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Funerali di Mihajlovic: addio Sinisa, 'campione di coraggio e fragilità'

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Ultimo aggiornamento 19 Dicembre, 2022, 23:38:47 di Maurizio Barra

Roma si è fermata per l’ultimo saluto a Sinisa Mihajlovic. La Basilica di Santa Maria degli Angeli gremita, Piazza della Repubblica chiusa al traffico, in strada migliaia di tifosi, dietro a un enorme striscione “Ciao Sinisa, sei uno di noi”, con le sciarpe dei tanti club dove il serbo ha giocato o ha allenato: in larga parte portate da sostenitori della Lazio, ma anche di Torino, Inter, Milan, Bologna e Sampdoria. Tanti amici, ex compagni di squadra, giocatori e dirigenti si sono uniti a loro in un lungo e commosso applauso all’arrivo del feretro e della famiglia, con la moglie Arianna e i cinque figli. 

Mihajlovic, l’arrivo e l’uscita del feretro dalla basilica di S. Maria degli Angeli


“Togliamo le pietre dal nostro cuore per vivere in pace con noi e gli altri”, ha detto aprendo la sua omelia l’arcivescovo di Bologna, e presidente della Conferenza episcopale italiana, Matteo Maria Zuppi, che ha celebrato l’ultimo saluto con rito cristiano, cui ha preso parte anche una rappresentanza della chiesa ortodossa.

Alla cerimonia, durata un’ora e mezza e alla quale hanno partecipato anche le squadre, al completo, di Lazio (con tanto di aquila Olimpia) e Bologna, erano presenti tra gli altri il ministro per lo sport, Andrea Abodi, i presidenti del Coni, Giovanni Malagó, della Figc, Gabriele Gravina, del club biancoceleste, Claudio Lotito, ma anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, l’ex numero uno della Samp Massimo Ferrero, il ct, Roberto Mancini, Daniele De Rossi, Francesco Totti, rientrato da Doha per i funerali, e Gianno Morandi Toccanti i momento in cui il cardinale ha parlato della malattia che ha colpito Mihajlovic e di fronte alla quale “non è mai a scappato. L’ha affrontata con coraggio, dandone anche ad altri. Lo ha fatto mostrando la fragilità dolce di un guerriero, che è tale perché sa rialzarsi o ci prova. La fragilità è una porta, non un muro”. 

Mihajlovic, Mancini: ‘Un onore e un privilegio essere stato suo amico’


Un pensiero anche alla famiglia: “Ci stringiamo intorno a loro e a chi è legato a lui. La famiglia era la sua squadra del cuore. È un saluto doloroso che ci lascia increduli, ma la morte non è la fine. È il fischio che da il via al secondo tempo”. Commovente l’intervento dell’ex pugile Vincenzo Cantatore, un passato nello staff tecnico del Bologna e grande amico di Sinisa. “È stato semplicemente un guerriero”, ha detto Cantatore, anticipato dalle parole di un rappresentante del governo serbo che ha espresso vicinanza alla famiglia. A portare via il feretro c’erano anche Dejan Stankovic, Cantatore e Mancini. “È stato un onore, un privilegio per me essere suo amico. Provo un gran dispiacere. Siamo stati una vita insieme, un’amicizia fraterna”, ha detto il ct che fino alla fine ha voluto accompagnarlo in questo lungo addio. Così come per una vita lo ha accompagnato in una carriera gloriosa e piena di standing ovation. L’ultima questa mattina a Roma, uscendo dalla chiesa dove ad attenderlo c’erano altri tifosi con cori e striscioni. Uno in particolare recitava: “Sinisa non sarai dimenticato, onore a chi gli amici non ha mai rinnegato”.
   

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