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Alzheimer, uno studio amplia la gamma di potenziali farmaci

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Ultimo aggiornamento 26 Ottobre, 2022, 16:35:41 di Maurizio Barra

L’ Alzheimer è tra le più comuni forme di demenza senile e affligge oltre 55 milioni di persone nel mondo, in base ai dati dell’Oms. Un numero destinato purtroppo ad aumentare: si stima che entro il 2050 saranno 139 milioni i pazienti colpiti.

Nonostante il progresso medico-scientifico nello sviluppo di terapie farmacologiche, non esiste ancora una cura efficace. 

La patologia

L’Alzheimer è una patologia neurodegenerativa cronica caratterizzata dalla distruzione delle cellule nervose. La malattia comporta un’alterazione delle funzioni cognitive dell’individuo in modo consistente ed irreversibile, inducendo stati di confusione, cambiamenti d’umore e disorientamento. La malattia di Alzheimer è associata alla presenza di placche che interferiscono con la trasmissione di impulsi nervosi, portando ad una progressiva atrofia del cervello. 

Secondo uno studio pubblicato oggi sulla rivista scientifica Brain e condotto da un team dell’Universitè Laval e del Rush University Medical Center di Chicago il morbo di Alzheimer sarebbe associato a una riduzione dei recettori dell’insulina nei microvasi cerebrali. Questo, a sua volta potrebbe contribuire alla resistenza all’insulina cerebrale e alla formazione di placche amiloidi, uno dei segni distintivi della malattia di Alzheimer. 

I risultati supportano l’idea che l’Alzheimer sia una malattia neurodegenerativa con una forte componente metabolica. 

La ricerca

Il lavoro è stato guidato da Frederic Calon, professore presso la Facoltà di Farmacia e ricercatore presso l’Istituto di nutrizione e alimenti funzionali e il Centro di ricerca CHU de Que’bec-Universitè Laval. Si bassa su uno studio longitudinale iniziato nel 1993 e che coinvolge circa 1.100 membri di una trentina di congregazioni religiose negli Stati Uniti. I partecipanti hanno accettato di sottoporsi a test medici e psicologici annuali e di donare il cervello dopo la morte. L’articolo sul cervello si basa sui dati di 60 persone decedute che hanno partecipato a questo ampio studio. 

I risultati

L’esame del loro cervello ha rivelato che i recettori dell’insulina si trovano principalmente nei microvasi sanguigni, non nei neuroni, come si pensava in precedenza. Inoltre, svela che le subunità del recettore dell’insulina alfa-B erano meno prevalenti nei microvasi delle persone con diagnosi di Alzheimer. Un’altra informazione riguarda i punteggi dei test cognitivi, più bassi nei soggetti con un minor numero di recettori per l’insulina alfa-B nei loro microvasi. Infine, i soggetti con meno recettori dell’insulina alfa-B nei loro microvasi avevano più placche di amiloide-beta nel cervello.

Il commento di Calon: “Il nostro studio mostra che i farmaci non hanno bisogno di attraversare la barriera emato-encefalica dei microvasi per influenzare la resistenza all’insulina cerebrale. Invece, possono colpire i recettori dell’insulina situati nei microvasi cerebrali. Ciò amplia la gamma di farmaci che potrebbero essere testati per l’Alzheimer”. 

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