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Il caso del quadro di Rubens mette nei guai la Soprintendenza di Pisa

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Ultimo aggiornamento 3 Gennaio, 2023, 05:24:57 di Maurizio Barra

Avevano pensato a tutto. Comprare l’opera di un grande maestro del ‘600, il fiammingo Rubens, farla passare per una tela di un anonimo pittore e poi, passando attraverso una mostra, riattribuirla al vero autore. Alla fine di questi passaggi si potevano guadagnate centinaia di migliaia di euro. Una vera e propria truffa, messa in piedi con molta pazienza da parte di chi sa bene come funziona il mercato dell’arte. L’opera è il “Cristo risorto appare alla madre”. A scoprire la truffa sono stati gli investigatori del Nucleo tutela del patrimonio culturale dei Carabinieri, guidati dal maggiore Alessandro Caprio. 

La tela era esposta fino a tra giorni fa in una mostra al palazzo Ducale di Genova. Un’allestimento che dava la “certificazione” all’opera, attribuendola in maniera pubblica e inequivocabile a Rubens. Proprio a Genova, anni prima, i due mercanti d’arte inquisiti avevano comprato l’opera dalla nobile famiglia Cambiaso. Gli eredi avevano provato a venderla, sapendo la reale attribuzione, senza però riuscirci. Nel 2012 i due indagati la comprano per 350 mila euro. La fanno poi restaurare nel 2014, facendo emergere la seconda figura di donna presente nel quadro. E, infine, fanno uscire il dipinto dichiarando falsamente, all’ufficio esportazioni della Sovrintendenza di Pisa, che era di un anonimo autore fiammingo per un valore di soli 25 mila euro. L’ufficio della Sovrintendenza, chiuso poi nel 2019 dal ministero dei Beni Culturali perché autore di altre certificazioni sospette, si sarebbe prestato a rilasciare le carte bollate per consentire l’esportazione del quadro attribuendolo ufficialmente ad  un anonimo pittore fiammingo, invece di Rubens. Secondo gli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Eugenia Menichetti e dall’aggiunto Paolo D’Ovidio, i due mercanti d’arte indagati potrebbero essersi rivolti proprio a quell’ufficio a Pisa perché amici di qualche dipendente compiacente. Dopo una serie di passaggi a società estere, create da un commercialista e dal figlio – anche loro indagati – il quadro è stato infine prestato per la mostra, secondo gli inquirenti “per certificarne la paternità di Rubens e aumentarne il valore”. 

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