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Emma Dante porta in scena 'Pupo di Zucchero' di Basile

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Ultimo aggiornamento 9 Gennaio, 2023, 21:55:26 di Maurizio Barra

(ANSA) – REGGIO EMILIA, 09 GEN – Una favola barocca di
solitudine e vecchiaia per celebrare la memoria dei defunti e la
pienezza della vita attraverso l’ombra delle loro esistenze
passate: con la regia di Emma Dante, artista che spazia con
successo tra teatro, lirica, letteratura e cinema, al Teatro
Ariosto di Reggio Emilia il 10 e 11 gennaio alle 20.30 arriva
“Pupo di Zucchero”. Liberamente tratto da ‘Lo cunto de li cunti’
di Giambattista Basile, lo spettacolo racconta la storia di un
vecchio alle prese con i propri ricordi, intento a preparare un
tradizionale pupo di zucchero per la ricorrenza dei morti.
   
La suggestione del dolcetto antropomorfo, simbolo di
un’antica credenza radicata nel Sud Italia, ha il potere di
evocare i fantasmi della sua famiglia. I cari richiamati
dall’aldilà come visioni della vita che fu invadono il silenzio
della sua casa buia e vuota. Un turbinio vivace e inebriante di
gesti, musiche e voci che si spegnerà al riapparire di tutti i
personaggi nelle loro vere sembianze: quelle orrende della
morte, convitata muta ma ineluttabile, cui Cesare Inzerillo ha
dato corpo con le sue dieci sculture simili alle mummie dei
Cappuccini esposte nelle catacombe di Palermo. Accanto a Carmine
Maringola, abile cantastorie che maneggia con cura una lingua
vivida come il napoletano ereditato dal Pentamerone secentesco
di Basile, recitano Nancy Trabona, Maria Sgro e Federica Greco
nel ruolo delle tre spigliate sorelle, Sandro Maria Campagna in
quello dello spasimante spagnolo con movenze da matador, mentre
Stephanie Taillandier è la madre marsigliese, Giuseppe Lino il
padre disperso in mare, Tiebeu Marc-Henry Brissy Ghadout il
tuttofare Pasqualino, e Martina Caracappa e Valter Sarzi Sartori
gli zii che danno corpo a una danza passionale e violenta.
   
“In Pupo di zucchero la morte non è un tabù, – scrive Emma
Dante – non è scandalosa; ciò che il vecchio vede e ci mostra è
una parte inscindibile della sua vita. Ciò non può che
intenerirci. La stanza arredata dai ricordi diventa una sala da
ballo dove i morti, ritrovando le loro abitudini, festeggiano la
vita”. (ANSA).
   

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