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L'ombra della speculazione sul prezzo dei carburanti. Esposto Codacons alle Procure per aggiotaggio

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 5 Gennaio, 2023, 01:57:09 di Maurizio Barra

“Sull’impennata dei prezzi di benzina e gasolio non pesano solo le accise, il cui taglio non è stato prorogato dal governo, ma incombe anche l’ombra di speculazioni sui listini”. Lo afferma il Codacons, annunciando un esposto alla Guardia di finanza e alle Procure della Repubblica di tutta Italia affinché accendano un faro sull’andamento dei prezzi alla pompa.

“La benzina in modalità self ha già superato quota 1,8 al litro, mentre il gasolio in modalità servito ha sfondato la soglia dei 2 euro al litro – attacca il presidente Carlo Rienzi – tutto ciò mentre le quotazioni internazionali del petrolio sono in ribasso e non giustificano in alcun modo l’andamento dei prezzi alla pompa, al netto del rialzo delle accise. Per tale motivo presentiamo un esposto alle procure della Repubblica di tutta Italia e alla Guardia di finanza chiedendo di aprire un’indagine per la possibile fattispecie di aggiotaggio e di sequestrare le bolle di acquisto dei carburanti direttamente presso le società petrolifere, per verificare le motivazioni di tali aumenti alla pompa”. 

Il Codacons ricorda infine che solo per effetto della mancata proroga al taglio delle accise, la maggiore spesa per i rifornimenti raggiungerà nel 2023 un totale di +366 euro a famiglia, a cui vanno aggiunti gli effetti indiretti in termini di rincari a cascata sui listini dei prodotti trasportati e sulle tariffe di una moltitudine di servizi.

Distributore di benzina Getty

Distributore di benzina

In pratica, con le quotazioni internazionali in salita sulla benzina e in discesa sul diesel non si dovrebbero registrare variazioni sui prezzi raccomandati sulla rete italiana. Il monitoraggio dei prezzi praticati sul territorio mostra, però, medie in aumento anche perché assorbono il nuovo livello delle accise in vigore dal 1 gennaio per effetto della fine dello sconto. 

Nel dettaglio, in base all’elaborazione di Quotidiano Energia dei dati comunicati dai gestori all’Osservaprezzi del Mimit aggiornati alle 8 di ieri, 3 gennaio, il prezzo medio nazionale praticato della benzina in modalità self è 1,806 euro/litro (1,764 il dato precedente), con i diversi marchi compresi tra 1,800 e 1,821 euro/litro (no logo 1,805). Il prezzo medio praticato del diesel self è a 1,867 euro/litro (contro 1,827), con le compagnie tra 1,861 e 1,877 euro/litro (no logo 1,866).

Quanto al servito, per la benzina il prezzo medio praticato è 1,947 euro/litro (1,900 il valore precedente) con gli impianti colorati con prezzi tra 1,888 e 2,025 euro/litro (no logo 1,855). La media del diesel servito è 2,008 euro/litro (contro 1,962), con i punti vendita delle compagnie con prezzi medi compresi tra 1,947 e 2,081 euro/litro (no logo 1,916).

I prezzi praticati del Gpl si posizionano tra 0,798 e 0,809 euro/litro (no logo 0,780). Infine, il prezzo medio del metano auto si colloca tra 2,310 e 2,626 (no logo 2,335).

Operazioni di rifornimento ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Operazioni di rifornimento

I prezzi di benzina e gasolio al distributore in Italia sono tornati al livello di fine luglio, con il secondo aumento delle accise scattato il primo gennaio, dopo il primo balzello di inizio dicembre. La congiuntura ribassista sui mercati petroliferi ha dunque evitato uno shock eccessivo, anche se i prezzi medi nazionali in modalità servito hanno toccato la soglia psicologica dei 2 euro/litro.

A spingere i prezzi, però, non sono state solo le accise. Dal primo gennaio sono salite altre due voci che incidono sui prezzi: il costo di miscelazione dei biocarburanti nei carburanti “fossili”, passato da 5,5 a 6 centesimi al litro; e i “delta” che le compagnie applicano sul Platts ai rivenditori. Quanto a questa seconda voce, la Staffetta ha riportato prime indiscrezioni su incrementi tra 10 e 45 euro per mille litri (pari a 1-4,5 cent/litro). Balzelli che avranno effetti sull’extrarete e soprattutto sulle “pompe bianche”, dove cioè è per lo più destinato il prodotto ceduto dalle compagnie ai rivenditori. Un ennesimo giro di vite da parte dei fornitori che fin dallo scorso marzo, in corrispondenza con il picco dei prezzi e con le incertezze dovute all’invasione russa dell’Ucraina, hanno adottato politiche estremamente prudenti su volumi e prezzi. 

Una dinamica che potrebbe accentuarsi ulteriormente, anche nel senso di possibili contingentamenti, soprattutto in vista dell’entrata in vigore dell’embargo sui prodotti raffinati provenienti dalla Russia, il prossimo 5 febbraio. 

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