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>>>ANSA/ Anche Sincrotrone Trieste vittima del caro bollette

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Ultimo aggiornamento 27 Novembre, 2022, 00:27:27 di Maurizio Barra

(di Francesco De Filippo)
(ANSA) – TRIESTE, 26 NOV – Produce luce per esperimenti
complessi, attività per la quale si consumano 30 gigawatt/ora di
energia elettrica e si bruciano 5,5 milioni di metri cubi di gas
naturale in due centrali di altissima efficienza. Insomma, non
una bolletta qualunque, ma una cifra che, secondo proiezioni
elaborate sull’attuale costo dell’energia elettrica e
considerando le agevolazioni disposte dal Governo, nel 2023
oscillerà tra i 16 e i 19 milioni di euro. Il doppio di quanto
solitamente è accantonato dal budget per le spese di energia
elettrica. E’ per questo che l’ acceleratore di particelle
Elettra Sincrotrone di Basovizza, sul Carso triestino, dimezzerà
la sua attività.Lo farà nei mesi invernali, quando il costo della bolletta è
più salato (con luglio e agosto), dunque la consueta chiusura
del mese di gennaio, per manutenzione, si allungherà fino alla
fine di marzo. Questo è lo scenario fino a tutto giugno 2023,
visto che la programmazione viene fatta semestralmente dal
momento che si arrampicano sul Carso ricercatori e ricercatori
industriali provenienti da 50 Paesi per compiere i propri
esperimenti con la macchina. E prima di mettersi in viaggio
devono essere sicuri di poterla utilizzare. In realtà gli
acceleratori sono due, Elettra e Fermi e producono luce che
viene erogata a stazioni sperimentali (28 sul primo e 5 sul
secondo), 24h al giorno, 7 giorni su 7. “Allungheremo i periodi
di ferma, così anche da concentrare le nostre risorse, come era
previsto per 2024 e 2025 – per la costruzione della nuova
macchina di luce, Elettra 2.0”, spiega il presidente di Elettra
Sincrotrone, Alfonso Franciosi. Ma questo “danneggia la ricerca
mondiale: riceviamo 1.200 proposte per fare esperimenti e ne
accettiamo 500, ora ne potremo accettare 250. Se un ricercatore
aveva una probabilità su due o una su tre per fare esperimenti
ora ne avrà una su quattro o una su sei. Ma meno ricerca
significa meno risultati, meno pubblicazioni e meno risposte da
dare”.

Non è una situazione locale ma un “fenomeno generale di tutti
laboratori di ricerca europei che usano acceleratori di
particelle: il Cern e tutti i grandi laboratori, ce ne sono una
ventina, l’Infn, il Cnr. Nessuno ha 10 milioni di euro di
risorse aggiuntive per coprire l’aumento dei costi”. Finora le
lettere inviate ai ministri competenti dal Sincrotrone e dal
Governatore Fedriga sono rimaste senza risposta”. Ma anche qui,
non è solo una questione locale: “La Commissione europea non è
in grado di elaborare un piano decente, che non faccia ridere…

siamo tutti frustrati, la Commissione ci prende in giro”.

(ANSA).

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