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Allarme Covid in Cina: tampone per chi arriva a Malpensa, ma "non obbligatorio"

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 27 Dicembre, 2022, 23:42:09 di Maurizio Barra

“È consigliato effettuare un tampone antigenico molecolare per tutti i passeggeri e gli operatori provenienti dalla Cina”. È quanto si legge in un banner che compare sul sito dell’aeroporto di Malpensa.

La Regione Lombardia è dunque la prima, in Italia, a richiedere il tampone molecolare per i passeggeri in arrivo dalla Cina. L’avviso sul sito informa che la nuova disposizione sarà valida fino al 30 gennaio 2023. 

Cliccando poi su un link al sito “Viaggiare sicuri” si legge che “la Regione Lombardia ha dato indicazione alla ATS INSUBRIA, di riferimento per l’aeroporto di Malpensa, di sottoporre a tampone molecolare di screening per Covid-19 tutti i passeggeri/operatori provenienti dalla Cina”. 

Da Regione Lombardia fanno sapere che si tratta di una misura di prevenzione – al momento non obbligatoria – che serve anche ad accertare il tipo di variante Covid di chi arriva dal Paese asiatico. Ieri sono stati eseguiti 90 tamponi, oggi 120 e domani si avranno i primi risultati sul sequenziamento

Misure di difesa dal virus sono state decise anche in Paesi come Giappone e India, dove i tamponi sono però obbligatori.

C’è grande attenzione per quello che si muove dalla Cina dopo l’esplosione del numero di contagi e dei morti dall’inizio di dicembre, quando sono state abolite le rigide misure di contenimento anti Covid dopo le proteste dei cittadini. 

Numeri difficilmente misurabili quelli cinesi anche a causa dello stop alla diffusione dei dati deciso qualche giorno fa dalle autorità. Ma i numeri che circolano sono allarmanti. Secondo la società di ricerca britannica Airfinity, ad oggi ci sono oltre un milione di nuovi casi e almeno 5 mila morti al giorno. E la situazione rischia di peggiorare ancora.

I modelli elaborati da Airfinity suggeriscono un numero di decessi compreso tra 1,3 e 2,1 milioni a seguito dell’attuale ondata di Covid in Cina. La stima della società è di 3,7 milioni di infezioni al giorno a metà gennaio per arrivare, in marzo, a 4,2 milioni di casi quotidiani.

Rischia dunque di trasformarsi in un disastro globale il combinato disposto tra l’allentamento delle restrizioni anti Covid in Cina e lo stop alla quarantena che entrerà in vigore l’8 gennaio, pochi giorni prima del capodanno cinese, la festa più importante dell’anno, quando milioni di persone si metteranno di nuovo in viaggio per riunirsi a familiari e amici all’interno del Paese o al di fuori dei confini dopo tre anni di stop. 

Già mezzora dopo l’annuncio, i siti di viaggio sono stati presi d’assalto, con la concreta possibilità di provocare nel resto del mondo una nuova ondata di Covid ad altissimo rischio di nuove varianti.

In Italia è sceso in campo Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova, per chiedere una “barriera” perché “quello che rischiamo oggi è molto peggio di quanto accadde con Wuhan”. 

Per Bassetti “servono controlli su tutti i voli dalla Cina, restrizioni ai viaggi, tampone molecolare ai passeggeri nelle 24 ore precedenti la partenza o quarantena all’arrivo con test molecolare per uscirne, altrimenti chi arriva non deve circolare”, misure che andrebbero prese per almeno sei mesi in tutta Europa. 

I dati evocati da Bassetti sono i peggiori di tutti: “Email criptate che arrivano da fonti cinesi riportano numeri da far paura, come 325 milioni di cinesi contagiati in 20 giorni, circa 10.000 morti al giorno e almeno 29 varianti di Omicron, alcune delle quali rientrano in quelle che evadono il vaccino in tutto”.

 

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