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Covid: la Corte Costituzionale boccia i ricorsi contro l'obbligo vaccinale

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Ultimo aggiornamento 2 Dicembre, 2022, 01:01:21 di Maurizio Barra

È salvo l’obbligo vaccinale anti-Covid introdotto dal governo Draghi nel 2021 (con le relative sanzioni per chi non si è adeguato) per alcune categorie professionali e per gli over 50. La Corte ha ritenuto inammissibili e non fondate le questioni poste da cinque uffici giudiziari.

La decisione è arrivata dopo una camera di consiglio lunghissima, più dell’udienza pubblica fiume che ieri mattina aveva visto presentarsi alla Consulta una quarantina di avvocati in rappresentanza di operatori sanitari, professori e over 50 no vax. E su cui ha certamente pesato anche l’ampio numero delle questioni sollevate da cinque uffici giudiziari con 11 ordinanze. Così tante da richiedere la nomina di tre relatori, i giudici Augusto Barbera, Stefano Petitti e Filippo Patroni Griffi e da spingere l’Avvocatura dello Stato ad affidare a tre suoi rappresentanti – Enrico De Giovanni, Federico Basilica e Beatrice Gaia Fiduccia – le ragioni del governo.

Le sanzioni previste per i cosiddetti no vax sono state contestate da tanti nei mesi passati e sono quasi 2 milioni gli italiani che hanno rifiutato di sottoporsi al vaccino, pur rientrando nelle categorie vincolate al rispetto subendo per questo la sospensione dal lavoro e dallo stipendio. Erano diversi i dubbi posti dai tribunali di Brescia, Catania e Padova, dal Tar della Lombardia e dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Sicilia. 

Alcuni riguardavano la stessa legittimità dell’obbligo, altri la proporzionalità delle sanzioni, soprattutto con riferimento ai lavoratori a distanza, e la sicurezza dei vaccini. La Corte ha respinto tutte le questioni sollevate sia pure con modalità diverse.

La Consulta in particolare ha ritenuto inammissibile, per ragioni processuali, la questione relativa alla impossibilità, per gli esercenti le professioni sanitarie che non abbiamo adempiuto all’obbligo vaccinale, di svolgere l’attività lavorativa, quando non implichi contatti interpersonali.    

Sono state ritenute invece non irragionevoli, né sproporzionate, le scelte del legislatore adottate in periodo pandemico sull’obbligo vaccinale del personale sanitario.    

Ugualmente non fondate, infine, sono state ritenute le questioni proposte con riferimento alla previsione che esclude, in caso di inadempimento dell’obbligo vaccinale e per il tempo della sospensione, la corresponsione di un assegno a carico del datore di lavoro per chi sia stato sospeso; e ciò, sia per il personale sanitario, sia per il personale scolastico.   

La sentenza si pone in linea con la giurisprudenza della Corte che già nel 2018 si era pronunciata a favore dell’obbligo vaccinale in presenza di tre condizioni: se migliora la salute dell’individuo e della collettività, se le conseguenze sono tollerabili e se, in caso di danni ulteriori e non prevedibili, è previsto un equo indennizzo.   

Si tratta di una decisione destinata a far discutere. Già ieri una cinquantina di no vax provenienti da tutta Italia avevano manifestato davanti alla Consulta con tricolori stretti al collo, cartelloni e felpe con scritte inneggianti alla libertà. E toni accesi erano stati usati durante l’udienza pubblica della Consulta dagli avvocati dei dipendenti e dei professionisti sospesi per non essersi vaccinati, che avevano parlato di un “ricatto dello Stato”.

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