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Lieve calo vendite libri 2022 ma preoccupa caro carta

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 19 Ottobre, 2022, 14:57:11 di Maurizio Barra

(di Mauretta Capuano)
(ANSA) – ROMA, 19 OTT – Sostanziale tenuta delle vendite nei
primi nove mesi del 2022: sono stati venduti libri per 1,022
miliardi, in calo dell’1,9% rispetto al 2021 ma comunque in
crescita del 14,4% rispetto al 2019. Le copie vendute sono state
70,905 milioni, in calo dell’1,7% sul 2021 ma in crescita del
16,0% sul 2019. La forbice rispetto al 2021 si sta riducendo
nelle ultime settimane, ma contemporaneamente si assottigliano i
margini degli editori a causa dell’aumento dei costi di
produzione e della carta in particolare. Sull’ultimo trimestre
dell’anno e per il periodo natalizio, sempre decisivi per
determinare il risultato complessivo dell’annata, c’è una
particolare preoccupazione.
   
Questo secondo i dati disponibili sull’anno in corso e
riferiti al solo mercato trade, cioè saggi e romanzi venduti
nelle librerie fisiche e online e nella grande distribuzione,
dal Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2021 e parte
del 2022, a cura dell’Ufficio studi Aie, presentato nel giorno
d’apertura della Buchmesse di Francoforte, disponibile per la
vendita in formato Pdf sulle principali piattaforme online.
   
Dalla rilevazione emerge che l’editoria del post pandemia non
solo ha retto l’onda d’urto, ma ha segnato nel 2021 una forte
crescita in tutti i settori con vendite complessive pari a 3,429
miliardi di euro (+10,7%). Si conferma così prima industria
culturale del Paese, quarta industria editoriale europea dietro
solo a Germania, Regno Unito e Francia, nonostante permangano le
storiche criticità italiane a livello di indici di lettura e
disparità territoriali. Gli italiani che dichiarano di aver
acquistato libri di carta negli ultimi 12 mesi sono il 48% della
popolazione 15-74 anni, il 51% se prendiamo in considerazione
anche ebook e audiolibri. Il 49% non compra nessun libro. Chi
legge più di sette libri l’anno è il 32% dei lettori, ma genera
il 59% delle vendite in un mercato dunque molto concentrato.
   
I dati comprendono, oltre il mercato trade, il comparto
educativo, il professionale (libri, e-book, banche dati e
servizi Internet) e l’export di libri. Il mercato trade nel 2021
valeva 1,701 miliardi, in crescita del 16% rispetto l’anno
precedente. Il comparto educativo (solo libri scolastici di
adozione) 780,1 milioni di euro, in crescita del 5,1%. Banche e
dati e servizi Internet hanno segnato un giro d’affari pari a
335 milioni euro, in crescita del 6,1%.
   
Sul lato della produzione, il boom dell’e-commerce ha spinto
gli editori a valorizzare ancora di più la propria offerta
puntando soprattutto sul catalogo. I titoli in commercio,
autopubblicati esclusi, sono stati nel 2021 1,331 milioni, in
crescita del 5,3% rispetto l’anno precedente.
   
Il nostro Paese investe ogni anno oltre un milione di euro in
contributi per le traduzioni e negli ultimi vent’anni la forbice
tra diritti comprati e venduti all’estero si è ridotta: nel
2020, ultimi dati disponibili, sono stati venduti 8.586 titoli e
comprati 9.127 titoli. Tra gli obiettivi prioritari
dell’editoria italiana c’è la crescita sui mercati esteri: nel
2023 il Paese è ospite d’onore alla Fiera del libro di Parigi,
nel 2024 alla Buchmesse.
   
Spicca la crescita costante dei fumetti, oggi pari al 13% dei
titoli di narrativa. Nel 2021 sono stati pubblicati 3.272 titoli
(+38,4% rispetto al 2010). Nel 2000 i titoli pubblicati erano
stati 304. (ANSA).
   

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