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>>>ANSA/Cosche e rifiuti Toscana,anche corruzione elettorale

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 25 Novembre, 2022, 00:58:56 di Maurizio Barra

(ANSA) – FIRENZE, 24 NOV – L’ipotesi di corruzione elettorale
è l’ulteriore reato, oltre quelli noti, con cui la Dda di
Firenze ha corredato gli avvisi di conclusione indagini sullo
smaltimento dei rifiuti speciali di aziende conciarie e orafe
della Toscana, due filoni con 38 posizioni indagate con
infiltrazioni della ‘ndrangheta sullo sfondo. Gli altri reati,
contestati a vario titolo, sono di associazione a delinquere per
traffico illecito di rifiuti e inquinamento, corruzione in
materia elettorale e indebita erogazione di fondi pubblici ai
danni della pubblica amministrazione, falso e impedimento del
controllo da parte degli organi amministrativi e giudiziari. Un
filone contiene pure episodi di estorsione, minacce e violenza.Ci sono imprenditori legati a cosche, esponenti politici e
dirigenti di enti pubblici. Insieme avrebbero formato da anni
un’organizzazione per la gestione del ciclo degli scarti delle
concerie, capace di fare lobbying, pressioni efficaci sulla
Regione Toscana, sul Comune di Santa Croce sull’Arno (Pisa) e su
Arpat. Non solo: secondo la procura antimafia avrebbero agito
per evitare di adeguare gli impianti delle aziende alle
necessità del trattamento degli inquinanti e per individuare
dirigenti a capo degli enti di controllo di espresso gradimento
dei conciatori. Tra i 26 indagati del filone ‘keu’ – sigla che
indica la ‘cenere’ di risulta delle lavorazioni delle concia –
ci sono Alessandro Francioni e Piero Maccanti, rispettivamente
presidente e direttore dell’Associazione conciatori, potente
reunion imprenditoriale, ritenuti insieme a Franco Donati
vertici di un’associazione a delinquere.

L’inchiesta si chiude con un salto di qualità per un’ipotesi
di voto di scambio che impatta forte sul consigliere regionale
del Pd Andrea Pieroni, espressione di Pisa. E’ accusato di
corruzione elettorale per essersi reso disponibile nella
campagna elettorale per le Regionali tra maggio e giugno 2020, a
presentare un emendamento sui rifiuti in cambio dei voti del
distretto conciario. Poi, secondo quanto ricostruito, come
presentatore dell’emendamento avrebbe “fatto pressioni anche
sull’allora presidente dell’assemblea regionale Eugenio Giani
(nel settembre 2020 poi dopo l’estate venne eletto governatore,
ndr) per eludere le procedure di discussione in aula. Lo scopo
era ottenere norme che esonerassero il Consorzio Aquarno
(depuratore)” dall’Aia, autorizzazione ambientale rinforzata per
i rifiuti speciali. L’emendamento passò in Consiglio in pieno
Covid. Poi la stessa norma, un anno dopo, maggio 2021 venne
abrogata dal Consiglio Regionale. Ed è indagato pure l’ex capo
di gabinetto della presidenza della Regione, Ledo Gori,
cresciuto con l’ex governatore Enrico Rossi. Gori, poi passato
con Giani governatore ha dovuto lasciare a causa delle indagini;
è accusato di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio
proprio per aver assecondato le richieste dei conciatori. La
sindaca di Santa Croce Giulia Deidda, indagata pure lei, avrebbe
esercitato pressioni su un cittadino confinante con l’impianto
Aquarno perché accettasse di vendere i terreni. Avviso anche
all’imprenditore del movimento terra Francesco Lerose, legato
alla cosca Grande Aracri, che coi familiari avrebbe “fornito un
contributo decisivo alla vita dell’associazione”, per occultare
e smaltire illecitamente i rifiuti contenente il keu. Avrebbe
consegnato all’impresa fiorentina Cantini, finita sotto il
controllo della cosca Gallace-Arena scarti contaminati come se
fosse materiale inerte per rilevati, riempimenti e sottofondi
stradali. Il keu “avrebbe potuto rilasciare nel suolo
significative concentrazioni di metalli pesanti, solfati cloruri
e cromo con compromissione e deterioramento dell’ambiente”. La
Dda commenta che “la gravità dei fatti contestati emerge da
preoccupanti analisi delle acque di falda” nei siti contaminati
dai rifiuti speciali. (ANSA).

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