Ultimo aggiornamento 26 Ottobre, 2022, 05:14:15 di Maurizio Barra
Rugby: morso in campo, maxisqualifica all'azzurra Tounesi
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Uno sport ‘bestiale’ giocato da gentiluomini? Mica tanto, vista la squalifica di 12 partite comminata dal ‘comitato disciplinare indipendente’ all’azzurra Sara Tounesi che sta disputando, con l’Italrugby, i Mondiali femminili in Nuova Zelanda. La sua colpa è stata di aver dato un morso a un’avversaria (definito “un gesto del tutto antisportivo”), nello specifico su una mano, nel corso del match di domenica scorsa contro il Giappone, che ha regalato alle azzurre una storica qualificazione ai quarti di finale. La 27enne di Cremona con genitori marocchini, che del rugby è una professionista visto che gioca in Inghilterra nel Sale Sharks, dopo due stagioni in Francia al Clermont, ha reagito con il gesto, che ora le costa la maxisqualifica, al comportamento della n.7 del Giappone, Nijiho Nagata, che le aveva messo più volte una mano sulla faccia durante un raggruppamento mentre l’azzurra stava difendendo il pallone e chiamando il sostegno delle compagne. Ma tutto ciò, per il comitato presieduto da Christopher Quinlan e composto anche dall’ufficiale giudiziario Brenda Heather-Latu e dall’ex All Blacks Ofisa Tonu’u, “dopo aver considerato tutte le prove e il filmato dell’azione”, non è stata una scusante, al massimo un’attenuante, e per questo hanno inflitto 12 partite di squalifica, e non le 18 che la Tounesi rischiava di prendere in base alle regole vigenti. La cosa curiosa è che, sul campo, l’arbitra irlandese Cogger-Orr non si è accorta di nulla, così come le guardalinee e il Tmo, l’arbitro alla moviola, che in teoria deve sorvegliare anche su questi episodi. Nagata ha poi mostrato la mano all’arbitra, e dopo la partita il Giappone ha ‘citato’ Tounesi. Così si è arrivati alla severa punizione, su cui in casa azzurra si limitano a dire che faranno ricorso, anche perché sabato si gioca il quarto di finale contro la Francia e quindi l’appello verrà discusso prima. La speranza è che vada a finire, ma le probabilità non sembrano molte, come nel caso di Kyle Sinckler dei British Lions, che nel test match dell’agosto scorso con il Sudafrica, ha morso a un braccio lo Springbok Franco Mostert: il suo gesto è stato ritenuto “non intenzionale”, e quindi Sinckler non è stato sanzionato. E’ andata molto peggio a Marco Chesani, giocatore del Pedemontana Livenza che, in un incontro di Serie C del 2018, ha fatto la fine di Evander Holyfield contro Mike Tyson, ovvero lobo di un orecchio staccato dal morso di un avversario, Riccardo Amadeus Fabris, pilone dei Grifoni Oderzo. Il quale è poi finito in tribunale e condannato a 4 mesi per “lesioni gravissime”. Quanto a Chesani, dopo due operazioni gli è stata data un’invalidità del 5% perché la menomazione è rimasta permanente non essendo riusciti i medici a riattaccare il lobo. Dovette invece farsi rimettere quattro denti, e farsi suturare lo scroto lacerato, il capitano degli All Blacks Wayne Shekfird dopo quella che venne definita “la partita più infame”, a Nantes contro una Francia piena di giocatori quel giorno ‘assetati di sangue’. Non è finito davanti a Corti della giustizia ordinaria il ‘Pistolero’ dell’Uruguay Luis Suarez, uno per il quale mordere sembra quasi un vizio. Nel corso della carriera lo ha fatto tre volte: ha ‘azzannato’ Bakkal nel 2010 in un Ajax-Psv, Ivanovic nel 2013 durante Liverpool Chelsea e Chiellini nel 2014 in Italia-Uruguay dei Mondiali brasiliani. In quest’ultimo caso la Fifa ha avuto la mano pesante, punendo Suarez con 4 mesi di interdizione da qualsiasi attività connessa con il calcio, compresa la semplice presenza in uno stadio, più una multa pari a circa 82mila euro. Tre giornate di stop fu invece il provvedimento del giudice sportivo a carico di Stefano Cuoghi, all’epoca centrocampista del Pisa, che nel corso di una partita di Serie A 1988-’89, a gioco fermo, morse Toninho Cerezo. Il quale venne a una volta sanzionato con due turni per aver reagito. Per il brasiliano non valse l’attenuante della ‘provocazione’.
