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Valditara: il reddito di cittadinanza solo a chi assolve gli obblighi scolastici

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Ultimo aggiornamento 25 Novembre, 2022, 12:19:36 di Maurizio Barra

“Qualunque provvedimento di carattere assistenziale ci sarà al posto del reddito di cittadinanza potrà essere concesso a condizione che, se un ragazzo si è fermato alla licenza media o addirittura a quella elementare, possa completare l’obbligo scolastico iscrivendosi ai Centri per l’istruzione degli adulti, i cosiddetti Cpia che funzionano bene, oppure che, se ha già il diploma, segua una dei corsi di formazione che finanzieremo con i nostri fondi”.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ribadisce in un’intervista al Sole 24 Ore la sua proposta di legare il reddito di cittadinanza al completamento dell’obbligo scolastico. 

“Un buon genitore si preoccupa che questi ragazzi abbiano gli strumenti per farcela nella vita altrimenti rischiano di essere degli sbandati. E un buon ministro è quello che si preoccupa del futuro dei propri studenti. Sto ponendo un tema serio. Ci sono centinaia di migliaia di ragazzi che non si formano, non studiano, non cercano un lavoro. E noi cosa facciamo? Stiamo zitti e in più gli diamo il reddito di cittadinanza come se fosse la paghetta immeritata?”.

Sui rapporti tra scuola e mondo del lavoro “ritengo che dobbiamo agire su due direttrici”, dice il ministro. 

“La direttrice dell’orientamento che consenta alle famiglie di avere le informazioni necessarie per scegliere consapevolmente ciò che è meglio dal punto di vista formativo per i propri figli. Ed è per questo che entro dicembre manderò una lettera a tutti i genitori dei ragazzini di scuola media, per far conoscere quali sono le offerte professionali più interessanti nelle loro regioni e le retribuzioni medie. Ma punto anche sui docenti che devono essere i consiglieri della famiglia indicando ai genitori le potenzialità dei ragazzi”.

Una secondo direttrice “è il docente tutor che va inserito in una logica di team. In ogni scuola immagino dei docenti particolarmente formati dal punto di vista psicologico, pedagogico e anche disciplinare che si facciano carico, in cooperazione con i docenti della classe, di quei ragazzi che hanno più difficoltà e anche di quelli che si annoiano in classe perchè sono talmente bravi che hanno bisogno di altri stimoli. Il tutto presuppone l’intervento dello psicologo se serve e la responsabilizzazione delle famiglie”.

“Innanzitutto, per specifici profili di docenti che mancano in quella scuola e sono fondamentali in quel territorio, si deve poter attingere alle professionalità offerte dal mondo delle imprese. Esattamente come avviene per gli Its. E poi dobbiamo adeguare le qualifiche formative delle scuole che, magari per inerzia, continuano a offrire qualifiche che al territorio non interessano. Da qui il grande dialogo tra la scuola e il territorio, tra la scuola e le associazioni di categoria”.

“Per far funzionare gli Its, che non possono essere delle monadi, serve una grande filiera sul modello tedesco. Dobbiamo garantire una filiera coerente e ben strutturata che dalla formazione professionale porti fino agli Its che hanno eguale dignità dell’università. Se costruiamo la filiera e rendiamo attraente la continuità del percorso diamo una prospettiva importante. Ovviamente bisogna investire nelle dotazioni infrastrutturali ed è per questo che uno dei miei primi atti ha riguardato il decreto con i criteri di riparto per i 500 milioni sui laboratori Its, risolvendo un immobilismo che durava mesi. Solo investendo nelle infrastrutture diamo quel salto di qualità che serve all’istruzione tecnica e professionale”.

“Gli istituti tecnico-professionali che devono rispondere con qualifiche nuove e con percorsi nuovi, devono adeguarsi alle esigenze del territorio, modernizzando i laboratori e la didattica. Alcune realtà di eccellenza già ci sono. Dobbiamo aiutare il sistema a generalizzarle. Investire nell’istruzione tecnica e professionale è un grande investimento per i nostri giovani e il nostro sistema produttivo”.

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