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Prezzi guerra: Cgia, quest'anno ci costano 80 mld in più

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Ultimo aggiornamento 19 Novembre, 2022, 19:11:36 di Maurizio Barra

(ANSA) – VENEZIA, 19 NOV – Sebbene negli ultimi mesi i prezzi
delle materie prime siano in calo, l’importazione di questi
prodotti potrebbe costare quest’anno al sistema Paese almeno 80
miliardi di euro in più rispetto al periodo pre Covid. A dirlo è
l’Ufficio studi della Cgia di Mestre (Venezia).I prezzi dei metalli e dei minerali, ad esempio, in questi
ultimi tre anni sono rincarati mediamente del 25,7%; quelli
energetici sono raddoppiati (+101,3%). Va tuttavia segnalato che
tra gli energetici l’aumento del prezzo del carbone è stato del
463,3% e quello del gas naturale addirittura del 671,6%. Più
contenuti, invece, i rincari registrati dal ferro (+4,6%), dallo
stagno (+16,8%), dallo zinco (+21%), dal nickel (+29,35),
dall’alluminio (+30,7%), dal rame (+32,9%) e dal petrolio
(+57,7%).

Sempre rispetto al 2019, tra le materie prime prese in esame
dalla Cgia su dati della Banca Mondiale, solo il piombo ha
subito una diminuzione del prezzo dell’8,4%.

L’incremento dei prezzi delle materie prime ha provocato il
conseguente aumento dell’inflazione che nel nostro Paese ormai
viaggia su doppia cifra, e che in particolar modo colpisce i
contribuenti a reddito fisso, che subiscono una forte perdita di
potere d’acquisto. “Se buona parte dei consumatori non acquista
– sottolinea l’Ufficio studi – è del tutto superfluo anche
produrre. Pertanto, per uscire da questo circolo vizioso non c’è
che una strada da percorrere: quella della riduzione del cuneo
che consenta alle busta paga di diventare più ‘pesanti'”.

(ANSA).

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