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Il ministro Pichetto: diremo no al regolamento Ue sugli imballaggi

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Ultimo aggiornamento 9 Novembre, 2022, 14:11:28 di Maurizio Barra

“L’Italia non può accettare il regolamento europeo sul riuso degli imballaggi e dirà di no”. Lo ha detto stamani il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto, in collegamento video con la fiera della green economy Ecomondo a Rimini. 

Il “Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio”, che sarà pubblicato il prossimo 30 novembre, inserisce il concetto di riutilizzo dei materiali, oltre a quello di riciclo. Sembra una questione solo di parole, ma non lo è. I termini “riciclo” ed “economia circolare” infatti indicano il trattamento differenziato dei rifiuti, ma non il loro riuso. 

Per fare un esempio concreto: il riciclo di uno scatolone di cartone significa che esso viene gettato nell’apposito cassonetto della carta, recuperato dall’azienda dei rifiuti e trattato separatamente da altri scarti. Non significa che esso possa essere riutilizzato così come è per un nuovo imballaggio, al massimo può diventare un foglio di carta riciclata. Idem per la plastica, di cui solo il 5-10% di quella che utilizziamo diventa un nuovo oggetto.

“L’Italia è stata la prima nazione a mettere fuorilegge gli shopper di plastica. L’Europa allora ci criticò, poi ha fatto come noi. Oggi sull’economia circolare possiamo dirci i primi della classe. Per questo diremo no a un regolamento sugli imballaggi che non condividiamo”, ha aggiunto il ministro. 

Nella bozza di testo è prevista anche una riduzione degli imballaggi generati pro capite del 5%, entro il 2030, del 10% entro il 2035 e del 15% entro il 2040.

La conseguenza economica del regolamento Ue può ricadere sia sulle aziende che producono gli imballaggi, si su quelle che li trattano come rifiuti.

Già nei giorni scorsi il Ministero dell’Ambiente aveva espresso dei dubbi sulla questione, in una nota, che così recita: “la proposta di regolamento sugli imballaggi circolata nei giorni scorsi ci lascia perplessi, sia per il veicolo normativo scelto, un regolamento, che non lascia alcuna flessibilità di applicazione, sia per i contenuti”.

La nota del Ministero dell’Ambiente continua dando alcuni dati: “l’Italia nel 2021 ha avviato a riciclo il 73,3% degli imballaggi immessi sul mercato: 10 milioni e 550mila tonnellate, vale a dire 7 imballaggi su 10, superando il target europeo al 2025 del 65%”. Non è chiaro però quanti di questi materiali siano rimasti rifiuti e quanti invece siano tornati a nuova vita. 

Il Pnrr tra le altre cose, prevede investimenti per 2,1 miliardi di euro nel settore del riciclo e della raccolta differenziata.

In Italia sono oltre 700mila le aziende che rischiano di essere travolte dalla proposta di regolamento europeo sulla gestione degli imballaggi: tra produttori, utilizzatori industriali e commercianti la svolta europea ha infatti un possibile impatto su 6,3 milioni di dipendenti e su un mondo produttivo che fattura 1.850 miliardi di euro.

Analizzando solo il settore della produzione degli imballaggi si possono contare circa 2.700 aziende per la carta, 2.500 per la plastica, 2.300 per il legno, 370 tra acciaio, alluminio, vetro e solo 34 che producono plastica biodegradabile e compostabile.

C’è quindi chi esulta per il provvedimento, immaginando un mondo in cui i rifiuti da imballaggio possano diminuire, e chi invece vede in questa decisione un pericolo per alcuni settori dell’economia nazionale, tra produttori, utilizzatori industriali e commercianti.

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