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Luca Marinelli sarà Mussolini in M La serie

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Ultimo aggiornamento 20 Ottobre, 2022, 07:40:06 di Maurizio Barra

Luca Marinelli si trasforma completamente e diventa Benito Mussolini in M. – IL FIGLIO DEL SECOLO, il progetto sul set a Cinecittà tra 3 settimane, 8 puntate di trasposizione tv del romanzo bestseller di Antonio Scurati (Bompiani), uscito in 50 paesi, 600mila copie vendute in Italia, il primo di una vera e propria saga sull’Uomo della Provvidenza, la cui terza parte è in classifica, tra i più venduti in libreria. Alla Festa di Roma l’annuncio durante l’incontro con il regista di M., l’inglese Joe Wright, lo stesso di Orgoglio e Pregiudizio, Espiazione, Cyrano, ma soprattutto L’ora più buia sulle decisioni storiche di Winston Churchill durante la seconda guerra mondiale. Con Wright hanno parlato della serie gli sceneggiatori Stefano Bises e Davide Serino. Prodotta da Sky Studios e da Lorenzo Mieli per The Apartment, del gruppo Fremantle, in collaborazione con Pathé, sarà girata in sei mesi per una messa in onda in esclusiva su Sky e in streaming su Now. Il cast è in via di definizione e secondo quanto emerso non comprenderebbe Massimo Popolizio e Tommaso Ragno, straordinari interpreti della piece teatrale dal romanzo di Scurati vincitore del premio Strega.

“Marinelli è un attore formidabile”, ha detto Wright consapevole anche della sfida di trasformazione fisica che attende il più volte premiato interprete (Coppa Volpi a Venezia, David di Donatello, Nastri d’argento) che ha 37 anni, appena due in meno di quando Mussolini diventò capo del governo (fino a Matteo Renzi, presidente del Consiglio a 39 anni e 1 mese) dopo la Marcia su Roma di cui il 28 ottobre ricorre il centenario. “Non vogliamo creare una caricatura – ha detto Joe Wright – sarebbe facile. Fisicamente possiamo ritoccare, usare gli effetti speciali, le magie del make up. Ma il trucco a volte ti fa superare il segno, ti avvicina al personaggio ma ti fa perdere l’attore. Invece in questo caso c’è bisogno di incarnare nel profondo una certa persona attraverso tanta ricerca storica per poi mettere tutto da parte: per me è l’unico modo per procedere”. L’atteggiamento giusto, sottolineano gli sceneggiatori e il regista, è “non giudicare il personaggio storico, la cosa più sciocca sarebbe pensare al male, meglio piuttosto comprendere quello che è stato il capostipite del populismo, il suo formidabile rapporto di empatia e seduzione con le masse”. L’idea di sceneggiatura, come nel romanzo di Scurati, è il punto di vista di Mussolini, la sua angolazione della storia, “la sua lotta tra due anime, quella specie di corpo a corpo interiore con la violenza tra la volontà di ripudiarla e la necessità di usarla. Cosa è il fascismo senza violenza? Eppure vorrebbe essere amato, come tutti i dittatori, ma sa che in fondo non c’è una libera adesione. E questo è un racconto umano irresistibile dal punto di vista cinematografico. E poi c’è un terzo elemento – spiega Wright – che a che fare con una certa idea di mascolinità tossica”.

“Sono sempre stato molto affascinato dalla prima parte del 20/o secolo e questa proposta di regia mi è sembrata una grande opportunità per me dopo L’ora più buia”, dice. La serie capita in un momento storico particolare, con la destra al governo, “il giudizio storico è noto, da parte nostra – risponde Bises all’ANSA – non ci può essere autocensura possibile o imbarazzo, abbiamo avuto sorprese nel trovare tanti elementi di analogia con il contemporaneo. C’è una storia di distruzione della democrazia attraverso la democrazia. Tuttavia in M. non saremo ideologici, giudicanti, moralisti, è un racconto super complesso che intendiamo restituire, anche consapevoli che questa storia arriva a scuola sì e no. Ma oggi ancora più di ieri è fondamentale conoscerla: sapere come è andata fa crescere gli anticorpi”. Ai giovani affascinati dal Duce che effetto farà M. ? “Noi ci mettiamo rigore e responsabilità, sulla ricezione ideologica possiamo fare poco”, conclude.

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