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Hackerato il sito di Charlie Hebdo, vigilanza per un vignettista italiano

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Ultimo aggiornamento 5 Gennaio, 2023, 23:52:22 di Maurizio Barra

Hackerato in Francia il sito di Charlie Hebdo. A quasi otto anni dall’attentato contro la redazione del giornale satirico, il 7 gennaio 2015 nel cuore di Parigi, e in piena polemica con Teheran per le ultime caricature riguardanti il leader supremo Ali Khamenei, la giustizia francese ha aperto oggi un’inchiesta riguardante l’attacco informatico di cui è stato oggetto il sito web del giornale. La denuncia è stata presentata alla giustizia francese dalla stessa direzione di Charlie Hebdo.

L’Iran stamani ha annunciato la chiusura dell’Istituto francese di ricerca in Iran (IFRI), dopo che il settimanale satirico Charlie Hebdo ha pubblicato vignette ritenute offensive nei confronti della guida suprema iraniana Ali Khamenei. “Il ministero sta chiudendo le attività dell’Istituto di ricerca francese in Iran (IFRI) come primo passo” nella risposta iraniana alle vignette, si legge in un comunicato del ministero degli Esteri iraniano.

Le minacce a Charlie Hebdo hanno indotto le autorità italiane a innalzare la vigilanza su un vignettista italiano della provincia di Arezzo, autore di una delle immagini pubblicate nell’ultimo numero di Charlie Hebdo. L’uomo, 59 anni, è uno dei 35 vincitori del concorso bandito dalla pubblicazione francese e una sua vignetta è stata pubblicata nel numero dedicato al regime iraniano che ha suscitato forti reazioni a Teheran. Secondo quanto appreso le forze dell’ordine hanno avviato misure a tutela della sicurezza personale dell’uomo.

Intanto un tribunale iraniano nella città di Zahedan ha condannato a morte un manifestante disabile di 22 anni con l’accusa di “corruzione sulla Terra”. Lo affermano gli attivisti, stando al portale IranWire. Mansour Dehmordeh, di etnia beluci, è stato processato il 3 gennaio ma è stato informato della sentenza dal giudice due giorni dopo, secondo Haalvsh, un gruppo che monitora le violazioni dei diritti della minoranza sunnita in Iran.

“Mansour ha confessato di aver lanciato delle pietre e dato fuoco a una gomma, ma il giudice ha risposto che chiunque protesti contro il governo di Khamenei sarà condannato a morte”, ha riferito una fonte.

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