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Perù, sette morti nelle proteste del dopo-Castillo. Appelli alla calma della presidente Boluarte

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Ultimo aggiornamento 13 Dicembre, 2022, 05:32:49 di Maurizio Barra

Continuano per il sesto giorno consecutivo le proteste in Perù dopo la destituzione e l’arresto dell’ex presidente Pedro Castillo. Sale infatti a sette il bilancio provvisorio dei morti negli scontri armati con la polizia, che stanno scuotendo il Paese sudamericano alle prese con una grave crisi politica interna. Nel conto ci sono anche decine di feriti, blocchi delle principali vie di comunicazione su tutto il territorio nazionale. Non sono percorribili molte strade e si registrano anche le occupazioni di aeroporti, università e fabbriche.

Dopo due giovanissimi morti a Andahuaylas, una terza vittima di 30 anni è deceduta in scontri con le forze dell’ordine ad Arequipa. Per il momento, invece, non ci sono particolari sulle circostanze dell’ultimo decesso, il quinto: si sa solo, come indica il quotidiano La Repubblica di Lima, che era una persona di 26 anni e il decesso si è prodotto nel corso di incidenti avvenuti oggi a Chinceros, nella regione di Apurimac. Qui un gruppo di manifestanti ha incendiato la sede della Procura locale.

Da parte sua, la Conferenza episcopale peruviana ha diffuso un comunicato in cui si rammarica per le vittime e auspica “la costruzione di ponti di dialogo”, rivolgendo un appello alla polizia a vegliare sull’integrità delle persone; e alla classe politica, a “preoccuparsi per le istituzioni, l’ordine democratico, il giusto processo e il bene comune di tutti i peruviani, specialmente quelli meno protetti”.

L'arresto dell'ex presidente Pedro Castillo Ansa

L’arresto dell’ex presidente Pedro Castillo

Castillo: “Sono io il presidente, Boluarte è una usurpatrice”

Intanto, l’ex capo dello Stato Castillo ha confermato di non volersi dimettere dal suo incarico, bollando come “usurpatriceDina Boluarte, sua vice, che ha giurato come nuova presidente. In una lettera manoscritta fatta uscire dal carcere dove si trova, a Lima (lo stesso dove è detenuto il suo predecessore Alberto Fujimori), Castillo ha chiesto al popolo di non cadere “nel gioco sporco” della semplice offerta di elezioni anticipate, essendo necessaria già “ora una Assemblea costituente”.

Nella lettera, Pedro Castillo si rivolge al “caro popolo peruviano, grandioso e paziente”, spiegando di trovarsi “nel momento più critico del mio governo, umiliato, in isolamento, maltrattato e sequestrato, ma pur in queste condizioni confortato per la fiducia e la lotta di tutti voi”. Il capo dello Stato destituito ha scritto: “Vi dico che sono totalmente fedele al mandato popolare e costituzionale che ho ricevuto come presidente e al quale non rinuncerò, né abbandonerò le mie alte e sacre funzioni”. L’ex capo dello Stato ha poi aggiunto che “quanto detto di recente non è niente di più che il solito discorso della destra golpista”. Per questo, conclude Castillo, “il popolo non deve cadere nel suo gioco sporco di nuove elezioni. Basta abusi! Subito l’Assemblea costituente! Libertà immediata!”.

Dina Boluarte, neo presidente peruviana Ap Photo

Dina Boluarte, neo presidente peruviana

Boluarte propone di anticipare le elezioni al 2024

Dal canto suo, di fronte a un preoccupante scenario politico-sociale, la neopresidente Dina Boluarte ha rivolto numerosi appelli alla calma e al dialogo sociale, offrendo anche la possibilità di anticipare al 2024 le elezioni generali, in programma nel 2026. Ma questo non è servito a placare gli animi della piazza, che chiede le dimissioni della stessa Boluarte, lo scioglimento del Parlamento e la realizzazione immediata delle consultazioni elettorali.

Creare le condizioni per un dialogo proficuo tra organi costituzionali e membri della società civile e dello Stato non sembra essere completamente condiviso da altri responsabili peruviani. Il ministro della Difesa, Alberto Otárola, ha infatti annunciato nel corso della giornata di aver disposto la destituzione dei prefetti su tutto il territorio nazionale, accusati di “non aver fatto nulla per contrastare le proteste in varie regioni”. Sempre oggi, il procuratore generale peruviano, Patricia Benavides, ha presentato al Parlamento una denuncia costituzionale nei confronti di Castillo, indicato come presunto corresponsabile di ribellione contro i poteri dello Stato e l’ordine costituzionale, e lo ha anche accusato di “associazione per delinquere” e “pregiudizio ai danni della pubblica amministrazione”.

Lima: scontri dopo la chiusura del Congresso ansa

Lima: scontri dopo la chiusura del Congresso

È stato come gettare benzina sul fuoco e alimentare il vento di una protesta che soffia già forte da diversi giorni: le dimostrazioni hanno acquisito forza, con nuovi incidenti. Sono stati occupati l’aeroporto di Arequipa, l’Università di Cajamarca e la fabbrica del settore agro-zootecnico Gloria, sempre ad Arequipa. Il governatore regionale di Puno, Germán Alejo Apaza, ha pubblicato un comunicato in cui definisce la destituzione di Castillo “illegale e irregolare”, condannando “la repressione della polizia” e sollecitando lo scioglimento del Parlamento e la costituzione di un’Assemblea costituente. Infine, i vertici dell’etnia Ashaninka hanno comunicato ai media che da domani la Selva centrale peruviana sarà isolata, mentre “si prepara una grande marcia verso Lima per sciogliere il Parlamento”.

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