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Regno Unito, la Corte Suprema dice "no" al referendum bis sull'indipendenza della Scozia

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Ultimo aggiornamento 23 Novembre, 2022, 13:00:46 di Maurizio Barra

La Corte suprema del Regno Unito si è pronunciata contro la richiesta della Scozia di indire un secondo referendum per l’indipendenza. Il governo scozzese semi-autonomo guidato da Nicola Sturgeon, leader degli indipendentisti dell’Snp (Scottish National Party), voleva tenere un referendum il prossimo ottobre con la domanda: “La Scozia dovrebbe essere un Paese indipendente?”.

La Corte suprema ha però stabilito che il Parlamento scozzese “non ha il potere di promuovere un referendum sull’indipendenza” senza il consenso del governo britannico. Londra afferma che la questione è già stata risolta al tempo del primo referendum, nel 2014, in cui gli scozzesi votarono contro l’indipendenza.

Come previsto da numerosi giuristi, i supremi giudici hanno respinto all’unanimità l’istanza in base alla quale s’invocava il riconoscimento del diritto a promuovere una consultazione bis (dopo la Brexit) con il solo voto favorevole del Parlamento locale di Edimburgo e senza il tradizionale placet vincolante di Londra.

Il dispositivo è stato illustrato dal presidente della Corte, lord Robert Reed, e rigetta su tutta la linea le argomentazioni giuridiche degli indipendentisti scozzesi: ribadendo che – in base allo Scotland Act – la materia della convocazione di un referendum sulla secessione, destinato inevitabilmente ad avere conseguenze sull’intero Regno Unito, resta soggetta alla parola finale del governo britannico e del Parlamento di Westminster come potere esclusivo. E che quindi la richiesta di promuoverla attraverso la sola approvazione di una legge nazionale scozzese da parte dell’assemblea parlamentare di Edimburgo non è legalmente fondata.

Sulla carta l’Snp avrebbe potuto contare su una solida maggioranza in seno al parlamento scozzese in favore di un referendum bis, per il cui svolgimento Nicola Sturgeon ha indicato a suo tempo l’orizzonte ravvicinato del 2023. Mentre vari sondaggi recenti continuano a mostrare una spaccatura quasi a metà della popolazione scozzese sulla questione, contro il risultato del 2014 in cui i no prevalsero sui sì con il 55,3% rispetto al 44,7.

Sturgeon: delusa ma rispetto la sentenza

Nicola Sturgeon si è detta “delusa” dal verdetto. Ha tuttavia aggiunto di “rispettare” il responso dei giudici, i quali – ha sottolineato – “non fanno le leggi”, ma si sono limitati ad “interpretare” quella esistente (lo Scotland Act).

Per i ricorrenti il verdetto odierno conferma in ogni modo che le istituzioni del Regno rappresentano “una gabbia” e un ostacolo al riconoscimento dell’asserita “volontà democratica” degli scozzesi. Tanto più che il governo centrale Tory di Londra insiste a escludere in questo momento storico la benché minima prospettiva di via libera a una rivincita referendaria in Scozia: sostenendo che non sia questo il momento per tornare a discuterne ad appena 8 anni da un verdetto, quello del 2014, che entrambe le parti s’erano impegnate all’epoca ad accettare come responso valido per “una generazione”.

La Sturgeon peraltro aveva fatto sapere fin da prima della pronuncia giudiziaria di oggi di voler evitare anche in caso di sconfitta legale forzature costituzionali di sorta. Per puntare semmai a proseguire la battaglia per un nuovo referendum sul terreno politico, facendo di tale obiettivo il tema dominante della campagna elettorale dell’Snp in vista del prossimo voto politico britannico.

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