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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Tempo di lettura: 42 minuti

Ultimo aggiornamento 3 Aprile, 2019, 11:05:44 di Maurizio Barra

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

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ALLE 10:58 DI MERCOLEDì 03 APRILE 2019

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Il Salvator Mundi di Leonardo che fine ha fatto?
Nessuno lo sa, le tracce si perdono dopo la vendita da Christie’s. Inchiesta del New York Times

02 aprile 2019 03:27

Dov’è finito il “Salvator Mundi”? Il dipinto più costoso mai venduto a un’asta è diventato la “Primula Rossa” del mondo dell’arte. Attribuito con qualche contestazione al pennello di Leonardo e venduto per 450 milioni di dollari nel novembre 2017, avrebbe dovuto costituire il perno a cui ancorare la già favolosa collezione del Louvre di Abu Dhabi, ma, da quando ha lasciato i saloni di Christie’s a New York dopo la vendita, il quadro è letteralmente scomparso dalla circolazione. Nessuno sa dove sia finito il dipinto e se qualcuno lo sa sta tenendo la bocca cucita, ha concluso il New York Times dopo una indagine a tutto campo tra New York, Parigi, la Svizzera e le sabbie degli Emirati.

“Una persona a conoscenza dei dettagli della vendita ha detto che avrebbe dovuto essere spedito in Europa una volta concluse le operazioni di pagamento”, scrive il giornale che cita anche la restauratrice Dianne Modestini dell’Institute of Fine Arts della New York University il cui lavoro sulla tela ha portato all’attribuzione. L’esperta ha detto di aver saputo dal collega svizzero Daniel Fabien che una società di assicurazione gli aveva chiesto di esaminarlo a Zurigo lo scorso autunno in vista di un’ulteriore spedizione. L’esame tuttavia fu cancellato. Fabien non vuole parlare e la Modestini ha detto che a quel punto “la pista è diventata completamente fredda”.L’acquirente del Salvator Mundi e’ un principe saudita

Il giallo del “Salvator Mundi” è dunque sempre più fitto. Pochi quadri hanno mai evocato tanto intrigo sia nel mondo dell’arte che in quello degli oligarchi russi e degli sceicchi del golfo, uno dei quali, forse a nome del principe ereditario di Riad Mohammed bin Salman, avrebbe sborsato l’assegno da capogiro finito nelle mani del precedente proprietario, il miliardario russo Dmitry Rybolovlev. Esponenti dello staff del Louvre di Abu Dhabi, dove il Leonardo avrebbe dovuto essere esposto nel settembre 2018, hanno detto al giornale di non sapere dov’è. Lo stesso vale per il Louvre di Parigi che ha dato la licenza del nome al “cugino” del Golfo e che spererebbe tanto di includere il quadro nelle mostre organizzate per le celebrazioni leonardesche del quinto centenario della morte.

Fusini scava nell’animo femminileAmbiguità, violenza e attrazione di un rapporto di coppia malato

02 aprile 201909:57

Grazie alla forza della verità delle parole di Nadia Fusini e del suo racconto articolato e sottile, è questo un affascinante e rivelatorio viaggio al fondo dell’animo femminile, a quei difficili equilibri tra sottomissione e indipendenza, all’ambiguità dei sentimenti, al rapporto di odio amore tra vittima e carnefice, tra paura e fascinazione, che permette al lettore di vedere con più chiarezza cosa c’è dietro certi rapporti di coppia forti e drammatici, teneri e feroci, che non trovano spesso le ragioni per venire denunciati.
A raccontare tutto è Santini, un poliziotto che vede una sera arrivare in questura una donna che non sta bene, esausta, angosciata e come febbricitante, la quale, quasi in trance, vuole fare una confessione, in cui si avverte una forte umanità.
E’ l’inizio di una articolata confessione di un rapporto di soggezione, amore e violenza con Giovanni, un meridionale senza arte né parte che fatica ad inserirsi a Malo, una cittadina del veneto chiusa dove vive Marìa (scritto con l’accento in ricordo di una nonna andalusa), una maestra del luogo che lo sposerà andando contro l’ostilità della sua famiglia. Spaesato, senza lavoro, Giovanni la spingerà irrequieto a lasciare il lavoro che ama e a seguirlo con la speranza di una vita migliore, più serena, nel ritorno alla sua isola, in Sicilia. Lì sarà lei a trovarsi fuori luogo, guardata e tenuta distanza come una straniera, tra gente con relazioni e modi di fare che le sono del tutto estranei. Sola, senza capire, si aggrappa sempre più al marito che invece ritrova se stesso e una sua vecchia tracotanza e orgogliosa violenza di vivere, tra amici con cui ha legami poco chiari.
Davanti all’agente Santini, uomo di qualche finezza, amante della lettura e della scrittura che gli hanno affinato sensibilità e la comprensione degli altri, che redige il verbale, e la dottoressa Vitale, una psicologa ispettrice di polizia, Marìa Liberati che dice di arrivare da Trapani prima denuncia il marito come autore di un omicidio, poi invitata a spiegare, racconta tutta la propria storia, definendosi complice. ”In quell’isola le donne sono obbedienti. Ma in realtà non è vera obbedienza: è complicità, è connivenza” e col tempo anche io ”lo sono diventata: una vigliacca, una complice” sottomessa alla forza. Perché la sua è la storia di una donna che invece di un marito si trova a rapportarsi con un carceriere violento, a cercar di essere sottomessa, silenziosa sperando ogni sera si avveri il miracolo e Giovanni non trovi un’occasione qualsiasi per far esplodere la sua furia. ”Soffrivo io, ma soffriva anche Giovanni, senza saperlo forse… quella violenza stava diventando l’unico legame tra noi, entrambi ne pativamo e ne vivevamo. E forse per questo l’accettavo. Era l’unica cosa che dividevo con lui”. E anche il sesso, aspro, senza tenerezza, disperato per il forte desiderio, aveva un suo ruolo: ”io imparavo ad amare chi lottava per disfarsi di me, questa era la mia follia”. Accetta così anche che il marito abbia un’amante e poi abbia una reazione violenta quando scopre che quest’ultima forse lo tradisce. Una follia che però le dà anche una resistenza insospettabile, che diventa ancora più forte, passiva ma ferma quando resta incinta e si rifiuta di abortire e non abortisce nemmeno per le botte e i maltrattamenti. Ora è in questura perché ha partorito e il figlio neonato glielo hanno subito tolto, ma lei vuole riaverlo, riavere a questo punto la propria vita e poterne dare una anche al suo bambino, come la maternità le avesse restituito un’identità, un senso. Quando poi tutto sarà risolto e lei si ritroverà a Malo sempre sola, rifiutata, ma libera e col figlio, manderà a Santini, che dalla donna è rimasto profondamente colpito e coinvolto, un libricino, il diario tenuto sull’isola, sorpresa dalla ”tenacia nel volersi spiegare le cose” del poliziotto, che come uomo è evidentemente attratto in modo particolare da quel che ha sentito. E in quelle pagine scritte in prima persona ecco la confessione chiara, senza reticenze, del morboso piacere di tale sottomissione, della propria volontaria, cosciente discesa agli inferi per una solitudine e un bisogno disperato di relazione e di qualsiasi tipo di attenzione scambiato per amore, ricostruita, narrata da una femminista storica come la Fusini, che va alla ricerca mimetica della verità aldilà di ogni paravento ideologico, con una scrittura che sembra avere dentro l’urgenza stessa di Marìa, il suo timore, tra interrogativi senza risposta, ragionamenti tragicamente paradossali, speranze assurde e paure profonde, ma con una sua essenziale vitalità.
Jordan Peele ci riprova con Us-NoiUn film che ribalta le carte della cultura occidentale

LOS ANGELES02 aprile 201918:05

– Due anni fa aveva sorpreso tutti con il suo esordio da regista e con un film, Get Out (Scappa), che aveva spiazzato pubblico e critica, conquistando entrambi. Oggi Jordan Peele ci riprova con “Us”, in Italia dal 4 aprile con il titolo “Noi”, ma il regista afroamericano non è più una sorpresa bensì è già diventato uno di quei fenomeni alla Tarantino che, più che avere successo in un genere, il genere lo hanno creato. Peele, infatti è già maestro dell’horror intelligente, divertente, provocatorio, politicamente impegnato, attento alla questione razziale, intrigante e costruito su diversi livelli.
Anche “Us” è un film alla Peele, dove il mostro non si annida in una casa piena di razzisti come nel suo primo film o su un’astronave o nel sottoscala, ma è rappresentato da noi stessi e dalle nostre paure.
US è il pronome inglese ‘noi’, prima persona plurale, ed è anche l’acronimo che sta per Stati Uniti d’America e “Us”, che vede protagonisti il premio Oscar Lupita Nyong’o, Winston Duke, i giovanissimi Shahadi Wright Joseph e Evan Alex e una spassosa Elisabeth Moss, è un film che ribalta le carte della cultura occidentale, della paura dello straniero. Questa volta a far paura non è l’altro, è qualcosa di molto più vicino e per questo più spaventoso, a far paura questa volta siamo noi, i nostri sosia, per la precisione.
Peele spaventa e diverte attraverso il racconto dei Wilson, una famiglia americana agiata e privilegiata: marito e moglie, due ragazzi e una bella casa al mare. A rompere la quiete arrivano quattro individui, marito moglie e due ragazzi, identici ai componenti dell’idilliaco quadretto, eppure diversissimi. “Ogni volta che faccio un film mi chiedo cosa mi spaventa a livello primordiale, a livello di fobia. – dice il regista – Poi inizio a sezionare. E la paura del sosia la porto dentro da tempo. Ho fatto ricerche sulla mitologia del doppio e ho scoperto che uno dei suoi significati ha a che fare con il tentativo di sopprimere se stessi e i propri istinti; e poi ho pensato di cercare di applicare quel concetto non al singolo individuo ma alla sua pluralità, al ‘noi’, alla comunità.” Peele, che qualcuno paragona a Spike Lee, altri a Tarantino, altri ancora a Spielberg, non ha paura di esporsi né di esporre le proprie idee. “Racconto la comunità americana, privilegiata e che ha paura di perdere i suoi privilegi e per questo teme l’altro quando dovrebbe aver paura di sè stessa. Quando siamo insieme noi, inteso come gruppo, possiamo essere il peggior mostro mai esistito. Possiamo realizzare cose stupende ma anche atrocità inaudite. E a fare le une e le altre è sempre una comunità di persone. Il fatto è che il ‘noi’, il gruppo, tende a cancellare le responsabilità che il singolo avrebbe e lo fa in una maniera in grado di creare atrocità. Tendiamo sempre a proteggere la nostra tribù, demonizzando gli altri, ma è il concetto di noi e degli altri che nasconde infinite debolezze”. Una delle prerogative dei film di Peele è che è amato anche da chi non ama il genere horror: “Anche questa volta ho cercato di stemperare la tensione con l’umorismo. Se dai al pubblico una valvola di scarico, si diverte di più. E comunque, chi dice di non amare gli horror è perché ha guardato l’horror sbagliato. E’ molto importante per me raccontare storie che qualsiasi audience possa amare. Tutto dipende dall’efficacia della storia. Se il racconto è forte, allora puoi spingere il confine un po’ più in là e così promuovere una più vasta rappresentazione sul grande schermo. E questo è il mio obiettivo”.

Lanzillotta e Brunello con la ToscaniniIn programma Bach, Ligeti, Respighi e Antonioni

PARMA02 aprile 201912:56

– La stagione concertistica dell’Orchestra Filarmonica Toscanini, ‘Nuove atmosfere’, prosegue nel suo ottavo appuntamento ospitando all’Auditorium Paganini di Parma il 4 e 6 aprile alle 20.30 due dei più apprezzati musicisti italiani: il direttore Francesco Lanzillotta e il violoncellista Mario Brunello. Già direttore principale ospite della Filarmonica nel triennio 2014/17, Lanzillotta presenterà al pubblico un intenso programma che si apre nel nome di Bach e del suo Concerto per clavicembalo in re maggiore BWV 1054 (proposto da Brunello nella trascrizione per violoncello piccolo). E prosegue col Novecento del Concerto per violoncello e orchestra di Gyorgy Ligeti e della Terza Suite dalle Antiche arie e danze per liuto di Ottorino Respighi, per concludersi con ‘Nostro Mare’ di Francesco Antonioni, un brano che ha debuttato a Firenze nel 2015, diretto dallo stesso Lanzillotta. Si tratta di un viaggio nella parte meno conosciuta del repertorio ma non per questo meno ricca di suggestioni e di emozioni.
A Venezia una mostra su Luigi PericleDall’11 maggio al 24 novembre alla fondazione Querini Stampalia

03 aprile 201909:38

– La prossima Biennale d’Arte a Venezia vedrà tra i molti eventi un grande ritorno, quello di Luigi Pericle, pittore, fumettista, esoterista, tra i protagonisti del secondo Novecento, che riemergerà dall’oblio in cui si era volontariamente esiliato. Dall’11 maggio al 24 novembre 2019 infatti, sarà visitabile ‘Luigi Pericle (1916-2001) _ Beyond the visible’, la prima retrospettiva sul poliedrico artista dopo oltre cinquant’anni, ospite della Fondazione Querini Stampalia. La figura di Pericle, svizzero di origine marchigiana, fumettista e pittore ma anche astrologo e teosofo, è inscindibilmente legata a quella di Ascona, la cittadina sul Lago Maggiore che tra le due guerre divenne centro di artisti, pensatori, filosofi e miliardari eccentrici, attratti dalla Svizzera neutrale. Ora, grazie alla passione artistica di due albergatori è riemerso dal passato un tesoro: centinaia di dipinti, rimasti dimenticati nella casa del maestro che si ritirò in meditazione e non si concesse mai più.
Boom turismo città arte 113 mln presenzeCst-Confesercenti, Roma regina, a Matera +216% stranieri

02 aprile 201913:08

– Continua inarrestabile la crescita del turismo nelle città d’arte: hanno chiuso in crescita anche il 2018, con un aumento sostenuto sia degli arrivi (44,4 milioni, 600 mila in più del 2017) sia delle presenze, che passano da 110 milioni a 113,4 milioni, oltre un quarto (il 26,3%) delle presenze complessive in Italia (430 milioni nel 2018). E i visitatori stranieri rappresentano circa il 60% delle presenze.
Emerge dai dati del Centro Studi Turistici di Firenze e Assoturismo Confesercenti in occasione del lancio della 23/a Borsa del Turismo delle 100 Città d’Arte. Roma si conferma la meta regina del turismo italiano. Nel 2018 la Città Eterna ha registrato 15,2 milioni di arrivi e 36,6 milioni di pernottamenti con una crescita di 1,1 milioni sul 2017 e per una media di 2,4 notti a visitatore. A trainare i turisti stranieri, che contano per il 64% delle presenze.
Continua a crescere Matera: aumento boom (176%) delle presenze negli ultimi 7 anni dovuti soprattutto alla domanda straniera (+216%).
Colonie profumate da viaggio VuittonTrittico di fragranze, Sun Song, Cactus Garden, Afternoon Swim

02 aprile 201914:38

– Louis Vuitton continua il suo viaggio olfattivo lanciando tre profumi di Colonia dedicati all’estate.
Il trittico prende i nomi di Sun Song, Cactus Garden e Afternoon Swim. L’ispirazione è la l’atmosfera della West Coast della California. “Sognavo di creare un profumo arioso – spiega il maestro profumiere Jacques Cavallier Belletrud -. Collocando la delicata frontiera tra un’acqua estiva piacevole ma fugace e la permanenza di un profumo che si esprime sulla pelle nel tempo.
Queste colonie sono i colori dell’estate e delle interminabili notti estive che essi prolungano perché li ho creati con lo stesso rispetto che ho per i grandi profumi, con materie prime rare e naturali qualitativamente eccezionali. Sono profumi di luce, con note che esplodono rivelando tutta la loro innata naturalezza”.
Sun Song eleva il fiore d’arancio. Cactus Garden è a base di maté (tè esotico). Afternoon Swim mixa arancia e profumo di mare. Infine, l’artista Alex Israel ha creato il packaging ispirandosi a Los Angeles.
Netflix, Suburra 3 si faràL’annuncio a poco più di un mese dal lancio della seconda

02 aprile 201916:40

Suburra, la serie avrà una terza stagione: lo fa sapere ufficialmente Netflix, a poco più di un mese dal lancio della seconda. Un annuncio secco, che non precisa il numero dei nuovi episodi né la data di messa in onda, ma conferma l’impegno della piattaforma di streaming nella produzione italiana.
Nella seconda stagione del crime thriller – prodotto da Cattleya e Bartlebyfilm in collaborazione con Rai Fiction e disponibile dal 22 febbraio – la vicenda è ambientata nei quindici giorni che precedono le elezioni del nuovo sindaco di Roma. Tra nuove alleanze e spietate strategie, i protagonisti sono pronti a tutto pur di conquistare il controllo della città.
Solo pochi giorni fa Netflix ha annunciato tre nuove produzioni originali italiane: Curon, una serie di genere con elementi soprannaturali; una rivisitazione del bestseller Tre metri sopra il cielo di Federico Moccia e una serie drammatica tratta da Fedeltà, il romanzo di Marco Missiroli candidato al premio Strega.
Bene mercato discografico globale, +9,7%Italia conferma trend positivo, ricavi complessivi +2,6%

02 aprile 201914:50

– Cresce ancora il mercato discografico globale, che per il quarto anno consecutivo presenta il segno “più”: nel 2018 l’incremento registrato è del 9,7%, secondo i dati del Global Music Report 2019 di IFPI, in base ai quali i ricavi totali dell’anno passato sono stati di 19,1 miliardi di dollari.
In tendenza con gli ultimi anni, lo streaming continua a guidare i ricavi, cresciuti del 34%, e ora rappresenta quasi la metà (47%) dei ricavi totali, guidati da un aumento del 32,9% delle sottoscrizioni streaming a pagamento. Sono 255 milioni di utenti di servizi streaming a pagamento, rappresentanti il 37% delle entrate totali della musica registrata: una crescita che ha più che compensato il calo del 10,1% delle entrate fisiche e del 21,2% del download.
In ripresa anche l’Italia con un +2,6% e 228 milioni di fatturato (dati IFPI): anche nel nostro Paese è il segmento dello streaming a guidare tale crescita, rappresentando quasi la metà del mercato (41%).
Libri: a Modena torna il Buk FestivalGiunto alla 12/a edizione. Il tema scelto è ‘La diversità’

MODENA02 aprile 201914:53

– Torna a Modena, sabato e domenica 13 e 14 aprile, Buk, il festival dell’editoria indipendente, giunto alla dodicesima edizione, firmata dallo storico direttore Francesco Zarzana con Emma D’Aquino. Il tema scelto quest’anno è ‘La Diversità’. Proprio alla diversità sarà dedicata la conversazione magistrale tra Paolo Mieli – al quale è andato il premio Buk 2019 – e D’Aquino. Il premio speciale Buk 2019 per la Bibliodiversità è andato invece al festival ‘Pordenonelegge’. I due riconoscimenti saranno consegnati in occasione del Gala Buk 2019, sabato 13 aprile nella Chiesa di San Carlo a Modena.
Fra le presentazioni di cartello al festival si segnala la prima assoluta del libro edito da Emi ‘Il mio caso non è chiuso’,l’autobiografia postuma di Jacques Dupuis, teologo belga, ‘l’ultimo eretico’. Nei 25 anni dalla tragica scomparsa di Ayrton Senna Buk festival ospita la prima nazionale del libro di Marco Cucchi ‘Ayrton Senna. Io c’ero!'(A.car Edizioni).
Emma D’Aquino presenterà al festival il nuovo libro edito Baldini & Castoldi, ‘Ancora un giro di chiave. Nino Marano, una vita fra le sbarre’. Ancora:la biografia ‘In arte Peter Sellers’, a cura di Andrea Ciaffaroni, e l’autobiografia di Richard Pryor. Paolo Borrometi terrà una nuova tappa della sua ‘marcia civile’ legata al libro ‘Un morto ogni tanto. Perché combatto contro la mafia’ (Solferino).
Laura Tangherlini di Rai News 24, a Buk presenterà il suo libro/dvd ‘Matrimonio siriano’. Infine Buk ospiterà intervistando Denis Becker(pseudonimo di un funzionario del Louvre) per un ‘backstage’ sulle dinamiche di gestione del Louvre.

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Marco Risi, L’Aquila tra dolore e futuro
Dal 16 aprile la serie su Rai1 racconta la storia della ricostruzione

L’AQUILA03 aprile 201910:05

Nel cuore dell’Italia, una città ridotta in macerie: è l’Aquila dopo il sisma. Un anno più tardi i suoi abitanti provano a riprendere in mano i fili delle loro vite spezzate, ognuno a modo suo: “L’Aquila grandi speranze” è la fiction Rai che racconta la ricostruzione della città in seguito al terribile terremoto del 6 aprile 2009. Il debutto della serie Tv in sei prime serate su Rai1 è previsto il 16 aprile in occasione dell’anniversario di quell’evento tragico che 10 anni fa sconvolse non solo l’Abruzzo ma l’Italia intera.

Sotto la regia di Marco Risi, si racconta come dopo un anno e mezzo dalla distruzione della città un gruppo di giovani decide di ripartire da zero, riappropriandosi di una parte della zona rossa. Il centro storico, chiuso e inaccessibile fino a quel momento diventa un luogo da cui ricostruire la propria vita mattone dopo mattone. Gli adulti vivono ricordando e dimenticando proprio quel centro storico mentre i ragazzi vogliono vivere il presente e ricominciare. Una storia in cui si rispecchia una generazione che vive i problemi e anche i dolori “post sisma”.Barbareschi: “Decennale sisma prova quanto L’Aquila ha dovuto aspettare”

Del cast fanno parte Giorgio Tirabassi, Donatella Finocchiaro, Valentina Lodovini, Luca Barbareschi, Francesca Inaudi, Enrico Ianniello e Carlotta Natoli. Insieme al loro un gruppo di giovanissimi. Le riprese sono state girate a Roma e all’Aquila dentro e fuori le mura della città. Da Piazza San Pietro, dove il Bar Rosy è stato mostrato come una luce tra i palazzi in corso di ricostruzione al Castello Cinquecentesco che ha fatto da cornice a molte riprese. Anche la zona Torrione è stata scelta per alcune riprese da Risi mentre Palazzo Centi, è diventato Palazzo della Prefettura. Le scene che hanno ricostruito gli avvenimenti della notte del 6 aprile sono state girate in via Roio e nei vicoli adiacenti pieni ancora una volta di polvere e macerie.
Puma X Barbie, Nova per 60 anni bambolaVolumi e colori pink e orchidea anche per T-shirt e leggins

02 aprile 201914:56

– Puma celebra i 60 anni di Barbie con una collaborazione che crea un’edizione speciale della storica sneakers Nova del brand. Le Nova x Barbie riprendono il tipico pink style dell’iconica bambola nata nel 1959 e oggi sempre in linea con le ultime tendenze dello streetwear.
La sneaker Nova degli anni Novanta con loghi retrò, colori molto vivaci e tocchi vintage, viene rinnovata da una silhouette voluminosa, con una nuova sfumatura dell’intersuola, la sottile tomaia femminile in mesh, con rivestimento in pelle scamosciata e pelle, decorata con grafiche Barbie e con logo posizionato sul tallone. La scarpa è disponibile nella colorazione Puma white orchid pink.
La collezione comprende anche una selezione di capi di abbigliamento come la XTG Track Jacket, la classica T-shirt, i leggings e gli shorts.
Play it Loud, strumenti del rock al MetDa chitarra doppio manico Don Felder a Stratocaster Jimi Hendrix

NEW YORK02 aprile 201915:03

– Gli strumenti iconici del rock and roll suonano a tutto volume al Metropolitan Museum di New York.
La mostra ‘Play It Loud: Instruments of Rock & Roll’ (8 aprile – 1 ottobre), in collaborazione con la Rock & Roll Hall of Fame di Cleveland in Ohio, presenta circa 130 strumenti che coprono un arco di tempo dal 1939 al 2017.
Una rassegna senza precedenti nel genere, curata da Jayson Kerr Dobney, che attraverso gli strumenti suonati e appartenuti a star come Chuck Berry, Eric Clapton, Sheryl Crow, Bob Dylan, Don Felder, Kim Gordon, Jimi Hendrix, James Hetfield, Wanda Jackson, Joan Jett, Lady Gaga, Steve Miller, Joni Mitchell, Jimmy Page, Joe Perry, Kate Pierson, Elvis Presley, Prince, Keith Richards, Patti Smith, Bruce Springsteen, Ringo Starr, esplora uno dei movimenti artistici più influenti del XX secolo.
C’è la Rickenbacker a 12 corde di John Lennon, il primo set da percussioni Ludwig di Ringo Starr, la chitarra a doppio manico di Don Felder, la Stratocaster bianca di Jimi Hendrix.
Artefiera, focus su pittura XXI secoloIl direttore Menegoi anticipa le novità dell’edizione 2020

BOLOGNA02 aprile 201915:47

– Arte Fiera 2020 sarà più ‘curata’, con due nuove sezioni che si aggiungono a quella dedicata alla fotografia e alle immagini in movimento inaugurata nell’ultima edizione. Riguarderanno l’arte del dopoguerra (focus specifico su quella italiana degli anni ’60-’70) e la pittura del XXI secolo. È la principale novità della prossima edizione della fiera d’arte bolognese, la più longeva d’Italia, che torna dal 24 al 26 gennaio, un giorno in meno rispetto all’anno scorso, annunciata dal confermato direttore Simone Menegoi.
“Credo che le sezioni curate – ha detto – siano la spina dorsale di una fiera, perché si rivolgono a un pubblico di collezionisti specifico e perché sono anche un modo per allargare la proposta. Nell’ultima edizione c’era una sola sezione curata, quella sulla fotografia, che è stata molto apprezzata e ha avuto dati di vendita molto buoni. Dall’anno prossimo diventeranno tre”. Confermata anche l’idea di diminuire il numero degli artisti e di fissare la presenza non oltre le 150 gallerie.
La sezione dedicata ai maestri del dopoguerra, quest’anno affidata a Laura Cherubini, cambierà di anno in anno, con il curatore invitato che sceglierà di toccare un ambito o un periodo particolare. Avrà una dozzina di gallerie e si chiamerà ‘Focus’.
La sezione ‘Pittura XXI’, invece, sarà curata da Davide Ferri. “Credo – ha detto Menegoi – si tratti della cosa più ovvia e anche più calzante, anche perché la pittura è beniamina di tutti i collezionisti. Anche qui non ci sanno più di venti gallerie, con l’ambizione di coinvolgere gallerie straniere di buon livello”.

‘Bologna rock’ 40 anni dopo è una mostraDal 17 maggio al MAMbo anche concerti, seminari e incontri

BOLOGNA02 aprile 201916:05

– Sono passati 40 anni esatti: il 2 aprile 1979 un evento musicale, il ‘Bologna Rock’, con gli slogan ‘Dalle cantine all’asfalto’ e ‘Non succedeva da cinque secoli’, riuscì a radunare al Palasport oltre seimila persone per un concerto di dieci gruppi sconosciuti o quasi, a parte gli Skiantos di Freak Antoni che misero in scena una ‘Spaghetti performance’ esilarante e provocatoria, in perfetta sintonia con lo spirito dell’epoca. I fermenti musicali sotto le Due Torri avevano i nomi di Gaznevada, Confusional Quartet, Stupid Set, Wind Open, LutiChroma, Neon, Hi-fi Bros, N.O.I.A. ed altri ancora. Materiale ancora oggi molto attuale, che diventerà fulcro di una mostra – “per connetterlo all’oggi e generare nuove scintille” – curata da Oderso Rubini in programma dal 17 maggio al 22 settembre nella Project Room del MAMbo, che prevede anche concerti, incontri, seminari e workshop.
Hussle, feriti nella calca al memorialeMembro di una gang ricercato per omicidio, conosceva l’artista

NEW YORK02 aprile 201916:06

– Una ventina di persone sono rimaste ferite nella calca quando il memoriale improvvisato in onore il rapper Nipsey Hussle ucciso domenica 31 marzo a Los Angeles si è trasformato nel caos. Non è chiaro cosa abbia provocato il panico nella folla. Il capo della polizia Michael Moore ha smentito notizie iniziali che fossero stati sparati colpi di arma da fuoco.
Hussle è stato ucciso in pieno giorno davanti al suo negozio di abbigliamento sportivo a West Southern L.A. Almeno 19 persone sono state ricoverate in ospedale, quattro delle quali in gravi condizioni. Uno dei feriti è stato investito da un’auto e sta lottando tra la vita e la morte.
Centinaia di fan si erano radunati nella notte del 1 aprile a celebrare la vita, la musica e l’impegno civico di Nipsey. La polizia ha identificato un sospetto: Eric Holder, 29 anni, di Los Angeles, noto nel mondo delle gang e ora ricercato per omicidio, Holder conosceva Hussle e apparentemente i due avevano avuto un confronto prima della sparatoria.
Remains, Gowda a Pirelli HangarBicoccaIn mostra 25 opere e due installazioni inedite

aprile 201916:09

– Un progetto espositivo che raccoglie vent’anni di lavoro: arriva in Italia, al Pirelli HangarBicocca di Milano, ‘Remains’, la prima grande mostra personale di Sheela Gowda. L’artista, di origine indiana, realizza le sue opere con materiali di uso comune nel suo Paese, come la gomma, il metallo dei barili per il catrame, fino ai capelli e allo sterco bovino, impiegato quotidianamente nelle zone rurali, nell’edilizia e come combustibile. L’esposizione, visitabile dal 4 aprile al 15 settembre, è curata da Nuria Enguita e Lucia Aspesi, e comprende una selezione di 25 opere realizzate dal 1996 a oggi, oltre a due nuove produzioni realizzate per lo spazio di Pirelli Hangar Bicocca. Si tratta di ‘Tree Line’ (2019) e ‘In Pursuit of’ (2019). Nella prima fasce di gomma naturale grezza, fornita da Pirelli in collaborazione con il suo centro di Ricerca e Sviluppo, sono state intrecciate per creare una superficie lineare che rimanda a una tessitura geometrica.Nella seconda opera inedita Sheela Gowda ha utilizzato uno degli elementi più tipici nella sua pratica, i capelli umani, appesi alle pareti dello spazio del Cubo per formare due grandi forme nere in dialogo con l’architettura. “Molte delle opere in mostra poi sono state ripensate per questo spazio espositivo”, ha sottolineato una delle curatrici, Lucia Aspesi, alla conferenza stampa, a cui ha partecipato anche il presidente di Pirelli HangarBicocca, Marco Tronchetti Provera. L’artista indiana ha vissuto come una sfida quella di esporre nei monumentali spazi delle Navate: “l’idea di questi spazi grandi mi ha spaventata ma poi mi sono fatta coraggio – ha commentato -. Le singole opere hanno dovuto accettare la sfida di coesistere in un dialogo aperto”. Tra i lavori in mostra anche ‘Dark Room’ (2006), dove i visitatori possono entrare a carponi in questa scultura realizzata con bidoni per catrame riciclati, per osservare un cielo stellato simulato dall’artista. Sheela Gowda “ha superato l’arte bidimensionale per mettere anche le persone al centro dell’opera – ha concluso Nuria Enguita, curatrice della mostra -. La sua arte è dialogo costante tra materia e spazio”.

Ferrara Buskers, si donerà nei cappelliPer incentivare il pubblico. La 32/a edizione dal 23 agosto

FERRARA02 aprile 201916:16

– Il Ferrara Buskers Festival si rinnova, tornando alle origini che nel 1987 hanno reso quell’idea di libertà e di apertura verso la musica e le culture del mondo il cardine su cui costruire una manifestazione che ha fatto da apripista al settore dell’arte di strada in Italia. La novità principale della 32/a edizione, in programma dal 23 agosto all’1 settembre con un omaggio a Copenaghen, città ospite d’onore, è che non ci saranno più delimitazioni nei vari accessi del centro storico alle aree del festival, pur essendoci state negli anni scorsi porte di ingresso ideali presidiate da volontari per raccogliere offerte libere.
“Vogliamo incoraggiare gli spettatori a fare le offerte nel cappello dei musicisti – spiega Rebecca Bottoni, nuova presidente dell’associazione che promuove il festival – I veri buskers sono coloro che non suonano a cachet, ma che si esibiscono a cappello”. Sono già giunte oltre 500 richieste per partecipare all’edizione 2019. La scadenza per inviare le candidature è il 30 aprile.
Al Maxxi Pivi e il gioco serio dell’arteOmaggio a 20 anni dal Leone d’Oro. Lei, “Ogni opera è politica”

02 aprile 201916:39

– Un soffitto morbido e colorato che ti sorride e ti avvolge con cuscini intrecciati nati dalle vesti dei monaci tibetani. Uno dei suoi orsi, spiaggiato come un trofeo di caccia che sembra ammiccare sornione mostrando la pelliccia rigorosamente sintetica, ruote di bicicletta inzeppate di piume che girano ipnotiche e leggere, un piccolo divano che gronda profumo, e poi un’enorme distesa di materassi sulla quale giocare. A vent’anni dal Leone d’oro che la lanciò sul panorama internazionale, il Maxxi a Roma si colora con l’arte giocosa di Paola Pivi, “artista e italiana anomala” come si definisce lei.
“Con le opere di Paola per una volta possiamo giocare come bambini”, dice il direttore artistico Hou Hanru, che insieme a Anne Palopoli ha curato il progetto site specific”. Senza mai dimenticare però, avverte seria l’artista che le opere d’arte non sono mai solo gioco, bellezza, colori: “Io lavoro così. Ma il lavoro è politica, ogni opera d’arte è politica”.
Sky Q, si rinnova la sezione bambiniIn arrivo anche i giochi sull’app Sky Kids e altre novità

02 aprile 201916:43

– Sky è sempre più vicina al mondo dei piccoli e punta a rafforzare, per tutto il 2019, l’offerta per la famiglia. È in arrivo su Sky Q la nuova sezione Bambini completamente rinnovata, per permettere ai bimbi di scoprire i loro contenuti in modo più intuitivo e divertente. In più, grazie alla ‘Modalità bambini’, attivabile tramite pin, i piccoli potranno navigare liberamente all’interno dell’area a loro dedicata e scegliere i programmi preferiti in modo ancora più sicuro. Inoltre l’app Sky Kids sarà arricchita di giochi e altre novità sono attese per i mesi successivi.
Fin dal 2003, Sky – in collaborazione con i maggiori editori tv in Italia – ha proposto ai bambini contenuti sicuri e di qualità, ospitando un’ampia offerta dedicata e ragazzi, introducendo il parental control per bloccare i contenuti non adatti, il Mosaico Bambini per una scelta più intuitiva dei programmi e l’app Sky Kids, la prima mobile tv on demand pensata per loro. Oltre 17.500 ragazzi hanno inoltre partecipato a Sky Academy, il progetto di sostenibilità dedicato alle scuole che mette a disposizione laboratori didattici per gli studenti con l’obiettivo di sviluppare competenze e approccio critico all’informazione.
La sezione Bambini su Sky Q sarà ora più colorata, intuitiva e divertente, per facilitare la ricerca dei contenuti tra i 12 canali disponibili (DeAKids, DeAJunior, Disney Channel, Disney Junior, Disney XD, Disney in English, Boomerang, Cartoon Network, Nickelodeon, Nick Jr, TeenNick, Baby TV) e i film di Sky Cinema adatti ai giovanissimi. Grazie alla Modalità bambini, attivabile con il pin tv di Sky, si potrà navigare in modo del tutto protetto nella sezione Bambini tra i programmi dei canali del pacchetto Sky Famiglia e le registrazioni, senza poter accedere a contenuti inadatti alla loro età.
‘Il mondo è dei bambini’ è il claim della campagna di comunicazione, on air fino al 30 aprile, ideata e curata da Sky Creative Promotion & Production. Infine, nelle prossime settimane, sull’app Sky Kids sono in arrivo 12 giochi Sky per età scolare e prescolare.

Santana, il 7 aprile esce Africa SpeaksL’icona della chitarra fa squadra con il produttore Rick Rubin

aprile 201916:44

– Nuovo album per la leggenda musicale Carlos Santana: il 7 aprile esce Africa Speaks (Concord Records). Si annuncia come uno degli album più creativi della carriera del chitarrista (già eletto nella Rock and Roll Hall of Fame). Insieme con il leggendario produttore Rick Rubin, Santana e il suo gruppo si sono riuniti a Malibu negli studi Shangri La di Rubin, e hanno registrato un’incredibile sequenza di brani, molto spesso in presa diretta, in un’unica versione senza prove o ripetizioni. Un contributo di particolare effetto nella creazione di “Los Invisibles” è arrivato nella veste della cantante ispanica Buika.
Nuovo brano per Tormento insieme a J-AxPrima volta insieme, il singolo anticipa nuovo album

02 aprile 201916:45

– Tormento torna a quattro anni di distanza dal suo ultimo lavoro con “Acqua su Marte”, per la prima volta accompagnato dall’amico J-Ax. Il brano anticipa il nuovo album di Tormento previsto per l’autunno ed è stato scritto da Tormento e J-Ax insieme a Raige, con la produzione degli SDJM. Il videoclip del singolo sarà disponibile dal 5 aprile alle 15.
“Ero davvero piccolo quando ho conosciuto Ax – racconta il rapper -. Correva l’anno 1992 e in una piccola saletta di un centro sociale c’erano gli Articolo 31. Li guardavo con ammirazione, erano tra i primi gruppi ad avere un vero e proprio contratto discografico e si sentiva nell’aria che avrebbero fatto il panico con il loro primo album “Strade di città”. A distanza di anni provo la stessa ammirazione per Ax, un artista che è stato in grado di prendere il linguaggio del rap e trasportarlo in un immaginario totalmente italiano. Ad oggi è uno dei pochi artisti del panorama rap con cui so di poter realizzare una canzone senza che l’ego da rapper venga fuori”.
Guardaroba famiglia condiviso con FidoLe nuove proposte di Temellini Milano dog a porter

02 aprile 201916:46

– Temellini Milano dog à porter propone la nuova collezione di moda condivisa da tutta la famiglia al completo compreso l’amico a quattro zampe. La nuova collezione del marchio di abbigliamento coordinato per l’uomo, la donna e Fido, celebra con una serie di ritratti l’amore che unisce gli umani ai loro cani. Le immagini di famiglie vere con i loro cuccioli sono state ideate e realizzati sotto la direzione artistica di Amanda Smith e scattati da Roberta Ungaro.
Le mantelle impermeabili, le tute in felpa per le uscite nel parco, i bomber per le domeniche, il cappotto di cachemire per la città ma anche i trench scozzesi e poi la calda maglieria in lane ecosostenibili nei colori della natura, vestono umani e animali con lo stesso concetto di eleganza condivisa.
Un progetto nato dal cuore di Giovanna Temellini e dal suo amore per i cani, non solo Willie e Ulisse, che sono parte della sua famiglia, ma anche gli amici pelosi più soli e indifesi, e dalla passione per la moda sartoriale espressa dal suo marchio.
Eagles suonano intero Hotel CaliforniaPer la prima volta in due concerti a Las Vegas a settembre

NEW YORK02 aprile 201916:56

– Per la prima volta nella storia, gli Eagles eseguiranno l’intero album ‘Hotel California’. Don Henley, Joe Walsh e Timothy B. Schmit, con Deacon Frey e Vince Gill, si esibiranno in due concerti a Las Vegas il 27 e 28 settembre per gli unici due concerti che terranno in nord America nel 2019. Deacon Frey sarà al posto del padre, Glenn Frey, morto nel 2016.
‘Hotel California’ (1976) è il terzo album più venduto di tutti i tempi negli Stati Uniti dopo ‘Thriller’ di Michael Jackson e la raccolta degli stessi Eagles ‘Their Greatest Hits’.
Molte canzoni dell’album non sono mai state eseguite dopo il primo Hotel California tour. Gli Eagles hanno venuto 150 milioni di dischi in tutto il mondo. Nel 1998 sono entrati nella Rock & Roll Hall of Fame e nel 2016 hanno ricevuto il Kennedy Center Honors.
Bonisoli, Stato spenda di più per teatro”C’è tema regole, ma è fondamentale aumento risorse pubbliche”

02 aprile 201917:00

– “Penso che per il teatro lo Stato debba spendere di più di quello che sta spendendo. Il teatro è una forma di offerta culturale che ha bisogno assolutamente di sostegno pubblico”. A dirlo, il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli nel corso della presentazione della stagione Inda 2019 al Teatro greco di Siracusa. “Ovviamente c’è anche il tema delle regole di cui ci stiamo occupando, come contratto di lavoro, previdenza, gestione più o meno stabile del personale, ma il punto fondamentale è l’aumento delle risorse pubbliche nel teatro, perché solo così assicuriamo che l’offerta sia sufficientemente diversificata. Se non ci sono abbastanza risorse, c’è meno sperimentazione, meno ricerca, meno iniziative, magari anche controverse ma che sicuramente portano a riflettere. E solo con l’offerta il pubblico ha la possibilità scegliere”.
Donne e guerra per tre ‘debuttanti’ a SiracusaAl via 9/5 Stagione Inda, 1/a volta Livermore, Mayette, Solenghi

02 aprile 201919:54

– Tre registi al debutto al Teatro Greco di Siracusa e tre grandi signore del palcoscenico. È dedicata alle donne e al grido di dolore e rabbia contro la feroce insensatezza della guerra, la Stagione Inda 2019, quella della ”ripartenza” e del rinnovamento dopo il commissariamento, al via il 9 maggio con le due tragedie, entrambe da Euripide: Elena con il volto di Laura Marinoni, che la star internazionale Davide Livermore ha riletto in una dialettica tra vero e falso e in un’epoca non sua; le Troiane con Maddalena Crippa nel ruolo di Ecuba e la regia di Muriel Mayette. E a seguire la commedia, con Lisistrata di Aristofane diretta e interpretata da Tullio Solenghi con Elisabetta Pozzi e, anticipa il regista, ”un cameo creato per Massimo Lopez”, suo storico compagno di scena dai tempi del Trio.In tutto, due mesi di spettacoli, 48 repliche, 100 attori, per ”tre testi classici greci – dice il Sovrintendente della Fondazione Inda, Antonio Calbi – in cui ci sono già tutti i temi: l’antimilitarismo, il pacifismo, il protofemminismo. C’è l’impatto sulla società di quel che accade. Ma che furono scritti in un periodo cupo per Atene, sconfitta durante la spedizione in Sicilia, e riflettono un canto dolente rispetto alla vita, la patria, l’uomo”. Un sentimento che aleggia anche nel progetto che l’architetto Stefano Boeri sta realizzando per le Troiane, forse il più straziante dei drammi antichi, con le prigioniere protagoniste, rese schiave e soggiogate dagli eroi greci. ”Se nella nostra vita non siamo capaci di approfittare dei consigli della Storia quando c’è il caos, allora abbiamo bisogno della parole per un nuovo sguardo sul futuro – spiega la regista Mayette, prima donna a dirigere la Comédie Francaise – I francesi sono ansiosi di credere in qualcosa, ma hanno dimenticato che la soluzione non è il denaro. Servono la cultura, la bellezza, le parole per avere rispetto per se stessi. Il mio lavoro sarà dare corpo alla poesia. Sarà fare un teatro un po’ ‘utile’, non un teatro che si ricorderà nella storia dello spettacolo”. Per lei Boeri ha realizzato non una scenografia o un volume, come si dice in gergo, ma ”un bosco morto di oltre 300 tronchi” in arrivo dagli alberi schiantati a novembre nelle foreste devastate della Carnia. ”Raccontano quanto in guerra siano tutti vittime, anche i vincitori”, spiega l’architetto, ricordando che ”lassù di alberi ce ne sono ancora a migliaia, venuti giù sette volte più del normale con grave rischio di catastrofe naturale”. In un ideale ponte, un migliaio di piccoli lecci verranno per l’occasione piantumati nei parchi della città.Sarà invece quanto di più ”trasversale” la Lisitrata di Solenghi, ”commedia protofemminista, molto esplicita nel linguaggio, in cui – dice – vorrei recuperare l’immediatezza con il pubblico dei tempi di Aristofane. Lisitrata, ad esempio, chiama a raccolta le donne di tutta la Grecia. Restituirò la scena con la multidialettalità, che è la nostra storia”. E se per l’occasione il ministro dei beni culturali Alberto Bonisoli senza giri di parole dice che ”lo Stato per il teatro deve spendere di più”, il programma di Siracusa, forte dei ”300 mila spettatori degli ultimi due anni, il 20% dei quali giovani”, come ricorda il Presidente dell’Inda, Francesco Italia, conta anche Luca Zingaretti che legge La sirena dal racconto Lighea di Giuseppe Tomasi di Lampedusa; Ludovico Einaudi in concerto; il processo simulato ad Elena di Troia; le mostre su Umberto Passeretti, Matteo Basilé e le Orestiadi di Ghibellina; incontri con Eva Cantarella, Claudio Magris, Luciano Canfora e Lella Costa; e il XXV Festival Internazionale dei Giovani di Palazzolo Acreide.

Mohamed, voglio ridare il bene avutoLa sua storia di giovane rifugiato nel libro ‘In mezzo al mare’

BOLOGNA02 aprile 201917:07

– Ha lasciato la Costa d’Avorio nel 2003, dopo la morte dei suoi genitori, uccisi da una bomba. Ha raggiunto le coste libiche, è stato imprigionato per 5 mesi e a 15 anni Mohamed ha attraversato il Mediterraneo rischiando di annegare in un barcone alla deriva. E’ stato rinchiuso in un campo profughi a Malta e nel 2010 è arrivato in Italia e ha dormito per alcuni mesi alla Stazione Termini di Roma con i senzatetto. “Voglio restituire il bene che ho ricevuto” spiega alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna, dove per la prima volta incontrerà la canadese Mary Beth Leatherdale, presidente di Ibby Canada, autrice del libro ‘In mezzo al mare’, (Il Castoro), con le illustrazioni di Eleanor Shakespeare, realizzato con la Biblioteca Ibby di Lampedusa, a cui sarà devoluto 1 euro di ogni copia venduta. Il libro raccoglie 5 storie vere di giovani rifugiati da Ruth, in fuga dalla Germania nazista a Mohamed, 26 anni, che vive a Roma dove fa il portiere in un albergo e nel tempo libero il fotografo di strada

Mostre, Art deco di Umberto BrunelleschiEsposizione a 140 anni da nascita a Montemurlo, suo paese natale

MONTEMURLO (PRATO)02 aprile 201917:36

– A 140 anni dalla sua nascista , Montemurlo,(Prato), suo paese natale, omaggia con una mostra Umberto Brunelleschi, pittore e scenografo, considerato uno dei maestri italiani dell’Art Déco. ‘La Magia di Umberto Brunelleschi’, il titolo dell’esposizione in programma dal 6 aprile al 2 giugno a Villa Giamari. L’iniziativa, si spiega, è un modo per rendere giustizia a Brunelleschi, illustratore di levatura internazionale, la cui opera è stata riportata giustamente alla luce dagli studiosi a partire dagli anni Novanta.
In mostra materiali eterogenei per ripercorre, con tagli e spaccati significativi, l’evoluzione del pittore, maturato a Parigi dove frequentò artisti quali André Derain, Amedeo Modigliani, Pablo Picasso e Gabriele D’Annunzio, e dove nel 1949. La sua arte è messa in risalto dalle copertine e dalle illustrazioni delle grandi riviste francesi come in quelle del ‘Giornalino della domenica’ e de ‘La Lettura’ del Corriere della Sera, dai sognanti disegni dei libri per bambini, ma anche dalle scenografie teatrali e dagli abiti di scena della Turandot che venne rappresentata al Maggio musicale fiorentino nel 1940.
Rudy Zerbi, farò crescere #ioleggoperchéL’annuncio a Bologna. Levi, “siamo felici sia ancora ambassador’

BOLOGNA02 aprile 201918:19

– Rudy Zerbi sarà ancora ambassador di #ioleggoperché, la grande iniziativa nazionale dell’Associazione Italiana Editori-AIE che punta a formare nuovi lettori, rafforzando nella quotidianità dei ragazzi l’abitudine alla lettura, grazie alla creazione e al potenziamento delle biblioteche scolastiche. In tre anni l’iniziativa ha portato oltre 650mila libri nelle scuole italiane. L’annuncio è stato dato oggi alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna. “È per me un grande onore essere ambassador di #ioleggoperché” ha detto Rudy Zerbi. Soddisfatto il presidente Aie Ricardo Franco Levi, oggi alla Fiera, che ha commentato: “Siamo felici che Rudy Zerbi abbia accettato di continuare questa avventura insieme come ambassador di #ioleggoperché. È un grande progetto, un gioco di squadra e corale per creare e potenziare le biblioteche scolastiche. Proseguiamo insieme questa sfida, felici che in una sola settimana si siano iscritte oltre duemila scuole, segno del bisogno reale a cui il progetto vuole rispondere”.
Griffiths, ecco la Casa sull’alberoLo scrittore australiano racconta come è nata la fortunata serie

BOLOGNA02 aprile 201919:57

BOLOGNA – Una casa sull’albero, dove i bambini sono sospesi, sollevati dalla terra. Un “luogo in cui l’immaginazione può volare, libera” dice l’australiano Andy Griffiths, autore di una divertente serie per ragazzi che è entrata subito ai vertici delle classifiche di tutto il mondo. Realizzata insieme all’illustratore Terry Denton, con la supervisione di Jill Griffiths, la moglie dello scrittore, la serie – di cui in Italia è appena uscito il secondo volume, ‘La casa sull’albero di 26 piani’ (Salani) – è frutto di un magico team e procede salendo di piano in piano.”In Australia con l’ottavo volume siamo arrivati al piano 104 ma il nostro obiettivo è arrivare a 169 piani” spiega Griffiths alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna con la moglie. “In questa casa straordinaria succedono cose pazzesche. L’albero e la natura hanno sempre giocato un ruolo fondamentale nella narrativa per bambini” racconta Griffiths che da ragazzo adorava il fantasy, i libri d’avventura e prima di diventare scrittore ha fatto mille lavori. Il cuore di questa serie è la forte amicizia tra i tre personaggi principali anche se litigano a colpi di banane giganti. “Ai bambini piace tanto e quando li incontro pensano sempre che io sia uno di loro per quello che scrivo” dice Griffiths. “Il target di lettori è dai cinque ai 12 anni ma il nostro pubblico – continua – è molto più vasto perchè coinvolge anche i genitori. Raccontiamo le storie con poche parole. Le immagini dicono molto di più e sono semplici. I bambini si immedesimano e sono disegni che loro stessi potrebbero fare. Abbiamo visto alcuni dei nostri piccoli lettori colorare gli spazi bianchi o aggiungere disegni fatti da loro” spiega lo scrittore australiano che privilegia il bianco e nero. “La motivazione è di tipo economico. A colori i libri costerebbero di più mentre noi vogliamo raggiungere il pubblico più ampio possibile di lettori”.Nell’editoria per ragazzi in Australia c’e’ una grande vivacità perchè “siamo effettivamente separati dal resto del mondo e non dobbiamo seguire la metrica classica. Facciamo le cose a modo nostro. Prima della serie de ‘La casa sull’albero’ abbiamo pubblicato tanti libri assurdi con tanta violenza, espressioni volgari, cose improponibili in altri Paesi. Quest’ultima serie è più garbata e per completarla ci vorranno almeno altri cinque anni. Dobbiamo arrivare al tredicesimo libro. Non ci siamo ancora stancati e abbiamo molta libertà” racconta. Per scrivere ogni nuovo libro ci vuole almeno un anno. “E’ come se ogni volta partissimo da zero. Quello dedicato ai 65 piani ci fa compiere un viaggio nel tempo in otto percorsi storici diversi” afferma l’autore che al momento non pensa ad altre serie. Le storie sono per la maggior parte assurde, come quella in cui i bambini raccontano come sono finiti sulla casa sull’albero di 26 piani. “Eppure i ragazzini chiedono sempre: “‘E’ vero?’. Io rispondo – dice lo scrittore – ogni volta di sì”. Tante le proposte ma nessuna serie tv o film in lavorazione: “quando incontreremo il produttore giusto lo riconosceremo immediatamente. Potrebbe essere un nostro lettore cresciuto, ma per ora abbiamo avuto richieste che non rispetterebbero questo spazio di sogni” racconta Griffiths prima di correre alla presentazione del suo libro alla fiera.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Al Maxxi Pivi e il gioco serio dell’arte
Omaggio a 20 anni dal Leone d’Oro. Lei, “Ogni opera è politica”

02 aprile 201920:41

MAXXI – Un soffitto morbido e colorato che ti sorride e ti avvolge con cuscini intrecciati nati dalle vesti dei monaci tibetani. Un orso spiaggiato al pavimento come un trofeo di caccia che sembra ammiccare sornione alla sua pelliccia rigorosamente sintetica. Ruote di bicicletta inzeppate di piume che girano ipnotiche e leggere come in una fabbrica di sogni. Dovunque ti volti c’è sempre un alto tasso di poesia nei vistosi giocattoli d’arte e di pensiero con cui Paola Pivi trasforma la realtà, smonta e dilata lo spazio, il tempo, il significato delle cose portandoci dalle dimensioni minime della “Scatola umana” alla grandiosità lussuriosa di World Record, in pratica un’enorme tana di materassi su cui rotolarsi, ridere, sognare.Un gioco colto che l’artista milanese (“solo di nascita”, puntualizza lei che negli ultimi vent’anni ha girato il mondo e ora vive in Alaska) offre al suo pubblico senza mediazioni come fu in passato per il leopardo che passeggiava tra le tazze di cappuccino (One cup of cappuccino then I Go, 2007), l’asino da solo su un barchino in mezzo al mare (Senza titolo 2003), le due zebre sulla neve (Ok, you are better than me, so what?): “Non vi dico nulla non vi accompagno, ognuno deve vivere la mia arte come vuole”, ripete lei, come già le è capitato di spiegare tante volte, dalla Biennale di Berlino al Rockbund art Museum di Shangai.A vent’anni dal Leone d’oro che la lanciò sul panorama internazionale, prima tappa di una carriera costellata di continui successi, il Maxxi omaggia con una personale questa “artista e italiana anomala” come si definisce subito lei, che lasciò gli studi di ingegneria chimica nucleare al Politecnico per lanciarsi nell’avventura dell’Accademia di Brera e diventare in qualche anno l’artista più conosciuta e acclamata all’estero insieme con Maurizio Cattelan.Intitolato World record come l’installazione dei materassi, il progetto site specific curato dal direttore artistico Hou Anru insieme con Anne Palopoli alterna opere storiche a lavori più recenti, tra la scultura e l’installazione. Un percorso che parte sotto il giallo e il rosso cupo di centinaia di forme morbide intrecciate a mezz’aria di Share but it’s not fair (“Ma per carità lungi da me il volervi far pensare al Tibet” esorta lei, da anni felicemente sposata con un compositore tibetano) e si snoda attraverso opere della fine degli anni Novanta come il piccolo divano oro e rosa imbevuto di profumo, la pelle d’orso del 2010 (“Did you Know I’m single?”) fino alla gigantesca World record, appunto, l’ultima nata del suo caledoscopio di meraviglie. L’arte è “strettamente connessa alla magia della vita ed è consapevole”  rifletteva qualche tempo fa in un colloquio proprio con Cattelan, che l’ha preceduta di qualche anno e per il quale ha sempre nutrito, ricambiata, interesse e ammirazione. Presentandola, al Maxxi, la presidente della Fondazione Giovanna Melandri e il direttore artistico Hanru, sottolineano più volte la bellezza e la giocosità delle sue idee e dei suoi lavori “Con le opere di Paola, per una volta possiamo giocare come bambini”, sorride felice Hanru, che poi sarà il primo a lanciarsi sui materassi. Senza mai dimenticare però, avverte seria l’artista – una vita volutamente nomade da Alicudi all’India, da Shanghai all’Alaska dove risiede felice dal 2006 – che le opere d’arte non sono mai solo gioco, bellezza, colori: “L’arte rende le persone più coscienti, più intelligenti e quindi in qualche modo più pronte ad affrontare la complessità e le brutture del mondo. Io lavoro così. Ma il lavoro è politica, ogni opera d’arte è politica”.

Elisabetta Catalano e i segreti dell’arteAl Maxxi gli scatti con gli artisti e le loro performance

02 aprile 201920:43

– Grandissima nei ritratti, capace di cavare l’anima con uno dei suoi mitici scatti in bianco e nero, Elisabetta Catalano ha sempre avuto un’attrazione e una consuetudine per il mondo dell’arte e della cultura. Amica, sodale, fidanzata di pittori, scultori, performer, registi (fu Fellini a lanciarla chiamandola per una particina in 8 e 1/2, e fu su quel set che lei rivelò il talento di fotografa) ma anche di esponenti del mondo del teatro, della musica, era lei stessa una componente di quel mondo che sapeva raccontare con genio e che accoglieva spesso nella bella casa romana a piazza Margana condivisa con Aldo Ponis, il compagno architetto.
Ed è proprio Ponis, a poco più di tre anni dalla morte prematura di lei, a curare, con la consulenza scientifica di Laura Cherubini che della Catalano è stata una grande amica, una piccola grande rassegna con la quale il Maxxi le rende omaggio, focalizzando la riflessione proprio sulla sua collaborazione con gli artisti e le performance realizzate da questi direttamente nello studio di lei. Foto fatte “per tramandare la performance che di per sé è effimera”, spiega Cherubini, che racconta come fossero proprio loro, gli artisti a rivolgersi a lei, che pure era nota come ritrattista, perché “la sentivano come una di loro e le riconoscevano la capacità di una grande intelligenza del loro lavoro”.
Al centro una serie di progetti degli anni ’70, “l’epoca in cui il corpo umano e il volto diventano il linguaggio dell’arte”, ricorda ancora Cherubini. Si parte dalla performance di Joseph Beuys Scultura invisibile (1973), si prosegue con Europa bombardata di Fabio Mauri (1978), per poi passare a Vettor Pisani con Lo scorrevole (1971) e Cesare Tacchi con Painting (1972), raccontati attraverso scatti destinati a divenire l’immagine iconica della stessa performance. Di quegli incontri viene ricostruito, con diapositive, fotocolor, stampe storiche, corrispondenze e provini d’artista l’intero ciclo del processo creativo, ed è un po’ come assistere alla gestazione e alla nascita dell’opera, con i segni rossi della Catalano che individuano fra decine e decine di provini gli scatti più giusti per il racconto. L’archivio “è uno strumento aperto, una miniera anche se non va confusa la memoria dell’artista con quello che si può fare dopo, gli effetti collaterali”, fa notare Ponis.
Tant’è, con l’occasione di questa mostra, annuncia la direttrice del dipartimento architettura e archivi Margherita Guccione, entrano nella collezione del museo quattro nuovi scatti della principessa dei fotografi come qualcuno era solito indicare la bellissima Catalano. E l’occasione è buona per ricordare tante immagini firmate da lei, come quella – l’unica autorizzata della sua vita – a Gino De Domicis. In sala c’è Paola Pivi, anche a lei Elisabetta Catalano dedicò un ritratto.
Qualcuno le chiede un ricordo, un commento. L’artista sorride, si giustifica un po’: “Ho in generale un problema con la memoria, ne ho pochissima – spiega -. Cosa ricordo di quel ritratto? Un grande sofa nel suo studio e una sensazione meravigliosa”. Aperta al pubblico da domani fino al 22 dicembre, “Elisabetta Catalano. Tra immagine e performance” è ad ingresso libero.

Ori Castellani, ladro restituisce l’ultima collanaNel 2013 il furto poi i primi ritrovamenti. Il museo festeggia

02 aprile 201920:46

– Smeraldi incisi e perle che si alternano con piccole teste di barbaro.
Preziosa e raffinata con i suoi richiami al Rinascimento, la collana firmata dalla celeberrima bottega dei Castellani luccica e risplende nella sala del Museo Etrusco di Villa Giulia. “E’ il pezzo più importante tra quelli portati via sei anni fa dai rapinatori”, spiega gentile il direttore Valentino Nizzo nel giorno dei festeggiamenti per le indagini brillantemente concluse dai carabinieri dei beni culturali. In pratica l’unico oggetto di valore che dopo il primo ritrovamento di tre anni fa mancava all’appello e di cui oggi si festeggia il ritorno al museo.
Nizzo non c’era in quella notte alla vigilia di Pasqua del 2013 quando una banda di balordi senza troppa esperienza di gioielli fece irruzione con asce e fumogeni riuscendo in un’impresa tanto sgangherata quanto clamorosa. Ma l’eco di quel furto, la cui notizia fece presto il giro del mondo, è ancora oggi ben presente tra le mura del gioiello rinascimentale che ospita il museo etrusco più importante d’Europa. Una storia pazzesca per la figura della committente, una ricca signora russa che all’ultimo riuscì a sfilarsi dall’affare e tornare in patria. Ma anche per gli ultimi sviluppi, con uno dei ladri – si è scoperto oggi – che in punto di morte ha affidato alla moglie l’ultima e più preziosa parte del bottino perché la restituisse agli investigatori e quindi al Museo che da cento anni la ospita.
“Si è chiuso il cerchio”, sorride soddisfatto Nicola Candido, tenente colonnello del Nucleo per la Tutela del Patrimonio.
Anche se il processo, come fa notare il sostituto procuratore del tribunale di Roma Tiziana Cugini è ancora in corso, le indagini possono finalmente dirsi concluse, con 24 dei 27 pezzi rubati tornati a casa, un bottino che il direttore del museo, anche a memoria dello sfregio di quella notte, ha voluto ora riunire in un’unica teca. Celeberrima famiglia di orafi romani, i Castellani, la cui vasta collezione è solo in parte esposta al Museo Etrusco di Villa Giulia, sono stati per tutto l’Ottocento e oltre fornitori di gran moda di signore altoborghesi, grandi aristocratici, reali. Tanto che molti degli oggetti usciti dalla loro bottega sono in mostra nei piu’ importanti musei del mondo, dal Louvre al British Museum,come la superba parure con cammei donata dal re di Grecia, nel 1906, alla moglie del primo ministro francese o i due orecchini o la spilla raffigurante la battaglia di Dogali.
Una dinastia di grandi orafi – i pronipoti erano anche loro oggi a Villa Giulia- ma anche appassionati antiquari e collezionisti, nonché esperti nel restauro dei materiali. Tanto che nella collezione di seimila pezzi, donata nel 1919 allo Stato Italiano e non a caso collocata nel Museo nazionale etrusco, si contano anche duemila importanti reperti archeologici, ceramiche, bronzi e oreficerie provenienti dai grandi siti dell’Etruria e della Magna Grecia.
L’attività della famiglia si specializzò progressivamente nello studio delle antiche tecniche di lavorazione dei metalli su impulso del capostipite, Fortunato Pio, che, anche sull’onda degli scavi archeologici e dei ritrovamenti che si susseguivano in quegli anni, trasse ispirazione dall’arte greca, etrusca e romana, ma anche dalle opere del Medioevo e del Rinascimento tracciando le linee guida della produzione della sua bottega con la creazione di uno stile del tutto peculiare.
A fronte di tanta raffinatezza, a rendere particolare il furto del 2013, ricorda oggi il direttore, era stata anche la scelta dei pezzi, strappati dalle due vetrine degli oggetti più recenti, “collane, spille, orecchini tra i più vistosi forse, ma decisamente meno preziosi”. Per gli investigatori, già da allora, la conferma di avere a che fare con una banda particolare, non certo di esperti del settore. Tant’è, finalmente restituiti alla collettività, dal 3 maggio gli ori dei Castellani ripartiranno in tournéé questa volta in via super ufficiale, tra i protagonisti della grande mostra che si sta allestendo al Quirinale per festeggiare i 50 anni di attività dei Carabinieri dei beni culturali.
Dormire al Louvre in un alloggio AirbnbEsperienza unica il 30 aprile con cena e tour guidato

03 aprile 201901:15

– “Perché saresti l’ospite perfetto di Monna Lisa?”. Chi darà la risposta più convincente a questa domanda alla pagina web airbnb.com/louvre prima delle 23:59 del 12 aprile avrà un premio unico: trascorrere la notte del 30 aprile nel museo del Louvre in un alloggio creato ad hoc da Airbnb.
La piattaforma e il Louvre offrono a un fortunato vincitore e a un accompagnatore l’occasione di scoprire cosa accade all’interno del museo tra i più visitati del mondo quando le luci si spengono. Prenderanno parte a un tour privato, per poi proseguire la serata con aperitivo e cena tra capolavori come la Monna Lisa e la Venere di Milo. Dopo un concerto all’interno dei sontuosi alloggi di Napoleone III, i vincitori si ritireranno nella propria camera da letto, una “mini piramide” situata sotto la celebre Piramide di vetro.
La collaborazione di Airbnb con il Louvre non si limita solo a questa esperienza: da maggio fino alla fine dell’anno sarà infatti possibile prenotare sulla piattaforma diverse esperienze che si terranno all’interno museo.
Tutti i termini e le condizioni del concorso sono disponibili su airbnb.com /louvre.
Green Book, film Premio Oscar più visto degli ultimi 15 anniSuperati al box office italiano incassi di The Departed del 2006

02 aprile 201915:14

Per gli italiani nessuno è come Green Book, almeno negli ultimi 15 anni. Il film con Viggo Mortensen e Mahershala Ali, con i suoi 9,5 milioni di euro è il maggiore incasso nel nostro Paese, tra le pellicole vincitrici dell’Oscar come Miglior Film, superando i 9,4 milioni di The Departed – Il bene e il male, uscito nel 2006.
Vincitore di 3 Premi Oscar per Miglior Attore Non Protagonista, Migliore Sceneggiatura Originale e Miglior Film, Green Book ha debuttato nelle sale italiane il 31 gennaio, acquisito da Eagle Pictures e Leone Film Group, e dopo nove settimane è ancora programmato con successo in tutta Italia.
Ispirato alla storia vera di Tony Lip, padre dello sceneggiatore Nick Vallelonga, racconta l’inaspettata l’amicizia tra un buttafuori italoamericano e un pianista afroamericano nell’America negli anni sessanta.
A Catanzaro primo ciak per “Calibro 9″A giugno le riprese, produzione presentata nella sede del Comune

CATANZARO02 aprile 201916:40

– S’intitola “Calibro 9” il film diretto da Toni D’Angelo che, in parte, sarà girato a Catanzaro dal prossimo 24 giugno, prodotto dalla Minerva Pictures in co-produzione con Gapbuster, con la collaborazione del Mibac. Si tratta del prosieguo di “Milano Calibro 9”, di Fernando Di Leo.
La pellicola verrà realizzata tra Catanzaro, dove la troupe sarà impegnata per le prime due settimane, Milano e Anversa.
L’iniziativa è stata presentata nel corso di una conferenza stampa a Catanzaro dal sindaco Sergio Abramo e dal presidente del Consiglio comunale Marco Polimeni, alla presenza del produttore Gianluca Curti e di Gianvito Casadonte che ha avuto un ruolo attivo, in qualità di sovrintendente del Teatro Politeama e direttore del Magna Graecia film festival, per portare la produzione nel capoluogo.
“Era il mio sogno portare qui delle produzioni cinematografiche – ha detto Abramo – e ci siamo riusciti. Quindi è un motivo di grande orgoglio per me”. Protagonista del film é l’attore Marco Bocci.

The Umbrella Academy, seconda stagioneDieci episodi Netflix, riprese al via in estate a Toronto

02 aprile 201918:08

Ci sarà su Netflix una seconda stagione di The Umbrella Academy: le riprese inizieranno quest’estate a Toronto, in Canada. Ellen Page, Tom Hopper, David Castañeda, Emmy Raver-Lampman, Robert Sheehan, Aidan Gallagher e Justin Min torneranno nei propri ruoli della serie che racconta le imprese di un gruppo di ragazzi dai poteri straordinari.
Nuovi membri del cast della seconda stagione saranno annunciati prossimamente. Steve Blackman (Fargo, Altered Carbon) sarà showrunner e produttore esecutivo anche della seconda stagione.
Jeff King (EP), Keith Goldberg (EP), Mike Richardson (EP), Gerard Way (Co-EP) e Gabriel Bá (Co-EP) lavoreranno alla seconda stagione in qualità di produttori esecutivi accanto a Blackman.
Netflix annuncia che la seconda stagione sarà composta da 10 episodi della durata di 1 ora, prodotti da Universal Content Productions per Netflix.

Musica: Ultimo, rifletto su di me e le mie disillusioniEsce ‘Colpa delle favole’ del cantautore, tra Sanremo e Olimpico

03 aprile 201909:51

Un disco per fare i conti con il lato oscuro di una fiaba pop: questo è ‘Colpa delle favole’, terzo album di Ultimo, in uscita il 5 aprile. Dopo i dischi di platino, la vittoria a Sanremo Giovani 2018 e il secondo posto nell’ultimo Festival con ‘I tuoi particolari’, il cantautore romano, al secolo Niccolò Moriconi, porta per la prima volta l’attenzione davvero su se stesso, sulle insicurezze provate nella vita di tutti i giorni, specie dopo quella che definisce “l’onda mediatica che ho subito”.”Non parlo di successo da ‘sborone’, ma cerco di guardare l’altra faccia, perché non è tutto come si pensa e come pensavo io stesso – racconta Ultimo – In generale è un disco sulle disillusioni”. Tanto disilluso dalla musica, che gli ha “reso gli occhi amari”, da voler quasi tornare indietro: “Di carattere sono molto nostalgico: quando dico che voglio lo stupore che c’era prima, lo dico dell’amore, ma è anche una metafora della mia vita”.    Con più chitarre elettriche e molte melodie urlate, ‘Colpa delle favole’ suona più rabbioso di ‘Peter Pan’: “Questo album è per molti versi simile a ‘Pianeti’: lì parlavo di quello che non avevo, qui di quello che credevo di avere ma non ho, c’è un simile sgomento”. Tra le liriche di ‘Ipocondria’ o ‘Amati sempre’, la sua sincerità sfiora l’autocritica, sulle relazioni, sul carattere e metaforicamente anche sulla musica, come dice ne ‘La stazione dei ricordi’: “A un certo punto mi ero bloccato, mi sembrava di scrivere sempre la stessa canzone. Ma poi ho capito che questo è il mio modo di rifugiarmi, la mia identità: non sono io che faccio le canzoni, sono loro che fanno me”. Le canzoni sono anche tappe biografiche, come ‘Piccola stella’, la sua prima canzone, scritta a 14 anni: “Si sente che non c’entra con le altre, ma se non la pubblicavo ora, quando? Non mi frega dei giudizi, la musica non si può giudicare”.    Brani come ‘Quando fuori piove’ o il prossimo singolo ‘Rondini al guinzaglio’ riflettono un bisogno di rifugio dal mondo: “Ci sono stati dei periodi in cui ho sentito necessità di rinchiudermi nella musica. Mi sento incredibilmente fortunato, ma c’è da capire il tipo di pressioni che posso sentire, io che fino a un anno fa cantavo ai pub di San Lorenzo nella pre-serata: è una cosa bella che ti destabilizza, mi sento sdoppiato. Mi viene da citare Jim Carrey che dice di voler augurare a tutti quanti successo e ricchezza, per far capire loro che non sono la risposta ai problemi. So bene che è una giostra che non dura all’infinito, non dipende solo da quanto mi possa impegnare, ma ne vale la pena: alla fine vince chi fa se stesso”.    Un elemento che manca in altre forme di musica pop, come dice nella pur giocosa e autobiografica ‘Aperitivo grezzo’: “Il pubblico non è scemo, lo vede se un cantante indossa sentimenti che non sono suoi: serve sempre autenticità e coerenza”.    Qualità che il pubblico riconosce in Ultimo, e che ha premiato portandolo dal primo concerto a febbraio 2018 a un tour nei palasport e perfino uno stadio Olimpico già sold out (4 luglio): “Sarà uno spettacolo paradossalmente molto intimo, con tanti strumenti acustici e piccole frasi sussurrate”.

Barbareschi, racconto l’orrore di cinema e vitaIn Dolceroma la capitale cafonal e senza speranza

03 aprile 201910:03

– “Finalmente ho potuto dire tutto quello che penso sul cinema, sulla vita e sul mondo di merda in cui viviamo”. Così Luca Barbareschi all’incontro stampa di ‘Dolceroma’ di Fabio Resinaro, in sala dal 4 aprile con 01, film prodotto e interpretato da lui proprio nei panni del più cinico dei produttori cinematografici: Oscar Martello.
“Vi chiedete – continua – se mi identifico in Martello? Certo, lui è un Barbareschi all’ennesima potenza. Dentro questo personaggio ci sono un po’ tutti: Aurelio De Laurentiis, Pietro Valsecchi, mio padre, mia madre, tutti. Ho fatto anche di peggio nella realtà: una volta ho inseguito e sfondato la porta a un produttore che non voleva distribuire il mio film”.
Dolceroma è un thriller sul cinema e dentro il cinema, dai toni a volte esasperati e barocchi e con al centro una dolce vita romana molto cafonal e corrotta. Adattamento del romanzo Dormiremo da vecchi di Pino Corrias, racconta così le infernali strategie per fare soldi nella capitale, e non solo, gli amori per interesse, gli inganni, gli abusi di potere, gli scambi sessuali, le strisce di coca, insomma tutto il caravanserraglio di cose da fare per chi ambisce a un posto al sole specie nel mondo dello spettacolo.
Questa la storia. Andrea Serrano (Lorenzo Richelmy), scrittore costretto a lavorare in un obitorio, incontra la sua grande occasione nel produttore cinematografico Oscar Martello che decide di portare sul grande schermo il suo romanzo: Non finisce qui. Ma i soldi sono pochi, il regista (Luca Vecchi) è incapace e presuntuoso e il risultato alla fine non arriva. E questo per tanti motivi: Jacaranda Ponti (Valentina Bellè), protagonista del film, ha forse solo il merito di essere l’amante di Martello, la sua agente (Iaia Forte) distrugge tutti gli hard disk con le copie del film e, infine, ci si mette di mezzo pure la malavita. Tra gli altri problemi: le pressioni del distributore (Armando De Razza) e quelle della ricca moglie di Martello (Claudia Gerini), stanca di coprire i debiti del marito. Ma, con l’aiuto di Andrea, il cinico produttore concepisce un piano diabolico: il rapimento misterioso della protagonista del film per impazzire i media in attesa della sua uscita in sala.
Luca Barbareschi è più che soddisfatto per il suo lavoro di produttore: “Ho prodotto il film su Mia Martini, ‘Modalità aereo’, ‘Thanks for Vaselina’ con Zingaretti in versione trans e produrrò il ‘J’accuse’ di Roman Polanski”. Durante l’incontro stampa a un certo punto fanno irruzione le Iene. Ma alle loro provocazioni, Barbareschi replica in modo altrettanto provocatorio: “Questa è una forma di fascismo, Berlusconi dovrebbe capire che queste cose producono tossicità: questo è il potere in mano a degli stercorari”.

L’addio ai fantasmi della TerranovaAssenze che bloccano la vita: passato da esumare non seppellire

03 aprile 201910:02

– NADIA TERRANOVA, ”ADDIO FANTASMI” (EINAUDI, pp. 202 – 17,00 euro).
La realtà più pressante, che ci condiziona più di quella che abbiamo davanti agli occhi attorno a noi, è quella nostra interiore, sono i fantasmi che ci portiamo dentro e con cui spesso è molto difficile confrontarci, perché fanno paura, ci immobilizzano al momento in cui sono diventati vitali.
E’ quel che accade a Ida Laquidara, il personaggi trepidante, tremante ma alla fine vitale io narrante di questo riuscito, intenso, dolente e limpido romanzo di Nadia Terranova, che torna dopo 23 anni dalla madre a casa a Messina, casa natale che emblematicamente non ha mai avuto manutenzione, piena di infiltrazioni e molto mal messa.
Il fantasma che nasce da un’assenza, quindi un vuoto molto più forte degli effetti di qualsiasi presenza, è quello del padre, uomo gravemente depresso che negli ultimi tempi viveva praticamente a letto e che una mattina si alzò, uscì di casa e scomparve per sempre e in Ida, che aveva 13 anni, tutto si ferma: ”la sveglia segnava le sei e sedici e avrebbe segnato le sei e sedici per sempre”. E’ così che ”la sparizione di mio padre era diventata l’imbuto delle nostre colpe, la nevralgia delle scelte da scansare”, la ragione del silenzio tra madre e figlia con l’ossessione di non nominarlo mai. E’ un modo per far finta di nulla e convincere la figlia che vale la pena vivere e dimenticare, ”seppellire la mia infanzia e la nostra disgrazia”, ma è qualcosa che non placa i sensi di colpa, tanto da scoprire poi che ”né la distanza né l’età avevano intaccato la rabbia che ci legava”, perché ”una madre è qualcosa da cui non esiste riparo”. Da quando è partita, lasciando a Roma dove ormai vive il marito Pietro, sa che l’unica cosa che vuole assolutamente salvare nella vecchia casa che dovrebbe andare in vendita e una scatola di ferro rossa seppellita in un cassetto della sua camera di un tempo. E’ lì dentro che è rimasta chiusa la sua vita e inconsciamente la svolta arriva col terzo sogno che Ida fa tornata a casa: ”affondo i piedi nella rena, uomini stanno scavando, non siamo qui per seppellire ma per esumare, vengono fuori il busto, la testa, grumi di terra come quelli che si gettano sulle bare, ma non ci sono bare”. Come non ci fu mai una bara per suo padre, lasciando aperti per sempre interrogativi sulla sua fine (se fosse poi davvero morto, se fosse vivo chissà dove, se un giorno sarebbe ricomparso), mentre ”si piange il non averlo pianto”. Una condizione di blocco e paura del domani e degli affetti che fa sì Ida non abbia voluto avere figli e, non sapendo lasciarsi andare, il rapporto col marito stia naufragando. Da riesumare c’è quindi tutta una vita rimasta sospesa che torna con i vestiti di un tempo, i giochi chiusi in sacchi di plastica neri, il rapporto con i vicini di casa, sara, la più cara amica di un tempo che oggi la scansa frettolosamente e l’accusa di vivere ”come una schiva” di quel che le è successo, di aver permesso al dolore di divorarla, così da non accettarne più l’esistenza nemmeno negli altri (”Esisteva quella terra straniera chiamata il dolore degli altri, un dolore eguale al nostro e insieme del tutto sconosciuto”). In tutto questo, i propri fantasmi riconoscono quelli simili degli altri, un vuoto è attratto da un’altro vuoto, come accade a Ida col giovane muratore d’origine greca Nikos che però, liberatosi a parole del suo peso, si uccide, offrendo alla donna ”finalmente un funerale” e la coscienza che ”mentre mio padre andava in scena per me, altrove agiva altro dolore …. il male non smette di esistere mentre siamo occupati a pensare a noi”. E’ così che, grazie a una scrittura asciutta, senza retorica alcuna, nera e trasparente, si compie un percorso e, con la distanza che riavvicina il marito e la vicinanza della madre che permette di prendere una distanza, misurandosi con le ossessioni di una vita, con le chiusure, l’egoismo, la scoperta della sofferenza degli altri, del mondo, Ida arriverà a tirar fuori la scatola di ferro rossa del suo passato e ad aprirla.
Del passato di Nadia Terranova fanno poi parte, anche se in modo diverso, le storie raccolte ora in ”Omero è stato qui” (BOMPIANI, pp. 66 – 10,00 euro), le leggende nate tra Scilla e Cariddi, da Dina e Clarenza che difesero Messina dall’attacco dei nemici, a Ulisse e le Sirene o Cola Pesce in carne,ossa e squame. –

Design: flute colte dai rami
Scultura Bethan Laura Wood per champagne Perrier Jouet

03 aprile 201910:52

– Le flute possono essere ‘colte’ direttamente dai rami, così come i grappoli d’uva vengono colti dalla vite nell’installazione ‘HyperNature’ realizzata da Bethan Laura Wood per lo champagne Perrier-Jouet in occasione del Salone del Mobile 2019.
HyperNature è un albero le cui curve, petali e colori sono nati grazie ad un viaggio alla Maison Belle Epoque, un tempo residenza di Pierre-Nicolas Perrier e Adélaïde Jouët, trasformata in hotel nel 1990 e custode di oltre duecento opere e pezzi unici firmati dai più grandi nomi dell’Art Nouveau, come Majorelle, Guimard, Lalique, Rodin. È proprio nell’universo floreale del movimento artistico presente in ogni dettaglio della Maison che Bethan Laura Wood ha trovato ispirazione per la sua scultura, esposta a palazzo Clerici dal 9 al 14 aprile.

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