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Scoperti batteri che catturano il Sole con due 'trappole'

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Ultimo aggiornamento 31 Dicembre, 2022, 03:40:10 di Maurizio Barra

(ANSA) – ROMA, 30 DIC – Scoperti nei laghi alpini batteri
capaci di catturare l’energia della luce con due ‘trappole’,
ossia attraverso due distinti meccanismi, non solo attraverso la
comune fotosintesi ma anche usando una speciale pompa protonica.A individuarli è stato un gruppo di ricercatori dell’Accademia
delle Scienze della Repubblica Ceca nel lago austriaco di
Gossenköllesee e i risultati sono stati pubblicati sulla rivista
dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas).

A differenza degli animali, i batteri sono in grado di produrre
sostanze organiche e generare l’energia necessaria al proprio
funzionamento semplicemente dalla luce del Sole. Il più comune
metodo usato dai batteri e dalle piante è quello della
fotosintesi, ossia una complessa catena di reazioni chimiche che
riesce a convertire CO2 e acqua in zuccheri, ma alcuni organismi
hanno sviluppato anche altri metodi più o meno complessi.

Generalmente i microrganismi utilizzano solamente uno dei vari
metodi ma analizzando campioni prelevati dal lago alpino di
Gossenköllesee, in Austria, i ricercatori cechi hanno scoperto
che alcuni batteri, Sphingomonas glacialis, sono in grado di
ottenere energia dal Sole sfruttando alternativamente due
distinti metodi che vengono utilizzati a seconda delle
condizioni ambientali. Quando i livelli di luce e temperatura
sono bassi i Sphingomonas glacialis utilizzano la fotosintesi ma
quando le temperature salgono e la luce aumenta sfruttano
prevalentemente molecole dette Rodopsine. Si tratta di una
tipologia di molecole che quando vengono colpite dalla luce si
modificano espellendo un protone verso l’esterno. Ciò causa una
sorta di squilibrio che viene sfruttato per sintetizzare Atp,
una delle molecole più usate in natura per il trasporto di
energia all’interno delle cellule. La presenza in uno stesso
organismo di due differenti meccanismi per la produzione di
energia è considerata al momento una vera rarità e secondo i
ricercatori questa doppia strategia di produzione dell’energia
potrebbe essere il risultato di un adattamento evolutivo alle
condizioni ambientali specifiche che si trovano nei laghi
alpini. (ANSA).

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