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Colombia: nuove proteste contro la riforma fiscale del governo Petro

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Ultimo aggiornamento 23 Ottobre, 2022, 06:34:22 di Maurizio Barra

Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza nelle principali città della Colombia per protestare contro il progetto di riforma fiscale del governo di Gustavo Petro, in un periodo di forte svalutazione della moneta locale rispetto al dollaro. Vestiti di bianco e sventolando bandiere tricolori, i colombiani si sono mobilitati per la seconda volta al grido di “basta Petro”, che ha giurato il 7 agosto come primo presidente di sinistra nella storia del Paese.

“Oggi chiediamo al governo di tenere conto del settore produttivo del Paese, di capire che la riforma fiscale non è necessaria nel modo in cui la stanno facendo”, ha dichiarato l’imprenditore Alvaro Aparicio (58 anni) che ha partecipato alla protesta a Bogotà, nonostante la forte pioggia. Slogan e marce sono state organizzate anche in altre importanti città come Calì, Barranquilla e Medellìn. 

Il progetto di riforma fiscale presentato dal governo mira a tassare maggiormente le classi più abbienti per finanziare con nuove risorse i programmi sociali contro la povertà e la disuguaglianza. Nel frattempo, il Paese sta subendo gli effetti dell’inflazione globale e della storica svalutazione della moneta locale rispetto al dollaro. La disoccupazione ha raggiunto il 10,6% della forza lavoro. 

Nelle ultime elezioni dello scorso agosto, Petro conquistò poco più della metà dell’elettorato colombiano con un ambizioso calendario di riforme che comprende, tra le altre, la limitazione delle esplorazioni petrolifere e la distribuzione di terre fertili ai contadini rimasti “senza terra”. Non è la prima volta che, negli ultimi anni, i colombiani decidono di alzare la loro voce contro le decisioni del governo. Anche l’ex presidente Ivan Duque, a capo di una coalizione di destra e predecessore di Petro alla guida del Paese, dovette affrontare manifestazioni di massa, in piazza, nel 2019, 2020 e 2021. 

Le proteste più sanguinose si verificarono l’anno scorso, quando l’allora presidente cercò di tassare la classe media per far fronte alla crisi dettata dalla pandemia di Covid scatenando per due mesi violenze che, secondo le Nazioni Unite, causarono 46 morti tra civili e poliziotti.

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