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Le monache di Santa Rita e il ministero della Consolazione 4.0

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Ultimo aggiornamento 8 Dicembre, 2022, 10:11:28 di Maurizio Barra

Sono decine i devoti, donne e uomini, che ogni giorno si accostano alle monache negli speciali parlatori, centinaia quelli che le contattano attraverso la linea dedicata del telefono oppure per mail, per una sorta di ministero della Consolazione 4.0. La richiesta è quella di essere ascoltati e di ricevere conforto e consigli, su problemi di salute e famiglia, domandando preghiere di guarigione e conversione. Nel Terzo Millennio, nella società iperconnessa, ciò che paradossalmente sembra mancare è proprio la capacità di ascolto, a cui le monache di Cascia offrono una risposta. “È un servizio che nasce dall’ascolto della parola di Dio, per poi tradursi nell’ascolto concreto delle persone che, nel bisogno, cercano Dio, seppur a tentoni” spiegano. L’obiettivo è “accostare ogni fratello e sorella nei parlatori, al telefono, con la posta, attraverso i social –riporta un articolo di suor Giacomina Stuani, economa del monastero e direttrice editoriale della rivista “Dalle Api alle Rose” –  Chiunque e dovunque esso sia, con la semplicità e l’umiltà di riconoscere che, di fronte al suo bisogno, la nostra risposta è sempre inadeguata, ma con la tenerezza di un cuore che desidera essere un riflesso dell’infinita Misericordia del Padre per ogni suo figlio e figlia: questo è il ministero della Consolazione che ogni giorno esercitiamo in Comunità”.

A fianco delle monache, nel servizio più ampio di accoglienza dei pellegrini presso il Santuario, ci sono i padri agostiniani, i religiosi e tutti gli operatori. “Ciascuno di noi ha ormai ben chiaro che ogni pellegrino va accolto nella sua verità e nella sua unicità.  Il rispetto della identità di ognuno è importante quanto l’aiutare a non vivere segni magici ma di fede, di vero affidamento e impegno di cambiamento, responsabilità a diventare noi stessi benedizione per gli altri” spiegaPadre Luciano De Michieli, Rettore della Basilica.  Il religioso sottolinea poi “come sia necessario non avere mai un atteggiamento giudicante e di come l’obiettivo sia invece rmonizzare, che non significa uniformare, e riportare ad unità ciò che si è spezzato o ha bisogno di perdono e riconciliazione. Un atteggiamento riservato sia a chi arriva nella gioia sia a chi è nel dolore, sia a chi manifesta grande umiltà e capacità di affidarsi, sia a chi dimostra invece un atteggiamento di sfida e di pretesa”.

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