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Iran, ancora arresti di massa, studenti e giornalisti presi di mira dal regime

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Ultimo aggiornamento 30 Ottobre, 2022, 16:24:10 di Maurizio Barra

Oltre 300 giornalisti e fotoreporter iraniani hanno denunciato l’arresto di massa di giornalisti durante le proteste in corso in Iran contro il regime.

“Attualmente ci sono oltre 20 giornalisti in carcere, per lo più provenienti da Teheran, e diversi altri sono stati convocati in procura”, si legge nella nota dai media riformisti iraniani, aggiungendo che gli arrestati sono stati interrogati e condannati senza alcun processo e privati dei loro diritti, compreso l’accesso alla tutela legale. Il gruppo lancia un appello per il rilascio immediato dei colleghi detenuti definendo gli arresti “illegali e contrari alla libertà di stampa” e ha deplorato l'”approccio poliziesco” nei confronti dell’informazione. Nel carcere di Evin ci sono migliaia di manifestanti arrestati durante le ultime 6 settimane di proteste in nome di Mahsa Amini.

Tra loro anche la blogger italiana Alessia Piperno. La sua liberazione “è in cima al lavoro di questi giorni, siamo tutti impegnati quotidianamente”, afferma il ministro degli esteri Antonio Tajani al Corriere della Sera.

Sempre a Evin, andato a fuoco solo qualche giorno fa, sarebbero finite altre due giornaliste iraniane, Niloofar Hamedi e Elaheh Mohammadi.  Le autorità le accusano di “scrivere bugie” e di essere “agenti speciali 007” addestrate dagli Usa, perché stavano indagando sulla morte di Mahsa Amini. 

L’ong con sede a Oslo Human Rights Watch parla di quasi trecento vittime da quando sono cominciate le proteste oltre 40 giorni fa. Sono giovani e giovanissime, disposti anche a morire per cambiare le regole ferree del regime islamico a guida sciita a cui non vogliono più sottostare. I pasdaran continuano a sparare ad altezza uomo anche ai funerali delle vittime e lanciano lacrimogeni per disperdere le folle. E’ successo al funerale di Mahsa Amini ma anche a quello di Reza Shahparnia, ucciso 40 giorni fa a Kermanshah, aveva solo 20 anni. Sui social il video del racconto del padre che lo aveva implorato di non partecipare alla protesta: “Come puoi chiedermi questo papà? Mahsa Amini era una come noi, la nostra rivoluzione non potrà avere successo senza che si sparga sangue”, gli aveva risposto Reza.

Manifestazione per Mahsa Amini, a PPiazza San Giovanni a Roma LaPresse

Manifestazione per Mahsa Amini, a PPiazza San Giovanni a Roma

“Non venite in piazza. Oggi è l’ultimo giorno di rivolte”, ha ammonito due giorni fa il comandante dei Pasdaran, Hossein Salami, facendo ipotizzare che le forze di sicurezza potrebbero ulteriormente intensificare la repressione dei disordini. “Quello che sta accedendo in questi giorni nel nostro paese è frutto di una cospirazione, il prodotto dell’adesione alle politiche di Stati Uniti, Regno Unito, Arabia Saudita e del regime sionista”, ha spiegato Salami.

Ma le proteste e gli arresti non si fermano. Studenti e studentesse si oppongono alla segregazione voluta dal regime che li vuole divisi secondo il genere sessuale, uomini da una parte e donne dall’altra. Ora, incuranti della furia della Guardia della rivoluzione e dei funzionari universitari, abbattono le barriere che il regime sciita osservante rigoroso della Sharia islamica vorrebbe imporgli. “Le vostre mani sono sporche di sangue” scrivono sui social, rivolti anche alla guida suprema Ali Khamenei.

Lo stesso color sangue che oggi è apparso nelle acque della cascata della città di Izeh, nel sud-ovest del Paese – dove si trovano la maestosa “grotta romantica” di Shekaft-e Salman (“Grotta di Salomone”). Quando si sono accese le luci al mattino, è apparsa l’acqua colorata di rosso. La città di Izeh è stata tra quelle che hanno registrato proteste diffuse in queste settimane e anche violenti scontri con i manifestanti in città. 

 

La Bbc in farsi, annuncia un altro arresto tra i volti noti dello spettacolo iraniano, quello del rapper Tomaj Salehi.  I media del regime hanno fatto sapere che Salehi è stato arrestato “perché aveva lasciato illegalmente i confini occidentali del Paese”. Sul web, c’è anche una foto del rapper con gli occhi bendati che viene portato in macchina. Salehi, che ha criticato aspramente il regime, aveva pubblicato video della sua presenza in mezzo ai manifestanti durante le proteste e è sempre rimasto molto attivo nel mondo dei social, a fianco delle battaglie femministe.

 

Cortei e manifestazioni in nome di Mahsa Amini avvengono in tutto il mondo. Ieri a Roma in migliaia sono scesi in Piazza san Giovanni al grido di “Donna, Vita, Libertà”, e anche il primio ministro canadese, Justin Trudeau, ha marciato per le via della capitale Ottawa “Continueremo nella nostra lotta per un futuro migliore, in particolare per le donne in Iran che hanno sofferto, ha detto Trudeau. 

E anche sull’account social di Angelina Jolie, ambasciatrice dell’Unhcr, appare una poesia del celebre poeta iraniano Hamid Mossadeq, in sostegno alla protesta cominciata con le donne che ora scuote tutto l’Iran.

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