di film), l’energia i colori, il ritmo, i suoni, lo stile grafico, le tante sfumature di ironia e la complessità dei fumetti. Una rilettura con al centro Spider-Man/Miles Morales, adolescente di papà poliziotto afroamericano e mamma infermiera portoricana, nato nel 2011 (in omaggio a Obama) sui comics creati da Brian Michael Bendis (testi) e l’italiana Sara Pichelli (disegni).
Il timido e intelligente Miles, newyorchese di Brooklyn si sente un outsider nel liceo esclusivo che frequenta e preferisce passare il tempo a fare graffiti con lo zio ‘ribelle’ Aaron. Da una nuova avventura insieme, e il classico morso di un ragno radioattivo, Miles si ritrova con i poteri di Spider-man senza sapere come gestirli. Un pericoloso incrociarsi di dimensioni parallele voluto dal ‘cattivo’ Kingpin, portano il teenager a dover imparare, suo malgrado e in fretta, come si fa il supereroe. Un percorso innescato dagli incontri con due Peter Parker, uno brillante ventenne e uno quarantenne un po’ stropicciato e imbolsito, che diventa mentore del neo-Uomo Ragno; la coraggiosa coetanea (o quasi) Spider-Woman (nata sui fumetti nel 2014 con Jason Latour Robbi Rodriguez); Spiderman noir (creato nel 2009 da David Hine, Fabrice Sapolsky e il teramano Carmine Di Giandomenico) personaggio in bianco e nero che nel suo mondo anni ’30 dà la caccia ai nazisti; Peni Parker (creata nel 2014 da Gerard Way e Jake Wyatt), bimba metà asiatica che combatte i cattivi con il suo robot ‘ospite’ del regno radioattivo, e il buffo ma implacabile maiale in costume da supereroe Peter Porker alias Spider-Ham (ideato nel 1983 da Tom DeFalco e Mark Armstrong). Un apparente delirio, capace di celebrare l’essenza, tra humour e action, del personaggio, che regala nella versione originale doppiatori d’eccezione, come, fra gli altri, Chris Pine per il Peter Parker ventenne; Hailee Stanfield per Gwen Stacy/Spider-Woman; Lily Tomlin per una combattiva Zia May; Mahershala Ali per zio Aaron e Nicolas Cage per Spider-Man Noir ispirandosi, a suo dire, a James Cagney e Humphrey Bogart. La Sony ha coinvolto in questo riavvio animato il duo ipercreativo e irriverente formato da Chris Miller e Phil Lord (The lego movie): “La cosa esaltante di Spidey è che puoi vedere questo supereroe indossare una maschera, volare in giro e pensare ‘Hey potrei esserci io sotto quella maschera – spiega nelle note di produzione Lord, che con Miller coproduce, ma firma anche, da solo, il soggetto e come coautore, la sceneggiatura -. Uno dei temi principali del film è che tutti noi abbiamo dei poteri e dobbiamo affrontare le nostre responsabilità indipendentemente da chi siamo o dove siamo nati”.
Natale in tv tra tanta musica, film e speciali. Cosa vedere.Al via domani, tra speciali e maratone cult
23 dicembre 201816:53
Tanta musica, grandi maratone cinematografiche e speciali dal passato. Ecco il Natale che vedremo in tv.
RAI1 – Feste tutte in note per la prima rete, che già la mattina del 24 propone il Concerto di Natale dalla Scala di Milano. In prima serata, la Santa Messa celebrata da Papa Francesco in 4k, seguita dagli speciali di A sua immagine e di Viaggio nella Chiesa di Francesco, da Aleppo a Gerusalemme, passando per il bellunese sconvolto dal maltempo. Il 25 si apre con Lo Zecchino di Natale e, subito dopo la benedizione Urbi et Orbi, è la volta del Concerto di Natale dalla Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi, con l’Orchestra Sinfonica della Rai diretta da David Gimenez e tenore José Carreras. Prima serata con un classico come Biancaneve e i sette nani di Walt Disney e poi ancora musica con Il Volo in Voci di Natale, Libano 2018. A mezzanotte, i valori dello sport con i campioni paraolimpici di I limiti non esistono. Bis di cartoni il 26, con Cenerentola e Anna dai capelli rossi.
RAI2 – E’ con la regina dei ghiacci di Frozen la sera della vigilia di Rai2. Scorpacciata Disney tra Paperino e Topolino la mattina del 25. In prima serata, speciale Unici sulla storica Non stop, seguito da un cult come Troppo Forte di Carlo Verdone.
RAI3 – Alla vigilia si rinnova l’appuntamento con il 42/o Festival del circo di Montecarlo, con i migliori talenti al mondo in gara per il Clown d’Oro e d’Argento. Doppietta di Una notte al museo 1 e 2 le sere del 25 e 26.
RAI5 – Per gli amanti del fantasy, la sera della vigilia, da non perdere il documentario sul papà de Il signore degli anelli, Tolkien. Il professore, l’anello e il tesoro CANALE 5 – Vigilia in note anche per l’ammiraglia Mediaset con il Concerto in Vaticano, Gerry Scotti e star come Anastacia, José Feliciano, Dee Dee Bridgewater, Alvaro Soler, Raphael Gualazzi, Ermal Meta, Alessandra Amoroso, Edoardo Bennato, Fabrizio Bosso e Giovanni Caccamo. Il 25, alle 16.30, torna Opera on ice, con la magia del pattinaggio sulle arie d’Opera, con Alfonso Signorini da Piazza degli Scacchi di Marostica.
Santo Stefano all’insegna di Piccole donne nella miniserie BBC con Angela Lansbury.
ITALIA 1 – Non sarebbe vigilia senza Una poltrona per due, il film con Dan Aykroyd ed Eddie Murphy che da 21 anni arricchisce la sera del 24. Per il 25, emozioni a teatro con Up&Down con il Paolo Ruffini e sei attori speciali: quattro giovani con la Sindrome di Down, un ragazzo autistico e uno in sedia a rotelle.
RETE 4 – Sera della Vigilia con John Ford a La conquista del West, mentre a Natale tornano amori e tormenti de Il segreto e Una vita. Piero Chiambretti mattatore a Santo Stefano con CR4 – La repubblica delle donne.
LA7e LA7D – Gande cinema per La7, che alla vigilia rispolvera Pomi d’ottone e manici di scopa e un Warren Beatty d’annata con Il paradiso può attendere; l’animazione di Asterix contro Cesare e Asterix e la pozione magico per il 25; e doppio omaggio ad Audrey Hepburn con Vacanze romane e Sabrina il 26. Serata di Natale d’amore per La7D, con Bruce Willis e Michelle Pfeiffer in Storia di noi due e con Chris O’Donnell e Renée Zellweger ne Lo scapolo d’oro.
SKY – Natale delle meraviglie per Sky Uno che dedica la vigilia a O: The Acquatic, lo show del Cirque du Soleil da Las Vegas. Il pomeriggio del 25 si vola a Parigi per Christmas At Disneyland. Su Sky Cinema Uno debutto la sera di Natale per Filippo Timi e la prima delle due nuove indagini de I delitti del Barlume. Dal 22 dicembre al 19 gennaio nasce Fox Life Grey’s, canale tutto per la serie di Shonda Rhimes. Dal 25, su Fox la seconda stagione del reboot Macgyver. Il Deserto del Gobi in Mongolia è invece lo scenario de Il cacciatore di dinosauri su National Geographic (25). Su MTV la sera di Natale è #Riccanza, mentre per Comedy la vigilia è con Maurizio Battista e i suoi spettacoli. Sera di Natale con Lo Schiaccianoci di Chajkovskij e la Royal Concertgebouw di Amsterdam su Classica Hd, mentre Sky Arte il 26 rende omaggio a Pino Daniele e il suo Terra Mia nell’appuntamento di 33 Giri Italian Masters.
Christmas Day NBA per Sky Sport e serie A di calcio per Santo Stefano. NETFLIX – On demand si può scegliere tra il cinepanettone Natale a 5 stelle, produzione originale con Massimo Ghini, Ricky Memphis e Martina Stella, e il family Qualcuno salvi il Natale, con Kurt Russel. La Notte di Natale è Super Monsters: la Stella dei desideri, ma anche unconventional Christmas con l’episodio natalizio de Le Terrificanti Avventure di Sabrina: A Midwinter’s Tale. Fino al cooking show a tema Nailed it! Natale.
IRIS, FOCUS, LA5 – Su Iris parte il 24 la rassegna Natale da Diego, che fino al 26 propone 11 film interpretati da Diego Abatantuono, da Il tango della gelosia ad Attila flagello di Dio. Su La5 è settimana Magic Night con Christmas in wonderland, Equivoci d’amore e Quattro fantasmi. Dark Christams invece per 20, con tre notti da brivido tra Krampus e La bambola assassina.
E ancora, Saga Mad Max per Italia2 dal 26 al 28. Risate con Checco Zalone e il suo Resto umile world show il 28. Su Premium Cinema, pomeriggio di Natale con Cartoon Christmas e maratona Extra Christmas per Extra che il 25 dalle 9.30 propone cult come Casa Vianello e Bum Bum Bam. Focus rende omaggio a Genova con il docufilm Acquario, emozioni a Genova, in prima serata il 23. DISCOVERY ITALIA – Real Time tutti i venerdì di dicembre impasta con Bake off stelle di Natale. Su Nove tutti i sabato segreti e ricette di Natale in cucina e Fatto in casa per voi a Natale. Su K2, fino al 6 gennaio, torna il Grande cinema di Natale con i film d’animazione, mentre su Frisbee nuovi speciali per Ranger Rob e Curioso come George (24) e di Manny Tuttofare (25). Natale spaziale per Discovery Channel che dedica la giornata alla scoperta dell’Universo.
Lugano, non solo banche nella patria del MerlotProdotti di nicchia, produttori appassionati e un legame stretto con l’Italia
23 dicembre 201817:33
Parlare di enogastronomia, di cultura alimentare e di territorio, in Ticino – che non a caso si chiama Svizzera Italiana – significa parlare di una nicchia che si è conservata, in Europa, tra l’influenza della robusta cucina continentale da una parte, quella del suo Nord, e la variegata creatività della Penisola italiana a Sud. Una cosa è certa: se prenderete per un’oretta l’auto o il treno decisi a provare la tavola svizzera e a scoprire le storie che la compongono, non rimarrete delusi. Erbe, uve, carni, dolci e tradizioni che potrete trovare vanno molto oltre la comune idea di cene luxury che una certa presenza turistica business dovuta alle banche ha rimandato indietro. Una influenza così consolidata che persino uno dei più decantati hotel del luogo, lo ‘Splendide Royale’ di Lugano, ha un ristorante che è stato denominato ‘I due Sud’ per accostare la gastronomia del Sud Italia, appunto, e quello della ‘Svizzera del sud’ – come spiega lo chef Domenico Ruberto, calabrese di origine, svizzero di adozione – Noi facciamo ancora arrivare le spezie, come ad esempio il finocchietto, e le verdure tipiche della mia terra direttamente, creando accostamenti come il classico risotto del nord ma con la ‘nduja, o il tradizionale maialino del Monte S.Giorgio, qui vicino, con il purè al Bergamotto (ma ‘quello vero’, ci tiene a precisare da calabrese doc, ndR). Non si immaginerebbe mai, ma nel Ticino c’è perfino un’associazione di un unico piccolo paese della Calabria con 5mila iscritti, e nel paesino invece sono rimasti in 5mila!”.Parlare di Ticino significa comunque introdursi nel paradiso del Merlot, ripassato in legno o vinificato in bianco (nel qual caso mantiene una decisa mineralità) e in “una realtà fatta di pochi produttori di dimensione industriale e centinaia di piccoli agronomi – spiega Simone Ragusa, miglior sommelier svizzero 2014 – che vinificano nell’ordine delle migliaia di bottiglie e non dei milioni, come normalmente avviene a livello internazionale”. Uno dei luoghi del vino più noti è la Fattoria Moncucchetto, una cantina parecchio speciale, a 425 metri sul livello del mare, sopra Lugano, della cui realizzazione si è occupato Mario Botta nel 2009. “I produttori storici del Luganese e del Mendrisiotto, come Gialdi, che ha vinto la medaglia d’oro 2018 per il miglior Merlot, sono una dozzina”, spiega Andrea Conconi, di ‘Ticinowine’, la realtà associativa (e la rivista) attorno alla quale ruota la promozione del nettare rosso nel Cantone – 250 produttori e 3.500 viticoltori – ospite di Simone Ragusa, che annovera nella sua cantina, il ‘Forziere del vino’, 130 etichette regionali sulle 600 presenti, a testimonianza che anche il luxury ha ampiamente riscoperto la tradizione.A fianco di nomi e realtà consolidate, però, pullulano produzioni piccole e innovative, da poche centinaia di bottiglie, come quelle a cui guarda con interesse e passione un ex restauratore, oggi produttore e innovatore nel wine&food ticinese, Nicola Pagnamenta, proprietario del ‘Grotto urbano’ a Lugano e ideatore delle ‘Cantine Lucchini’, dove si può trovare la quasi totalità delle etichette ticinesi. O di Valentina Tamborini, la giovanissima produttrice che sta innovando la cantina di importatori e produttori di famiglia con nuove linee e nuovi concetti. La grande sfida intorno al Ceresio si consumerà infatti tra l’esigenza di conservare la grande genuinità delle materie prime riuscendo però al contempo a smarcarsi sulle idee e a fare sistema per affrontare un mondo vinicolo francese e italiano estremamente competitivi dove la massa critica non conta meno della tradizione.
Storia e misteri su nascita presepiobella narrazione antropologico culturale di Maurizio Bettini
23 dicembre 201817:39
– MAURIZIO BETTINI, ”IL PRESEPIO” (EINAUDI, pp. 180 con illustrazioni – 19,00 euro).
Nelle case, specie quelle dove ci sono bambini, in questi giorni si è costruito il presepe, magari facendo una puntata a Napoli in via San Gregorio Armeno per vedere le ultime novità e comprare oggetti di scena o personaggi. Il Presepe è infatti un teatro, una scena di teatro di figura che rappresenta la natività in un divenire che va dalla comparsa della stella cometa all’arrivo dei re Magi e come tutte le sacre rappresentazioni è frutto di una lunga evoluzione, di riscritture successive che portano al senso e alla comunicazione culturale che conosciamo oggi e che ha valore fondativo per tutta la comunità cristiana.
Maurizio Bettini, docente di Filologia classica all’università di Siena e studioso di miti e tradizioni nell’ottica dell’antropologia culturale, ricostruisce il percorso e la nascita attraverso i secoli del nostro presepe, quello che conosciamo oggi, individuando l’origine di tanti aspetti, se, per esempio, né di capanna né di grotta e tanto meno del bue e l’asinello si parla nei vangeli di Luca, che cita solo una mangiatoia e i pastori, e Matteo, che anzi parla di nascita in una casa. E’ San Gerolamo che cita la grotta, quasi a riempire una lacuna di Luca, e ricorda che si trattava della stessa grotta dove un tempo di venerava Adone, amante di Venere.
I miti classici, la letteratura specie latina, servono a capire il percorso che porta a Greccio dove si dice che San Francesco per farne una nuova Betlemme costruì il primo presepe nel 1223. Prudenzio, il grande poeta cristiano antico del IV secolo dopo Cristo, racconta della nascita di Gesù in un paesaggio in cui ”i rigidi massi, sconfitti, hanno rivestito di erba le loro selci” e ”già la quercia, dal suo arido tronco, stilla gocce di amomo, già la tamerice trasuda balsamo” e arrivano ad adorarlo ”i bruti animali… e i quadrupedi si avvicinano alla mangiatoia”, affermazioni che pur nella loro genericità oggi ci piace leggere come prime allusioni alla presenza del bue e dell’asinello, che del resto a quell’epoca si trovano rappresentati accanto al bambinello in decorazioni scolpite di sarcofaghi. Bettini si chiede perché si parli, a cominciare da vangeli apocrifi, di queste bestie e proprio sempre di un bue e un asino che finiscono ormai già da soli a simboleggiare la scena della nascita, del natale. Le due figure prendono corpo a seguito di colte dispute teologiche, hanno un valore chiaramente simbolico che aiuta a capire anche il senso della mangiatoia, che è il luogo in cui nasce il verbo affinché, come scrive Isaia ”il bue riconosca il suo possessore e l’asino la mangiatoia del suo padrone”: il bue è colui che è sotto il giogo della legge, quindi il giudeo, mentre l’asino, animale che porta pesi, colui che è gravato dal peccato d’idolatria. E così messi assieme a mangiare nella simbolica mangiatoia della conoscenza, per San Paolo prendono ”la forma di un sol uomo nuovo”, con il primo che appunto libera dal giogo della legge e l’altro che sgravia dal fardello dell’idolatria. Senza nulla togliere alla magia semplice dei bambini che il presepe lo fanno ogni anno, ne manovrano i personaggi, aggiungono il bambinello o fanno avanzare i Magi, c’è poi naturalmente da capire la differenza di ruoli tra spettatori e attori all’interno della rappresentazione. Da una parte abbiamo l’importanza dei pastori, col loro stupore e forza di testimonianza del prodigio che si compie davanti ai loro occhi; dall’altra c’è per esempio da indagare chi fossero e cosa rappresentino i Magi che arrivano con i loro tre doni, oro, incenso e mirra. Ma non vogliamo svelare tutto qui, che la lettura del colto saggio storico antropologico di Bettini, per chi fosse interessato, è ben scritto e quindi avvincente come ogni lento svelamento di un mistero, quello di questa ricorrente ricostruzione della scena, che si manifesta e ha valore solo in quel momento, in quei giorni: ”un presepio sottratto al calendario, sopravvissuto al suo tempo, non è più vivo, è imbalsamato”, non è più una recita, ma una fotografia, ricordo testimonianza di quel che è stato al momento giusto.
Salone Libro, 24/12 il marchio all’astaFornitori al momento gli unici interessati
TORINO23 dicembre 201817:40
L’appuntamento è il 24 dicembre alle 9, nello studio torinese del notaio Caterina Bima. Solo allora si saprà se l’Associazione Città del Libro sarà l’unica in corsa per il marchio del Salone del Libro, o se nelle ultime ore si è fatto sotto qualcun’altro. Mezzo milione di euro è il prezzo fissato dal liquidatore della Fondazione per il Libro, Maurizio Gili, per partecipare all’asta, dalla quale si sono sfilati uno dopo l’altro gli enti pubblici, le fondazioni bancarie e l’Aie. Non ci sarà neppure Pazzi per Torino, il comitato che per salvare il Salone stava raccogliendo contributi.
Città del Libro è una associazione no profit, ne fanno parte i fornitori storici della kermesse. A finanziare l’asta sono la Fondazione Crt, con 200 mila euro, e la Compagnia di San Paolo (400 mila euro). Con l’acquisizione del marchio, e degli asset collegati, verrebbe a configurarsi una organizzazione del Salone in capo ai privati, mentre la parte culturale resterebbe prerogativa della parte pubblica.
‘La ligne de vie’, Magritte intimo e giocoso al Lac di LuganoL’autore racconta se stesso: periodi e influenze meno noti e filmati famigliari
23 dicembre 201819:59
Una vita creativa e giocosa, ma a tratti anche buia, passata a riflettere sulla realtà ma coinvolgendo amici e famigliari in un connubio di genio e semplicità, sperimentazione e confronto con i diffidenti pittori suoi contemporanei. E’ questo il Magritte intimo che nasce dal racconto che il genio belga fece di se stesso e della sua arte, e che emerge da ‘La ligne de vie’, in mostra fino al 6 gennaio nel polo culturale del Masi-Lac di Lugano.Nella città lacustre di appena 70mila abitanti, raggiungibile in un’ora di treno da Milano, il Lac rappresenta esso stesso un’opera d’arte, con la cosiddetta “grande L” che guarda il lago scomponendosi tra museo, teatro, piazza pubblica e la chiesa di S.Maria degli Angeli, in cui si può osservare la gigantesca ‘Passione di Cristo’ del Luini. La rassegna di opere del geniale maestro, uno dei pittori più amati dal grande pubblico, prende spunto dalla “fondamentale” conferenza tenuta dall’artista nel 1938 al Musée Royal des beaux-arts di Anversa, dove Magritte illustrò l’evoluzione della propria poetica e le tecniche che sceglieva per rendere gli oggetti “grandiosi e sconvolgenti”, per usare le sue parole. Da quegli spunti si snoda la trama dell’allestimento di 70 opere che restituisce dell’uomo e della sua forza creativa un punto di vista profondo e particolare. Ad esempio scavando in alcuni dei suoi periodi artistici meno noti, come il ‘Vache’, e il “Renoir” (quello del tratto impressionistico durante il quale si espose alle critiche dei colleghi metafisici e surrealisti). Nella mostra c’è anche una originale sezione dedicata alle affiches pubblicitarie e politiche che fece a cavallo degli Anni ’30. Ma non mancano ovviamente opere di primissimo piano come ‘La Grande guerra’, del ’64 (Collezione Eather Greather, Basilea), o ‘La ricerca dell’assoluto’, del ’66 (collezione privata, Lugano), grazie alla collaborazione con la Fondazione Magritte di Bruxelles che ha aperto archivi e prestato pezzi rari’.”Un’allestimento non facile – spiega Guido Comis, curatore del nuovo Museo d’Arte della Svizzera Italiana – anche perché il Lac non aveva una sua collezione Magritte e ha dovuto avvalersi di molti prestiti. Tra gli artisti che lo hanno influenzato, e che gli abbiamo accostato, ci sono i futuristi italiani. Un momento che lo aveva entusiasmato spingendolo ad affermare la frase ‘ho dipinto tutta una serie di tele futuriste in un vero e proprio stato di ebbrezza’. Magritte vi vedeva ‘un’aria sovversiva’ e tra gli autori che lo influenzeranno di più si annovera De Chirico, oltre a Max Ernst” entrambi, anche se diversamente, esponenti della ‘pittura metafisica’. “Nel 1957 Magritte si comprò una cinepresa – riprende il curatore – e iniziò così un viaggio nel mondo del cinema usando come protagonisti egli stesso, la moglie e gli amici di famiglia in cui alternò momenti di sperimentazione a divertissement”. Tra le opere pienamente sviscerate nella loro profondità anche ‘Fantomas’, l’uomo mascherato di cui l’autore divorava i fumetti “antesignano degli eroi negativi, ma nella cui effigie il pittore sostituisce il pugnale con una rosa”; ‘Il Nottambulo’, opera ombrosa “in cui Magritte probabilmente mette in gioco il suo trauma giovanile, quando la madre si suicidò in un fiume con una camicia da notte avvolta sulla testa, onde per cui la casa non era sentita come un luogo positivo” (molti ricorderanno l’opera ‘Gli Amanti’ del 1928 in cui i due soggetti si baciano con le teste avvolte in un drappo bianco); o ancora ‘Il lume filosofico’, dove il filosofo è “un pensatore i cui pensieri non smettono mai di circolare”. Una sensazione che certamente il genio belga conosceva bene.Incardinati nel complesso del Masi-Lac (dove dal 10 febbraio sarà in esposizione il surrealismo svizzero) vi sono il teatro cittadino, il convento dei francescani e la chiesa di S.Maria degli Angeli, con il suo straordinario affresco di 110 metri quadrati con oltre 150 personaggi. La particolarità della grande opera è dovuta anche al fatto che la sua raffigurazione non è partita nello spazio, ma unica, e che nella medesima chiesa rinascimentale, a navata unica, potrete trovare altri due affreschi di Bernardino Luini, pittore di scuola leonardesca (che aveva con il suo maestro una forte rivalità): l’Ultima cena, originariamente nel refettorio del convento francescano adiacente, e una lunetta con la Madonna e Gesù Bambino. Il polo del Lac – le cui linee moderne contrastano ma al contempo si fondono con i monumenti antichi circostanti – è organizzato come un luogo pubblico, dato che il suo spazio interno fu concepito dal suo architetto, Ivano Gianola, come una vera e propria piazza della città dove, con ingresso gratuito, vengono organizzati eventi musicali e artistici e dall’interno tramite le enormi vetrate lo sguardo passa la struttura da parte a parte. Proprio nei pressi, inoltre, sorge la galleria più ‘open’ della città, il ‘Garage Morel’, dove viene dato spazio soprattutto agli artisti emergenti. E sempre lì di fronte c’è anche lo ‘Spazio -1’ dalla bellissima collezione privata ‘Olgiati’. Ma la Lugano dell’arte non comincia e finisce al Lac. L’ingresso nella insospettabile zona degli appassionati di pittura e design comincia in Riva Caccia, dominata dalla grande facciata dell’Hotel Spendide Royal, essenziale punto di riferimento del centro cittadino, e si dipana in una serie di itinerari che seguono le vie e i vicoli compresi tra il lungolago, dove i cigni scorrazzano liberi e nelle aiuole si trovano sculture e installazioni diffuse, e il tracciato che porta alla stazione ferroviaria. Un quadrilatero delimitato dalla parte opposta, a Est, dal Parco Ciardi, il polmone verde che porta il turista lontano dai palazzi verso la natura della foce del fiume Cassarate, e getta lo sguardo sulle zone montagnose circostanti, paradiso dei residenti più altolocati (e della speculazione edilizia). Poco più verso l’interno della città troviamo invece la ‘Sonnestube’, che dal 2013 rappresenta la gallery più poliedrica e sperimentale per l’arte e la musica. Il Museo Cantonale d’Arte inoltre espone opere di Klee, Jawlensky, Renoir e Degas, tanto per citarne alcuni. Ritornando verso il lungolago, invece, e scendendo verso Ovest, via Nassa vi sembrerà la Montenapoleone di Milano formato elvetico, con i grandi brand e le maison della moda. Ma a un’occhiata più attenta troverete angoli storici che si contrappongono fieramente alle vetrine con gli orologi di lusso esenti Iva. Potrete ad esempio vedere il palazzo dove una volta si trovava la più antica pasticceria ticinese, Vanini – da quelle parti una istituzione – di cui oggi rimane il nome sul pavimento mosaicato dei portici. L’angolo preferito da Botta, che amava sedersi ai ai tavolini e trovarsi tra la facciata della piccola chiesa di S.Carlo, e una pasticceria di tipico taglio ‘lombardo’ che si contrapponeva all’affollatissimo e ‘continentale’ negozio dei Bretzel Konig, i più famosi della Svizzera (che partono ogni giorno per tutte le destinazioni dalla medesima fabbrica, a Lucerna). Da lì cominciano a snodarsi i mercatini di Natale (fino al 24 dicembre, ma le iniziative gastronomiche e i concerti proseguiranno fino al 6 gennaio, con il concerto dell’Orchestra della Svizzera italiana). Quindi si prosegue in via Cattedrale, cuore della Lugano underground che pulsa, ad esempio, nella piccola ma suggestiva galleria d’arte Daniele Agostini, proprietà di un giovanissimo ma determinato gallerista, il cui piano superiore confina con un misterioso cortile da cui si accede al ‘circolo per l’emancipazione culturale’ Turba. Un luogo di socialità e creatività che ha però destato un po’ di scompiglio nella tradizionalista città ticinese, tanto che “dopo tre anni di intensa attività notturna e 1.500 soci tra i quali si mescolano avvocati e studenti – spiega Carlotta Zarattini, una dei quattro fondatori – ora il progetto è quello di riaprire con l’anno nuovo ma solo in occasione di eventi, magari concatenati a cavallo dei fine settimana”. Ebbene sì: il Turba ha un po’ sconvolto – nemmeno fossero tornati i bevitori di assenzio – la tranquillità di un centro i cui residenti “sono ancora per così dire tarati sulla realtà del business e del luxury che ha fatto grande la Lugano dei decenni passati – racconta Emanuele Di Pasquale, dello Splendide Royale – ma che invece ora sta riscoprendo le sue radici, i suoi amori, come l’arte, e quindi anche un po’ di disordine creativo”. “D’altra parte – spiega una residente di fronte alla passerella di Botta, che di notte si illumina di molti colori e si trova al centro di una vivace polemica politica per il suo spostamento – quando abbiamo smesso di credere tutto d’un fiato che le banche ci avrebbero assicurato il benessere per sempre ci siamo guardati indietro e non abbiamo trovato più molte delle cose che erano tipiche, e adesso da più parti si sta cercando di riscoprirle. E’ stata una reazione naturale, che per il futuro ci orienterà sempre più verso la cultura e la riscoperta delle tradizioni”. Come nell’incantevole villaggio di Brè, che unisce il tipico carattere tradizionale ticinese e l’arte moderna: il suo nucleo infatti è caratterizzato da un ‘arredo artistico’ fatto di opere d’arte moderna di 22 artisti riconosciuti a livello nazionale ed internazionale. Insomma prepariamoci a una Lugano diversa da quella del nostro immaginario collettivo, che nei prossimi anni si renderà ancor più fruibile per gli italiani. [print-me title=”STAMPA”]
