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Dal Consiglio Europeo della Ricerca, 636 milioni a 408 giovani ricercatori

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Ultimo aggiornamento 25 Novembre, 2022, 14:41:11 di Maurizio Barra

Dagli studi sui cromosomi e sul Dna a quelli sull’origine dei pianeti, sono 408 i giovani ricercatori premiati dal Consiglio Europeo della Ricerca (Erc) con gli ‘Starting Grant’, del valore complessivo di 636 milioni di euro: il programma e’ rivolto, infatti, a ricercatori eccellenti all’inizio della loro carriera (con 2-7 anni di esperienza) per aiutarli a lanciare i loro progetti e formare nuovi gruppi di ricerca. L’Italia si classifica seconda per numero di giovani italiani premiati, ben 41 subito dopo i 70 tedeschi, ma solo quinta per numero di progetti (27) portati avanti in universita’ ed enti di ricerca del nostro Paese: e’ preceduta, oltre che dalla Germania (il paese con la performance migliore), anche da Regno Unito, Paesi Bassi, Francia e Israele.

Tra le ricerche vincitrici, quella sui cromosomi guidata da Simona Giunta dell’Universita’ Sapienza di Roma: l’obiettivo del progetto e’ quello di capire quanto sia importante la variabilita’ nel Dna tra persone diverse, per migliorare la possibilita’ di intervenire in maniera mirata, personalizzata e sempre piu’ efficiente. La ricercatrice della Sapienza e’ rientrata in Italia nel 2020, dopo quasi due decenni all’estero. “Da quando lasciai per la prima volta il Paese nel 2002, l’esodo di giovani connazionali in cerca di opportunita’ accademiche ed economiche non ha fatto altro che aumentare – dice Giunta – causando una dispersione progressiva dei talenti e riducendo il potenziale del nostro Paese in termini di progresso scientifico: ben vengano gli strumenti messi in campo per invertire questa tendenza”.

Uno Starting Grant andra’ anche allo studio guidato da Stefano Facchini, dell’Universita’ di Milano, che ha l’obiettivo di studiare la nascita dei pianeti simili a Giove al di fuori del Sistema Solare, grazie anche ai dati provenienti dal telescopio spaziale James Webb e dal telescopio Alma in Cile. “I tempi sono maturi per rivelare direttamente pianeti in fase di formazione – commenta Facchini – e osservare come le loro proprieta’ siano determinate dalla fisica e dalla chimica del loro ambiente natale”.

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