Ultimo aggiornamento 7 Gennaio, 2023, 19:08:19 di Maurizio Barra
Test obbligatorio per chi viene da Cina in altri 4 Paesi
Dopo Gran Bretagna, Francia, Italia, Corea del Sud e Usa, test covid obbligatorio per chi arriva dalla Cina anche in Germania, Belgio, Svezia e Grecia. La decisione è stata presa dopo l’ultima riunione di esperti a Bruxelles in cui non si è trovato un accordo comune sulle misure obbligatorie per tutti. Intanto in Cina, la morte di numerosi “vip” nel giro di poche settimane sta innescando timori sulla reale portata dell’ultima ondata di contagi.
La Germania sconsiglia i viaggi non indispensabili in Cina
Il ministero degli Esteri della Germania ha “sconsigliato” i viaggi non indispensabili in Cina, dal momento che nel Paese asiatico è attualmente in corso un’ondata di contagi Covid senza precedenti, sin da quando è iniziata la pandemia, circa tre anni fa, ed in concomitanza con il termine della politica “zero Covid”. “Sconsigliamo attualmente i viaggi non indispensabili in Cina. Il motivo è il picco di infezioni di Covid e il sistema sanitario sovraccarico”, segnalano le autorità tedesche.
Ambasciata cinese a Roma: “La situazione dell’epidemia è controllabile”
L’incaricata d’affari Zheng Xuan dell’ambasciata cinese a Roma fa il punto sulla gestione della pandemia da parte di Pechino. “Dallo scoppio dell’epidemia, la Cina ha condiviso informazioni e dati rilevanti con la comunità internazionale in modo aperto e trasparente”, afferma Zheng Xuan sottolineando che “il 3 gennaio, gli esperti del Chinese Center for Disease Control hanno presentato i dati sul genoma dei casi importati al di fuori della Cina e quelli locali al gruppo consultivo tecnico dell’Oms sull’evoluzione del virus. Le autorità cinesi hanno condiviso i dati genetici virali dei recenti casi attraverso il Global Influenza Sharing Database (Gisaid). Tutti i dati possono dimostrare pienamente che l’attuale situazione epidemica in Cina è generalmente controllabile“, spiega Zheng Xuan affermando che se la questione “venisse ideologizzata non danneggerebbe gravemente soltanto la solidarietà della comunità internazionale nella lotta all’epidemia, ma anche la preziosa fiducia della gente”. “Quando la pandemia e il virus stavano nella fase più grave e feroce, – ricorda la diplomatica – il governo cinese ha fatto tutto il possibile per proteggere la vita e la salute di ogni cinese. Con l’indebolimento della patogenicità di variante Omicron, la diffusione della vaccinazione e l’accumulo di esperienza nella prevenzione e nel controllo dell’epidemia, il lavoro anti-Covid della Cina entra in una nuova fase e il focus si sta spostando dalla prevenzione e dal controllo delle infezioni alla garanzia della salute e prevenzione delle malattie gravi”. Pertanto, “l’ultima politica anti-Covid cinese non significa il ‘dietro front costretto’, ma una iniziativa presa in modo autonomo e proattivo”.
Francesco Vaia: “L’Oms mandi un pool di scienziati a Pechino”
“La situazione Covid in Cina? La mia proposta ufficiale è quella di creare un pool di scienziati che vada lì per capire cosa sta realmente accadendo. Arrivano notizie e immagini raccapriccianti. La Cina, come è già successo tre anni fa a inizio pandemia, non sta brillando certo in trasparenza, ma bisogna capire quale sia la verità. E se non acconsentirà a questo scambio scientifico, allora bisognerà pensare a delle misure. Perché il nostro Paese non si può permettere di tornare indietro” afferma Francesco Vaia, direttore generale dell’Istituto per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, dopo che sulle festività natalizie è aleggiata l’ombra del nuovo incubo cinese. “Il terrore è un atto istintuale – spiega -. Alcuni poi hanno contribuito a diffondere questa preoccupazione, che però si è dimostrata fallace. Ma adesso da noi, in Italia, la situazione è sotto controllo. Gli indici sono tutti in remissione. L’occupazione dei reparti e delle terapie intensive è sotto soglia. Il tasso dei vaccinati è molto elevato”. “Lo Spallanzani ha caldeggiato per primo la protezione degli aeroporti, esattamente come accadde un anno fa con i voli dal Bangladesh – sottolinea -. E questo ci ha permesso di sequenziare subito il genoma dei positivi e scoprire che siamo di fronte a tutte varianti di Omicron. Ma questo non può bastare. L’Oms deve essere più incisiva e permettere che si vada in Cina, così come i cinesi vennero da noi a inizio pandemia, dopo che curammo i turisti di Wuhan. Nel rispetto, in un’ottica di reciprocità e senza arroganza. Per uno scambio di opinioni e di esperienze. Perché nessuno si salva da solo”.
Malta chiede un test per i viaggatori che arrivano dalla Cina
In pochi giorni, il governo maltese ha cambiato la sua politica per quanto riguarda i viaggiatori che arrivano dalla Cina. Da lunedì prossimo devono presentare un test rapido dell’antigene Covid-19 negativo in considerazione del crescente numero di contagi in Cina. Malta non ha voli diretti verso la Cina, ma il governo maltese vorrebbe che la misura si applichi a chi parte dal Paese asiatico. La sovrintendente della sanità pubblica ha affermato che questi viaggiatori dovrebbero sottoporsi al test non più di 48 ore prima del loro arrivo a Malta. Questa misura non si applica ai bambini di età pari o sotto gli 11 anni. La scorsa settimana le autorità sanitarie maltesi hanno affermato che a Malta non c’era un piano immediato per introdurre tali test per i viaggiatori in arrivo dalla Cina. Tuttavia, il governo stava valutando la situazione con l’aiuto della Commissione europea e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.
