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Annie Ernaux "Inseriamo l'aborto nelle Costituzioni"

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Ultimo aggiornamento 26 Ottobre, 2022, 06:27:16 di Maurizio Barra


   

“Il desiderio che il diritto all’aborto diventi costituzionale è qualcosa a cui tengo tantissimo. Già nel 2016, quando fui insignita del Premio Strega europeo, chiedevo che ciò diventasse realtà”: a dirlo è Annie Ernaux, Premio Nobel per la letteratura, in un incontro stampa questa mattina a Bologna dopo la doppia proiezione (esaurita) al cinema Medica del film documentario I miei anni in Super-8, realizzato assieme al figlio David Ernaux-Briot. “In quanto francese mi preme che ciò diventi un diritto nel mio Paese, – prosegue la scrittrice – ma naturalmente deve esserlo anche a livello europeo. Non ho intenzione di demordere su questa questione, per questo continuerò la mia campagna di lotta”. Secondo Ernaux, ancora, la possibilità che le donne hanno di avere dei figli e quindi di poter disporre del proprio corpo “è stata da sempre desiderio di controllo da parte degli uomini, fin dalla preistoria, il desiderio cioè che le donne si occupassero dei figli e che allo stesso tempo non potessero disporre del proprio corpo. Un desiderio di controllo – prosegue – che ora, anche se in maniera meno esplicita, resta comunque qualcosa che agisce nelle menti di alcuni. La lotta quindi per poter riappropriarsi del diritto del controllo sul proprio corpo è qualcosa che deve essere fatta quotidianamente, continuamente”. Quindi, ha concluso la scrittrice, “le dichiarazioni che ora sento in Italia da parte della vostra ministra – ha aggiunto la scrittrice – penso sia qualcosa di veramente pericoloso”.

Nel corso dell’incontro con la stampa, Ernaux, che non considera la scrittura un mestiere (“è un’altra cosa, anche se non so spiegare che cosa: non so cosa succederà dopo questo premio”, ha argomentato riferendosi al Nobel ricevuto di recente ), ha raccontato, toccando il tasto della pellicola proiettata ieri sera a Bologna, di un manifesto di donne francesi, prostitute, che agli inizi degli anni ’70 dello scorso secolo diedero inizio alle lotte delle donne per l’affermazione dei loro diritti: “fu quello – ha scandito – il primo episodio in Europa” e ha spiegato come il film mostri una manifestazione per il diritto all’aborto girata proprio a Bologna negli anni ’70. Spaziando su diversi temi Ernaux ha poi lambito quello del degrado ambientale che “sarebbe stato causato da decenni di liberismo economico. Io sono una ecofemminista – ha pumtualizzato – perché ciò che è stato fatto alla terra è stato fatto anche al corpo del donne”. Sollecitata sul perché porti ancora il cognome del marito, l’autrice francese si è limitata ad osservare che non c’è stata scelta. All’epoca si poteva mantenere il cognome da nubile, era legale. Ma nessuno lo faceva. Quando ho dovuto cercare alcune compagne di scuola o semplici amiche, è stato terribile, quasi impossibile ritrovarle perchè tutte avevano cambiato cognome, assumendo quello del marito”. E’ anche per questo che il film mostra solo uno sguardo al maschile, poiché, ha concluso, “quasi sempre a prendere la cinepresa o fare foto era un uomo”

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