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Camera Usa, siamo alla sesta fumata nera, McCarthy di nuovo non ottiene i voti

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Ultimo aggiornamento 5 Gennaio, 2023, 01:00:06 di Maurizio Barra

Il partito repubblicano ha riproposto Kevin McCarthy anche nella sesta votazione per eleggere lo speaker della Camera, ma anche i 20 ribelli hanno rilanciato il loro candidato, l’afroamericano Byron Donalds. Nulla di fatto, quindi, nemmeno nella sesta elezione. Nonostante i negoziati dietro le  quinte, resta lo stallo per l’elezione dello speaker repubblicano della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti. Nemmeno nella sesta votazione Kevin McCarthy è riuscito a ottenere i 218 voti necessari per l’elezione, fermandosi ai 201 voti delle ultime due. Il collega di partito, Byron Donald, deputato della Florida, continua a  incassarne 20, mentre il democratico Hakeem Jeffries ne incassa 212,  come in tutte le altre votazioni finora.

I Repubblicani starebbero per nominare due delegazioni di quattro membri ciascuna per negoziare un’uscita dall’impasse nella quale si trova il partito per l’elezione del nuovo speaker della Camera. Lo riferiscono fonti della Cnn. L’istituzione delle due delegazioni, una della maggioranza e una della pattuglia di 20 deputati “ribelli”, sarebbe stata proposta dallo stesso Kevin McCarthy, uscito sconfitto anche dalla sesta votazione.

Riunitasi a mezzogiorno (le 18 in Italia) per risolvere il nodo dello speaker (il presidente, ndr) dopo l’umiliante sconfitta di ieri del repubblicano bocciato per tre volte consecutive da una ventina di deputati ultraconservatori del suo partito, legati a Donald Trump, la Camera Usa ha respinto oggi per altre tre volte il candidato ufficiale del GOP.

Il leader repubblicano si è fermato a quota 201 voti, mentre il candidato dei democratici, Hakeem Jeffries, ne ha ottenuti 212. L’altro candidato repubblicano, Byron Donalds si è invece fermato a 20 preferenze. Un esito che suggerisce apparentemente una minor presa del tycoon sul fedele zoccolo duro che sperava di aver creato nel partito.

L’ex presidente Trump aveva chiesto di votare per lui ma McCarthy non ha potuto contare sul bottino di suffragi indispensabile, dopo che ieri si era fermato a 202 nella terza votazione. Continuano, intanto, frenetiche le trattative a porte chiuse.

Il candidato ufficiale del Partito repubblicano aveva cercato di rinviare a domani la quarta votazione, come riportavano i media americani, ma l’ipotesi è saltata. Per ottenere lo slittamento di ventiquattr’ore, inoltre, sarebbe stata necessaria una mozione, per approvare la quale servivano 218 voti, ancora una volta la soglia magica che anche ieri è mancata. E McCarthy non è stato in grado di raggiungerla.

In cento anni, tutti gli speaker erano stati eletti al primo turno. Il timore maggiore per l’esponente conservatore è che con l’andare avanti delle votazioni si registri un’ulteriore emorragia di voti, elemento che rappresenterebbe una bocciatura definitiva per lui. Intanto, l’ex vicepresidente Mike Pence ha invitato il GOP a votare per McCarthy, definendolo un “amico”.

Dal canto suo, il senatore repubblicano si mostrava fiducioso e sereno: “Credo che arriveremo a 218” ha dichiarato al suo arrivo a Capitol Hill. “Stiamo discutendo” ha aggiunto il leader conservatore in un breve scambio di battute con i cronisti. Il numero magico su cui si gioca la partita per l’elezione è il cinque: cinque sono gli “sherpa” a cui McCarthy ha affidato il compito di arrivare a un accordo con i venti che hanno votato contro di lui. Sono Brian Fitzpatrick, Garret Graves, French Hill, Patrick McHenry e Guy Reschenthaler, che da ieri notte hanno avviato i negoziati.

Secondo voci raccolte dai reporter nei corridoi del Campidoglio, non ci sarebbero ancora i numeri per arrivare all’elezione di McCarthy. L’appello di Donald Trump (sul suo social Truth) a votare per il candidato ufficiale è stato definito “wash”, cioè qualcosa che non sposterà gli equilibri. Al candidato repubblicano è mancato il sostegno dei colleghi dell’ala più radicale del partito, tutti vicini al tycoon.

Dopo le elezioni di Midterm, a novembre, i Repubblicani hanno ottenuto una stretta maggioranza alla Camera, 222 seggi contro i 212 dei Democratici. Per eleggere lo speaker, sono sufficienti 218 suffragi. I conservatori possono perdere quattro voti, non di più: la soglia magica è, ancora una volta, cinque. Ieri, nelle tre votazioni andate a vuoto, i consensi mancanti sono stati diciannove (le prime due volte) e ben venti nella terza.

Il caos dei repubblicani alla Camera sul voto per lo speaker è “imbarazzante” e “non è un bello spettacolo” per il Paese, ha commentato il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. Il presidente ha auspicato che i repubblicani “si mettano d’accordo”.

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