Ultimo aggiornamento 10 Gennaio, 2019, 23:41:07 di Maurizio Barra
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
DALLE 20:00 ALLE 23:41
DI GIOVEDì 10 GENNAIO 2019
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Bonisoli, Leonardo? “Con la Francia troveremo l’accordo”
Ma Schmidt ribadisce “dipinti inamovibili, al Louvre i disegni”
10 Gennaio 2019 20:00
– Leonardo? “Ci stiamo lavorando, con la Francia si troverà un accordo”. Completo grigio e cravatta azzurra, “vi dirò, anche un filo emozionato”, Alberto Bonisoli sorride ai giornalisti stranieri e getta acqua sul fuoco delle polemiche per il ventilato e poi negato prestito al Louvre dei capolavori custoditi agli Uffizi. Anche se da Firenze, in serata, Eike Schmidt ribadisce: “I dipinti di Leonardo sono inamovibili”Microfono alla mano, il rappresentante dell’agenzia di stampa tedesca va giù diretto: “Ci spiega perché il governo italiano ha cambiato idea?”. Il ministro della cultura non si scompone: “Il governo non presta, sono i musei che decidono”. Poi rivela che l’accordo con i due paesi in realtà non aveva nulla di operativo: “A Lione, nel settembre del 2017, Francia e Italia decisero sostanzialmente di darsi una mano, ma le clausole non sono mai state messe nero su bianco”. Nel frattempo, “i musei hanno avuto contatti…”, accenna, quello che alla fine conta però “è la diplomazia culturale”. Insomma, niente di già deciso, la questione del prestito dei Leonardo al Louvre per i 500 anni dalla morte è di fatto ancora “un cantiere” in discussione, assicura Bonisoli. “Abbiamo un buon rapporto, faremo un ragionamento per trovare un accordo che sia soddisfacente per tutti”.Poche ore e dal museo toscano arriva la precisazione: “L’inamovibilità dei dipinti di Leonardo che abbiamo agli Uffizi è legata a esigenze di tutela: per la loro stessa salvaguardia queste opere non possono lasciare il museo”, scrive il direttore tedesco, che apre invece all’ipotesi di prestare alcuni disegni.
Tant’è, dopo aver parlato dei monumenti italiani presi d’assalto dai visitatori (“Dal Colosseo a Pompei agli Uffizi bisogna ragionare sui flussi”) l’attenzione si accende sugli Uffizi, ma è per parlare del quadro rubato dai nazisti, richiesto a gran voce da Schmidt. La questione è complessa, le legislazioni sono diverse, ammette Bonisoli, ma il nuovo Comitato per le restituzioni è al lavoro per ottenere il rimpatrio della tela con il vaso di fiori. E il quadro del fiammingo Jan van Huysum, così come il Lisippo del Getty non saranno le sole opere ad essere reclamate dall’Italia: “Ho voluto un elenco delle opere più rilevanti che dovrebbero esserci restituite”, informa il ministro pentastellato.Intanto, dopo mesi di polemiche, accuse incrociate, petizioni dall’una e dall’altra sponda, il ministero, annuncia Bonisoli, metterà le mani sulla riforma del Mibac, comprese quindi le soprintendenze. Questo per risolvere “le evidenti criticità”, sottolinea il ministro, che dopo un anno di incontri, dai soprintendenti ai direttori di museo, sta valutando il da farsi insieme con il segretariato generale e ad altri esponenti del Collegio Romano: “Abbiamo un elenco di cose che non funzionano e che dobbiamo mettere a posto, troveremo una sintesi, decideremo entro qualche settimana” assicura, mentre ribadisce che il ministero fondato nel 1975 da Spadolini, tra i più vessati nel tempo da tagli al budget e blocco del turn over, potrà contare dal 2019 “su mille assunzioni autorizzate dalla finanziaria” e altre rese possibili dal dl sicurezza.Qualcuno si preoccupa dei direttori manager in scadenza, e delle sedi guidate al momento dagli interim, dalla Reggia di Caserta a Pompei, “Schmidt agli Uffizi lo riconfermate?” Bonisoli allarga le braccia, precisa che chi è andato in pensione non potrà essere richiamato, e chi come il direttore di Pompei Osanna a suo tempo non fece il concorso (fu chiamato dall’allora ministro, Bray ndr) ora dovrà farlo. Per tutti gli altri “ci sarà una valutazione, il loro è di fatto un contratto quattro più quattro”.Due ore di botta e risposta, che si chiudono sul tema dei soldi, da dove si era cominciato. “Nella cultura bisogna investire, lo Stato deve farlo”, ribadisce il ministro. Non è questione di finanziaria, le risorse, sostiene, ci sono (“nel portafoglio di investimenti del Mibac ho trovato quasi 2 miliardi”), un tesoretto che ora si cercherà di convogliare sui settori che ne hanno più bisogno, a partire da “archivi e biblioteche”. Il Pd, con Anna Ascani, lo attacca: “Nella finanziaria i tagli per la cultura ci sono, da Bonisoli solo annunci e menzogne”. Lui intanto rivendica gli investimenti per lo spettacolo: rispetto al 2018, assicura, “una crescita di 15 milioni”.
Sanremo: Mogol, Baglioni sui migranti? io non avrei risposto’Ho progetto per risolvere il problema, il governo mi incontri’
“Al posto di Baglioni non avrei risposto alla domanda sui migranti nel corso della conferenza stampa del Festival di Sanremo”: lo dice
Mogol, presidente della Siae, rispondendo ad una domanda, prima di aggiungere: “Penso che gli artisti possano fare quello che vogliono, dipende dalle persone. Io non avrei risposto, ma avrei colto l’occasione per parlare di un mio progetto che potrebbe risolvere il problema dei migranti a beneficio di tutti”.Poi aggiunge: “Non era certo mia intenzione censurare il maestro Baglioni, che è certamente libero di esprimere il suo pensiero sulla vicenda migranti”. Giulio Rapetti, in arte Mogol, ha già avuto modo di illustrare a Bruxelles la sua idea, nel novembre 2017, su invito del presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, in occasione di una conferenza per il rilancio dei rapporti tra Ue e Africa. L’artista propone di utilizzare milioni di ettari nei Paesi africani per trasformarli in orti e frutteti biologici.Dopo aver portato il suo progetto anche in Vaticano, all’attenzione del segretario di Stato Pietro Parolin e di padre Georg Gaenswein, (“entrambi mi hanno incoraggiato ad andare avanti”, racconta) e dopo averlo proposto al governo Renzi, senza seguito, Mogol è pronto a raccontare la sua idea anche all’attuale Esecutivo. “Non è utopia, ma un progetto che richiede un grande impegno come la realizzazione di tutte le grandi idee”, spiega ancora il paroliere che, oltre ad aver scritto alcune delle canzoni italiane più belle insieme a Lucio Battisti, ha fondato circa 30 anni fa il CET (Centro Europeo di Toscolano), che ha fatto diplomare oltre 2500 giovani tra autori, compositori e interpreti ed è oggi riconosciuto come eccellenza nel mondo.IL PROGETTO DI MOGOL SUI MIGRANTI – La prima fase del progetto consiste nella creazione di una SPA (Società per Azioni) definita A2 (African Agricolture) finanziata dall’Unione Europea che deterrà la maggioranza delle azioni (51%) e dalle grandi società agricole europee, (selezionate attraverso un bando) proprietarie del restante 49%. Il finanziamento dell’Unione Europea non sarà a fondo perduto ma si tratterà di un vero investimento produttivo come quello da parte delle aziende agricole Europee. Al secondo punto si parla di un contratto tra l’Unione Europea e i Paesi africani interessati, i quali godranno del 30% dei guadagni della vendita della produzione agricola ritirata dalla A2. Il 70% invece spetterà al migrante al quale sarà garantita anche una casa prefabbricata in legno. Un’assistenza quotidiana – nell’idea di Mogol – provvederà ad arare terreni e a fornire il Know how per la coltivazione biologica ai migranti da parte di giovani europei. Il reperimento dell’acqua, laddove fosse necessario, sarebbe affidato ad aziende europee specializzate in questo campo. Il progetto prevede inoltre la creazione di allevamenti bovini sempre ad opera dei migranti istruiti da esperti per la fornitura di concime biologico.I Paesi Africani che stipuleranno l’accordo con l’Unione Europea si impegneranno a) a rispettare la durata del contratto che permetterà all’Unione Europea di recuperare i soldi investiti b) ad impedire qualsiasi imbarco diretto in Europa c) a trattare i migranti provvedendo alla loro sicurezza come fossero cittadini del loro Paese, d) a provvedere all’istruzione dei bambini e all’eventuale assistenza sanitaria.”Il migrante che avrà trovato una casa, un lavoro, per se stesso e per la propria famiglia diventerà la migliore garanzia contro ogni infiltrazione eversiva tesa a sovvertire la sua vita”, è la conclusione del progetto.
Pitti, sostenibile leggerezza anni ’80Stile sempre più personalizzato con attitudini sportive e green
FIRENZE10 gennaio 201920:06
– Richiami ai volumi e alla leggerezza degli anni Ottanta, contaminati dal desiderio d’indossare un abbigliamento comodo, rilassato, connotato dalla scelta di materiali di qualità, rispettosi dell’ambiente, green.
E’ questo l’abbigliamento ideale dell’uomo disegnato dalle aziende che partecipano a questa edizione di Pitti Uomo. Gli anni Ottanta vengono rivisitati attraverso modelli d’archivio, capi iconici traccia di un heritage glorioso. Cominciando dal cappotto in velluto a coste giganti bluette di Tagliatore.
Paoloni scopre il morbido della maglieria e nel segno del suo codice stilistico d’eleganza oltre agli immancabili tessuti maschili, anche per i pantaloni, i velluti, sempre con un touch tailored, amplia la gamma abbracciando il mondo dei filati.
Il mood streetwear anni ’80 rimanda a felpe basic alternate a polo minimali o college. Ma la camicia in flanella a quadri (Manuel Ritz) ha cuciture termonastrate. Il piumino anni ’80 è over imbottito di materiali da riciclo come quello di Esemplare.
Pitti Aldo Maria Camillo e suoi anni ’90Ospite salone sfila a Stazione Leopolda pensando a Vincent Gallo
FIRENZE10 gennaio 201920:14
– “Negli anni mi sono interrogato sul come poter esprimere l’ideale di moda che immaginavo insieme all’esigenza di raccontarmi. Un universo nel quale l’abito sia il fulcro di un’immagine che lo rispecchi e lo valorizzi dalla creazione fino alla sua comunicazione. Oggi a Pitti presento il mio stile personalizzato. In pedana si vedranno infatti tanti personaggi anche comuni, ma forse quello a cui ho sempre guardato di più è noto, è Vincent Gallo. Lo stile invece è anni Novanta, periodo in cui sono cresciuto”. A raccontare la sua collezione maschile, che sfila negli spazi della ex Stazione Leopolda, è Aldo Maria Camillo, il designer, che dopo le esperienze da Valentino, Zegna, Cerruti e Berluti, lancia sfilando a Pitti Uomo, il qualità di ospite d’onore, la sua etichetta eponima, Aldomariacamillo. “Per me la moda non ha stagionalità – incalza lo stilista che questa sera mostrerà 26 completi, di cui sei da donna -. Credo che l’abito sia uno strumento di seduzione, di comunicazione non verbale”.
‘Io sono Mia’, il riscatto di Mia Martini in un filmBiopic nelle sale a gennaio per 3 giorni, poi in onda su Rai1
10 gennaio 201920:17
– Si esce con gli occhi lucidi dalla visione di ‘Io sono Mia’, il biopic su Mia Martini che sarà nelle sale cinematografiche per tre giorni, il 14-15-16 gennaio prima di andare in onda su Rai1, dopo il festival di Sanremo. E il motivo lo spiega l’attrice che ha dato volto e voce all’indimenticabile Mimì, che “si è presa la sua rivincita – dice Serena Rossi – contro le cattiverie, dando un grande esempio di dignità e integrità”.Questo film, prodotto da Eliseo Fiction in collaborazione con Rai Fiction e diretto da Riccardo Donna, arriva diretto come “un colpo al cuore”, come sottolinea Loredana Bertè, che ha collaborato con la produzione raccontando aneddoti e dettagli della vita e del carattere della sorella, scomparsa nel 1995.Non hanno voluto partecipare, invece, il grande amore di Mimì, Ivano Fossati, e l’amico di sempre Renato Zero. “Mi dispiace molto, ma non ha tolto nulla” commenta Loredana, che invece non lesina critiche a chi contribuì a creare una cappa di isolamento intorno a Mia, che per questo fu costretta a stare lontana dalle scene: “Alcuni sono ancora vivi, io non faccio le loro trasmissioni, continuo a rifiutarle e quando li vedo – sottolinea – bastano gli occhi”. Per far capire a che punto arrivò quella terribile voce secondo la quale l’artista portava sfortuna, la Bertè racconta che ci fu un Sanremo in cui chi organizzò il festival strinse una sorta di accordo segreto con una persona vicina a sua sorella: la paura che crollasse il teatro era tanta che ci voleva un garante che sedesse in prima fila durante la sua esibizione. Il teatro, ovviamente, non crollò: “chiunque sia grande viene eliminato dicendo che porta jella e Mimì – dice la sorella – era troppo grande”.E questo film “è solo un piccolo modo per chiederle scusa, tutti noi del mondo dello spettacolo non abbiamo fatto abbastanza – ammette Riccardo Donna – per combattere ciò che le stava accadendo”. Un ostracismo che il direttore di Rai Fiction Eleonora Andreatta non esita a chiamare con il suo nome: “un’esclusione che chiamerei violenza su una donna, cui questo film restituisce memoria e onore”. Anche per Luca Barbareschi “una delle cose peggiori di questi anni è la maldicenza, cadere in basso è la cosa più facile al mondo e questa donna è stata distrutta dalla maldicenza”. Eppure ha trovato il modo di riemergere, come racconta il film, che “restituisce l’anima di Mia Martini” come spiega la sceneggiatrice Monica Rametta. “Ha sempre deciso di testa sua, a un certo punto – ricorda Serena Rossi – ha deciso che era meglio essere reclusa piuttosto che umiliata, ma poi quando le è arrivato il provino di ‘Almeno tu nell’universo’ la musica ha vinto”. Anche se Serena non ha voluto imitare l’artista, ma darne una sua interpretazione, “ha preso – nota Loredana – delle cose esclusive di Mimì: come si muoveva, la malinconia, il dolore che si portava dentro e che non mostrava. Già dalla prima scena ho visto che era lei, che era una pazza scatenata. Pensavano tutti che delle due la matta fossi io, invece era lei ed era coraggiosissima, si faceva strada tra le maldicenze”.Lei che, annientata dalla cattiveria, “è andata in Calabria a ricucire le reti dei pescatori e a pescare con le lampare per 10 anni”, ma che poi si è presa la sua rivincita con ‘Almeno tu nell’universo’, brano con cui vinse quel premio della critica che oggi porta il suo nome.
Pitti, camicie superlight e Obama collarFinamore utilizza solo cotoni setosi, Eton rivisita i dettagli
FIRENZE10 gennaio 201920:28
– La nuova camicia maschile nasce all’insegna della leggerezza, grazie all’utilizzo di cotoni egiziani finissimi, come il Giza 45 utilizzato dall’azienda partenopea specializzata in camiceria Finamore. “Vorrei che i miei clienti si abituassero alla sensazione di una carezza sulla pelle, che solo usando questi cotoni raffinati come seta è possibile ottenere” scherza Simone Finamore, uno dei tre fratelli che da altrettante generazioni guidano l’azienda partenopea che pur realizzando solo camicie artigianali fattura 7 milioni di euro. Oppure, la nuova camicia che vedremo dalle prossime stagioni, potrà giocare con il colletto, che sarà prevalentemente il classico collo francese, molto piccolo, oppure quello più appuntito proposto dalla Eton, che lancia l’Obama collar più sharp, ma più adatto al vestito e alla cravatta. Eton è un’azienda fondata nel 1928 in Svezia, che pur rimanendo a conduzione famigliare conta oggi su un fatturato di oltre 140 milioni di euro e produce 1 milione e 200 mila camice all’anno.
Massimo Di Cataldo incide ‘Con il nastro rosa’ sotto l’ala di Mogol – Video girato al Cet
Il celebre paroliere promuove la nuova versione del pezzo scritto con Battisti
10 gennaio 201921:16
Massimo Di Cataldo incide una nuova versione di uno dei capolavori nati dal sodalizio artistico tra Lucio Battisti e Mogol, ‘Con il nastro rosa’, e incassa i complimenti del celebre paroliere e presidente della Siae che gli mette a disposizione il CET per girare il videoclip
giudicando “ottima l’esecuzione” da parte del cantautore che considera “un buon artista, credibile quando interpreta le canzoni”, anche quelle non scritte da lui.Di Cataldo ha scelto ‘Con il nastro rosa’ perché è da sempre un grande appassionato di Mogol e Battisti. “Ero bambino – racconta – quando, ascoltando per la prima volta questa canzone, me ne innamorai sognando di realizzarne un giorno una cover”. Il sogno si avvera con una versione messa a punto durante i concerti e realizzata in studio con la stessa band che accompagna Di Cataldo dal vivo.”E’ stata una grande emozione girare nella sala dedicata a Battisti, dove il suo lavoro insieme a Mogol è documentato da una serie di fotografie in bianco e nero di Ferruccio D’Apice”, racconta Di Cataldo. “Per me – aggiunge – Mogol è un punto di riferimento storico della musica e della cultura italiana. I suoi testi sono poesie vibranti. E’ stato un grande onore ottenere la sua approvazione dopo essere stato ospite suo e di sua moglie Daniela al CET, un posto bellissimo di grande ispirazione”.Pubblicata nell’album ‘Una giornata uggiosa’ del 1980, ‘Con il nastro rosa’ “parla di una storia vera”, racconta Mogol, citando i versi “una frase sciocca, un volgare doppio senso, mi hanno allarmato, non è come io la penso, ma il sentimento era già un po’ troppo denso, e son restato”. E spiega che quelle parole sono la fotografia di una situazione che fa parte della sua vita, “il momento in cui stai con una persona, ma poi di colpo succede qualcosa che non ti aspettavi”. Molti suoi testi sono ispirati da situazioni reali e cita, ad esempio, ‘Pensieri e parole’ e ‘I giardini di marzo’. ‘Innocenti evasioni’ invece “era inventata, un piccolo film divertente”, racconta Mogol.’Con il nastro rosa’ arriva dopo gli ultimi tre inediti (‘Prendimi l’anima’, ‘Domani chissà’, ‘Ci credi ancora all’amore’) incisi da Massimo Di Cataldo e dopo la sua partecipazione agli show di Rai1 ‘Ora o mai più’ e ‘Tale e quale show’. In primavera è previsto il nuovo album di inediti. [print-me title=”STAMPA”]
