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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

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Ultimo aggiornamento 14 Gennaio, 2019, 00:43:22 di Maurizio Barra

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

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DALLE 11:14 DI DOMENICA 13 GENNAIO 2019

ALLE 00:43 DI LUNEDì 14 GENNAIO 2019

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Torna La dottoressa Giò, più combattiva che mai
Dal 13/1 su Canale 5, Barbara D’Urso in difesa donne

13 gennaio 201911:14

Il primo minuto, anticipato da diversi siti, è già drammatico: la dottoressa Giò sta andando incontro ad un’amica quando un’auto la travolge, scaraventandola per aria e facendola poi sbattere esanime e sanguinante contro un’altra vettura. E non pare affatto un incidente. Un ritorno dai contorni tragici quindi quello del medico protagonista della fortunata serie di una ventina di anni fa e interpretato da Barbara D’Urso, conduttrice di punta di Mediaset. La fiction riprende per la terza stagione domani 13 gennaio in prima serata su Canale 5, dove la ‘Dottoressa Giò’, indossò per la prima volta il camice verde nel novembre 1995 in un film tv (‘La dottoressa Giò – Una mano da stringere’), trasformato poi in una serie di due stagioni, nel 1997 e nel 1998 su Rete4.
Nei nuovi 4 episodi della fiction, prodotta da Picomedia con la regia di Antonello Grimaldi, scritta da Cristiana Farina, Roberta Colombo, Eleonora Fiorini e Giorgia Mariani, la protagonista è al centro di una storia a metà tra il genere medico e quello d’indagine, dove vengono affrontate tematiche attuali, prima fra tutte la violenza contro le donne, un tema caro a Barbara d’Urso, 62 anni a maggio, in tutti i programmi da lei condotti. In questi anni, la dottoressa Giorgia Basile, per tutti ‘Giò’, ha raggiunto l’apice della carriera diventando primario di un reparto di ginecologia e ostetricia di un policlinico romano. Ha avuto soddisfazioni dalla sua vita professionale, meno da quella privata (nella serie precedente aveva perso un bambino per difendere una paziente e il suo matrimonio era andato a rotoli). Non si è più sposata, ha avuto poche relazioni senza farsi troppo coinvolgere, e soprattutto non ha avuto figli, anche se un po’ lo sono tutti quelli che ha fatto e continua a far nascere. Ma anche il lavoro le ha provocato qualche problema: Giò è stata temporaneamente allontanata dalla sua professione e dall’ospedale dopo essere entrata in conflitto con il potentissimo e ambiguo professore Sergio Monti (Christopher Lambert) che l’ha accusata di essere responsabile, perché inadempiente, del suicidio della moglie all’interno del suo reparto. La dottoressa, che in realtà è a conoscenza delle violenze alle quali l’uomo sottoponeva la moglie, riesce a dimostrare la sua estraneità e viene reintegrata. Da quel momento ha due obiettivi: costruire un centro di aiuto per le donne vittime di violenze fisiche e psicologiche e dimostrare cosa sia successo realmente alla moglie del collega. Per realizzare il suo centro devo scontrarsi però duramente con il nuovo primario Paolo Zampelli (Marco Bonini), che ha in mente altri progetti per l’ospedale. Le due personalità, diametralmente opposte, piano piano si avvicineranno, fino a cercare insieme la verità sulla moglie di Monti, che potrebbe essere disposto a tutto per non mettere a repentaglio la sua carriera.
Tra gli altri interpreti Camilla Ferranti, la direttrice sanitaria Anna Torre, e Alessia Giuliani, nel ruolo di Sandra giornalista e grande amica di Giò. E’ lei che assiste al misterioso e gravissimo incidente stradale. Nella serie recita anche la sorella di Barbara, Eleonora.
Dolce e Gabbana, eleganza in broccato e sneakersSfilata con speaker come nei department store degli anni ’60

13 gennaio 201911:49

Eleganza: è questo il titolo scelto da Dolce e Gabbana per la loro collezione per il prossimo inverno. E per presentarla i due stilisti hanno ricostruito una sfilata come quelle che si tenevano negli anni ’60 nei department store. Sullo sfondo un atelier con tanto di sarti che fanno prove abito, tagliano e cuciono i vari modelli, che scendono poi in passerella accompagnati dalle spiegazioni di uno speaker che racconta ognuna delle 127 uscite.    Con questa collezione “vorremmo lanciare un messaggio alle nuove generazioni sul valore dell’eleganza – spiega Stefano Gabbana – quando dici questa parola ti viene in mente qualcosa di vecchio, invece è senza tempo. Vogliamo dimostrare alle persone di una certa età come me e alle nuove generazioni cos’è l’eleganza oggi, che non vuol dire che non ci si possono mettere le sneakers o le maglie ricamate”.    Ed ecco perché “la sfilata è ispirata a quelle che si tenevano nei department store negli anni ’60 con la pedana rossa al centro della passerella e lo speaker che racconta nei dettagli enfatizzando in modo ironico ciò che si vede in passerella”. Lo spirito dell’eleganza è quello degli anni ’40, con i pantaloni a vita alta, il cappello Fedora e i cappotti doppiopetto, le proporzioni sono riviste e corrette per piacere anche alla nuova generazione, quella dei rapper Cosmo, Emis Killa, Ketra e Takagi, ospiti della sfilata.    Si parte con l’abito doppiopetto con spalla insellata e pantalone a vita alta portato con le sneakers e accompagnato da un immancabile ombrello e dalla vestaglia damascata; poi è la volta dei pigiami di seta “da collezionista” – come spiega lo speaker in maniera ironica – con stampe di anelli, bastoni e penne. Spazio poi al broccato – tanto broccato – per abiti con pantaloni stretti e dettagli dorati, ma anche al velluto a coste, con i pantaloni ampi messi insieme al giubbino di pelle o al cappotto rosso con collo in pelliccia. Tra i classici dell’eleganza non poteva mancare il Galles: il pantalone in tessuto inglese è accompagnato al pull a motivi geometrici e alle sneakers, mentre il completo di velluto liscio è profilato di cristalli. Il frac che cita il ‘Gattopardo’ si alterna alla maglia e al cardigan di paillettes a righe, portati con i pantaloni di broccato. Tra i protagonisti assoluti della stagione, la giacca da camera e il cappotto a vestaglia, proposti anche in versione damier e Galles, tutte ricoperte di cristalli, o a righe multicolor iridescenti.
Pur nell’opulenza, la collezione segna una svolta decisa verso uno stile più classico e sartoriale: “è l’opposto delle ultime stagioni , abbiamo – dice Gabbana – girato pagina”.
È forse questo un modo – viene chiesto allo stilista – di dire basta a qualcosa? “Basta niente, viva tutto, è la moda oggi e – conclude – è così: viva tutto!”.
L’uomo Versace osa tra bondage e trasparenzePrima sfilata milanese dopo l’acquisizione

13 gennaio 201911:49

Non ha certo paura di osare l’uomo firmato Versace, in passerella oggi a Milano nella prima sfilata italiana dopo l’acquisizione della maison della Medusa da parte del gruppo americano Capri Holdings.
Cambia la proprietà ma non cambia lo stile del brand, che per la prossima stagione parte da una riflessione sul concetto di uomo oggi e sul significato di mascolinità, per arrivare a proporre pantaloncini da boxe ricamati e camicie con stampe bondage ispirate a una collezione degli anni 90.In quello stesso periodo – ricorda Donatella Versace – “c’era un’idea molto precisa di chi fosse l’uomo, di come dovesse vestirsi e comportarsi. Con il nuovo Millennio tutto questo è stato stravolto un poco per volta e la moda si è evoluta in modo drastico. Oggi, non è più possibile disegnare un perimetro preciso intorno al concetto di uomo perché la società moderna – spiega la stilista – ha concesso a ognuno una maggiore libertà di esprimere sé stessi non solo con le azioni, ma anche con ciò che si indossa. Ciò che ho voluto far vedere con questa collezione sono le diverse sfaccettature dell’uomo di oggi. Un uomo che, come tutti noi, si veste in modo diverso a seconda dei contesti e ha trovato quel coraggio che gli mancava in passato.
Se dovessi definirlo in poche parole, direi che si tratti di un uomo che sa osare”.    Ecco così che gli abiti dal taglio sartoriale sono impreziositi da spille da balia dorate e accostati a pantaloni di plastica trasparente e camicie di seta a stampa bondage.
Dettagli in pizzo sono ricamati sulla maglieria fluo, che è abbinata a pantaloni tradizionali in Principe di Galles e alle sneakers Chain Reaction. Con la stessa libertà, i pantaloncini da boxeur sono indossati insieme a camicie dal taglio sartoriale e a vestaglie da pugile. In passerella – sotto gli occhi del trapper Sfera Ebbasta, del collega Fedez e della moglie Chiara Ferragni, oltre che dell’attore Luke Evans – sfilano anche alcuni pezzi della capsule creata in collaborazione con il brand automobilistico Ford, oltre ad alcune proposte donna, sempre in tema bondage, con fibbie e catene, indossate dalle top Bella Hadid, Kaia Gerber, Vittoria Ceretti ed Emily Ratajkowski.
Torna la terza stagione di True DetectiveDopo anni d’attesa su Sky torna cult Hbo, protagonista Mahershala Ali

13 gennaio 201917:46

Un macabro omicidio, un’indagine che sembra non portare da nessuna parte, che si snoderà attraverso tre decenni raccontati alternando diversi piani temporali e che trentacinque anni dopo tornerà a tormentare la sempre più labile memoria del detective che la condusse. Tornano a gennaio, in contemporanea assoluta con gli Stati Uniti, i ritmi sbilenchi e le atmosfere rarefatte di True Detective, il crime drama fra le produzioni più ambiziose di Hbo. I nuovi episodi segnano un vero e proprio ritorno alle origini, al tono di quella prima, amatissima stagione che ha fatto della serie antologica di Nic Pizzolatto, showrunner e sceneggiatore nonché regista di alcuni di questi nuovi episodi. La terza stagione debutterà il 14 gennaio in lingua originale con sottotitoli alle 21.15 (ma sarà possibile godersi il primo episodio anche già alle 3 della notte fra domenica e lunedì) e il lunedì successivo, 21 gennaio, in versione in italiano. Gli episodi – in entrambe le versioni, sottotitolati e doppiati in italiano – saranno ovviamente disponibili anche su Sky On Demand e su Now Tv. Protagonista il Premio Oscar per Moonlight Mahershala Ali, qui nei panni del detective Wayne Hays. Capelli ingrigiti, pistola e distintivo consegnati ormai da tempo e segnato per sempre da un macabro crimine che all’epoca dei fatti sconvolse la sua carriera, Hays proverà, da anziano, a ricostruire i fatti lottando contro un nemico apparentemente invincibile, il tempo, che sembra aver avuto la meglio sulla sua capacità di ricordare come andò. Nel cast del nuovo ciclo di episodi anche Stephen Dorff (Somewhere, Immortals) e Carmen Ejogo (Selma – La strada per la libertà, Animali fantastici e dove trovarli).
Addio Folco Portinari, dalla letteratura a Rai e Slow FoodI funerali si svolgeranno lunedì 14 gennaio a Milano

13 gennaio 201911:49

Intellettuale, scrittore, docente universitario, pioniere della Rai negli anni ’50, collaboratore attivissimo delle pagine letterarie dei principali quotidiani e riviste letterarie e soprattutto gastronomo e tra i padri fondatori di Slow Food. Si è spento ieri a Milano Folco Portinari. “Salutiamo – si legge in un post di Slow Food – uno dei padri fondatori di Slow Food, grande intellettuale e gastronomo scomparso a Milano alla soglia dei 93 anni. A lui si deve lo straordinario Manifesto dello Slow Food, scritto avanguardistico che ha rivoluzionato la cultura del cibo in tutto il mondo. Ma oggi salutiamo sopratutto un amico, di cui ci mancherà la vivace critica con cui ha seguito e sostenuto con generosità la storia della nostra associazione”.
I funerali si svolgeranno lunedì 14 gennaio, alle ore 14, presso la casa funeraria San Siro, in via Corelli 120 a Milano.
Debutta brand giapponese Bed j.w. FordSovrapposizioni e mix tra maschile e femminile, casual e formale

13 gennaio 201916:01

– Debutto sulle passerelle milanesi per il giapponese Shinpei Yamagishi, fondatore del marchio BED j.w. FORD, che in passerella presenta anche una serie realizzata con Adidas Originals.
Lo stile si basa su un concetto di sovrapposizioni e di incontro tra formale e casual; maschile e femminile; delicato e deciso. In passerella, giacche doppiopetto senza collo che cadono morbide sui pantaloni con doppio fondo, portate con camicie sempre senza colletto. Tutto in toni neutri come il grigio, il bianco e il nero, spezzati da toni audaci, come il cammello, il rosso, il viola, l’arancione, e delicati motivi di rose blu e viola.
L’uomo in viaggio di EleventyBaldassari, ‘comfort è nuovo lusso’

13 gennaio 201916:13

– “Il comfort è il nuovo lusso”: ne è convinto Marco Baldassari, fondatore e direttore creativo di Eleventy che, nell’immaginare la collezione uomo per il prossimo inverno, presentata oggi a Milano, dice di aver pensato al suo stile di vita, quello di un uomo sempre in viaggio, che ha bisogno di sentirsi a suo agio da mattina a sera.
“Oggi il viaggio è parte integrante della nostra vita. Le distanze, ormai ridotte tra luoghi in realtà lontanissimi, ci richiedono – dice Baldassari – un bagaglio itinerante, un guardaroba in grado di mantenere le caratteristiche di qualità, originalità e alta fattura, che ci faccia sentire a proprio agio ovunque nel mondo”. Ecco quindi capi versatili per passare da mattina a sera: il completo di velluto a coste candido con il pull cammello e le stringate tipo montagna, il doppiopetto in cashmere leggerissimo, i pullover garzati in lana-cashmere e le maglie trattate a effetto “casentino”, come i cappotti dei nonni.
L’eleganza artistica firmata MissoniCollaborazione con l’artista Anton Alvarez

13 gennaio 201917:28

– Trae ispirazione dalla scena artistica internazionale la collezione Missoni per il prossimo inverno. Tra i pezzi forti, la collaborazione con l’artista contemporaneo Anton Alvarez da cui sono nati due disegni unici in maglia intrecciata: maglioni dégradé con dettagli in mohair che creano motivi astratti o dolcevita con motivi a vortice ricamati a mano a rilievo. Ogni pezzo presenta un’interazione dinamica di fantasie e trame, reinterpretando le sinuose spirali e le ondulazioni delle forme scultoree dell’artista.
Tra le proposte, giacche lunghe abbinate a pantaloni affusolati a vita alta in maglia tessuto; blazer e pantaloni in jacquard dégradé a maglia compatta; cappotti con cintura a doppio petto o caban in lana morbida infeltrita. La maglieria in cashmere, mohair e lana si abbina a bomber pesanti con colletti di velluto mentre maglioni con collo a scialle o collo alto diventano i principali pezzi del guardaroba, che di sera punta sullo smoking con interventi di lurex abbinato a camicie di lamé.
Le voci di Sclavi, fra pioggia e alieniL’autore di Dylan Dog firma il suo primo graphic novel

13 gennaio 201920:28

Un presente immerso nella pioggia, per strade affollate di facce cupe e insensibili a tutto, tra voci, paure, premonizioni, visioni, arrivi extraterrestri. E’ l’ambientazione di Le voci dell’acqua, il primo graphic novel scritto dal maestro del racconto a fumetti e non solo, Tiziano Sclavi, illustrato dai disegni di Werther Dell’Edera, pubblicato da Fetrinelli Comics.L’autore di Dylan Dog, che nel suo percorso è stato anche giornalista, sceneggiatore televisivo, paroliere, e autore di vari racconti e romanzi, da Film (1974) a Il tornado di Valle Scuropasso (2006) regala in Le voci dell’acqua una collezione di sguardi rapidi e inquietanti (con un benvenuto accenno di ironia e qualche momento di pace, da un bacio tra la gente a un uccellino che becca su un davanzale), su ritmi, paradossi, violenze integrate e veleni di un vivere quotidiano collettivo, che ha portato Sclavi a preferire isolarsi, con tempi lenti e propri. Le voci del titolo sono quelle che sente nell’acqua, senza comprenderne il messaggio, il protagonista, Stavros, impiegato di una società di assicurazioni, ridotto a una scrivania fra mille. La paura di essere schizofrenico e il veleno globale del terrore di morire (“la paura della morte è la morte. Sapere di dover morire è un tragico errore biologico che porterà inevitabilmente all’estinzione dell’umanità” si sentenzia a una conferenza), gli scandiscono le giornate che lui rende, volutamente, sempre più solitarie.Interrompe infatti anche il legame con la donna che ama: “anche il sempre ha una fine” le dice, lasciandola. La città lo avvolge e ci avvolge tra voci di segni premonitori, tra cieli che ardono o da cui cadono piccole fiaccole, navi volanti, due lune in pieno giorno. Sprazzi di autobiografia dell’autore (l’incontro con la madre, terreno nella fiction per un piano di vendetta) si mescolano, senza soluzione di continuità a punte di noir. Il tutto nell’indifferenza di una folla tanto assente, sorda e insensibile da scoraggiare anche gli alieni, atterrati fra di noi. Sclavi tornerà presto anche con una miniserie in sei numeri di Dylan Dog, ‘I racconti di domani’ scritta per la Bonelli, con cui i rapporti al momento non sono facili, stando a quanto ha detto nell’unica intervista concessa, a Il Venerdì di Repubblica, per l’uscita del graphic novel. Resta invece il suo grande apprezzamento per il nuovo corso impresso a Dylan Dog da Roberto Recchioni, che Sclavi definisce “uno dei pochissimi grandi autori di oggi”.

Anna Foglietta e la ‘Bella figura’Bello spettacolo con Sebasti, Ferzetti, Calabresi e la Marchini

13 gennaio 201920:27

Anna Foglietta è molto brava a vestire i panni di Andrea, una giovane, bella donna, seducente e fragile, che trascina il proprio amante e alcuni amici di lui e della moglie incontrati casualmente in un gioco apparentemente al massacro ma che ha sorprendenti sviluppi. E’ un po’ la protagonista, il vero motore di questo ”Bella figura” che ha debuttato all’Ambra Jovinelli (dove si replica sino al 27 gennaio), vicenda sostanzialmente corale portata in scena da Roberto Andò e scritta da Jasmina Reza, drammaturga francese nata a Parigi da padre iraniano e madre ungherese, ben rappresentata in Italia e pubblicata da Adelphi, il cui successo internazionale è arrivato quando dal suo ”Il dio del massacro” Roman Polanski ha realizzato il film ”Carnage”.Ogni suo testo non racconta una vera e propria storia, ma mette in scena le diverse personalità davanti a una situazione più o meno occasionale, che si rivela esemplare per cogliere qualche senso comico e angoscioso di umanità e vita. Qui troviamo un uomo e una donna nel parcheggio di un ristorante: lei, Andrea, madre single, è in macchina irata e nervosa, mentre il suo amante, Boris, piccolo imprenditore sposato e sull’orlo del fallimento, sta cercando di convincerla ad uscire dopo essersi fatto inopportunamente scappare che quel ristorante era amato da sua moglie, ora in viaggio. Mentre i due discutono e decidono di andarsene ecco che arrivano Eric e Francoise, amici di Boris e della moglie, che nello stesso ristorante portano la madre di lui, Yvonne, per festeggiarne il compleanno. Tra imbarazzo e stupore è quest’ultima che invita Andrea a unirsi a loro e questa accetta un po’ per incoscienza e un po’ per punire Boris mettendoglisi ufficialmente al fianco. Nella scena a due piani di Gianni Carluccio nasce allora in un continuo dividersi e reincontrarsi, un susseguirsi di fraintendimenti e chiarificazioni, ma soprattutto un sottile succedersi di imbarazzi e provocazioni, psicologicamente giocato sui diversi caratteri dei personaggi e sugli interventi dell’anziana donna che un po’ la svanita la fa e un po’ ci è.La scrittura felice e di sorprendente naturalezza della Reza, sottile e costruita senza mai perdere ritmo, in cui gli slittamenti di senso e contenuto, il non detto e i silenzi contano quasi più delle parole che invece i protagonisti si scambiano, fa sì che l’imbarazzo dei cinque arrivi quasi concreto in platea, abbia una sua verità. E’ il risultato ovviamente dell’equilibrio di una regia sensibile che conta sulla qualità di ottimi interpreti, capaci di mostrare la necessaria misura nella varietà di toni e nel dar corpo a qualcosa che è sempre sul limite dell’evanescenza. Così questa situazione da vaudeville trova la propria modernità nel costringere tutti non a agire, ma a misurasi psicologicamente con l’imprevisto, a fare i conti con se stessi, tra un gioco di ruoli e il valore dell’amicizia, modificando pian piano, tra una situazione comica e una tesa, le ostilità e i timori iniziali sino a un finale in cui sembra emergere quel po’ di vera umanità che ognuno, al di là delle proprie insicurezze, porta inevitabilmente in sé. L’Andrea della Foglietta, insicura, inafferrabile, è sempre sull’orlo di una crisi di nervi e inghiotte di continuo gocce di calmante che a un certo punto vorranno tutti, dal Boris di David Sebasti agitato, debole, vittima incapace di reagire, all’insinuante, subdolo Eric di Paolo Calabresi con la sua apparente aria di superiorità che irrita la moglie Francoise di Anna Ferzetti (dal 18 gennaio sostituita da Lucia Mascino) provocatoria cercando di conservare dignità e correttezza del proprio ruolo di vecchia amica della moglie di Boris, anche davanti all’indipendenza e libertà della suocera Yovonne, che Simona Marchini tiene umanamente in bilico senza mai scadere nel carattere. Il pubblico, spiazzato e conquistato da un testo raffinato e sfuggente, applaude tutti giustamente con lo stesso calore.

Cucinotta presidente Festival LADal 17/2 a Hollywood con ‘Tutto liscio’, Romagna protagonista

LOS ANGELES13 gennaio 201920:29

– E’ Maria Grazia Cucinotta la presidentessa del 14mo Los Angeles Italia – Film Fashion and Art Fest (17 al 23 febbraio): la popolare attrice, simbolo della bellezza e del talento italiano, sarà affiancata da Hyma Washington, ex presidente degli Emmy (premiato con l’Humanitarian Award dal Ministro Bonisoli all’Ischia Global fest 2018) e da Igino Straffi, il ‘re’ dell’animazione italiana fondatore di Rainbow e papà delle Winks. La Cucinotta presenterà in anteprima mondiale il suo ultimo film ‘Tutto Liscio’ di Igor Maltagliati. Nel cast anche Ivano Marescotti, Raoul e Mirko Casadei, Giuseppe Giacobazzi, Samuele Sbrighi, Serena Grandi. “Tutto liscio” porterà ad Hollywood una storia sulla Romagna ed i suoi valori: è il racconto infatti di un’orchestra in cerca di riscatto che si ispira alla celebre orchestra Casadei.
Los Angeles, Italia 2019 sara’ dedicato al grande Francis Ford Coppola, che compirà ottant’anni il prossimo 7 aprile, ed alla città di Matera, capitale europea della cultura 2019.
Amicizia e difesa natura in family movieDal 17 gennaio in sala Mia e il leone bianco

13 gennaio 201920:26

Una bionda turista europea armata di balestra a cui viene portata la ‘vittima’ ancora mezza sedata, all’interno di un recinto per permetterle di colpirla e farsi così’ un trofeo per il salotto di casa: è lo scioccante quanto reale simbolo delle ferite porta costantemente dall’uomo alla natura, presente in una scena di Mia e il leone bianco, di Gilles de Maistre, family movie francese sull’amicizia, al di là di ogni ostacolo e pericolo, che nasce in Sudafrica tra un leone e una bambina. Il film, nelle sale italiane dal 17 gennaio con Eagle Pictures, è una favola moderna che unisce grazia e realismo, per far arrivare anche ai più giovani, l’importanza della difesa dell’ecosistema. E il pubblico sta rispondendo bene: dopo il debutto alla Festa del Cinema di Roma, Mia e il leone bianco ha avuto finora oltre 900 mila spettatori in sala in Francia ed è stato venduto in tutto il mondo. Il film, che ha nel cast anche Melanie Laurent e Langley Kirkwood, è stato interamente girato dal vero, senza ricorrere al CGI, presso la Welgedacht Reserve vicino Pretoria, sotto la supervisione di Kevin Richardson, zoologo esperto di leoni, noto anche come “L’uomo che sussurrava ai leoni”, che ha aiutato a garantire tanto la massima sicurezza per troupe e cast che il benessere degli animali.Dopo le riprese i 6 leoni utilizzati sono rimasti a vivere insieme nella riserva di Richardson, grazie a un fondo creato dalla produzione. “Kevin mi ha detto che sarebbe stato possibile rappresentare l’amicizia tra una bambina (interpretata da Daniah de Villiers) e un leone in modo credibile, senza che la bambina corresse rischi, solo creando un legame tra loro quando il leone era ancora in tenera età – ha spiegato il regista -. E così abbiamo fatto. Le riprese, in varie sessioni, sono durate tre anni”. La storia è di finzione, “ma il rapporto tra Daniah e il leone è reale”. La cosa paradossale “è che loro sul set erano gli unici liberi, tutto il resto della troupe era protetto dalle gabbie”. Nella trama, Mia è la figlia 11enne del proprietario in Sudafrica di una fattoria dove vengono ‘allevati’ leoni per rivenderli poi a circhi e zoo, o almeno così crede la bambina. La famiglia si è riunita in Africa dopo un periodo passato dalla piccola con la madre (Laurent) e il fratello maggiore a Parigi e Mia non si abitua a quella nuova vita. Almeno finché non incontra Charlie, raro cucciolo di leone bianco, con cui Mia stringe da subito un legame profondissimo, nonostante i timori dei genitori per l’incolumità della figlia.Quando dopo tre anni, il padre dell’ormai teenager Mia, decide di vendere il leone, la protagonista, scoprendo la reale destinazione di Charlie, decide di salvarlo, iniziando con lui un lungo viaggio, pieno di pericoli e sorprese, nella savana verso una mitica riserva. Il messaggio della storia è “di difesa del nostro pianeta e della natura, dell’importanza, che ci deve essere, del rispetto reciproco – ha detto De Maistre – Volevamo portare a un grande pubblico l’idea che ognuno di noi può diventare parte attiva per cambiare il mondo. Con mia moglie (Prune de Maistre, sceneggiatrice) volevamo uscire dai documentari scientifici, per creare qualcosa che emozionasse soprattutto bambini e genitori”. Ed alla fine del film si ricorda che la terrificante ‘canned hunting’, pseudocaccia a beneficio di ricchi turisti con l’animale da uccidere confinato in un’area limitata senza possibilità di scappare, è perfettamente legale in Sudafrica (è un business da 36 milioni di dollari), dove i leoni d’allevamento sono circa 8000 contro i 3000 allo stato brado. Inoltre secondo i dati della fondazione Kevin Richardson in 80 anni la popolazione dei leoni selvaggi è passata da 450 mila a circa 15-20 mila e proseguendo a questi ritmi tra 20 anni la specie sarà estinta.

Prada horror-romantica come FrankesteinAbiti crudi e sartoriali, charms, cuori e spalline di peluche

13 gennaio 201920:14

– È un mostro di umanità, come il Frankenstein creato da Mary Shelley, con tutte le sue debolezze e imperfezioni, e con un disperato bisogno di amore, l’uomo immaginato da Prada per il prossimo inverno. Se la sfilata – tra ambientazione lugubre e colonna sonora con brani come ‘Tainted love’ di Marilyn Manson o presi in prestito da cult come ‘Rocky horror picture show’ e ‘La famiglia Addams’ – rispecchia in modo ironico l’immaginario dei film horror trash, il punto di partenza è romantico “nell’attenzione all’umanità della vita delle persone, anche le più neglette – dice Miuccia Prada – di fronte alle grandi difficoltà di oggi”. La partenza dello show è cruda, severa, ma poi in quella che Miuccia Prada chiama scherzosamente la parte più “demente” della collezione, esplode il caos: e sono “zainetti ridicoli, pieni di tutto e di più, di uno che si porta il mondo sulle spalle”, spalle di peluche in colori accesi sui pullover a trecce, charms ironici, orecchie di pelo sui cappelli.
Incassi Usa, The Upside spodesta AquamanBohemian Rhapsody cresce dopo il successo ai Golden Globe

13 gennaio 201920:29

– Il remake di Quasi Amici, The Upside, con Kevin Hart e Bryan Cranston conquista la vetta del box office Usa incassando nel weekend oltre 19 milioni di dollari e superando Aquaman, secondo con altri 17 milioni che portano il totale a ridosso dei 300 milioni in patria superando il miliardo nel mondo. Sul gradino più basso del podio Un viaggio a quattro zampe con 11,3 milioni. Incassi su del 35% per Bohemian Rhapsody dopo il successo ai Golden Globe: il totale in Usa per la pellicola, ora undicesima, si avvicina ai 200 milioni in 11 settimane di programmazione.        [print-me title=”STAMPA”]

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