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Cos'è e come funziona l'accordo di ricollocamento dei richiedenti asilo

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Ultimo aggiornamento 13 Novembre, 2022, 19:32:04 di Maurizio Barra

Lo scorso 10 giugno il Consiglio europeo affari interni ha firmato in Lussemburgo l’accordo per il “meccanismo volontario di solidarietà”,  che prevede il ricollocamento di circa diecimila richiedenti asilo ogni anno, individuati soprattutto tra le persone salvate in mare, nel Mediterraneo e nell’Atlantico, a fronte delle 144 mila richieste di asilo avanzate nel 2021, secondo i dati Eurostat, nei paesi di primo sbarco (Italia, Spagna, Portogallo, Cipro, Grecia e Malta). Si tratterebbe quindi di ricollocare circa il 7% dei richiedenti asilo di questi paesi.

In Europa, complessivamente, le nuove richieste d’asilo, escludendo quindi quelle reiterate da chi l’aveva già avanzata negli anni precedenti, sono state 535 mila. Il dato è sempre riferito al 2021, non considera quindi tutti gli ingressi in Unione europea conseguenti alla guerra in Ucraina. Va poi ricordato che oltre alle rotte marittime esistono quelle terrestri: sempre restando al 2021,  Frontex stima 62.000 ingressi dalla rotta balcanica, percorsa soprattutto da siriani e afgani, quindi persone prevenienti da scenari di guerra, titolate a chiedere asilo. Più contenuto l’impatto di coloro che fuggono dalla Bielorussia di Lukashenko verso Polonia, Lituania e Lettonia: ottomila persone nel 2021. I paesi dell’Europa centrale, inoltre, accolgono in seconda battuta molti migranti che hanno attraversato il Mediterraneo, ma sono sfuggiti all’identificazione nei paesi di sbarco. 

Nel Mediterraneo, intanto, le situazioni più critiche risultano essere quelle di Lampedusa e di Pournaras, a Cipro. L’hotspot dell’isola siciliana, dove arriva la maggior parte degli sbarchi autonomi, ossia gli arrivi di piccole imbarcazioni non intercettate da ong, Guardia costiera o navi commerciali,  soffre un cronico sovraffollamento soprattutto per la difficoltà di trasportare rapidamente i migranti verso la terraferma. Anche Pournaras è sempre affollato ben oltre la sua capienza, e il 28 ottobre scorso un incendio ha interessato alcune delle strutture. Rispetto al passato, sembra meno emergenziale la situazione nelle isole greche di Samos e Lesbo, sia per le politiche muscolari del governo di Atene, costate già diversi richiami dalla Corte europea per i diritti umani per i respingimenti in mare, sia per l’ampliamento dell’hotspot di Samos, che da un anno può ospitare fino a 3000 persone.

La Dichiarazione del 10 giugno è  stata condivisa da 19 Stati membri e da 4 associati all’Unione europea che quindi partecipano al Meccanismo: Belgio, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Germania, Grecia, Spagna, Finlandia, Francia, Croazia, Irlanda, Italia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Portogallo, Romania, Danimarca, Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein.

Prima della crisi di questi ultimi giorni, la Francia risultava essere il paese che partecipa più generosamente al meccanismo, avendo dato la disponibilità  ad accogliere 3.500 richiedenti asilo sui diecimila complessivi previsti dall’accordo. Segue la Germania con 3.000. L’Italia è stata individuata come primo beneficiario dei trasferimenti, con 3.500 rilocalizzazioni previste entro l’estate 2023, a fronte di 43.900 richieste di asilo nel 2021. 

L’operazione di ricollocamento prevede che il paese di sbarco si occupi di pre-identificazione, fotosegnalamento e controlli sanitari. Dopodiché la delegazione del paese di destinazione visita i centri di accoglienza e procede all’analisi dei dossier individuali e alle interviste ai candidati.

Dopo la firma del 10 giugno, l’attuazione dell’accordo è stata abbastanza lenta. La prima relocation, dall’Italia alla Francia, risale al 25 agosto e ha riguardato 38 persone. Altre 74 persone sono partite per la Germania a ottobre. Una nuova delegazione francese era attesa a breve per farsi carico di ulteriori 50 migranti, ma c’è stato lo stop di Parigi. Altri 5 sono stati poi accettati dal Lussemburgo.

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