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Un Osservatorio su violenza di genere e linguaggio giuridico

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 24 Novembre, 2022, 00:58:09 di Maurizio Barra



(ANSA) – PERUGIA, 23 NOV – Nell’ambito di un convegno su
“Violenza di genere e linguaggio giuridico”, è stato presentato
nel capoluogo umbro, nella sede del dipartimento di
Giurisprudenza dell’Università degli studi, un documento
realizzato dal gruppo di lavoro organizzato sul tema dalla
Procura generale di Perugia.
   
Si tratta di un osservatorio sul linguaggio dei provvedimenti
giudiziari, promosso dal Procuratore generale e composto dai
Procuratori del distretto e dai loro delegati, “con l’obiettivo
principale della diffusione di un linguaggio giuridico, sia esso
utilizzato negli atti scritti, che nelle interlocuzioni orali,
nel corso del giudizio, nel corso delle audizioni dei testimoni
e con gli attori del processo, adeguato ed idoneo alla materia
trattata, privo di connotazioni sessiste, che eviti ogni orpello
inutilmente retorico, moralistico e moraleggiante; in
definitiva, un linguaggio assolutamente rispettoso dei soggetti
coinvolti nelle vicende processuali”.
   
“L’esigenza di costituire un osservatorio, quale sede di analisi
dei provvedimenti giudiziari adottati e di promozione di prassi
virtuose e di regole condivise in ordine al linguaggio
processuale scritto e orale, trova fondamento – spiega la stessa
Procura generale in una nota – nell’obbligo costituzionale di
motivazione dei provvedimenti giurisdizionali. Il tema della
chiarezza nella redazione degli atti processuali è da tempo
patrimonio comune della cultura giurisdizionale, nazionale e di
derivazione comunitaria”.
   
Con particolare riferimento ai reati in materia di violenza di
genere, nel maggio 2021 la Cedu ha condannato l’Italia per
l’utilizzo di stereotipi sessisti nella motivazione di una
sentenza di
assoluzione per violenza sessuale di gruppo ai danni di una
ragazza, e ha ritenuto essenziale che l’Autorità giudiziaria
eviti di riprodurre stereotipi sessisti nelle decisioni,
minimizzi la violenza di genere ed esponga le donne a una
vittimizzazione secondaria utilizzando osservazioni
colpevolizzanti e moralizzatrici volte a scoraggiare la fiducia
delle vittime nella giustizia.
   
Perché l’Autorità giudiziaria non incorra in questi rischi
interpretativi è necessaria, pertanto, una formazione specifica,
costante e approfondita sulla materia, non solo sulle norme
nazionali e sovranazionali, sulla giurisprudenza della Corte di
Cassazione e della Cedu, ma anche sulla struttura culturale
della violenza di genere e sui meccanismi atavici e
inconsapevoli che tendono a rimuoverla o a ridimensionarla
ovvero a colpevolizzare le vittime.
   
“In particolare – sottolinea la procura generale di Perugia – il
rischio di vittimizzazione secondaria della persona offesa nei
reati sessuali, di violenza domestica e di genere, appare più
che concreto in tutte quelle ipotesi in cui il magistrato, nella
fase istruttoria del processo, si rivolga alla querelante con
termini che denunciano l’esistenza, più o meno consapevole, di
pregiudizi o stereotipi. Ad esempio, ciò può avvenire di fronte
ad un linguaggio, usato dal magistrato, tendente alla
banalizzazione o eccessiva semplificazione del rapporto
personale tra vittima e imputato e della vicenda coniugale o
familiare (magari coinvolgente anche un amplissimo arco
temporale). Si pensi all’ipotesi in cui, nel corso di
un’istruttoria, il magistrato inquirente o giudicante interrompa
più volte la vittima, nel corso dell’escussione, per cercare di
limitarne il fluente racconto, ritenuto significativo anche
dalla stessa dichiarante, manifestando un atteggiamento di
insofferenza per la dovizia di particolari riferiti. Si pensi
ancora all’ipotesi in cui il magistrato insista nel porre alla
vittima domande in ordine alla mancata reazione della stessa ad
una condotta comunque violenta da parte dell’autore del reato,
oppure manifesti sorpresa rispetto ad un contegno del tutto
personale della vittima, non conforme a quello che avrebbe
tenuto un’ipotetica ‘vittima modello’ (ad esempio. contatto
immediato delle forze dell’ordine, assenza di grida o di
richieste di aiuto, presentazione della querela a distanza di
alcuni giorni dal fatto, intervenuta riconciliazione con
l’autore del fatto nell’ambito di delitti avvenuti in contesti
familiare)”.
   
Il convegno, con la presenza di un’attrice, Loretta Bonamente,
di un linguista, il prof. Michele Cortelazzo, della
professoressa di diritto processuale penale Mariangela Montagna
e del Procuratore generale Sergio Sottani, è stato l’occasione
per la presentazione del lavoro realizzato dall’osservatorio,
illustrato dalle sue due componenti, Patrizia Mattei e Michela
Pertini, sostitute rispettivamente della Procura di Perugia e di
Spoleto.
   
La data scelta si inserisce nel contesto delle iniziative, a cui
la Procura generale di Perugia partecipa, della giornata
internazionale contro la violenza di genere che si celebra il 25
novembre prossimo. (ANSA).
   

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