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In lungo e largo per il Mediterraneo, incuranti dei divieti e quasi tutte tedesche: ecco le navi Ong

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Ultimo aggiornamento 10 Novembre, 2022, 02:36:22 di Maurizio Barra

Sono al centro di diatribe politiche, scontri diplomatici, polemiche in punta di diritto tra le norme dei codici e quelle del cuore. Tra Antigone e Creonte. Loro, intanto, incuranti delle posizioni dei governi e dei ministri, portano avanti le missioni di soccorso in cui sono impegnate: salvare uomini, donne e bambini alla deriva. Sono le Organizzazioni non governative, da sempre in prima linea nell’aiuto e nell’assistenza a vite in pericolo. Ora, ancor di più, con rinnovata determinazione, lo fanno sotto il fuoco di polemiche e accuse.

Possono vantare una flotta corposa, o meglio una “flotta civile”, come preferiscono definirla, che solca il Mediterraneo, non più Mare Nostrum, ormai desolato cimitero di migranti, tra l’Africa e l’Europa. È una flotta, quella delle Ong, che parla soprattutto tedesco. Secondo l’ordine temporale della cronaca, quella di questi ultimi giorni ad alta tensione, sono in particolare quattro le organizzazioni non governative alla ribalta.

Medici Senza Frontiere con la Geo Barents, nave di ricerca e soccorso battente bandiera norvegese messa in acqua a giugno 2021. Msf è stata fondata nel 1971 da una un gruppo di medici e giornalisti francesi, per portare soccorso medico-umanitario durante le emergenze. Geo Barents è uscita dai cantieri navali nel 2007 e ha operato come nave per analisi geologiche prima di essere noleggiata da Msf e adeguata alle attività di ricerca e soccorso. La sua lunghezza totale è di 77 metri, ha due ponti per accogliere le persone soccorse, uno per gli uomini, l’altro per donne e bambini. Ospita una clinica, una stanza ostetrica e una per le visite, dove le équipe svolgono le attività di assistenza medica. La nave è dotata di due gommoni veloci e ha a bordo 20 operatori di Msf e 12 persone per l’equipaggio marittimo.

Geo Barents: migranti urlano 'help' e mostrano cartelli ansa

Geo Barents: migranti urlano ‘help’ e mostrano cartelli

Poi c’è la Rise Above, gestita da Mission Lifeline, e batte bandiera tedesca.

Tedesca è anche la ong Sos Humanity, così come tedesca è la bandiera di Humanity1.

Nave SOS Humanity 1 ansa

Nave SOS Humanity 1

La quarta ong finita al centro della cronaca di questi giorni è Sos Méditerranée, network europeo composto da associazioni in Italia, Germania, Francia e Svizzera. È in azione con la Ocean Viking, battente bandiera norvegese.

Ocean Viking nel porto di Pozzallo LocalTeam

Ocean Viking nel porto di Pozzallo

Ma è molto attiva anche la Open Arms, ong spagnola, fondata da Oscar Camps, dal 2016 ha operato nel Mediterraneo centrale con la nave omonima, un vecchio rimorchiatore rimodellato e trasformato in nave da soccorso. Da questa estate è presente con Open Arms Uno, la nuova nave ammiraglia, battente bandiera spagnola, lunga 66 metri, larga 15 e con una stazza quattro volte superiore a quella del vecchio rimorchiatore; ha 31 posti per l’equipaggio e un ospedale con 26 posti letto. Dispone di un ponte di 353 metri quadrati, dove può atterrare un elicottero in caso di emergenza ed evacuazione. È dotato di 4 barche. Permette inoltre di ospitare circa 300 persone, numero che in caso di emergenza potrebbe aumentare fino a mille. Vigila le acque insieme alla Astral, una barca a vela – di bandiera britannica – attualmente ferma in Spagna.

Open Arms, lo sbarco del 27 agosto scorso LocalTeam

Open Arms, lo sbarco del 27 agosto scorso

Una curiosa particolarità riguarda la colorata Louise Michele, battente bandiera tedesca: è un’ex barca della Marina francese, personalizzata per eseguire ricerche e salvataggi. Lunga 30 metri e capace di superare i 28 nodi, è stata acquistata con il ricavato della vendita di un’opera d’arte di Banksy, che l’ha poi decorata con un estintore. È capitanata e guidata da una squadra di professionisti del soccorso proveniente da tutta Europa.

La Louise Michele ansa

La Louise Michele

Della Sea Watch, ong tedesca, è il Sea-Watch 3 sottoposto a fermo amministrativo a Reggio Calabria il 21 settembre scorso dalle autorità italiane. La ong ha risposto con la Sea-Watch 5, ex Ocean Don, ma non ancora in mare. Sono entrambe battenti bandiera tedesca. Proseguono intanto le attività di pattugliamento con i due mezzi aerei Sea Bird.

Sea Watch 3 (Ansa/archivio)

Sea Watch 3

Tedesca, ancora, è la Sea Eye che gestisce la Sea Eye 4, battente bandiera tedesca, attualmente ormeggiata nel porto spagnolo di Burriana. Qui è alla fonda anche la Aita Mari della Salvamento Maritimo Humanitar.

Batte bandiera tedesca la Resq People, della italiana Resq, così come il Nadir di Resq Ship.

Mediterranea Saving Humans si definisce “una piattaforma di realtà della società civile”. Ha messo in acqua una nave battente bandiera italiana, la Mare Jonio.

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