Ultimo aggiornamento 22 Gennaio, 2019, 06:41:45 di Maurizio Barra
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
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DALLE 09:31 DI LUNEDì 21 GENNAIO 2019
ALLE 06:41 DI MARTEDì 22 GENNAIO 2019
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Maria regina di Scozia, quando il potere è donna
Saoirse Ronan e Margot Robbie monarche a confronto
21 gennaio 201909:31
– Due giovani monarche, cugine brillanti e coraggiose, in rivalità tra loro ma soprattutto impegnate a difendersi costantemente da corti dominate da uomini che non accettano e temono il potere in mano ad una donna. Sono i tratti che emergono dai ritratti di Maria Stuarda (Saoirse Ronan), e Elisabetta I (Margot Robbie) in Maria Regina di Scozia, nuovo racconto del rapporto sulle due regnanti, già fonte d’ispirazione, fra gli altri, per Schiller, Donizetti e diversi film, come Maria Stuarda di John Ford con Katharine Hepburn (1936). In questa nuova versione, nelle sale italiane dal 17 gennaio con Universal, si è affidata la sceneggiatura a un esperto nel raccontare gli intrighi del potere come Beau Willimon (autore dell’adattamento americano della serie House of Cards), che ha usato per il film, come fonte principale, la biografia di Maria Stuarda scritta da John Guy.
Spicca il confronto fra le due protagoniste, Saoirse Ronan, nei panni della cattolica Maria Stuarda (1542 – 1587) , che dopo la morte del marito Re di Francia, torna 18enne in Scozia, nel 1561 per riprendersi la corona, e la grande Elisabetta I (1533 – 1603), figlia di Enrico VIII e Anna Bolena, tanto potente quanto consapevole di non potersi fidare di nessuno intorno a lei.
Nell’ottimo cast, fra gli altri, anche Guy Pearce, David Tennant, Adrian Lester e Jack Lowden.
Nel racconto, da una parte c’è l’irrefrenabile Maria, convinta di essere per rango l’erede naturale anche del trono d’Inghilterra, e poco disposta a venire a compromessi nelle sue scelte, per quanto Lord Darnley (Lowden), che decide di sposare e con cui ha un erede, le riserva qualche sgradevole sorpresa.
Una ‘pretesa’ di libertà che la rende facile bersaglio dei cortigiani e della feroce opposizione di John Knox (Tennant), guida del fronte protestante in Scozia, convinto che avere alla guida del Paese una donna sia peggio di una pestilenza.
Dall’altra parte invece Elisabetta I, che soffre il confronto, anche fisico, con la bellissima cugina, e ne invidia l’essere diventata madre, è molto più consapevole di tutte le responsabilità che il suo potere comporta. La regina d’Inghilterra sarà pronta ad aiutare e offrire rifugio a Maria quando in Scozia la ribellione contro di lei ne mette a rischio l’incolumità ma l’avere la rivale in patria, per quanto sotto stretta sorveglianza, diventa politicamente, con gli anni, una decisione insostenibile.
Il film sa far emergere con sapienza i temi sempre attuali della storia, come la difficile accettazione di una donna in un ruolo di potere. Tuttavia sulla produzione non sono mancate le critiche, ad esempio, per il glamour giudicato da alcuni poco realistico della ricostruzione e per l’aver messo in scena l’incontro fra le regine (già immaginato anche, fra gli altri, da Schiller e Donizetti) che secondo gli storici non ci sarebbe mai stato, per quanto le due avessero avuto un rapporto epistolare molto intenso.
Un incontro che per Josie Rourke, già pluripremiata regista teatrale, era fondamentale mostrare: “Quando ho cominciato a parlare con i miei collaboratori, ho fatto riferimento al film di Michael Mann, Heat – spiega nelle note di produzione -. In qualche modo, il nostro film richiama quelle dinamiche”. Per lei “anche se si muovono in maniera molto differente, queste due donne rappresentano due facce della stessa moneta. Il film è chiaramente molto focalizzato su Maria, ma come Batman ha un suo Joker e Sherlock Holmes si batte con Moriarty, Elisabetta è una controparte psicologica molto stimolante. Sono stata entusiasta di poter costruire una storia di questo tipo”.
Kalowski e la ‘Scuola dei Giusti’Libro su amicizia tra ragazzina ebrea e figlia gerarca fascista
21 gennaio 201909:34
MARCELLO KALOWSKI, ‘La scuola del giusti nascosti’ (BESA; PP.145; 15 EURO) Il racconto di Kalowski sull’amicizia di due adolescenti – una figlia di un gerarca fascista, l’altra figlia del Ghetto di Roma – è una storia di resistenza. E della sua irresistibile capacità di saper mettere il fatale granello di sabbia nella macchina, anche quella più organizzata, dell’intolleranza e della persecuzione. Con un’ avvertenza però: il libro di Kalowski (quasi senza dialoghi) non è un’astratta metafora dell’eterna lotta tra il Bene e il Male. Né un accorato – per quanto valido – richiamo a valori morali universali. Al contrario – in vista del Giorno della Memoria – le vicende di Michela (la figlia del gerarca), di Sara (ragazzina del Ghetto dal destino segnato) e Angelo (il bidello di scuola) sono saldamente ancorate nella storia italiana, ed europea, di 80 anni fa: nella violenza antisemita e nella Shoah. Sono queste ‘circostanze’ a dare i contorni esatti della figura del Male, delle sue radici morali, intellettuali, ideologiche e statali. Nella scomposizione e nella disarticolazione di queste ‘circostanze’ risiede la forza dei tre protagonisti – raccontati con grande scrittura dall’autore – e la loro capacità di infrangere il quadro di assieme con il fatale granello. A sorpresa – almeno a giudizio di chi scrive – Kalowski sceglie la scuola come fonte dell’inciampo della macchina antisemita e del suo consenso. Michela e Sara nutrono un amore senza se e senza ma nei confronti del luogo che le ha fatte incontrare e dove esercitano il loro apprendistato di vita. Ancora più sorprendente se oggi si immagina – magari anche generalizzando – la scuola elementare e media del ventennio fascista: la sua maniera di educare, il suo quasi naturale conformismo ad un’ideologia assolutista, schematica e priva di critica. Eppure in quella scuola della Roma fascista dai fasti imperiali dove i ragazzi sono considerati puri numeri da indottrinare per il maggior destino della Patria, la macchina inciampa. Certamente non fermerà la sua progressione, non indietreggerà dal compiere il suo misfatto: il Ghetto di Roma sarà spazzato via il 16 ottobre del 1943, i suoi ebrei saranno deportati nel quasi silenzio del Papa e Sara non tornerà più.
Michela e Angelo (l’altro imprevedibile granello che ricorda nella sua semplicità la casalinga del film di Scola ‘Una giornata particolare’) non riusciranno a proteggere la loro amica. La Storia non si altera e questo fu il suo svolgersi. Ma Michela e Angelo saranno i testimoni di Sara, la sua voce nel ‘treno della memoria’. Il talmud babilonese recita che “tutto l’universo si regge su un pilastro solo, chiamato Tsaddik il Giusto”. La figlia del gerarca fascista, Angelo il bidello, la scuola, sono tra quei 36 Giusti che la tradizione assegna ad ogni generazione. Forse inconsapevoli ma straordinariamente umani: il nostro riscatto.
Ovazione per Bosso a ricordo AbbadoIn scena arie di Rossini, Prokofiev e Beethoven
BOLOGNA21 gennaio 201910:45
– Una lunga interminabile standing ovation ha salutato a Bologna il concerto ‘Grazie Claudio!’ nel giorno del quinto anniversario della scomparsa di Claudio Abbado: a scatenarla, ieri all’Auditorium Manzoni, sono stati il carisma e la musicalità innata di Ezio Bosso, direttore d’orchestra, pianista e compositore, chiamato alla guida di un complesso sinfonico senza nome composto da strumentisti provenienti dalle tante orchestre fondate e dirette dal Maestro milanese. Teatro stipato e tutti in piedi al termine di un concerto trascinante che ha indotto il pubblico a non voler proprio smettere di applaudire né, tantomeno, di andare via, come forse non era mai successo neanche nelle pur trionfali serate abbadiane che quel teatro ha tante volte ospitato, seppure in un clima assolutamente differente, dal 2004 al 2013. In programma alcuni dei compositori prediletti dall’ex direttore della Scala e dei Berliner come Gioachino Rossini, Sergej Prokofiev e Ludwig van Beethoven.
Bruno Sialelli nuovo stilista di LanvinIl gruppo Fosun proprietario maison sostituisce Olivier Lapidus
21 gennaio 201910:55
Bruno Sialelli è il nuovo direttore artistico della maison Lanvin. Lo annuncia una nota della storica casa di moda parigina fondata 130 anni fa, nel 1889 da Jeanne Lanvin, acquisito lo scorso febbraio dal Fosun Fashion Group di Hong Kong, e di cui fanno parte anche i marchi St John Knits, Caruso, Wolford e Tom Tailor. Sialelli, che segue a Olivier Lapidus (in carica dal luglio 2017) “si è distinto – viene spiegato nella nota – per la sua visione moderna e per il suo approccio dinamico e dettagliato agli elementi integranti del dna di Lanvin, assieme alla sua eccitante visione del futuro”. “Siamo entusiasti di dare il benvenuto a Bruno come nuovo direttore creativo di Lanvin – afferma Jean-Philippe Hecquet, chief executive officer di Lanvin – “La sua visione singolare e molto personale, la sua audacia, cultura, energia e la capacità di costruire un team creativo forte ci hanno definitivamente convinto. Non vedo l’ora di scoprire le prime collezioni di Bruno che porteranno a nuova vita alla maison”.
Mia e il leone bianco re incassi cinemaSeguono Glass, campione in Usa e Non ci resta che il crimine
21 gennaio 201911:49
– E’ la favola moderna della Eagle Pictures, Mia e il leone bianco, di Gilles de Maistre, family movie francese sull’amicizia che nasce in Sudafrica tra un leone e una bambina, a conquistare la vetta degli incassi nelle sale italiane in questo ultimo weekend, dove debutta con 1.929.892 euro. Segue un’altra new entry, Glass, nuovo film di supereroi M. Night Shyamalan con Bruce Willis, Samuel L. Jackson e James McAvoy, che ha debuttato in vetta al box office Usa con 40,6 milioni di dollari e in Italia registra 1.843.531 euro.
Scivola dalla vetta in terza posizione la commedia italiana con Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Edoardo Leo, Gianmarco Tognazzi, Non ci resta che il crimine, che ottiene 1.241.943 euro, 3.654.643 in due weekend. Stabile al quarto posto Bohemian Rhapsody che segna 964.847, ben 26.426.241 in 8 settimane.
Quinto gradino per L’agenzia dei bugiardi che debutta con 893.223. Totale box office 11.464.900,-3% rispetto all’ ultimo weekend (11.875.471),-1,63% rispetto al 2018 (11.655.093).
Ivan, la leggenda del pianista sul lagoGiovane compositore gira video diventato in pochi giorni virale
PALERMO21 gennaio 201912:26
– In pochi giorni il suo video girato sul Lago Arancio in Sicilia è diventato virale, con migliaia di visualizzazioni su You tube. Ivan Sparacino, 28 anni, giovane talento musicale, è sulla cresta dell’onda grazie al suo EP intitolato “Components”, dal 15 gennaio su tutte le piattaforme di treaming come Spotify, iTunes, Amazon. Laureatosi in Musica Elettronica, indirizzo Sound Design, al Conservatorio “Giovanni Battista Martini” di Bologna, Sparacino è riuscito a coniugare la sua passione per la musica e la natura suonando con il suo pianoforte sulla diga del Lago Arancio a Sambuca di Sicilia. Un video intenso ed emozionante, girato anche con l’ausilio di un drone, che incornicia con immagini di grande impatto emotivo la proposta sonora del giovane artista. “Gli effetti spettacolari della natura – spiega il musicista – supportati dal suono morbido del pianoforte e dei suoni ambientali, caratterizzano scene naturali; la musica, espressione dell’animo come strumento di valorizzazione del territorio”.
Arte: ad Armento torna ‘San Leonardo’Il quadro recuperato dai Carabinieri dopo 44 anni e restaurato
ARMENTO (POTENZA)21 gennaio 201912:49
– Una “preziosissima tavola in legno, dipinta a tempera, raffigurante San Leonardo” – risalente, secondo l’ipotesi che appare più accreditata, al 15/o secolo – tornerà il 25 gennaio prossimo nella chiesa di San Luca Abate, ad Armento (Potenza).
L’immagine venne trafugata nella notte fra il 23 e il 24 gennaio 1972 insieme ad un altro oggetto sacro, provocando uno shock nella comunità di Armento, che prova una “forte devozione nei confronti del Santo delle catene”.
Concerto di Ferragosto a Limone PiemonteIl tradizionale appuntamento con la musica in diretta Rai
CUNEO21 gennaio 201912:51
– Sarà Limone Piemonte ad ospitare la 39/a edizione del Concerto di Ferragosto. Lo ha deciso la cabina di regia convocata in Provincia.
“Quest’anno sarà la Valle Vermenagna, un’occasione straordinaria per il nostro territorio anche in virtù della candidatura dell’area del Parco a patrimonio Unesco”, commentano i partecipanti al tavolo. “Sarà un’edizione rivolta verso la Francia, raggiungibile anche dal vallone di Tenda e da Casterino, oltreché da Limonetto e dalle valli vicine in un anfiteatro naturale molto bello”.
L’evento, trasmesso in diretta dalla Rai, si svolgerà in località Prati del vallone di San Lorenzo, sotto il forte di Tenda. Al tavolo sono intervenuti l’assessore regionale alla Montagna Alberto Valmaggia, il presidente della Provincia Federico Borgna, il presidente della Camera di Commercio Ferruccio Dardanello, il presidente della Fondazione Crc Giandomenico Genta, il presidente dell’Atl Valli di Cuneo Mauro Bernardi e Angelo Fruttero, sindaco del Comune di Limone Piemonte.
Thom Yorke, 5 concerti in estateDal 16 al 21 luglio, a Barolo, Codroipo, Ferrara, Perugia, Roma
21 gennaio 201913:55
– Thom Yorke torna in Italia per cinque concerti estivi con il tour Tomorrow’s Modern Boxes. Il via il 16 luglio da Barolo al Collisioni Festival, poi il 17 a Codroipo (Udine) per Villa Manin Estate, il 18 a Ferrara per Ferrara sotto le stelle, il 20 a Umbria Jazz a Perugia, il 21 al Roma Summer Fest all’Auditorium Parco della Musica. Thom Yorke, storico frontman dei Radiohead, eseguirà brani dalle sue opere da solista The Eraser (2006), Tomorrow’s Modern Boxes (2014) e Atoms For Peace’s Amok (2013) con il produttore/collaboratore di lunga data Nigel Godrich e il visual artist Tarik Barri.
Yorke è candidato agli OScar per la Miglior Canzone originale con Suspirium, commissionato per il remake del film Suspiria di Luca Guadagnino e presentato al Festival del Cinema di Venezia.
Il brano è stato premiato come miglior canzone originale ai Soundtrack Stars Awards 2018.
Sanremo: Motta, dal disincanto il mio grido per l’ItaliaIl cantautore al Festival tra migranti e un Paese senza umanità
21 gennaio 201920:45
“Dov’è l’Italia, amore mio? Mi sono perso anch’io”. E’ un grido di dolore quello lanciato da Motta, nel brano Dov’è l’Italia, in gara al prossimo festival di Sanremo (5-9 febbraio). “C’è il riferimento ai migranti, ma non è l’unico livello di lettura della canzone – spiega il cantautore 32enne, reduce da un 2018 pieno di soddisfazioni con tanto di Targa Tenco per il Miglior album in assoluto con Vivere o Morire, la seconda dopo la prima vinta nel 2016 per la Migliore Opera Prima -, c’è soprattutto il disincanto verso un Paese che amo e che nonostante tutto continuo ad amare e di cui sono innamorato, ma che manca di umanità e di educazione, e che vive la paura della diversità e del mettersi in gioco”. Il brano è nato, rivela ancora Motta (toscano, trapiantato da qualche anno a Roma), “da una chiacchierata con Enzo, il capitano di un caicco a Lampedusa. Ma quello che ci siamo detti rimane un segreto tra me e lui”. Troppo facile chiedergli da che parte sta nello strappo – sembra ormai ricucito – tra il direttore artistico Claudio Baglioni, che ha definito una farsa le politiche sull’immigrazione di questo governo come di quelli precedenti, e il ministro degli Interni Matteo Salvini. “Baglioni non ha detto niente di grave, ha usato parole da essere umano. Io la penso come lui. Dovremmo imparare dalla diversità, non averne paura”. Per questo, anche, si è messo in viaggio, uscendo dalla sua comfort zone. “Per crescere, per cambiare. Per aprire la mente e accogliere nuove melodie. Sono stato a New York, ed è stato come arrivare a casa e per questo mi sono ripromesso di tornarci almeno una volta all’anno; poi in Messico, dove sono rimasto stupito da come la musica faccia parte del quotidiano delle persone. Semplicemente lì il concetto è che la musica fa bene. Chissà, forse da noi mancano gli insegnanti che si divertono a fare il loro lavoro…”. In Messico, racconta ancora, “la gente sorride mentre suona perché è felice. Io non lo faccio, ma questo è un altro discorso”, e stavolta un sorriso gli scappa comunque. Il festival non sarà l’occasione per presentare un nuovo disco o stampare una ripubblicazione: “Dov’è l’Italia è il primo tassello del mio nuovo lavoro. Non aveva senso fare un repack di Vivere o morire, il disco aveva concluso il suo percorso”. Sanremo è piuttosto la ciliegina sulla torta dopo tre anni vissuti intensamente e iniziati nel 2016 con l’esordio solista nel 2016 con il disco La fine dei Vent’anni (è l’unico artista a vincere due targhe Tenco con i primi due album). “Sento una grande responsabilità e voglio sentirne sempre di più. Sul palco dell’Ariston ci sono già salito per il Tenco ma… cavolo se sarà diverso”. Paura no, non ne ha, quello che cerca è “l’emozione, soprattutto. L’esigenza di presentarmi al festival è nata da me: sentivo di avere una canzone molto mia. Mi sento al posto giusto, non so se al momento giusto. Ma forse sì, perché niente succede per caso”.
Scavi, via distacco mosaico Casa AlbergoRestauratori all’opera nell’antica Herculaneum
ERCOLANO (NAPOLI)21 gennaio 201915:45
– Ha preso il via, questa mattina, l’intervento di distacco del mosaico nella Casa dell’Albergo al Parco archeologico di Ercolano, un’ulteriore tappa dei lavori di manutenzione straordinaria avviati dal sito dalla scorsa estate e che si concluderanno alla fine del 2019.
Un gruppo di tecnici e restauratori ha delineato le parti del mosaico, di circa 20 metri quadrati a fondo bianco con fascia di bordo perimetrale nera, ritagliandole con una lama per poi posizionarle su dieci pannelli componibili. Dopo l’operazione di distacco del mosaico si procederà al risanamento del sottofondo e alla pulitura delle tessere presso un piccolo laboratorio allestito all’interno del Parco, presso la Casa di Argo sul III Cardo Inferiore, fino alla ricollocazione in situ così come era in origine.
La Casa dell’Albergo era un luogo di svago affacciata sull’antica spiaggia e si compone di due ambienti che danno sul peristilio. ”I due pavimenti a mosaico erano stati scavati e già restaurati una prima volta alla fine degli anni Novanta purtroppo con materiali non del tutto idonei” ha spiegato Paolo Mighetto, architetto della segreteria tecnica del Parco archeologico di Ercolano. ”C’è un problema di umidità di risalita che nel tempo ha fatto sollevare alcune tessere e dunque c’è stata la necessità di intervenire di nuovo a staccare la superficie di mosaico e risanarne i sottofondi come sta avvenendo in questo momento. Ci sarà un successivo intervento a ‘mosaico liberato’ sulla parte sottostante che è già un fondo ‘moderno’ che dovrà essere sostituito con un fondo molto più sano per permettere poi la ricollocazione dei mosaici in situ”.
E questa mattina agli interventi di distacco del mosaico hanno potuto partecipare anche turisti in visita al sito archeologico.
Cinema, a Torino 5a edizione Seeyousound90 proiezioni e 30 anteprime dal 25 gennaio al 3 febbraio
TORINO21 gennaio 201915:49
– Celebra il trentennale della caduta del Muro di Berlino, e guarda alla musica elettronica, sperimentale proveniente da tutta Europa, la 5/a edizione di Seeyousound, l’innovativo festival cinematografico di Torino dedicato alla musica nel cinema e al cinema sulla musica, dal 25 gennaio al 3 febbraio al Cinema Massimo.
Un’edizione, quella di quest’anno, con un numero più alto di proiezioni, oltre 90, una trentina di anteprime, concerti e serate. Anche il budget è aumentato, grazie agli sponsor, in primis la Fondazione Crt. Per le assessore alla Cultura della Città di Torino e della Regione Piemonte, Francesca Leon e Antonella Parigi, Seeyousound è uno dei festival cinematografici più innovativi, vicino alla cultura giovanile e destinato a diventare sempre più centrale nel sistema cinema piemontese.
Apre la rassegna, diretta da Carlo Griseri, il tedesco ‘Symphony of Now’ di Johannes Schaff, preceduto da un set live sulle tracce musicali del film.
Giorno memoria, Figli Destino, storia 4 bambini per non dimenticare su Rai1 il 23/1 Segre, Foa, Levi, Cava, e le loro città
21 gennaio 201920:48
A Napoli, Tullio Foa e sua madre vengono aiutati da un Commissario di Polizia. A Roma, Lia Levi e sua madre ospitate in un convento; uno dei tanti istituti religiosi che durante la guerra diedero rifugio agli ebrei. A Pisa, il piccolo Guido Cava, nascosto in campagna insieme al padre e colpito dalla polmonite, viene salvato da un medico fascista che, pur sapendo la famiglia ebra, rischia la propria vita per curarlo. A Milano per Liliana Segre il destino è più crudele. Lei e suo padre, arrestati mentre cercano di fuggire in Svizzera, vengono deportati.
Separata dal genitore, Liliana riesce a sopravvivere da sola nel campo di concentramento di Auschwitz e alla “marcia della morte”. Figli del Destino è la docu-fiction- in onda mercoledì 23 gennaio alle ore 21.25 nella settimana del Giorno della Memoria (27 gennaio) – che ricostruisce le storie di quattro bambini italiani ebrei vittime dell’orrore e della vergogna delle leggi razziali. Un racconto, che si mescola con le toccanti interviste dei quattro protagonisti oggi, con la regia di Francesco Miccichè e Marco Spagnoli. La voce narrante che intreccia le storie è di Neri Marcorè attraverso il quale si snodano gli eventi più significativi che hanno portato l’Italia dentro una vergognosa pagina di storia. Le immagini storiche sono fornite dal CDEC (Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea), dall’Istituto Luce – Cinecittà, da Rai Teche e dal United States Holocaust Memorial Museum. Un soggetto dello stesso Spagnoli che ha scritto la sceneggiatura insieme a Luca Rossi. Con Massimo Poggio, Patrizio Rispo, Chiara Bono, Giulia Roberto. Catello Alfonso Di Vuolo, Lorenzo Ciamei e con Massimiliano Gallo e con la partecipazione di Valentina Lodovini.
“La memoria è il fondamento identitario del nostro Paese” dice Tinni Andreatta, direttrice di RaiFiction, che ha prodotto il lavoro con RedFilm.
Il regista Spagnoli spiega che il punto di vista è quello dei bambini, non a caso “le macchine da presa sono state abbassate un po’”. Poi aggiunge che importante è stato raccontare il dopo delle persecuzioni. È la storia di quattro bambini tutti italiani, alcuni di loro neanche sapevano di essere ebrei”. In un video messaggio la senatrice Liliana Segre ha evidenziato: “prima di vedere la docufiction pensavo che mi sarei turbata e molto di più di quanto mi aspettassi, invece dovevo arrivare alla mia veneranda età per capire che il lato importante è la gioia dei tre ragazzi salvati da belle persone, anche se io ho avuto un destino diverso da loro”. Tullio Foà ricorda come a Napoli, all’epoca aveva solo 5 anni, grazie al preside, che lo fa ammettere in una classe speciale (formata da dieci alunni ebrei), dichiarando che ne aveva 6, continua a frequentare. “Andavo a scuola coi miei fratelli più grandi, qualcosa non mi tornava. Tutti i bimbi entravano dal cancello principale solo noi da quello secondario, un quarto d’ora prima degli altri. A quel punto era chiaro che gli anormali eravamo noi”. “E’ importante continuare a portare la nostra testimonianza ancora oggi, aggiunge Foà nelle scuole a distanza di tanti anni. Una delle domande che mi fanno nelle scuole è se mi sono mai voluto vendicare. Io rispondo che la vendetta non mi appartiene. Quello che occorre ricordare è che le leggi razziali non erano leggi all’acqua di rose, ma precise e decise. Lo scopo era dividere le famiglie”. “Guardando la docufiction – spiega Lia Levi – mi identifico nei genitori. I miei all’inizio mentirono non dicendomi la verità pensando di farmi del bene, facendomi, invece, del male” Massimo Poggio interpreta il papà di Liliana Segre, Alberto: “A volte si ha la tentazione di chiedersi ‘ma è possibile che sia accaduto tutto questo?. È fondamentale che le persone che hanno vissuto direttamente questa vicenda lo raccontino. La paura è di non dare una ricostruzione fedele e di mancare di rispetto. Mi sono avvicinato al lavoro in modo molto cauto; non ho avuto modo di interagire con Liliana Segre”. Massimiliano Gallo: “La Rai è servizio pubblico, questo tipo di lavori dovrebbe fare, non soltanto intrattenimento”. “Stiamo attenti, la storia dovrebbe insegnarci a non rifare gli errori fatti. L’intolleranza è pericolosa” conclude.
Jovanotti doppia date Lignano-ViareggioAnnuncio su Fb. ‘Anche per arginare fenomeno secondary ticket’
TRIESTE21 gennaio 201916:59
– Lorenzo Cherubini raddoppia le date di Lignano e Viareggio del suo ‘Jova Beach Party’. Lo ha annunciato lo stesso cantante attraverso il bollettino creato per il tour e pubblicato sulla sua pagina Facebook. Dopo la tappa già fissata per il 6 luglio, nella spiaggia Bell’Italia, già sold out, Jovanotti sarà di nuovo a Lignano il 28 agosto. A Viareggio, dopo il concerto del 30 luglio, bisserà invece il 31 agosto. “Le richieste di partecipare sono senza precedenti – scrive il cantante – quindi abbiamo deciso di tornare a Lignano e a Viareggio a fine agosto per il gran finale di ‘Jova Beach’.
Io chiaramente sono contentissimo – conclude – ed è anche un modo per arginare il fenomeno illegale di chi spaccia biglietti a prezzi assurdi attraverso il ‘secondary ticket’ (bagarinaggio online) che è una vera truffa ai danni soprattutto del pubblico e di conseguenza di tutti quelli che lavorano”.
Bologna, Trovatore apre stagione liricaRegia di Robert Wilson, direzione musicale di Pinchas Steinberg
BOLOGNA21 gennaio 201917:02
– “Il trovatore” di Giuseppe Verdi nella recente messinscena di Robert Wilson, già vista all’ultimo Festival Verdi di Parma nella versione parigina, inaugura il 22 gennaio la stagione lirica 2019 del Teatro Comunale di Bologna.
Sul podio dell’Orchestra del Comunale ci sarà il maestro israeliano Pinchas Steinberg, al suo debutto bolognese nella lirica, ma già ascoltato nelle stagioni sinfoniche. Regista e direttore si sono trovati concordi nell’affermare che uno spettacolo “è difficile da spiegare, bisogna vederlo e ascoltarlo”.
Wilson, che sta personalmente riadattando l’allestimento per il palcoscenico del Bibiena, dove verrà presentata la più tradizionale versione italiana e dunque senza i ballabili, ha poi parlato del Trovatore come di “un’opera assai difficile da realizzare, poiché si tratta di un’opera notturna dove l’elemento chiave diventa la luce. Ciò che si vedrà rappresenta una sorta di prisma del pensiero in uno spazio chiuso con tante porte e finestre che si aprono e si chiudono”.
Hollberg, 470mila euro per antica palaDa 22 gennaio a Galleria Accademia Nuove acquisizioni 2016-2018
FIRENZE21 gennaio 201917:06
“È una mostra piccola, ma preziosa perché il lavoro che c’è dietro è molto importante e fa vedere i risultati di una ricerca scientifica seria e le varie modalità di acquisizione di opere di un museo”. Lo ha detto Cecilie Hollberg, direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze presentando la mostra Nuove acquisizioni 2016-2018 che apre domani 22 gennaio fino al 5 maggio con opere di varia provenienza. Lei, intanto, è “molto orgogliosa” per la ricomposizione della pala d’altare di Mariotto di Nardo smembrata in 2 tavole e due semilunette (in tutto 4 frammenti).
“Siamo riusciti a ricomporre due frammenti di due laterali di un altare tagliati in due pezzi per venderle meglio. Li abbiamo trovati da due antiquari: costavano in tutto 470mila euro”.
Altre 4 opere provengono dalla Certosa di Firenze e “assegnate alla Galleria per motivi naturali, storici perché abbiamo la collezione più importante di fondi oro”. Confiscati in Svizzera 2 dipinti recuperati dal Nucleo tutela patrimonio culturale di Roma Infine, fa parte della mostra un busto di Lorenzo Bartolini che, ha raccontato Hollberg, “è stato scoperto per caso alla biennale dell’antiquariato e siamo riusciti ad averlo grazie ad una donazione dell’associazione Amici della Galleria dell’Accademia. Oltre alle opere, la direttrice ha evidenziato anche le ‘acquisizioni’ di personale. “Sono molto contenta – ha detto – perché siamo riusciti ad avere due nuovi funzionari, un architetto e una restauratrice che ha cominciato il 28 dicembre, alla fine dell’anno, e meno male perché chissà se nel 2019 ci sarebbe ancora stata la possibilità di darle un incarico statale”.
Jeans estensibili si allungano a piacereNovità della collezione EllemenTi disegnata da Lisa Tigano
21 gennaio 201917:13
– I jeans estensibili si allungano (e si accorciano) a piacere con un solo gesto: spostando un bottone nella lunghezza nell’asola che si vuole. Li ha inventati la stilista Lisa Tigano che disegna il marchio EllemenTi e fanno parte della nuova collezione intitolata “Nascondiglio trasparentemente ramato”. Il nome del brand nasce dall’unione delle iniziali della stilista, Elle e Ti e della parola “mente” per sottolineare il fatto che tutte le sue creazioni hanno origine da uno studio delle diverse caratteristiche del corpo femminile. La designer ha scoperto che tutte le donne tendono a nascondere i difetti del proprio corpo attraverso la scelta di abiti utilizzati come rifugio, come correttore. Da qui l’obiettivo di creare collezioni a base di capi ricercati ma che possano nascondere le parti del corpo che più si vogliono coprire facendo emergere quelle che più si vogliono mostrare: “portando fuori quello che c’è dentro” dice la stilista.
Alla Gnam Joint is out of timeAlla Gnam le opere di 7 artisti rinnovano l’attuale allestimento
21 gennaio 201918:02
– Continua a cambiare pelle e a mettere in mostra la propria trasformazione la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma – Gnam con un nuovo progetto espositivo che sottolinea la volontà di vivere il tempo presente accogliendo riflessioni, indagini e suggestioni degli artisti di oggi: l’istituzione diretta da Cristiana Collu presenta dal 22 gennaio al 2 giugno “Joint is Out of Time”, a cura di Saretto Cincinelli e Bettina Della Casa, che rinnova l’attuale allestimento delle collezioni del museo. La mostra rappresenta la naturale evoluzione di “Time is Out of Joint” e ne ridefinisce gli intenti con i lavori di 7 artisti, Elena Damiani, Fernanda Fragateiro, Francesco Gennari, Roni Horn, Giulio Paolini, Davide Rivalta e Jan Vercruysse. Tra affinità e diversità, l’idea è quella di disorientare in un flusso ininterrotto di opere. I visitatori potranno distinguere i due “momenti” di questo processo creativo con una mappa e con l’aiuto di alcuni studenti dell’Accademia di Belle Arti.
HoMi, creatività detta gli stili di casa1150 espositori da 38 Paesi alla rassegna di FieraMilano
21 gennaio 201918:05
E’ in programma dal 25 al 28 gennaio, a Fiera Milano, la nuova edizione di HoMi, il Salone internazionale degli Stili di Vita: 1.150 espositori (il 27% dei quali stranieri) da 38 Paesi racconteranno il design e la creatività per la casa e la persona. Nei padiglioni di Rho sono attesi buyer internazionali provenienti da tutto il mondo, profilati grazie anche alla collaborazione con Ice. Tra gli altri Paesi selezionati figurano Francia, Germania, Russia, Cina e Emirati Arabi.
Nei padiglioni spazio al coraggio di innovare con presenza di start-up e giovani designers a Creazioni e Sperimenta, area che raccoglie lavorazioni di materiali all’avanguardia. Pensata come un luogo dove si guarda a scenari futuri anche la HoMi Hybrid Lounge, in collaborazione con POLI.Design, eccellenza del Politecnico di Milano, e Wgsn, istituto internazionale per la ricerca dei nuovi trend di consumo.
Accademia, stop ticket mostre temporaneeSi potrà visitare tutto il museo con solo biglietto ingresso
FIRENZE21 gennaio 201918:22
– Da ora in poi, alla Galleria dell’Accademia di Firenze non sarà necessario pagare il sovrapprezzo del biglietto per le mostre temporanee perché sarà sufficiente pagare il ticket di ingresso per visitare l’intero museo. Lo ha annunciato la direttrice Cecilie Hollberg, presentando la mostra sulle nuove acquisizioni della Galleria che si aprirà domani con questa nuova modalità di ingresso. “A mio parere, questo museo non offre la possibilità di dare un accesso esclusivo per le mostre temporanee perché abbiamo un solo ingresso e una sola uscita – ha spiegato Hollberg -, quindi mi sembrava più che giusto nei confronti dei visitatori dare la possibilità di vedere tutto quello che c’è nel museo con il biglietto che si compra per entrare”. “E’ una cosa – ha aggiunto la direttrice – che ho sempre voluto fare e nel 2019, visto che abbiamo anche aumentato il costo del biglietto dell’Accademia, ho pensato di fare questa agevolazione che è una cosa giusta e corretta”.
Skunk Anansie, dopo 25 anni restiamo una band liveEsce ’25live@25′. Skin: ‘Brani sul razzismo ancora attuali’
21 gennaio 201920:44
Per celebrare 25 anni di una storia nata su un palco, gli Skunk Anansie non potevano che pubblicare un disco live, il primo della loro carriera, ’25LIVE@25′. Della raccolta in uscita il 25 gennaio e del loro quarto di secolo elettrico hanno parlato la frontwoman Skin e il chitarrista Ace, incontrando la stampa oggi a Milano: “Abbiamo pensato che nel clima attuale, in cui il rock non passa in radio o in tv, questi 25 anni fossero da celebrare come un successo. Anche perché siamo una band nata dal vivo: non distribuivamo demo, dicevamo di venirci a sentire in concerto”.
In 25 tracce il doppio album raccoglie hit come ‘Charlie Big Potato’ e ‘Hedonism’, brani graffianti come ‘Little Baby Swastikkka’ e ‘Intellectualise My Blackness’, registrati dal vivo dal 2007 a oggi, comprese tre canzoni incise a Milano, Taormina e Rimini. L’idea è catturare lo spirito di una band che vive ancora sulla strada: “La gente viene a sentire noi che cantiamo e suoniamo, non cose finte – spiega Skin, che anticipa anche parte del nuovo show -. Non ci saranno solo hit, ma anche canzoni inedite e canzoni vecchie mai suonate dal vivo”. La band passerà dall’Italia a luglio: il 4 alla Palazzina di Stupinigi a Nichelino (Torino), il 5 all’Arena Parco Nord di Bologna, il 7 al Rugby Sound di Legnano (Milano) e l’8 all’Auditorium Parco della Musica per Rock in Roma.
L’anniversario permette alla band di riflettere sul proprio percorso (“Abbiamo sempre sperimentato, a costo di sbagliare, ma ora siamo più maturi”, dice Skin) e sul panorama sociale e musicale: “Oggi il rock e la musica con messaggi radicali non sono scomparsi – dice Ace – Bisogna cercare più a fondo gruppi come Sleaford Mods e Idles: la nostra fortuna è stata aver raggiunto il mainstream con simili messaggi”. “La musica inglese è sempre più borghese, all’establishment non piace la musica politica, infatti non piacevamo neanche noi – aggiunge Skin – Oggi mi fa tristezza pensare che brani come ‘Yes It’s Fucking Political’ e ‘Selling Jesus’ siano ancora rilevanti, o addirittura più di prima, anche qui in Italia: siamo in un periodo preoccupante per l’ascesa dell’estrema destra razzista, mi disgusta. Quanto all’Inghilterra, Brexit ci farà tornare indietro, e la cosa peggiore è che si fonda su un sentimento di razzismo. Spero in un secondo referendum, perché il primo è stato fatto sulla base di menzogne”.
Moda: Pitti Bimbo, oltre 6.400 buyer2.450 arrivano dall’estero, gli italiani in calo
FIRENZE21 gennaio 201920:05
L’edizione 88 di Pitti Bimbo si è chiusa il 19 gennaio superando 6.400 compratori intervenuti e quasi 10.000 visitatori complessivi. Sono quasi 2.450 i buyer arrivati dall’estero, in linea con i valori raggiunti un anno fa, mentre per l’Italia i dati d’affluenza hanno fatto registrare -9%. Guardando ai risultati dei primi 8 mercati di Pitti Bimbo: la Spagna, al primo posto per compratori, fa registrare presenze in crescita (+7%), così come lo sono quelle dei buyer dalla Grecia (+20%). Francia e Regno Unito confermano gli stessi alti livelli raggiunti all’ultima edizione invernale. La stessa cosa per la Turchia mentre si registra lieve flessione per la Germania.
Erano attesi cali più consistenti nei numeri da Russia (-14% nel numero negozi) e Ucraina (-9% come buyer). Andando oltre in classifica: Cina, Giappone e Stati Uniti hanno numeri in tenuta sui valori dei punti vendita raggiunti, mentre si registrano aumenti di altri mercati di rilievo come Belgio (+20%), Polonia (+5%) e Arabia Saudita.
‘Adrian’, il kolossal di Celentano a VeronaLo show animato, ideato, scritto e diretto dal ‘Molleggiato’
21 gennaio 201921:28
Al via ‘Adrian’, lo show che avrà come fulcro il kolossal animato ideato, scritto e diretto da Adriano Celentano, al debutto lunedì 21 e martedì 22 gennaio in prima serata su Canale 5. La scenografia del teatro Camploy di Verona.
Tv: debutta ‘Adrian’, Celentano 3 minuti in scenaPoche battute nell’anteprima. Poi cartoon tra erotismo e utopia
VERONA21 gennaio 201923:41
Standing ovation del pubblico, lampi e tuoni ad accompagnarne l’ingresso in scena. Ma dura meno di tre minuti la performance di Adriano Celentano sul palco di Adrian, lo show evento ideato, scritto e diretto dallo stesso Molleggiato, al debutto questa sera su Canale 5 in diretta dal teatro Camploy di Verona. Pantaloni e pile scuri, scarpe beige, Celentano si comporta come il regista dello spettacolo: “C’è qualcosa da cambiare qui”, dice correggendo l’aiuto regista per un’inquadratura. Bacchetta Natalino Balasso, che lo ha preceduto sul palco (“Celentano sembra che non ci sia, ma quando c’è rompe i coglioni”), per l’uso della parolaccia. Il tempo di bere un po’ d’acqua ed esce di scena, lasciando un po’ tutti a bocca asciutta.
Alimentata dal mistero che fino all’ultimo ha avvolto l’ambizioso progetto, dalla gestazione ultradecennale, l’attesa era altissima. L’idea centrale si conferma l’utopia di un mondo diverso: sullo sfondo, il mare, un’enorme arca di legno, un pontile che spunta dietro uno scoglio. Entrano Nino Frassica e Francesco Scali, in saio da frati: “Siamo qui per decidere chi può salire sull’arca e contribuire a costruire un futuro migliore grazie alla bellezza di cui è portatore”, spiega Scali, prima di iniziare le ‘audizioni’ a coloro che aspirano a salire sull’arca. Gli ‘eletti’ varcano un grosso portone che, schiudendosi, lascia intravedere una luce accecante. Poi arriva Balasso, vestito da clochard, e ironizza sulla mania dei reality, sul pubblico pagato per fare da claque, sullo stesso show. Dopo mezz’ora di anteprima, debutta l”alter ego’ Adrian, il cartoon ideato da Celentano e disegnato da Milo Manara, che porta il pubblico in un futuro distopico: l’orologiaio supereroe, distratto dalle continue avances della procace Gilda (che ha le fattezze di una giovane Claudia Mori), combatte la sua battaglia contro il potere corrotto in una metropoli dai colori lividi, in cui le forze speciali controllano l’ordine pubblico. Molto evidente, fin dalle prime scene, il rapporto ad alto tasso erotico tra i due protagonisti.
Con un parterre di firme stellari – da Manara (iconografie e disegni), al premio Oscar Nicola Piovani, (musiche originali), la supervisione ai testi di Vincenzo Cerami (scomparso nel 2013) oltre ad alcuni giovani sceneggiatori della scuola Holden di Baricco – il progetto si articolerà in nove serate. Top secret i costi (si parla di un budget top per il prime time di Canale 5, tra 1 milione e mezzo e 2 milioni a serata) per un kolossal che ha visto al lavoro più di 1000 animatori, un’equipe di centinaia di tecnici, professionisti della scrittura, del disegno, del suono, della musica e della recitazione.
La colonna sonora della serie, con la musica composta da Piovani – un doppio cd e triplo vinile limitato numerato – sarà disponibile dal 25 gennaio (prodotto da Clan Celentano con distribuzione Universal Music Italia). Il progetto discografico contiene molte canzoni del repertorio di Celentano e il remix di Benny Benassi di alcuni brani storici. Nel cofanetto anche due booklet con le tavole disegnate da Manara: alcuni disegni promettono anche per le prossime puntate scene ‘hard’, che raccontano la passione della coppia protagonista, in particolare la sequenza in cui Gilda in sottoveste rossa e slip neri si spoglia(strizzando l’occhio a Sofia Loren in Ieri, oggi e domani) prima di lanciarsi sul letto dove la aspetta il suo Adrian nudo che legge il giornale.
Santamaria ‘voce’ di Batman in Lego 2In sala il 21 febbraio il sequel dell’avventura animata
21 gennaio 201914:07
– Claudio Santamaria torna a prestare la voce al mitico Batman in The Lego Movie 2: Una nuova avventura, il sequel del film campione di incassi in uscita nelle sale italiane il 21 febbraio 2019 distribuito da Warner Bros. Pictures, dopo la saga dei tre film live-action diretti da Christopher Nolan e i precedenti “The Lego Movie” e “Lego Batman – Il Film”.
“The Lego Movie 2: Una nuova avventura” riunisce gli eroi di Bricksburg in una nuova avventura d’azione per salvare la loro amata città. Dopo cinque anni di vita meravigliosa, ora gli abitanti della cittadina devono affrontare una nuova e gigantesca minaccia: i Lego Duplo, degli invasori venuti dallo spazio, che distruggono tutto più velocemente di quanto si possa ricostruire. La battaglia per sconfiggerli e riportare l’armonia nell’universo LEGO condurrà Emmet, Lucy, Batman e i loro amici in mondi lontani e inesplorati, tra cui una strana galassia in cui tutto è un musical.
Trump candidato peggior attore ai RazziePer ruolo di se stesso in Fahrenheit 11/9 e in Death of a Nation
NEW YORK21 gennaio 201916:32
– Donald Trump ha avuto la nomination come peggior attore alle candidature per i Razzie Award. Il presidente è stato candidato per il ruolo di se stesso in ‘Fahrenheit 11/9’ di Michael Moore e in ‘Death of a Nation’, il documentario pro-Trump di Dinesh d’Souza. I Golden Raspberry Awards, letteralmente Premi Lamponi Dorati, detti anche Razzie Awards da ‘to razz’, spernacchiare, sono premi, assegnati in una cerimonia annuale che si tiene a Los Angeles il giorno prima di quella degli Oscar, per mettere in luce gli attori, gli sceneggiatori, i registi, i film e le canzoni peggiori della stagione cinematografica precedente.
A far compagnia a Trump ci sono anche John Travolta per il suo ruolo in ‘Gotti – Il primo padrino’, che si è beccato una nomination anche come peggior film, e Johnny Depp in ‘Sherlock Gnomes’. Invece della famosa statuina, i vincitori riceveranno un lampone appoggiato su un nastro Super8 dipinto in oro del valore di neanche 5 dollari.
Sex Tape vince 4/o Fish & Chips FestivalAmbientato tra i teenager immigrati di seconda generazione
TORINO21 gennaio 201918:20
– ‘Sex Tape’, film francese di Antoine Desrosières, commedia anticonvenzionale sullo slut shaming (l’atto di far sentire una donna colpevole dei suoi comportamenti sessuali), già presentato a Cannes 2018, ha vinto il 4/o Fish & Chips Film Festival di Torino, dedicato al cinema a sfondo erotico.
“Un film – si legge nella motivazione del Premio – che riesce a combinare un tema forte ed esplicito con uno stile di grande leggerezza, sostenuto da un gruppo di attrici e attori sorprendenti. Senza abusare di grafismi, parla del tema del sesso tra i teenager immigrati di seconda generazione facendoci scoprire un mondo con ironica critica sociale e di genere”.
Fish & Chips, si conferma, secondo l’assessore alla Cultura della Regione Piemonte, Antonella Parigi, “un festival innovativo, amato dal pubblico giovanile, mirato ad ampliare l’offerta cinematografica della città”. Tra gli appuntamenti collaterali anche il Wet Party, la festa ufficiale del festival di sabato notte, con 1.300 persone.
Salemme-Abatantuono consuoceri ‘contro’In ‘Compromessi sposi’ di Miccichè come Totò e Aldo Fabrizi
21 gennaio 201920:46
rd e Sud ‘contro’ interpretati da due futuri consuoceri molto bellicosi, ovvero Vincenzo Salemme e Diego Abatantuono. Tutto qui ‘Compromessi sposi’ di Francesco Miccichè, in sala dal 24 gennaio con Vision Distribution, che ricalca la commedia italiana più classica guardando soprattutto, come ammette lo stesso regista, a ‘Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi’ capolavoro di Mario Mattoli del 1960. Il film di Vision Distribution e Camaleo con TimVision e Sky Cinema girato tra Gaeta e Formia, racconta di un colpo di fulmine, quello tra Ilenia (Grace Ambrose), giovane e sboccacciata fashion blogger di Gaeta, e Riccardo (Lorenzo Zurzolo), ragazzo bergamasco che aspira a fare il cantautore.
Basta una notte e i due ragazzi vogliono già sposarsi, ma i loro rispettivi padri non sono affatto d’accordo. Diego (Abatantuono), padre del ragazzo, è infatti un ricco imprenditore del Nord dall’anima berlusconiana, mentre Gaetano (Salemme), padre di Ilenia, un più che corretto sindaco del Sud di fede grillina. Per i due consuoceri, e rispettive famiglie, c’è una sola mission: ‘il matrimonio non s’ha da fare’.
In questa commedia con Dino Abbrescia, Rosita Celentano, Elda Alvigini e con la partecipazione di Valeria Bilello e con Susy Laude, Sergio Friscia e Carolina Rey, ritmo frenetico, qualche parolaccia di troppo e le inevitabili gag tra la cultura del nord e quella del sud d’Italia che hanno alimentato tanto cinema di ogni parte del mondo.
“Il mio personaggio – spiega Salemme oggi a Roma – è quello di un sindaco pieno di fragilità mascherate da rigida osservanza alle regole. Ma in questo film così, nonostante sia del sud, ricordo più Fabrizi che Totò, un ruolo che invece adotta Abatantuono”. “Sono due consuoceri contrapposti nel carattere – spiega invece Abatantuono -. Sono quello del nord è vero, ma sono anche quello che si arrangia. Insomma un berlusconiano convinto”. Ammette infine il regista: “Sì nel film c’è solo un pizzico di politica, ma è un tema solo sfiorato. In realtà Compromessi sposi è più la storia di due famiglie che si scontrano e dove alla fine i giovani sono, alla fine, quelli più maturi”. Una curiosità, per la prima volta nel product placement del film approda un marchio di marijuana legale (Free Joint). Frase cult del film, infine, quella di Diego Abatantuono che con disprezzo dice al consuocero Salemme: “siete voi meridionali con i vostri ragù i veri responsabili del buco nell’ozono”.
A Berlino ancora due film italiani, Normal e Il Corpo della sposaA Panorama i film di Adele Tulli e Michela Occhipinti
21 gennaio 201920:43
Approdano altri due film italiani nella sezione Panorama del Festival di Berlino (7-17 febbraio) ed entrambi nel segno del femminile. Si tratta di NORMAL di Adele Tulli e IL CORPO DELLA SPOSA (FLESH OUT) esordio al lungometraggio di Michela Occhipinti (Lettere dal deserto). NORMAL il nuovo film documentario di Adele Tulli (classe 1982) è un viaggio nelle norme, negli stereotipi e nelle convenzioni di genere nell’Italia di oggi. Un cammino lungo quei confini che chiamiamo maschile e femminile. Prodotto da FilmAffair, in coproduzione con due storiche realtà della memoria e dello sguardo collettivo come AAMOD e Istituto Luce Cinecittà, e con Intramovies, il film, realizzato in collaborazione con Rai Cinema e Ginestra Film, verrà distribuito nelle sale italiane da Istituto Luce Cinecittà mentre la distribuzione estera è affidata a Slingshot Films.
Quali sono i rituali, i desideri, i comportamenti legati al genere e alla sessualità? I gesti e i ruoli che spesso senza accorgercene condizionano le nostre identità? NORMAL è un viaggio tra queste dinamiche di genere nell’Italia di oggi,raccontate attraverso un mosaico di scene di vita quotidiana dal forte impatto visivo,dall’infanzia all’età adulta. Un caleidoscopio di situazioni di volta in volta curiose, tenere, grottesche, misteriose, legate dal racconto di quella che siamo soliti chiamare normalità, mostrata però da angoli e visuali spiazzanti.
“Nei miei film precedenti – spiega Adele Tulli – ho lavorato su temi relativi al genere e alla sessualità sempre scegliendo protagonisti che riflettessero il punto di vista di chi si colloca ai margini delle convenzioni sociali dominanti. In questo lavoro volevo sperimentare un cambio di prospettiva, concentrandomi proprio su ciò che viene considerato convenzionale, normativo, normale. L’idea è di creare degli accostamenti che riescano a provocare un senso di straniamento e di sorpresa davanti allo spettacolo della ‘normalissima’ realtà di tutti i giorni. NORMAL intende suscitare una riflessione sulle complesse dinamiche sociali attraverso cui costruiamo e abitiamo le nostre identità di genere”.
Sempre nella sezione Panorama arriva poi un film sulla trasformazione del corpo femminile, ovvero IL CORPO DELLA SPOSA.
Prodotto da Vivo film con Rai Cinema, in associazione con Films Boutique, con il contributo di MIBAC – Direzione Generale Cinema, con il supporto di Regione Lazio, sviluppato con il supporto di Europa Creativa – Programma MEDIA dell’Unione Europea, il film racconta la storia di una donna nella Mauritania di oggi, Verida, a cui la cultura locale impone di aumentare di peso per rendersi più desiderabile agli occhi degli uomini. Per fare questo la tradizione impone alle donne in cerca di marito di mangiare eccessivamente, anche a costo di adottare tecniche di alimentazione forzata come il gavage, l’alimentazione tramite sondino gastrico usata per nutrire le oche nella produzione del foie gras. Mentre il matrimonio si avvicina a grandi passi, pasto dopo pasto, Verida mette in discussione tutto ciò che ha sempre dato per scontato: i suoi cari, il suo modo di vivere e – non ultimo – il suo stesso corpo.
A Rebibbia in mostra quadri detenuti alta sicurezza
“I colori dolenti” allestita nella sala teatro “Cinotti” del penitenziario romano
21 gennaio 201919:15
Francesco, Vincenzo, Luca 1 e Luca 2, Giuseppe, Ivano, Luigi, Santo e Mario: sono i nove detenuti oggi artisti e pittori della sezione alta sicurezza del nuovo complesso del carcere di Rebibbia protagonisti della mostra “I colori dolenti”. Insieme, questa mattina, hanno per la prima volta presenziato all’esposizione dei loro lavori nella sala teatro del penitenziario romano. I nove animano il laboratorio artistico di Rebibbia nato nel 2015 su richiesta di alcuni degli stessi detenuti.”Agli inizi – racconta Francesco – non avevamo materiali e mancavano le tele. Disegnavamo su quello che ci capitava come i pacchetti di sigarette”.”Qui ho toccato i pennelli per la prima volta – aggiunge Vincenzo -. Con noi c’era un compagno di cella che sapeva dipingere. Poi è tornato in libertà. Gli abbiamo di fatto rubato il mestiere. Quello che oggi abbiamo esposto è frutto soprattutto dei nostri sbagli, non solo in senso metaforico. La pittura ci permette di raccontare quello che non riusciamo a esprimere con le parole”.Ma perché “Colori dolenti?” È proprio Vincenzo, in carcere da 17 anni, a spiegare: “L’idea è nata dopo lo spettacolo teatrale che abbiamo messo in scena nel 2009. Era l’Inferno di Dante e ci colpirono i passaggi in cui il Sommo Poeta scrive “Per me si va nella città dolente” e “lasciate ogni speranza oh voi che entrate!” Noi non siamo stati d’accordo: qui a Rebibbia la speranza non ce la toglie nessuno. I “colori dolenti” sono le nostre esperienze personali, certo, ma non per questo perdiamo la speranza di vita”.Dei quadri esposti questa mattina a Rebibbia, il critico d’arte Claudio Strinati ha scritto in una lettera letta in teatro: “Chi è in una condizione carceraria anche così dura non può non avere una prospettiva, come ogni altro essere vivente. Questa prospettiva è presente nelle opere che vediamo oggi nella mostra”. “La crescita artistica dei detenuti – spiega Alessandro Reale, direttore del laboratorio artistico -, è sempre stata costante e lo testimoniano i tanti lavori eseguiti che segnalano oltre alla perseveranza nel frequentare il corso”.Le tele nate nel laboratorio sono state tutte realizzate con la tecnica ad olio. La mostra è stata introdotta da un video, realizzato dal sostituto commissario di polizia penitenziaria Luigi Giannelli, che entra nelle celle di alta sicurezza e fa parlare i protagonisti. Presenti all’iniziativa, la direttrice del carcere, Rossella Santoro, la senatrice Valeria Fedeli, Luigi Ardini commissario capo comandante, Angela Salvio, magistrato di sorveglianza, Antonella Rasola, direttrice sezione alta sicurezza, e Paolo Masini, presidente BPA – Mamma Roma e i suoi figli migliori, che ha consegnato un premio ai detenuti.
Cassazione: ‘sciacquetta’ in tv vuol dire ‘sprovveduta’Motivi assoluzione Rosita Celentano denunciata da Sara Varone
21 gennaio 201918:50
Il vocabolo ‘sciacquetta’ “perde la sua carica offensiva” se viene pronunciato, come concetto “malamente espresso”, dopo la parola “sprovveduta”, nell’ambito di trasmissioni televisive di intrattenimento dedicate ad aspiranti alla notorietà come i ‘tronisti’ e seguite da un pubblico che interpreta il significato delle parole non in base al dizionario ma al contesto nel quale vengono pronunciate. Per questo motivo la Cassazione ha assolto “perchè il fatto non sussiste” Rosita Celentano, la figlia del ‘molleggiato’ che si cimenta nella conduzione tv e radiofonica, per aver dato nel 2009 della ‘sciacquetta’, appunto, alla show girl Sara Varone durante la trasmissione ‘Domenica5’ dedicata a ‘Matteo Guerra e le sue donne’ tema che gli ‘ermellini’ definiscono “già di per sé eloquente”.Il verdetto dei supremi giudici ripercorre i fatti ricordando che la Celentano chiese al tronista Guerra cosa volesse fare da grande e alla risposta che voleva fare l’attore gli disse che allora – sintetizza e traduce la Cassazione – “era inutile farsi riprendere in compagnia di ragazze sempre diverse”. Esattamente però, la figlia di ‘Adrian’ espresse il concetto esplicitato dagli ‘ermellini’ dicendo a Guerra “dove sei tu, queste quattro sciacquette. Che questa cosa riesce solamente con le ragazzine più sprovvedute e veramente quattro sciacquette”. Una delle “ragazzine”, ricorda la Cassazione, era Sara Varone che si sentì diffamata e chiamò in trasmissione per ottenere delle scuse che non ebbe: denunciò Rosita che fu condannata in primo e secondo grado, anche a risarcirla.Con il verdetto 2682 depositato dalla Quinta sezione penale e relativo all’udienza svoltasi lo scorso dieci dicembre, la Suprema Corte spiega che “dalla valutazione della condotta, emerge in maniera chiara come l’imputata muovesse una critica all’ospite presente, Matteo Guerra, al quale addebitava di cercare notorietà accompagnandosi a giovani donne, delle quali, in sostanza si approfittava, perchè sprovvedute”. Ad avviso della Suprema Corte, “in quel contesto il termine sciacquetta acquista, anche nella percezione del pubblico di quella trasmissione televisiva, un senso diverso rispetto alla definizione che ne dà il dizionario della lingua italiana (lavapiatti, sguattera, donna di facili costumi, sgualdrinella) per riferirsi piuttosto al concetto, malamente espresso, di giovane donna inesperta, incauta, ‘sprovveduta’, appunto, termine che nella frase precede, connotandolo, quello improprio di ‘sciacquetta’”. Meno incline ad avvalorare questa interpretazione lessicale e’ stata la Procura generale della Cassazione rappresentata da Elisabetta Cesqui che aveva chiesto la inammissibilità del ricorso per l’evidente offensività del termine rivolto alla Varone e alle altre “ragazzine”.
A Vinci 50 eventi per 500/mo LeonardoAnche esposizione ‘Paesaggio’, 1/o quadro a lui attribuito
21 gennaio 201919:10
– Un calendario di oltre 50 eventi per celebrare il 500mo anniversario dalla morte di Leonardo, con al centro l’esposizione del quadro ‘Paesaggio’, il primo disegno attribuito all’opera del Genio, in prestito dalle Gallerie degli Uffizi. A organizzarli il comune di Vinci (Firenze), terra natale di Leonardo, nell’arco del 2019. Si tratta solo di una parte del complesso delle celebrazioni: la prossima settimana verranno svelati gli eventi dell’associazionismo locale. Quello principale sarà il 15 aprile, giorno della nascita di Leonardo, con il ‘Paesaggio’ a Vinci fino al 15 ottobre. Nel corso del 2019 sono programmate una serie di conferenze curate dai massimi esperti come Paolo Galluzzi, Marzia Faietti, Pietro Cesare Marani e Maria Teresa Fiorio. A Carlo Vecce, il 13 aprile, il compito di occuparsi della Lettura Vinciana con una conferenza sul tema ‘Leonardo e il tempo’. Tre volumi saranno pubblicati dalla Biblioteca Leonardiana. Previsto il passaggio delle Mille Miglia e del Giro d’Italia.
A Torino 60 ore non stop con musica di MozartMaratona con 400 musicisti a 150 appuntamenti
TORINO21 gennaio 201919:11
E’ arrivata alla sua undicesima edizione la maratona musicale Mozart Nacht und Tag che dal 2009 l’Associazione Baretti di Torino, con il coordinamento artistico di Corrado Rollin e Giorgio Griva, dedica al compositore nato a Salisburgo il 27 gennaio 1756. Anche quest’anno partecipano ai 150 appuntamenti, a titolo del tutto gratuito oltre 400 musicisti provenienti dai Conservatori piemontesi e italiani affiancati da professionisti che in modo convinto hanno deciso di partecipare a questa iniziativa mirata alla pura divulgazione culturale. La non-stop di 60 ore comincia la mattina di sabato 26 gennaio per concludersi con il tradizionale concerto in Conservatorio alle 21 di domenica 27. La no-stop, seguita ogni anno da migliaia di spettatori, si tiene in giro per la città tra cui il Cineteatro Baretti, l’Auditorium della Biblioteca Nazionale Universitaria, il Circolo dei Lettori, il Salone degli Svizzeri di palazzo reale, il Tempio Valdese, l’Oratorio San Filippo.
Professore della Unibz primo su Google ScholarMarco Gobbetti, ordinario di microbiologia agraria
BOLZANO21 gennaio 201915:11
Marco Gobbetti, ordinario di microbiologia agraria alla facoltà di Scienze e tecnologia della Libera università di Bolzano è stato classificato da “Google Scholar” al numero uno per citazioni dei suoi articoli scientifici nel settore “Food Microbiology”.Il giudizio del motore di ricerca di Google dedicato al mondo accademico e della ricerca si basa sulle 20.113 citazioni ottenute da Gobbetti, che supera di misura Nagendra P.Shah, docente dell’Università di Hong Kong.Tra i maggiori esperti italiani di microbiologia degli alimenti, originario di Perugia, prima di approdare alla Lub nel 2017, Gobbetti è stato professore ordinario all’Università degli Studi di Bari dal 2000 al 2016.Al parco tecnologico “Noi”, il professor Gobbetti dirige, assieme alla professoressa Raffaella Di Cagno (14ma a livello mondiale su Google Scholar) il laboratorio “Food Microbiology Lab” dell’università ed un team di dieci ricercatori. [print-me title=”STAMPA”]
