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Papa Francesco: "Ricordiamoci che nella vita non è mai tutto perduto"

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Ultimo aggiornamento 30 Ottobre, 2022, 16:48:17 di Maurizio Barra

Secondo la Gendarmeria Vaticana, erano circa 35 mila i fedeli presenti oggi in PiazzaSan Pietro per la recita dell’Angelus di papa Francesco. 

”Oggi, nella liturgia, il Vangelo narra l’incontro tra Gesù e Zaccheo, capo dei pubblicani nella città di Gerico – ha  spiegato il Papa – Al centro di questo racconto c’è il verbo cercare.  Zaccheo “cercava di vedere chi era Gesù’ e Gesù, dopo averlo incontrato, afferma: Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto. Soffermiamoci sui due sguardi che si cercano: lo sguardo di Zaccheo che cerca Gesù e lo sguardo di Gesù che cerca Zaccheo”. 

”Zaccheo, nella sua bassezza, sente il bisogno di cercare un altro sguardo, quello di Cristo – ha continuato – Ancora  non lo conosce, ma aspetta qualcuno che lo liberi della sua  condizione, che lo faccia uscire dalla palude in cui si trova. Questo è fondamentale: Zaccheo ci insegna che, nella vita, non è mai tutto  perduto. Sempre possiamo fare spazio al desiderio di ricominciare, di ripartire, di convertirci”.   

”Decisivo in questo senso è il secondo aspetto: lo sguardo di Gesù –  ha detto ancora il Papa – Egli è stato inviato dal Padre a cercare chi si è perduto; e quando arriva a Gerico, passa proprio accanto all’albero dove sta Zaccheo. Il Vangelo narra che Gesù alzò lo sguardo e gli disse: Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua. È un’immagine molto bella, perché se Gesù deve alzare lo sguardo, significa che guarda Zaccheo dal basso. Questa è la storia della salvezza: Dio non ci ha guardato dall’alto per umiliarci e giudicarci; al contrario, si è abbassato fino a lavarci i piedi, guardandoci dal basso e restituendoci dignità. Così, l’incrocio di sguardi tra Zaccheo e Gesù sembra riassumere l’intera storia della salvezza: l’umanità con le sue miserie cerca la redenzione, ma anzitutto Dio con misericordia cerca la sua creatura per salvarla”.        ”Fratelli, sorelle, ricordiamoci questo: lo sguardo di Dio non si ferma mai al nostro passato pieno di errori, ma guarda con infinita fiducia a ciò che possiamo diventare – ha concluso – E se a volte ci sentiamo persone di bassa statura, non all’altezza delle sfide della vita e tanto meno del Vangelo, impantanati nei problemi e nei peccati, Gesù ci guarda sempre con amore come con Zaccheo ci viene incontro, ci chiama per nome e, se lo accogliamo, viene a casa nostra. E poi: che sguardo abbiamo verso coloro che hanno sbagliato e faticano a rialzarsi dalla polvere dei loro errori? È uno sguardo dall’alto, che giudica, disprezza ed esclude? Ma noi cristiani dobbiamo avere lo sguardo di Cristo, che abbraccia dal basso, che cerca chi è perduto, con compassione. Questo è, e dev’essere, lo sguardo della Chiesa, sempre. Preghiamo Maria, di  cui il Signore ha guardato l’umiltà, e chiediamole il dono di uno sguardo nuovo su di noi e sugli altri”.

Papa Francesco ha poi rivolto una preghiera per i morti nella calca a Seul, e per le vittime dell’attentato a Mogadiscio. “Dio converta i cuori dei violenti”. E “non dimentichiamo l’Ucraina martoriata e preghiamo per la Pace”.

 

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