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Migranti: superstite naufragio, continuo a vederli annegare

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Ultimo aggiornamento 28 Ottobre, 2022, 00:51:03 di Maurizio Barra

(ANSA) – LAMPEDUSA, 27 OTT – “Continuo a vederli mentre
annaspano in acqua, tento di aiutarli, provo ad afferrarli prima
di verderli scomparire tra le onde. Ma è tutto inutile…”. A
raccontare la terribile esperienza del naufragio vissuta tre
giorni fa al largo delle coste di Lampedusa è un ragazzo di 22
anni, originario della Costa d’Avorio. Era su un barchino
partito dalle coste tunisine con 26 migranti, solo in 22 sono
riusciti a raggiungere Lampedusa; gli altri quattro, tre uomini
e una donna, sono affogati davanti ai suoi occhi. Una scena che
adesso lo perseguita.
   
Il giovane ivoriano, ancora sotto choc, è uno degli ospiti
dell’hotspot dell’isola. A garantirgli supporto psicologico, fra
i padiglioni della struttura, il team di Medici senza frontiere,
composto dal referente medico Marina Castellano, dalla psicologa
Carmen Ventura e dalla mediatrice culturale Fella Boudjemai che
è di origini algerine. “Le storie sono tantissime, tutte
drammatiche – spiega Marina Castellano, mentre è in partenza da
Lampedusa per tornare a Roccella Jonica, altro fronte
dell’immigrazione -. Sia il giovane della Costa d’Avorio che un
altro ragazzo che era sul barcone che ha preso fuoco e dove sono
morti ustionati due bambini di 10 mesi e un anno, ci hanno detto
che non riescono a cancellare dalla loro mente quelle scene
terribili. Una circostanza comune a tutti i superstiti di un
naufragio: continuano a vedere annegare coloro che, fino a pochi
momenti prima, erano seduti accanto a loro. E sono amici,
parenti, figli, come è successo in questi ultimi giorni. Non
possiamo più permettere che accadano queste tragedie”. (ANSA).
   

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