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Riccardo Noury: "Annuncio poco credibile, Amnesty si batte per fermare le esecuzioni"

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 5 Dicembre, 2022, 16:14:15 di Maurizio Barra

La decisione “non ufficiale” di abolire la polizia morale non convince il popolo di Mahsa Amini e la comunità internazionale è in ansia anche per il destino di chi è condannato a morte, pena in vigore nella Repubblica islamica dell’Iran. 

Sabato il procuratore generale Montazeri ha fatto un annuncio che ha sorpreso e cioè quello di abolire la polizia morale iraniana. “Un annuncio fatto a margine di un incontro non è gran cosa, arriva dopo oltre 400 morti frutto del pugno duro della polizia morale e dei pasdaran, una decisione tutta da confermare che non è sufficiente”, dice a Rainews.it Riccardo Noury di Amnesty International. Anche perché “i poliziotti che ne fanno parte potrebbero essere riassorbiti in altri corpi di polizia” ancora determinati a colpire la protesta.

Gli oppositori del regime della Repubblica islamica e i media come Al Jazeera e la stessa tv iraniana hanno affermato che “non ci sono ancora conferme sull’abolizione della Gasht-e Ershad” , la polizia religiosa introdotta nel grande Paese del Medioriente ai tempi del presidente ultraconservatore Ahmadinejad nel 2005.

Oltre a questo ci sono timori crescenti per quanto riguarda la sorte dei condannati a morte considerati dagli ayatollah al potere “nemici di Dio”, molti dei quali giovanissimi. Le notizie e le foto di impiccagioni che sono circolate in questi giorni riguardano arresti precedenti alla protesta per Mahsa Amini. Quelle che riguardano la rivolta del velo  “Sono 21, di cui tre riguardano minori di 18 anni”, dice Noury. 

L’età media dei manifestanti è molto bassa, circa 15 anni, e di 23 anni quella di chi rimane ucciso a botte o ferito in modo grave dai proiettili usati dalla polizia pasdaran e basij per disperdere la folla. Sui social circolano molte foto e video di giovani che perdono la vista a causa di questi piccolissimi proiettili che accecano. “Amnesty vigila e cerca di evitare il peggio” per i manifestanti pacifici che lottano per riforme radicali nel sistema economico e sociale a partire dall’uso dell’hijab obbligatorio alle donne che il parlamento di Teheran dice “ne discuteremo tra 15 giorni”. Credibile anche questa?

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