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Zoe e i duri sentieri della vita

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 7 Gennaio, 2023, 17:51:22 di Maurizio Barra

(di Paolo Algisi)
(ANSA) – MILANO, 07 GEN – MASSIMO SPINOSA, I SENTIERI DI ZOE
(Giacovelli Editore, pag. 102, euro 13,00). I sentieri di Zoe,
giovane protagonista del romanzo di esordio di Massimo Spinosa,
si snodano dal paesino di Acquaforte, “un labirinto di pietra
grigiastra”, diffidenza e ipocrisia dove “tutti si proclamavano
santi” ma “sotto sotto, facevano le peggiori porcherie”.
   
Conducono, segnando ciascuno un capitolo di questo lungo
racconto, ad esplorare la vita di Zoe, ragazza dall’esistenza
sfortunata: il trauma dell’abbandono della madre in tenera età,
la vita con un padre apatico e inetto, che ricorre alla
bottiglia come valium esistenziale, lo sfondo di un paesino che
appare un concentrato di umori mediocri: bigotto, pettegolo,
invidioso, superficiale, avido, rissoso – copia sbiadita di una
Sant’Ilario priva della gioiosa vitalità di Bocca di Rosa.
   
Zoe, che non segue l’andazzo dei compaesani, finisce ai
margini, bersaglio di pettegolezzi e cattiveria, che l’invidia
per la sua bellezza alimenta mentre attorno a lei la vita si
esibisce un piccolo campionario di tragedie, incontri, amori
incompiuti. Ha pochi amici, come lei dei reietti: ‘Zecca’, un
coetaneo che conduce una vita randagia per sfuggire alle
angherie del patrigno, e Adele, un’anziana sensitiva che il
paese archivia come mezza matta. Oltre allo zio Aldo, l’unico
adulto che dimostra un briciolo di sensibilità, a cui Zoe guarda
con sincera ammirazione.
   
Ma il male, come una serpe, è in agguato tra le sterpaglie
della vita e il morso che darà alla ragazza lascerà un segno
indelebile, anche lontano da Acquaforte, nella Milano in cui Zoe
scapperà nel tentativo di riprendersi la vita. Spinosa,
giornalista napoletano trapiantato a Milano, racconta una storia
dolorosa con stile asciutto e lo stesso passo svelto con cui la
protagonista scansa i compaesani che schifa e da cui è schifata,
protesa nella ricerca di qualcosa di autentico che le ferite
inferte dalla vita congiurano per precluderle. Lo fa
parteggiando, spesso con il sarcasmo amaro a cui lo costringono
le bassezze dell’animo umano, per “coloro che il mondo,
sbagliando, considera scarafaggi, blatte ripugnanti da
schiacciare senza pietà”. I protagonisti dei Sentieri di Zoe,
alla fine i ‘buoni’ a cui il libro è dedicato. (ANSA).
   

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