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Padre Georg: “Papa Bergoglio mi dimezzò come prefetto, rimasi scioccato”

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Ultimo aggiornamento 6 Gennaio, 2023, 01:25:35 di Maurizio Barra

Le dichiarazioni contenute nel libro contenute in “Niente altro che la verità” che il Segretario del Papa emerito ha scritto con Saverio Gaeta per Piemme (in uscita proprio in questi giorni) irrompono nel post mortem di Benedetto XVI e iniziano, proprio dopo la tumulazione, ad agitare le acque vaticane.

Si aprono i giochi (se mai si fossero chiusi) in Vaticano tra i “conservatori” che vedevano in Ratzinger il loro alfiere (volente o nolente grazie anche anche al “suo” Georg Gänswein). Si arrenderanno? Renderanno ancora più difficile la vita a Francesco? E di mezzo Gesuiti, Opus Dei.…..

Chiusa la partita dei funerali si apre, e lo si vede dalle prime dichiarazioni che circolano oltre quelle di Mons.Georg Gänswein (i vescovi tedeschi tengono a precisare che sono stati 200 mila i fedeli che hanno reso omaggio a Benedetto XVI),  quello che qualcuno indica come un lungo e logorante periodo di “dualismo postumo”. 

Da sottolineare che uno dei lasciti più problematici del Concilio Vaticano II è relativo alle vie diverse intraprese dai cosiddetti “progressisti” e “conservatori”, presto diventati, a torto o ragione, in ‘”bergogliani” e “ratzingeriani”.  Una divisione che ha portato più volte papa Francesco a parlare di “chiacchiericcio clericale”. Una questione di identità profonda ma anche di sostanza.

Le tentazioni di divisione

Una questione che negli anni di pontificato di Francesco è restata viva soprattutto in chi accusava il papa “venuto dall’altro capo del mondo”  di volerla spaccare, di non tener conto della ‘tradizione’. E il lutto di questi giorni ha fatto venire alla luce, anzi le sta facendo venire poco alla volta, tutte le crepe che ci sono all’interno del Vaticano, tanto che oggi il segretario di Stato Vaticano, card. Pietro Parolin ha confermato che “ha fallito chi, con due Papi, voleva creare il caos.” Dalle colonne del Corriere della Sera, il porporato ha voluto sottolineare non a caso che “la prossimità fraterna tra papa Francesco e il Papa emerito Benedetto XVI l’abbiamo vista tutti. L’affetto espresso nei loro abbracci, negli sguardi e nelle parole che si scambiavano nei loro incontri è stato per tanti motivo di commozione e di consolazione”.

Per Parolin poi “l’affetto tra Benedetto XVI e papa Francesco ha reso manifesta anche la loro consonanza di sguardo davanti al mistero palpitante della Chiesa. Certo, – ha aggiunto – loro hanno avuto temperamenti, sensibilità, idee, preferenze, percorsi esistenziali diversi. Anche questo fa parte della bellezza della Chiesa e dello stesso ministero dei Successori di Pietro’, perché ‘nessun Papa è il clone di un altro Papa’”.

Ad Askanews, il presidente della Pontificia accademia per la vita, il vescovo Vincenzo Paglia aveva detto nei giorni scorsi che Papa Bergoglio ora è “necessariamente libero di continuare come fino ad ora si è comportato. Certamente può accadere che la figura del Papa emerito tenesse a freno magari esasperazioni di resistenza a papa Francesco, e questo evidentemente può essere un problema ma questa, per papa Francesco, non credo che sarà una sorpresa particolare. Difficoltà notevoli le ha già dovute affrontare e con saggezza – aveva aggiunto – Papa Benedetto ha saputo anche tenere a freno alcuni esasperati. Ma Papa Francesco ha già dovuto affrontare reazioni e difficoltà, mostrando pazienza nel lasciare emergere anche all’interno del dibattito ecclesiale, pensiamo ai Sinodi sulla famiglia, e le differenze emerse anche nel Sinodo sull’Amazzonia. Papa Francesco – aveva concluso – non ha mai compresso, o emarginato opinioni diversificate, quindi, non credo che ci saranno sussulti particolari anche perché ci sono già stati”. 

Il futuro che attende la Chiesa

Questo è lo stato dell’arte ma il ribollire dei commenti, delle anticipazioni, delle esternazioni fa pensare che dopo la “quiete” di questi giorni dedicati al lutto, sommessamente la tempesta potrebbe innescarsi e le parole di Mons. Gänswein sembrano anticiparla.

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