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Amnesty, 44 bambini uccisi durante le proteste in Iran

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Ultimo aggiornamento 10 Dicembre, 2022, 23:31:05 di Maurizio Barra

 










 
 
 
Amnesty International ha reso noto di aver documentato nomi e dati di 44 bambini uccisi durante le proteste in Iran e di aver raccolto informazioni sulle minacce ricevute dai parenti di 13 delle piccole vittime da parte del governo. Lo riporta Iran international. Secondo il rapporto, 34 bambini sono stati uccisi da proiettili al cuore, alla testa o ad altri organi vitali. Quattro a colpi d’arma da fuoco da distanza ravvicinata. Cinque sono morti a causa di aggressioni e uno è rimasto soffocato per i lacrimogeni. I parenti sono stati costretti a seppellirli in villaggi remoti e gli è stato vietato di condividere immagini sui social.

Intanto sarebbe imminente l’esecuzione di altri due giovani condannati a morte per le proteste. 

Quattro ragazze Qashqai (iraniane di origine turca) sono state arrestate e portare nel carcere di Adel Abad (Iran) il 24 novembre. Lo denuncia su Telegram dal gruppo di attivisti Inclub1401 international. Si tratta di “4 combattenti per la libertà delle donne”: Fateme Safari Rad (16 anni), le sue sorelle Ghazal Safari Rad e Sara Safari Rad, e della cugina Zahra Attai (20 anni). Le foto allegate mostrano le ragazze sorridenti e senza velo. Lo stesso gruppo ha diffuso l’immagine di un cadavere con la schiena tumefatta: si tratterebbe di un 19enne evidentemente malmenato che però, secondo la polizia iraniana, sarebbe morto suicida.  

 “Le quattro giovanissime – spiegano gli attivisti – sono state rapite dalle forze repressive in un’imboscata. Dopo essere state portate negli uffici di polizia, sono state trasferite in carcere. L’unica di cui si hanno notizie è Sarah, la quale sarebbe stata costretta con la violenza a confessare di essere impegnata nella rivolta per la libertà delle donne e di opinione nel suo Paese. L’esercito le ha accusate tutte di collusione e minaccia alla sicurezza del Paese”. “La famiglia – denunciano ancora gli attivisti – è stata privata del diritto di contattare le ragazze”. L’invito del gruppo ai lettori è di essere “la voce di queste ragazze”.

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